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Biondo era e bello

di Mario Tobino

Relazione di narrativa

Roberto Ponciroli - classe III C - a.s. 2002/2003

   

Identificazione del testo:

L’autore: Mario Tobino      Il titolo: Biondo era e bello      Il genere letterario: Romanzo biografico

Biografia dell’autore:

Nato a Viareggio nel 1910 e morto ad Agrigento nel 1991, esordì nel 1934 con le poesie Amicizia e poi Veleno e amore, cui seguirono il romanzo Il figlio del farmacista e i racconti di mare L'angelo del Liponard.
Fece la guerra in Africa Settentrionale e scrisse Il deserto della Libia (1952). Partecipò alla Resistenza e scrisse Il clandestino (Premio Strega 1962). Per quarant'anni è stato primario nell'Ospedale psichiatrico di Lucca e da questa esperienza nacquero libri di grande valore. Tra i molti: Le libere donne di Magliano, Per le antiche scale (Campiello 1972), Gli ultimi giorni di Magliano, Il manicomio di Pechino, La ladra, Il perduto amor. Narrò la vita di Dante: Biondo era e bello. Nel 1976 vinse il Premio Viareggio con La bella degli specchi. Le sue opere sono pubblicate in diverse collane Mondadori.

Riassunto (583 parole):

Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265, da una famiglia di piccola nobiltà. Le figure più importanti della sua adolescenza sono Guido Cavalcanti e Forese Donati. Il primo, confidente e letterato del Dolce Stil Novo di nobili natali, il secondo, compagno di bisbocce del poeta, che in giovinezza soleva frequentare bagordi notturni. In questo periodo il giovane prende contezza del volgare, la lingua utilizzata dal popolo, e pubblica la Vita Nova, nella quale narra di un suo innamoramento: le pagine fresche e i versi celebrativi verso la donna amata, commuovono i giovani fiorentini. Entrato precocemente in politica, subito gli si presenta un’urgenza: il papa Bonifacio VIII chiede a Firenze soldati e denari: Dante ritiene che la Chiesa debba occuparsi solo delle anime, così i Guelfi Bianchi, rispondono negativamente. Ma a questo punto entra in gioco Corso Donati, un Guelfo Nero, l’artefice della vittoria fiorentina a Campaldino del 1289. Egli, fonte di continui disordini, era stato esiliato da Firenze, ma, fuggito, si reca dal pontefice, desideroso di impadronirsi della Toscana, suggerendogli di far entrare l’alleato esercito francese in città. Dante, principale osteggiatore delle mire temporali del papa, viene esiliato. Egli lascia a Firenze la famiglia che, essendo imparentata con i Donati, coloro che hanno vinto, non subisce vendette. Tutto sembra perduto, ma nel giro di breve Bonifacio VIII muore: gli esiliati intravedono la speranza di ritornare in patria, ma i loro tentativi con l’Ordelaffi e il Banchieri, falliscono miseramente. Questi insuccessi riducono notevolmente le speranze di rivedere il San Giovanni e non rimane che diventare un pellegrino: Verona è il primo approdo, la corte scaligera è magnifica per liberalità, il Gran Cane è un magnate rinascimentale, ma a volte ritorna la nostalgia di Firenze. In quei momenti nascono gli episodi dell’Inferno, si scatena il canto. Così si trasferisce prima da Cino pistoiese, esiliato a Bologna, e poi dai conti Guidi, nel verde e silenzioso Casentino. In questo periodo gli endecasillabi della Commedia si diffondono tra il popolo: il volgare si presta alla denuncia del peccato e fornisce l’obbiettivo giudizio su uomini e avvenimenti. Mentre Dante è alle prese con il Paradiso, Arrigo, il nuovo imperatore, annuncia che scenderà in Italia per eliminare le tensioni fra le diverse fazioni. Questi comincia la sua azione nel nord, per poi scendere a Pisa nel 1312, con l’intento di spegnere le discordie fiorentine: il suo disegno non sarà mai finalizzato, poiché l’Arno acquitrinoso gli causerà la malaria, che ne provocherà la morte nel 1313. L’ultima speranza è stata uccisa dalla malaria: che fare ora? Dove andare? Venuto a conoscenza della situazione del poeta, Guido Novello da Polenta, signore di Ravenna, lo invita a trascorrere i suoi ultimi anni alla sua corte, in uno smemorato villaggio di seimila anime. In quel periodo, causa le precarie condizioni in cui versava il Comune, i Neri gli concedono il rimpatrio, ma l’Alighieri così risponde all’amnistia: “Voi, miei concittadini, vorreste che io battessi alla vostra porta come nemico, per poi essere coronato poeta con la faccia di ladro e di traditore: Non accadrà signori fiorentini.” Intanto il poeta viene invitato alla corte scaligera, dove ritrova il Gran Cane: i due sono grandi amici e nelle lunghe ore di corte si confidano, trovando sostegno reciprocamente. Altra figura di rilievo è il signore di Ravenna, che si dimostrerà conversatore inesauribile e grande amante della compagnia del poeta, con cui si intrattiene per molte serate. La morte però è vicina: nel corso di un ambasceria, Dante contrae la malaria, che lo stroncherà il 15 settembre 1321. 

Personaggi:

Presentazione:

Il romanzo si apre in medias res, cioè senza alcun cenno di premessa, che possa introdurre il personaggio di Dante, il quale è l’unico senza presentazione. Essendo l’opera di Tobino un saggio biografico, è logico che non si riscontri alcuna forma di discorso diretto, per cui i vari soggetti non si possono presentare da sé o essere presentati da secondi: ogni individuo, al momento dell’apparizione nella Fabula, viene accompagnato da una pausa descrittivo- informativa del narratore,più o meno accurata, meno il fulcro della narrazione, la cui nota introduttiva è costituita da tutta l’opera.

Caratterizzazione- Ruolo- Funzione:

Dante Alighieri: il soggetto di tutta la narrazione non può essere caratterizzato da una pausa descrittiva. La costruzione della sua figura si articola nelle 135 pagine del romanzo, in quanto il lettore apprende informazioni sul carattere o su altri aspetti del personaggio, carpendoli dal contesto. Inutile specificare il ruolo e la funzione del divino poeta nell’economia del racconto: egli è da incorporare nella risma dei PERSONAGGI PRINCIPALI, è al centro del discorso narrativo, anche quando non compare direttamente in scena, ogni evento è in relazione con lui, che funge quindi da PROTAGONISTA.

Bonifacio VIII: l’intero capitolo VII è dedicato alla figura e al carisma del pontefice, quindi parrebbe logico asserire che la sua caratterizzazione si  diretta, ma dalle circostanze della sua morte e da qualche sporadico riferimento, si intuiscono dei dettagli che ne confermano l’indole: quindi la costruzione del personaggio è da considerarsi anche indiretta. Insieme a Corso Donati è la figura principale dei primi trentanove anni della vita del poeta, quindi è d’obbligo inserirlo fra i PERSONAGGI PRINCIPALI. Figura di rilievo, ma anche personaggio estremamente negativo, che mira al Comune fiorentino: essendo l’artefice dell’esilio dantesco, è un ANTAGONISTA.

Corso Donati: la scheda del Guelfo Nero è identica a quella del dispotico Bonifacio: anche a lui è dedicato il capitolo VI, come scheda introduttiva, ma molte peculiarità del suo animo indomito e della sua predisposizione al potere, si ottengono dagli episodi che lo riguardano. Principale osteggiatore della politica dantesca e instancabile oppositore della sua fazione, è un PERSONAGGIO PRINCIPALE ed un ANTAGONISTA.

Gran Cane e Guido Novello da Polenta: ritengo che questi personaggi per le analogie che li accomunano, possano essere analizzati insieme. Entrambi vengono caratterizzati direttamente, poiché la loro presentazione è corredata da una scheda descrittiva sul personaggio, ma i particolari della loro amicizia col poeta si carpiscono dagli eventi successivi. Ambedue PERSONAGGI SECONDARI per la loro limitata partecipazione all’evolversi dell’intreccio , dal punto di vista della funzione li inserirei nella categoria degli AIUTANTI, cioè dei personaggi che assistono ed aiutano il protagonista, in quanto forniscono al poeta un rifugio ed una dimora nella sua esistenza da esule.

Cino pistoiese e i Conti Guidi: la loro mansione è identica a quella dei magnati precedenti, in quanto sono anch’essi degli AIUTANTI, dal momento che offrono la loro ospitalità all’Alighieri. Tuttavia il loro ruolo è limitato a quello di COMPARSE, poiché incidono minimamente nello sviluppo della vicenda narrata. Essendo relegati ad un’infima incisività, non vengono loro dedicate molte pagine, così la loro caratterizzazione è sostanzialmente diretta.

Arrigo imperatore: a differenza degli altri soggetti, a questo personaggio non viene conferita una seppur mediocre caratterizzazione diretta: ogni suo aspetto che desideriamo conoscere, dobbiamo carpirlo dalle operazioni diplomatiche che intraprende. Sicuramente per la sua azione pacificatrice, mirata ad eliminare le discordie fiorentine, merita di essere collocato fra i PERSONAGGI PRINCIPALI. Azzarderei a riconoscerne la funzione di DESTINATORE. Quando a Parigi giunge la notizia della sua crociata, Dante viene pervaso dal desiderio di collaborare a quest’impresa e si impegna, componendo il trattato latino Monarchia: a mio avviso egli è il personaggio che fornisce al protagonista lo scopo da raggiungere.

Ordelaffi e Banchiera: entrambi vengono citati solo in occasione dei loro velleitari tentativi, per sottrarre Firenze dal dominio dei Neri, quindi gli aspetti relativi a queste figure non si possono carpire in seguito alla lettura delle loro azioni, dei comportamenti e delle decisioni, per cui essi la costruzione dei loro personaggi è diretta. Di conseguenza il loro ruolo nella Fabula è sicuramente quello della COMPARSA, in quanto essi non hanno la benché minima relazione personale con il poeta. Dal punto di vista della funzione, li inserirei nella categoria dei FALSI AIUTANTI, cioè di coloro che dovrebbero aiutare il protagonista, ma che per le più svariate ragioni, finiscono col danneggiarlo: infatti essi dovrebbero sconfiggere i Guelfi Neri, ma poi per i loro limiti bellici, finiscono con l’essere sconfitti miseramente, allontanando da Dante le speranza di far ritorno al suo San Giovanni.

Cavalcanti e Forese: come per gli sfortunati Ordelaffi e Banchiera precedenti, anche per il Cavalcanti e il Forese, la caratterizzazione è diretta, poiché la loro incisività nell’Intreccio è limitata alla fase adolescenziale dell’esistenza dantesca. A differenza delle comparse prima citate, ritengo opportuno conferire a questi il ruolo di PERSONAGGI SECONDARI, poiché hanno potuto conoscere personalmente il poeta e hanno potuto condividere, il primo la poesia, il secondo i bagordi notturni. Sinceramente non riesco ad affibbiare loro una funzione ben definita, quindi la mia limitatezza di pensiero li cataloga come FIGURE SENZA MANSIONE ALCUNA.
 

COMMENTO AL ROMANZO

ed altre notizie sui personaggi, anche minori

by Massimiliano Pozzi

 

Sullo sfondo di un quadro storico, colorito e vivace, che fa rivivere le lotte feroci ma anche il fervore culturale dell’età dei Comuni, la figura di Dante Alighieri viene restituita alla pienezza delle sue passioni umane , in un’opera che è insieme un romanzo coinvolgente e biografia rigorosamente documentata.

 

q       Sulla scena impera l’animo di Dante, uomo che nelle pagine di questo libro ripercorre la sua esistenza con le passioni giovanili, con l’ansia del sapere, con il desiderio di conoscenza per apprendere le vicende destinate ad imprimersi nella Commedia.

 

Dante è la creatura sublime che impersona insieme la poesia, la forza della parola raccolta dal vivo della realtà.

L’amore di Tobino per il poeta dell’”amorosa sapienza” ci riavvicina ad una straordinaria figura, sciogliendola dalla posa statuaria e restituendola alla sua verità.

 

* PERSONAGGI 

ALIGHIERI  :Padre di Dante,badava al suo negozio, amministrava i beni, riscuoteva gli affitti.Non aveva cura del figlio.

Guido Cavalcanti: Bel giovane,poeta già celebre che si avvaleva della nobiltà della sua famiglia, della sua ricchezza. Era invitato ad ogni convito,adulato nelle cerimonie.

Carlo Martello d’Angiò: Principe. Durante un corteo conosce Dante ; i due simpatizzano

Forese: Uno dei compagni delle veglie notturne di Dante.Ardito e fiero appartiene alla famiglia Donati, una delle più ragguardevoli di Firenze

Girolami, Ardinghelli, Spini: Alcune tra le sessanta donne scelte per bellezza

Giano della Bella: Ricco-Aveva la bella insegna della nobiltà;nel cuore la luce di umana speranza. Amava la giustizia più che il suo patrimonio. Era avvinto dall’ardore del progresso.

Ricco Spadaio: Rimarrà sempre vicino a Dante:fa parte del gruppo dei suoi fidi-ultimo soldato che abbandona il campo.

Fam. Donati: Una delle più potenti fam.di Firenze-appartiene alla fazione dei Neri

Fam. Cerchi: Potente fam.di Firenze- appartiene alla fazione dei Bianchi

Corso Donati: Fu uno spavaldo personaggio di Firenze:bello,avido,senza freno morale. Lesto nell’uso delle armi. Fu ostile a Dante;operò contro di lui e ne favorì l’esilio.

Tessa: Fanciulla ricchissima, figlia unica,sposa Corso Donati.

Ravenna e Piccarda: Sorelle di Corso Donati 

Bonifacio VIII Papa.Capo della chiesa.Volto deciso-un avido che non si leva mai la fame. Poteva tutto e accumulava per sé.

Caetani: Famiglia amica del Papa e sua alleata

Colonna: Fam. romana nemica del Papa

Carlo di Valois: Comandante delle truppe francesi in Italia,alleate e inviate dal Papa per conquistare Firenze. Carlo è avido d’oro e Firenze ne è ben fornita. 

Maso Minerbetti e Guido Ubaldini: Ambasciatori che insieme a Dante furono mandati dai Fiorentini incontro a Bonifacio per calmarlo.

Conte dei Gabrielli di Gubbio: Nuovo podestà di Firenze –Ordina al battitore di gridare per le strade dell’amata città l’infamia contro Dante.

Bartolomeo della Scala: Il grande ghibellino di Verona.

Folcieri da Calcoli: Comprato per 300 fiorini;è un traditore. E’ tra i bianchi ma fa la spia per i Neri

Folcieri da Calboli: Romagnolo di Forlì. Viene scelto come capo dei Neri (nella battaglia di Pulicciano).E’ un forestiero con gli occhi iniettati di sangue,felice quando maneggia la ferocia.

Scarpetta Ordelaffi: Viene scelto come capo dei Bianchi (bat. Pulicciano). Anch’egli romagnolo di Forlì. Nemico di vecchia data di Folcieri

Donato Alberti: Avvocato. Dopo la battaglia di Pulicciano venne catturato da Folcieri . Non era fuggito con sveltezza.

Guglielmo di Nogaret: Re di Francia .Scalpitava ,recalcitrava,non faceva eco alle sue mire. Tentava di arginare l’estendersi della chiesa; aizzava quasi contro il Papato, per questo aveva già ricevuto la scomunica.

Guglielmo di Nogaret: Cancelliere e fedele cortigiano di Filippo il Bello. 

Rainaldo da Supino: Stava al fianco di Bonifacio come un familiare;comandava la milizia di Fermentino vicino ad Anagni. Mostrava commuoversi a una piccola benevolenza del Papa,untuoso a ogni suo motto, si prosternava e invece lo odiava. Fece parte della combutta contro Bonifacio

Sciarra Colonna: Amava la vendetta quanto la propria carne;La sua fam. era emblema di inimicizia per quella dei Caetani. Fece parte della combutta contro Bonifacio.

Napoleone Orsini e Riccardo Petroni: Due cardinali di curia che fecero parte della combutta.

Fieschi: Unico cardinale che rimane fedele al Papa

Nicolò Boccalini: Frate domenicano; eletto Papa alla morte di Bonifacio, prende il nome di Benedetto XI.

Conte Alessandro da Romena: Capo dell’università di Arezzo,istituita dai Bianchi esiliati da Firenze.

Romena: Ultimo amico rimasto a Dante

Cane: Giovane membro della fam.degli Scaligeri (di Verona):Sarà presto capo della casata.

Cino da Pistoia: Amico di Dante;è stato esiliato e mandato a Bologna dai suoi stessi compagni Bianchi 

Enrico da Fucecchio: Vescovo di Luni; uomo ardito,fierissimo dei diritti della sua chiesa, pronto a rispondere ferro al ferro ad ogni sopruso verso di lui.

Malaspina: Fam. di marchesi, furono in lotta con Enrico da Fucecchio per una questione di territorio. 

Uomo dolcissimo, succede a Enrico da Fucecchio.

Alberto dei Camilla: Sosteneva che le ricchezze terrene erano nidi di vermi.

Prinzivalle dei Camilla: Fratello di Alberto (Vescovo di Luni) 

Guidi: Signori del Casentino

Gherardesca: Figlia del conte Ugolino

Manentessa: Figlia di Buonconte da Montefeltro

Moroello: Vecchio amico in Lunigiana a cui Dante scrive della sua bella.

ArrigoVII: Imperatore tedesco. Scende in Italia e la rinverdisce di pace.

Margherita di Brabante: Regina,moglie di Arrigo.

Roberto d'Angiò: Re di Napoli. I fiorentini erano suoi amici,anzi alleati.

Clemente V: Papa. Al suo manto Bianco,tutti,umili e potenti si dovevano inginocchiare.

Francesco Petrarca: Dante lo incontra. Egli è solo un bambino,gli accarezza la testa.

Guido Novello da Polenta: Uno dei tanti Signorotti d’Italia. E’ padrone di un rettangolo romagnolo che comprende Ravenna,Cervia e Comacchio. Invita Dante alla sua corte a Ravenna.

Uguccione della Faggiola: Soldato ,crudele e sanguinario-radunava il meglio dei Ghibellini guerrieri

Niccolo di Foresino: Nipote di Dante ; aveva curato gli interessi dello zio in esilio. Era soprannominato “il Baccelliere”.-

Antonia: Figlia di Dante. Sarà suora col nome di Beatrice.

Giovanni del Virgilio: Professore di retorica e poesia all’università di Bologna. Scrive a Dante:”Ah! se lei scrivesse in latino invece che in quella linguaccia plebea, in volgare!

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