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La coscienza di Zeno

Italo Svevo

relazione di narrativa di Marco Tonello

La coscienza di Zeno

ITALO SVEVO: la vita e le opere

L’ opera di Italo Svevo (Trieste 1861 - Motta di Livenza, Treviso 1928), pseudonimo di Ettore Schmitz, costituì un momento di passaggio tra le esperienze del decadentismo italiano e la grande narrativa europea dei primi decenni del Novecento. La coscienza di Zeno, in particolare, ha influenzato la narrativa italiana degli anni Trenta e del dopoguerra. Di famiglia ebraica, Svevo riuscì, grazie alle caratteristiche culturali di una città come Trieste, allora parte dell'Impero  Austroungarico, ad acquisire uno spessore intellettuale raro nei nostri scrittori del tempo. Al centro di questa sua formazione stanno la conoscenza della filosofia tedesca (soprattutto di Nietzsche e Schopenhauer) e della psicoanalisi di Freud. Come scrittore Svevo rimase però a lungo sconosciuto e l'insuccesso dei suoi primi due romanzi, Una vita (1892) e Senilità (1898), fu anzi tale da indurlo per circa vent'anni al silenzio letterario. Mentre viveva una tranquilla vita di impiegato e poi di dirigente nella ditta di vernici del suocero, non aveva affatto smesso, tuttavia, di coltivare la letteratura, come testimoniano i suoi racconti (in gran parte pubblicati postumi) e i numerosi scritti minori. Nel 1907 Svevo prese lezioni di inglese dal grande scrittore irlandese James Joyce, il quale lo incoraggiò a scrivere un nuovo romanzo. Ma solo poco dopo la fine della prima guerra mondiale Svevo cominciò a elaborare La coscienza di Zeno (1923), unanimemente considerato il suo capolavoro. In questo romanzo lo scrittore triestino, anche grazie alla conoscenza della psicoanalisi, sviluppa un'analisi psicologica di straordinaria profondità e costruisce tecniche narrative modernissime, soprattutto per la tradizione italiana. Attraverso la rappresentazione interiore della nevrosi del protagonista e narratore, l'autore riesce infatti a rendere la soggettività del pensiero e dei ricordi, in una narrazione che appare ormai quasi completamente svincolata dalle convenzioni realistiche ottocentesche. Ma la novità di Svevo sta anche nella sua ironia, nella costruzione di un protagonista "inetto", radicalmente antitragico e antieroico.La fortuna critica di Svevo comincia soprattutto dopo la sua morte, a partire dal numero speciale a lui dedicato nel 1929 dalla rivista fiorentina di letteratura "Solaria".

 

TRAMA e PERSONAGGI

Il protagonista del libro è Zeno Cosini, un ricco commerciante triestino che vive di malavoglia con i proventi di un'azienda commerciale, per volere del padre. Arrivato all'età di 57 anni, Zeno decide di intraprendere una terapia psicoanalitica per liberarsi da vari problemi e complessi che lo affliggono, per uscire dal vizio del fumo e dalla "malattia" che lo tormenta. Lo psicanalista, chiamato nel libro Dottor S., gli consiglia di scrivere un diario sulla sua vita, ripercorrendone gli episodi salienti. Attraverso essi si disegna la figura di un uomo inetto alla vita, "malato" di una malattia morale che spegne ogni impulso all'azione e qualsiasi slancio vitale o ideale. Zeno Cosini è un uomo che vive in un'indifferenza totale: invece di vivere la sua vita, è quest'ultima che lo travolge decidendo per lui il destino. Tipica in questo senso è la storia del suo matrimonio; la sua vita è fatta di decisioni prese e mai mantenute di cui sono simbolo le tante "ultime" sigarette fumate: ogni volta egli si propone di mettere fine al suo vizio ma trova sempre la scusa per fumare un'ulteriore ultima sigaretta. Il capitolo, intitolato "la morte di mio padre" è l'analisi di un difficile rapporto, fatto spesso di silenzi e malintesi, fino all'ultimo, quell’estremo colloquio, quando in punto di morte il padre, avendo male interpretato un gesto del figlio, lo colpisce con uno schiaffo; un equivoco che pone un doloroso sigillo alla vicenda. Zeno passa poi a narrare la storia del suo matrimonio e di come, innamoratosi di una delle tre sorelle Malfenti, Ada, si trovi poi, passivamente, a sposare quella meno desiderata, Augusta. A quest'ultima Zeno rimane comunque legato da un tiepido ma sincero affetto, installandosi nella comodità e nella sicurezza regolata dalla vita familiare. Questo non gli impedisce di trovarsi un'amante: un'avventura insignificante con una certa Carla, che in seguito lo abbandonerà per sposare un maestro di musica che Zeno stesso le aveva presentato. Di Augusta sappiamo solo ciò che Zeno ci ha voluto comunicare. Ad esempio la prima descrizione fisica di Augusta risente moltissimo della situazione psicologica in cui si trova Zeno quando la vede per la prima volta, da lui immaginata bellissima e deluso rispetto ai suoi sogni. In seguito la bruttezza di Augusta viene ridimensionata in quanto Zeno capisce che quella donna che aveva sposato quasi per dispetto, dopo essere stato rifiutato dalle due sorelle molto più affascinanti sarebbe stata l'unica possibile compagna della sua vita. La presenza di Augusta si intuisce dietro tutti i momenti della vita di Zeno. Già dalla sua prima apparizione, Augusta è la guida per il recupero della salute del marito; infatti è lei che fa rinchiudere Zeno in una casa di cura, per farlo guarire dal vizio del fumo. La saggezza di Augusta viene però via via ridimensionata da successivi giudizi che Zeno dà su di lei, fino a sembrare un miscuglio di egoismo e di superficialità molto simili ad una malattia morale. Comunque la vita di Augusta si svolge completamente all'ombra di Zeno: ogni suo gesto serve a rendere più dolce il "nido" dove i due trascorrono la loro vita in comune. Invece nel romanzo Ada svolge il ruolo di antagonista di Zeno; infatti è l'unico personaggio che si oppone ai suoi piani. Raccontando il suo primo incontro con Ada, Zeno sottolinea lo strano rapporto che subito si crea con quella donna, prima ancora di conoscerla. Mentre Augusta accetta Zeno così com'è, Ada lo rifiuta perché lo sente molto diverso da sé e incapace di cambiare. Zeno è colpito soprattutto dalla bellezza della donna che non è soltanto esteriore ma anche interiore. Proprio quella bellezza sembra a Zeno una garanzia per il recupero della salute. Carla, la terza donna che entra nella sua vita, dopo Ada ed Augusta, compare nel romanzo in modo del tutto casuale. Di lei vengono date subito due informazioni: è "una povera fanciulla", orfana di padre e mantenuta dalla carità pubblica, ed è "bellissima". La figura di Carla non è isolata ma collegata ad un'altra donna, Augusta, con la quale è messa spesso a confronto. Nonostante Zeno voglia considerare la sua relazione con Carla una semplice "avventura" per "salvarsi dal tedio" della sua vita coniugale, Carla stringe con Zeno una relazione forte. Ben presto il desiderio fisico si trasforma in una vera passione, anche se Zeno si accorgerà di questa passione troppo tardi; alla descrizione fisica di Carla è dedicata molta attenzione. Innanzitutto viene descritto il povero appartamento della vecchia madre. In confronto a tanto squallore la fresca bellezza di Carla viene messa ancora più in luce. Al momento dell'addio Carla non è più la ragazza insicura e desiderosa di protezione di una volta, ma una donna energica e dignitosa. Ma nel cuore di Zeno non rimarrà tanto quest'immagine di Carla quanto quella di "Carla, la dolce, la buona", da rimpiangere con "lacrime amarissime". La "storia di un'associazione commerciale" è la narrazione dei rapporti tra il protagonista e Guido Speier, divenuto suo cognato. Guido è il rivale di Zeno nell'amore per Ada. Egli ha tutte quelle doti di cui invece Zeno è privo: la bellezza e l'eleganza della persona, la scioltezza nel parlare un buon italiano, l'eccellente esecuzione musicale come violinista. Tutte queste qualità unite alla giovinezza e alla ricchezza, fanno di Guido una persona vincente. Invece agli occhi di Zeno, le vere caratteristiche di Guido sono la mancanza di intelligenza, la meschinità e la vanità. Dopo un periodo di reciproca diffidenza, causata anche dalla gelosia di Zeno perché Guido gli ha sottratto Ada, i due diventano amici; l'azienda che costruiscono ben presto va in completa rovina, a causa dell'inadeguatezza e la disattenzione dell'uno e la neghittosità, l'incertezza del secondo; Guido finge un suicido per salvare l'onore e ottenere un ulteriore prestito dalla famiglia della moglie: purtroppo sbaglia le dosi del sonnifero e per errore, muore davvero. Occupandosi dell'azienda e dei debiti del defunto cognato, Zeno si avvicina nuovamente ad Ada, e fra loro sembra rinascere qualche sentimento: ma è solo gioco della memoria, che ancora una volta non raggiunge la realtà. Nelle ultime pagine il protagonista dichiara di voler abbandonare la terapia psicoanalitica, fonte di nuove malattie dell'animo (infatti nella finzione del romanzo è lo psicoanalista che pubblica questo diario, per vendicarsi del suo deluso paziente) incapace di restituire all'uomo la salute, che è un bene che questo non potrà mai raggiungere.

 

EDIZIONE CONSULTATA

La nuova Italia - collana di letture per la scuola

 

NASCITA del ROMANZO

Nella Coscienza di Zeno, che Svevo cominciò a scrivere nel ’19, dopo più di vent’anni di silenzio, vengono a confluire i motivi dei due precedenti romanzi; la struttura del libro stesso ricalca quella di Una vita e si ripete la compattezza romanzesca di Senilità. Possiamo perciò considerare La coscienza di Zeno, senza dubbio come libro conclusivo, il capolavoro dello scrittore, malgrado egli preferisca, insieme ad alcuni lettori illustri, la storia di Emilio e Angiolina.

 

TIPOLOGIA

Questo romanzo viene considerato il più rappresentativo della tendenza novecentesca dei romanzi d’analisi: il contesto storico, la cultura e le scoperte scientifiche influenzano l’opera in tutto e per tutto, la psicanalisi diventa la base stessa su cui è costruito tutto il racconto, e l’analisi dei mali, delle vere o false malattie di Zeno, anticipano molte tematiche che saranno riprese e sviluppate in seguito da altri autori. Si può dire quindi che quest’opera costituisce la prima di una serie di scritti che interpreteranno lo spirito europeo del dopoguerra, e allo stesso tempo il frutto più alto e compiuto della cultura letteraria romanzesca italiana che si confronta con i fatti tragici della guerra mondiale.

 

STRUTTURA

La struttura dell’opera è fondamentale per capire le tematiche affrontate e per avere una chiara visione del romanzo. La Coscienza di Zeno si compone di cinque episodi, ognuno dei quali concluso in sé e autosufficiente. In modo mediato e ironico, il romanzo è introdotto e chiuso tra due "documenti": la lettera dello psicanalista dottor S., il quale dichiara che l’autobiografia che seguirà era un elemento della cura cui Zeno si era sottoposto; e il diario di Zeno in cui si confessa che quella cura è fallita. Il primo episodio è dedicato al motivo dell’ultima sigaretta e pone subito l’accento con grande sottigliezza e con l’inconfondibile timbro "allegro" che sarà tipico di tutto il romanzo. Svevo pone mirabilmente in queste pagine le basi del ritratto di Zeno e introduce la decisiva novità di questo suo terzo romanzo rispetto ai precedenti, cioè un originale e nuovissimo rapporto con il suo personaggio.

Il tema è approfondito nel secondo episodio, dedicato alle relazioni di Zeno con il padre. E vi risalta la potenza della scena dello schiaffo che, proprio in punto di morte, il padre gli infligge nel disperato tentativo di districarsi dal figlio che per osservare con zelo i consigli del medico, voleva costringerlo a stare sdraiato.

Il terzo e il quarto episodio, i più felici narrativamente di tutto il romanzo, occupano la storia del matrimoni di Zeno e quella di un suo placido adulterio. Ecco dunque Zeno, in casa Malfenti, dove ci sono quattro figlie, di cui tre in età da marito. S’innamora di Ada, la più bella, ma ne è respinto; prova con la più giovane Alberta, ma non ha maggior successo; con piene irresponsabilità e per capriccio, ripiega seduta stante sulla più bruttina, Augusta; il matrimonio si rivelerà felicissimo. Inesperto di Borsa, per una disattenzione che gli fa ritardare certe vendite, fa migliori affari di un vecchio lupo della finanza com’è il suocero Malfenti. Vede Ada, il suo vero amore, sfiorire in un matrimonio triste, umiliata persino da un volgare adulterio del marito; Guido, l’uomo che glie l’ha portata via, si rovina in affari e finisce suicida, e sarà proprio lui, Zeno, con altre combinazioni fortunate in Borsa, a salvare la sua famiglia dalla povertà.

L’episodio seguente ("La moglie e l’amante") è una preziosa variazione sul tema. Zeno incontra Carla, una bruna e bella ragazza del popolo che, povera, ha bisogno di aiuto per continuare negli studi di canto; e se ne innamora dopo essere passato per un breve stato di filantropia. Gli "interni", la casa della ragazza con la madre misera e riconoscente che si adatta a credere alla finzione della protezione delle doti artistiche della figlia, richiamano subito quelli di Senilità. Ma la situazione è completamente rovesciata: Zeno non è più in ginocchi di fronte alla ragazza, è sposato e benestante e poiché può permettersi tutto ciò non si lascia sfuggire l’occasione: è al centro di un triangolo ove può tranquillamente esercitare il doppio gioco e se ne approfitta. Il romanzo verso la fine prende la forma di pagine di diario fino al terribile impatto che il protagonista ha nei riguardi del conflitto mondiale, che lo porterà a profetizzare un’inquietante destino del mondo, che trova un parziale riscontro con la fine della Seconda Guerra Mondiale.

NARRATORE

Ne La coscienza di Zeno, Svevo abbandona lo schema ottocentesco del romanzo raccontato da un narratore estraneo alla vicenda e fa sì che la sola voce che il lettore immagini di ascoltare sia quella del nuovo «inetto»: Zeno Cosini. Invitato a farlo dal proprio psicanalista, Zeno si cimenta nella stesura di un memoriale, una sorta di confessione autobiografica a scopo terapeutico; quando decide di interrompere la cura, il protagonista scatena l’indignazione del dottor S., il quale, in una lettera che costituisce la prefazione al romanzo, dichiara la volontà di pubblicare lo scritto di Zeno per vendicarsi della truffa subita dallo stesso. L’intero racconto scaturisce dalle parole del protagonista ed il romanzo ha, pertanto, un impianto assolutamente autodiegetico. Il tema del doppio nella Coscienza di Zeno emerge in modo particolare anche nel rapporto tra l’io narrante e il lettore che sta alla base della struttura del romanzo. Di solito un romanzo scritto in prima persona comporta l’identificazione del lettore con il narratore, la partecipazione di chi legge ai sentimenti, alle razioni ai giudizi di chi scrive. L’io  del racconto è il centro attorno al quale tutto si ordina, in un ordine che non possiamo neppure mettere in discussione, perché , sebbene la nostra libertà di lettore resti intatta, il romanziere mira a soggiogarla. La Coscienza di Zeno non è il solito romanzo. Il libro è l’autobiografia di Zeno, di cui non sappiamo niente che non abbiamo appreso da lui stesso. Tuttavia, lungi dal confidarci con lui, dubitiamo ora della sua lucidità, ora della sua buona fede. Dice la verità, vuole ingannarci o si inganna lui stesso?  Noi non ne sappiamo niente. Non riusciamo a giudicare Zeno, non riusciamo neanche a identificarci con lui. Egli rifiuta infatti la complicità che istituisce abitualmente l’uso della prima persona, e si rivolge al lettore come a un testimone che vuole convincere. L’io del romanzo non è dunque in questo caso quella finestra aperta attraverso la quale il lettore si introduce nel racconto, ma piuttosto l’affermazione di una singolarità: Zeno non dice io per conquistarci insensibilmente alla sua causa, dice io per darsi ragione. Probabilmente, con un umorismo che costituisce una delle maggiori attrattive del racconto, Zeno stesso denuncia la sua doppiezza.

TEMPO E LUOGHI

L’insicurezza che si crea così nell’”io” narrante produce una serie di dubbi e di interrogazioni nel lettore. Pertanto Zeno non può condurre ordinatamente la narrazione, seguendo il cosiddetto “tempo oggettivo” del romanzo ottocentesco. Il tempo della narrazione diviene quindi il tempo interiore della coscienza, un “tempo misto” poiché gli avvenimenti sono sempre alterati dal desiderio del narratore. Significativo di come Zeno percepisca la realtà in rapporto alla propria nevrosi è come la malattia abbia come sola cura possibile un’illusione. Queste nuove tematiche permeate sulla nevrosi e sul rapporto realtà-coscienza vengono affrontate attraverso nuove strutture narrative. La narrazione non segue più il modello ottocentesco, costruito sul resoconto di una vicenda dall’inizio alla fine, secondo un percorso rettilineo che si svolge in progressione cronologica, ma viene adottata la “struttura aperta”: la vicenda si sviluppa seguendo un percorso tematico, affrontando questioni diverse legate alla nevrosi del protagonista come la morte del padre, il motivo del fumo o il matrimonio. Eventi avvenuti in epoche diverse o contemporanei sono perciò narrati al di fuori della successione, all’interno di un “tempo misto”, proiezione sulla realtà della coscienza interiore di Zeno. Le vicende sono probabilmente ambientate a Trieste, città cara all’autore  che fa anche da sfondo alle vicende narrate in Senilità, le descrizioni dei luoghi sono limitate e comunque ritraggono una realtà distorta e storpiata dagli occhi di Zeno.

CONTESTO

Il tema del doppio, della scissione e della moltiplicazione dell’io, che ha un antecedente nella letteratura fantastica dell’Ottocento con Stevenson, trova larga diffusione nella narrativa europea del Novecento, con l’approfondirsi della crisi d’identità dell’artista e la scoperta psicanalitica della contraddittoria complessità della psiche. La frammentazione psicanalitica della coscienza in una molteplicità di io caratterizza l’opera di Proust e di Joyce; lo sdoppiamento tra la coscienza e il lato oscuro dell’inconscio ispira i romanzi di Conrad; anche il tema novecentesco della metamorfosi da Kafka alla Woolf rimanda all’instabilità dell’io. Ne “La coscienza di Zeno” la conoscenza della teoria freudiana è stata determinante per la sua concezione e per la sua struttura. Il romanzo è nato in un determinato periodo della storia culturale europea, e a questo periodo bisogna far riferimento se lo si vuole comprendere nella sua genesi e se si vuole cogliere il significato del “doppio” e la sua importanza per delineare la psicologia del personaggio. Per Svevo determinanti erano stati Darwin, Schopenhauer e Marx; tre pensatori molto diversi tra loro, e tuttavia per Svevo accumunati dalla necessità di spiegare razionalmente i fatti della vita vedendone i rapporti di causa-effetto. Un bisogno di razionalità spinge Svevo ad accostarsi anche a Freud, il quale, particolarmente nelle sue prime opere, proponeva una spiegazione causale dell’origine delle nevrosi, e in generale dei comportamenti umani, dato che non c’è una linea di demarcazione tra il comportamento del nevrotico e quello dell’uomo cosiddetto “sano”. La parte della teoria di Freud che Svevo ha avvertito come la più importante è quella che parla dell’inconscio e del linguaggio in cui esso si esprime. Questi studi sono alla base della concezione e della struttura della Coscienza di Zeno.

 

TEMA: inettitudine, malattia dell’uomo moderno

Il romanzo si chiude con alcune pagine di diario: le prime, scritte alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia; altre rievocano il primo incontro di Zeno con la guerra; altre ancora, dove il protagonista annunzia di essere finalmente guarito da tutti i suoi mali, perché s’accorge che in realtà, i suoi non sono che il riflesso del male universale: “La vita attuale è inquinata alle. Radici. L’uomo s’è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l’aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere a proprio servizio delle altre forze. V’è una minaccia di questo genere in aria […].Qualunque sforzo di darci la saluta è vano . Questa non può appartenere alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo[…]. Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa[…].Ed è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice”.Soltanto la fine del mondo potrebbe liberarci dalla malattia che noi, uomini moderni portiamo dentro; l’uomo moderno, vittima della sua alienazione, non può produrre che catastrofi; l’unica possibilità che ha l’uomo di rendersi possibile la vita è quella riaccettare la propria precarietà e il condizionamento cui l’esistere lo costringe; tolleranza, autocoscienza e ironia sono le vie possibili, a portata di mano, della salvezza. Con il personaggio di Zeno Cosini, Svevo approfondisce la sua analisi della  crisi dell’uomo contemporaneo: ne emerge la condizione di alienazione dell’uomo.  L’inetto di Svevo il rovescio di una società dominata dall’aggressività economica e tecnologica, l’escluso, il disadatto, lo scarto.

 

STILE

Il problema della lingua era molto sentito da Svevo in quanto parlava abitualmente il dialetto triestino, era di madrelingua tedesca e l’italiano lo conosceva solo grazie ai suoi studi autodidattici. Come poteva scrivere in un buon italiano quando un buon italiano moderno così come lo intendiamo noi oggi, non esisteva? Dobbiamo praticamente metterci nei panni di uno straniero che volesse scrivere un libro in italiano dopo averlo studiato a scuola. Lo stile di Svevo viene quindi spesso accusato di essere essenzialmente povero, poco espressivo e anche ricamato da qualche errore sintattico (soprattutto sono costruzioni ricalcate dal tedesco). Effettivamente è così ma bisogna anche riconoscere i pregi di questo stile scarno e semplice. D’altra parte il minimo che Svevo potesse fare per rendere facile al lettore la comprensione dei reconditi pensieri di Zeno, era di renderli attraverso una lingua il più possibile chiara. Lo stile risulta così modulato su un tono colloquiale, quasi ipnotico nel suo flusso di coscienza, con frasi brevi, concise ma non prive di una certa poesia.

 

PROTAGONISTA e RAPPORTI CON GLI ALTRI PERSONAGGI

L'inettitudine, vera cifra del protagonista, emerge nei vani tentativi di smettere di fumare; attorno all' "ultima sigaretta" si raccolgono i nodi della sua esistenza: il rapporto con l'Olivi, l'amministratore dei beni imposto dal padre, il timore del giudizio futuro del figlio, le relazioni con le donne dalle quali viene sempre scelto. La convinzione di essere tormentato da una malattia permette a Zeno di sottrarsi alle responsabilità che la salute comporterebbe e di vivere credendo nella propria grandezza potenziale e latente. La spinta verso il meglio ed il desiderio di vivere da "lottatore" sono alimentati dalla presenza del padre, dopo la sua morte Zeno , ritenuto da tutti un "uomo senza qualità", avverte, a soli trent'anni, l'inizio della "senilità". Nel momento del trapasso il padre lascia cadere sul volto del figlio uno schiaffo, gesto automatico di moribondo, interpretato come estrema punizione della sua inettitudine. La vita di Zeno è un’incessante corsa verso quella che crede essere la vera esistenza, «la salute»: è convinto che ogni suo male derivi dalla malattia e che, se riuscirà a smettere di fumare, tutto cambierà. I tentativi di astenersi dall’accendere una sigaretta, oltre che vani, sono lo sforzo inutile di raggiungere la posizione di buon marito, buon padre, ottimo uomo d’affari, che il protagonista ritiene vincenti nella vita. Ad osservare le azioni di Zeno, da lui stesso narrate lungo le pagine del monologo, ci si accorge di come siano, a tratti, guidate da quelli che si usano catalogare come «lapsus freudiani». Due eventi, in particolare, non lasciano il lettore nella falsa credenza che Zeno compia grossolani errori per distrazione o per caso: il matrimonio con Augusta e il funerale di Guido Speier. Zeno avrebbe desiderato sposare Ada, la sorella più bella tra le figlie di Malfenti ma, rifiutato da essa per la propria goffaggine, si rivolge ad Alberta, la sorella minore. Respinto per la seconda volta, giunge a chiedere impulsivamente la mano di Augusta, la più brutta di tutte. Zeno, tuttavia, non ha sbagliato: Augusta è la sola donna che avrebbe potuto sposare, la più adatta a stargli accanto, l’effettiva scelta del proprio inconscio. In occasione del funerale di Guido Speier, s’ intravede ancora galleggiare fra le righe l’inconscio di Zeno: il protagonista sbaglia corteo funebre tradendo, così, i veri sentimenti d’odio per il cognato. Gli scostamenti di Zeno rispetto ad Alfonso Nitti ed Emilio Brentani sono, ad ogni modo, facilmente riconoscibili. Zeno sembra più maturo e accorto. Il protagonista è soggetto stesso di un autoironia che si dispiega nel confronto con i personaggi «sani» del romanzo, grazie ai quali vive con distacco critico la propria vita, raccontandola al lettore in prima persona.  Zeno affianca ad Augusta la figura di una giovane donna povera, Carla, con la quale sembra avere un rapporto più da padre che da amante. La singolare storia extraconiugale finisce, poi, col rovinarsi a causa dei continui sensi di colpa di Zeno che viene inevitabilmente abbandonato e tradito. L’evolvere della vicenda ricorda da lontano il rapporto tra Emilio ed Angiolina, gli amanti di «Senilità». Ecco un inetto: un uomo che evita il rischio sotto ogni forma, racchiuso in un comodo guscio di ipocondria, assiste allo snodarsi dei fatti dell'esistenza senza compromettersi. Accanto ad Augusta comprende che la salute non indaga se stessa, consiste esclusivamente nel "segregarsi nel presente e starci caldi". Il protagonista invece, studiando la salute , la converte in malattia e soltanto attraverso l'analisi acquista una vera coscienza di sé. 

Marco Tonello

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