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SCHEDA DEL LIBRO

FONTAMARA DI IGNAZIO SILONE

 di Pietro Frisoli- Alessandro Merlo - Riccardo Porrati

 

AUTORE:

Ignazio Silone, altro nome di Secondino Tranquilli, nasce a Pescina, in provincia dell'Aquila, il l' maggio del 1900, da Paolo Tranquilli, contadino, e Marianna Delli Quadri, tessitrice. Le condizioni della famiglia Tranquilli, tutta " gente di chiesa, ma non di sacrestia" sono discretamente agiate. Silone viene tuttavia turbato da " episodi desolanti ", come quello di una povera donna assalita dal cane mandatole contro da un signorotto e poi condannata al processo perché i testimoni non hanno il coraggio di dire la verità. Dall'atteggiamento anticonformista del padre, che tra l'altro si oppone pubblicamente alla candidatura del principe Torlonia per le elezioni politiche del 1907, gli deriva il primo insegnamento contrario ad ogni compromesso e rivolto piuttosto a scegliere i poveri come compagni di vita, in una società " vecchia, stanca, esaurita " nelle sue strutture ancora feudali, in cui vige soprattutto la legge del " badare ai fatti propri ". Purtroppo il padre gli muore molto presto (1910) dopo un breve e sfortunato espatrio in Brasile. Qualche anno dopo gli muore anche un fratello, per i postumi d'un incidente, e la madre, tra le macerie della casa distrutta dal terremoto (gennaio 1915).

BIOGRFIA

·        opere, pubblicate all'estero, Fontamara (1933 a Zurigo), Pane e vino (1936), La scuola dei dittatori (1938), Il seme sotto la neve (1941), l'opera teatrale Ed egli si nascose (1944)

·        Le opere scritte dopo la Liberazione - Una manciata di more (1952), Il segreto di Luca (1956), La volpe e le camelie (1960), Uscita di sicurezza (1965), L'avventura d'un povero cristiano (1968),

 

RIASSUNTO:

Questo libro racconta le vicende della popolazione di Fontamara, un piccolo e povero paese della Marsica.
Anche se il narratore è uno per ogni fatto raccontato, esso rappresenta l’intera popolazione, in quanto i contadini di Fontamara vivevano più o meno tutti nelle stesse condizioni sia economicamente sia culturalmente critiche.
Vengono narrati in prima persona tutti i soprusi subiti dalla massa contadina da parte dei ricchi che li raggiravano spesso e volentieri illudendoli con improbabili accordi. Gli abitanti di Fontamara però se ne rendevano conto sempre troppo tardi causa la loro ignoranza.
A partire dal 1? giugno del 1929 nel paese avvengono strani cambiamenti che mettono in preoccupazione tutti gli abitanti. Una mattina al paese non arriva più l’elettricità. Sperando di rimediare a questa “fatalità” ogni contadino firma una misteriosa “carta bianca” che, con il passare delle pagine, si scoprirà l’autorizzazione a togliere l’acqua per l’irrigazione portandola ad irrigare i possedimenti dell’Impresario, un “galantuomo” che divenne sindaco del capoluogo. Egli era un imprenditore appoggiato dal “regime di Roma”. Capito l’inganno i fontamaresi si recano a casa dell’Impresario, dove tentano di convincerlo a ridare loro l’acqua, perché essa era un bene indispensabile per la loro sopravvivenza. Essi però ottengono solo altri inganni che li lasciano senz’acqua e portano alla riduzione del loro salario. Dai soprusi ottenuti con le parole, si passò poi ai soprusi fisici (violente incursioni). Allora uno di loro, Berardo Viola, l’uomo più forte e robusto, decise di reagire tentando di trovare maggior fortuna fuori dal paese. Durante il viaggio verso il capoluogo egli si rende conto che, al di fuori di Fontamara, sono cambiate molte cose. Quando ormai è evidente il fallimento di Berardo, egli viene a conoscenza della morte di Elvira, la sua amata che egli avrebbe dovuto sposare non appena tornato dal suo “viaggio in cerca di lavoro”. Allora Berardo si convince che per lui la vita non ha più senso. Durante uno dei suoi tanti spostamenti però avviene una svolta: incontra un partigiano che lo mette al corrente dell’avvento del fascismo e di molti altri cambiamenti avvenuti in Italia e sconosciuti da tutti i fontamaresi. L’incontro a Roma con l’Avvezzanese (il partigiano), gli apre gli occhi sulla realtà che tutti stanno vivendo.
I due vengono arrestati per un equivoco e nel periodo in cui sono costretti alla convivenza in cella, il contadino sviluppa una notevole maturazione politica. Questo suo nuovo impegno morale lo porta ad autoaccusarsi di essere il “Solito Sconosciuto”, ossia un sostenitore attivo della resistenza. Dopo questa falsa testimonianza egli viene torturato perché riveli i nomi dei suoi complici fino all’atroce e ingiusta morte. Venuti a conoscenza del fatto i fontamaresi fondano il “Che fare?”, un giornale in cui scrivono degli ingiusti soprusi subiti e della ingiusta morte del loro compaesano. La conclusione è tragica in quanto il regime decide di punire tutti i fontamaresi mandando una squadra della Milizia che fece strage di abitanti. Per fortuna però non tutti morirono, ma qualcuno (tra i quali anche i vari narratori) trovò la salvezza nella fuga verso la montagna.

PERSONAGGI:   

NARRATORI: sono i membri di una famiglia di Fontamara (il padre Giuvà, la madre Matalè e il loro figlio) e rappresentano la massa contadina narrata in questo romanzo. Essi raccontano sempre gli avvenimenti secondo il loro punto di vista, alternandosi tra loro in base a chi fosse stato il protagonista dei fatti narrati.
L’IMPRESARIO: è un imprenditore proveniente da Roma che riuscì a diventare podestà, cioè sindaco del capoluogo. Egli si accanisce soprattutto contro i fontamaresi perché essi intralciano i suoi progetti cercando semplicemente di rivendicare i loro diritti calpestati più volte dal “gentiluomo”.
BERARDO VIOLA: è l’unico fontamarese che cerca di reagire attivamente alla critica situazione in cui il suo povero paese si viene a trovare causa i soprusi dei “gentiluomini”. Egli è forse l’unico che riesce ad emergere dalla massa inattiva formata dai contadini ed è anche l’unico che compie un processo di miglioramento con il passare delle pagine e con il relativo avanzare delle situazioni della vita complicata che egli è costretto a vivere.
ELVIRA: è molto probabilmente la fonte e la causa del miglioramento di Berardo Viola, perché è lei la donna della quale il ragazzo si era innamorato. Il motivo che spinge Berardo a conoscere l’Avezzanese è il destino, ma è a causa della morte della fanciulla (peraltro sua probabile futura sposa) che egli decide di cambiare il suo percorso di viaggio. L’Elvira era una ragazza di circa venticinque anni, forse la più bella di tutta Fontamara, talmente bella da avere più di un pretendente.
DON CIRCOSTANZA: è il Ferrer della situazione, in quanto egli finge di voler aiutare i fontamaresi ad uscire dai guai, mentre è lui il primo ad ingannarli con improbabili e impossibili accordi che portano sempre ad un vantaggio economico per i potenti e per se stesso.

SPAZIO

Quest’opera è ambientata in un paesino della Marsica, cui l’autore mette il nome di Fontamara. Esso è un minuscolo paesino disperso tra le campagne della Marsica abruzzese, nei pressi dell’ormai prosciugato lago del Fucino, ed isolato sia per quel che riguarda le comunicazioni fisiche (strade, ferrovie, ecc…), sia per quel che riguarda la cultura e la conoscenza generale (politica soprattutto) del mondo esterno alla chiusa e monotona vita paesana.
Verso la fine del romanzo, l’azione si sposta da Fontamara ad Avezzano e a Roma, dove avverrà poi la tragica conclusione del romanzo.

TEMPO

La vicenda è ambientata nel XX secolo, infatti, la narrazione parte dal 1 giugno del 1929

STILE

 Silone, come ho già accennato precedentemente, utilizza tre diversi narratori in prima persona, e di conseguenza tre diversi punti di vista molto spesso concordanti per quel che riguarda le idee evidenziate. L’autore, infatti, cerca di immedesimarsi nei panni dei tre rappresentanti di una famiglia di Fontamara, padre, madre e figlio, i quali raccontano le proprie esperienze vissute assieme agli altri abitanti del paese. Questo metodo utilizzato dall’autore, gli concede il permesso non di utilizzare il linguaggio popolare, ma di fare una traduzione poco ricercata di esso, per rappresentare meglio la realtà contadina del tempo. Essendo questo romanzo appartenente al genere realisti del ‘900, rispecchia perfettamente le sue caratteristiche principali: si ha una rappresentazione oggettiva e dolorosamente realistica del mondo contadino e dei problemi del Sud.

TEMATICHE

Il libro Fontamara, scritto nel 1930, è un’alta testimonianza delle disperate condizioni dei contadini abruzzesi sotto la dittatura fascista. In esso, infatti, vengono affrontati il tema dell’avvento del fascismo nell’Italia centro-meridionale e sono descritte le disumane condizioni dei contadini di quel tempo. Un’altra tematica, che però occupa una posizione marginale nel racconto di Silone, è quella di una storia d’amore di due ragazzi che viene contrastata dagli avvenimenti e dalle varie situazioni della vita.

COMMENTO

Il libro è molto interessante per lo stile utilizzato dall’autore e per il suo modo di scrivere, ma per i nostri gusti ha un andamento troppo lento e noioso, forse perché narra di vicende accadute in una terra abbastanza lontana come realtà sociale dal nostro attuale modo di vivere. Comunque è stata una lettura istruttiva, perché ci ha fatto conoscere su aspetti e situazioni che non vengono scritte sui libri di scuola e che quindi io non conoscevamo.

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