Tristano
di
GOFFREDO DI STRASBURGO
Relazione di
Pozzi Massimiliano 3c
Il capolavoro di
Goffredo di Strasburgo, poeta tedesco del Sec. XII, è il poema cavalleresco Tristan,
composto attorno al 1210 e rimasto incompiuto. Fonte dell’opera fu
l’anglo-normanno Thomas (sec. XII) che già aveva narrato la leggenda bretone di
Tristano e Isotta. Ma mentre in Thomas l’amore divampante tra i due è sentito
come irresistibile fato, nel poema di G. di S. la passione è idealizzata come
disposizione dello spirito verso ciò che vi è di più nobile e più alto.
La concezione dell’amore cortese si
fonde qui con l’esaltazione dei valori della società feudale.
L’amore che Tristano prova verso Isotta
viene lasciato trasparire come puro e innocente; l’affetto che prova un uomo
verso una donna, è qualcosa che tende all’infinito. Anche l’amicizia è qualcosa
di immortale (infatti, i compagni fedeli mai lasceranno Tristano solo), e come
tale si contrappone alla viltà, cui emblema sono i quattro perfidi baroni del
re, i quali, casualmente finiranno tutti trucidati.
La malvagità viene sempre punita,
l’amore “eterno” ha il suo eterno compimento in un luogo dove il tempo e lo
spazio non hanno più importanza.

Riassunto di TRISTANO
-
La storia comincia col racconto
della” triste” nascita di Tristano e con la morte della madre causata dalle
fatiche del parto e dal dolore per il marito deceduto durante un combattimento
contro il duca Morgan. Il piccolo Tristano viene scambiato come figlio del
siniscalco Rohalt e di sua moglie Enide, in modo da salvargli la vita al
momento dell’entrata di Morgan nel palazzo. Il piccolo Tristano cresce
nell’inconsapevolezza di essere sotto il dominio di colui che ha ucciso i suoi
genitori. Governale, un uomo abile nell’arte della guerra e nell’utilizzo
dell’arpa lo educa negli antichi ideali dell’onore, del rispetto per i deboli
e gli oppressi e verso la donna amata.
Rapito da una nave di
Vichinghi, venne lasciato su di una scialuppa nelle vicinanze di una terra
sconosciuta. Al suo approdo sull’isola di Cornovaglia, venne condotto a Tintagel
alla corte di re Marco al quale si presentò come il figlio di mercanti. I due
erano inconsapevoli l’uno verso l’altro di essere rispettivamente zio e nipote:
infatti, la regina Biancofiore, madre di Tristano era sorella del re.
Nel vecchio castello di Kanoel,
il padre adottivo venne rinchiuso in una torre e condannato ingiustamente a
morte da Morgan. Una notte riuscì a fuggire e giunto in Cornovaglia fu
riconosciuto da Tristano e condotto alla corte di re Marco. Il primo pensiero
del re fu quello di recuperare il territorio una volta appartenuto alla
sorella. Dopo uno scontro, nel quale morì Morgan, Tristano si apprestò a
riprendersi il trono rubato al padre, ma per riconoscenza lo diede al fedele
Rohalt che l’aveva cresciuto come figlio proprio.
Una volta tornato a Tintagel
cadde stremato sulla spiaggia; le ferite invece di chiudersi si aprivano sempre
di più. Sentendosi alla fine, espresse il desiderio di poter morire su di una
barca nel mare con in mano la propria arpa. Fu esaudito ma poi tratto in salvo
da una nave di pescatori e portato in un palazzo, in una stanza dove una bella
fanciulla dai lunghi capelli biondi, utilizzando unguenti e filtri particolari,
lo risanò.
Scappò dal palazzo; nessuno a
Tintagel si aspettava di veder tornare Tristano e mentre tutti gioivano per il
suo ritorno, quattro baroni che lo avevano in odio pensavano a come
sbarazzarsene, a come screditarlo. Uno dei quattro che temeva Tristano, sir
Andret, propose semplicemente che il re dovesse prender moglie e avere un figlio
da onorare come unico erede. Il re acconsentì; dichiarò che avrebbe sposato la
fanciulla cui appartenesse il lungo capello biondo che quella mattina una
rondine aveva posato sul suo balcone.
La madre di Isotta, preoccupata per la figlia costretta
ad amare una persona di cui aveva solo sentito il nome, preparò un filtro
d’amore che l’ancella Brangania avrebbe versato, alla fine del pranzo regale,
nelle coppe degli sposi affinché il loro amore durasse eternamente.
Tristano e Isotta però bevvero
inconsapevolmente quel “vino” e questo segnò l’inizio della fine per i due
amanti.
Spesso sul punto di essere
scoperti si salvarono miracolosamente.
Cominciarono avvertendo re
Marco della storia d’amore tra la regina e il nipote: il buon re non volle
credere a delle accuse così basse e infamanti a carico dell’amato nipote, al
quale tuttavia ordinò di allontanarsi per un certo periodo di tempo.
La depressione logorava
Tristano e fu convinto da Gornale a ritornare.
Il nano Froxin avvertì Andret
dell’incontro tra Tristano e Isotta e i quattro maldicenti baroni fecero in modo
che il re vedesse coi propri occhi i due amanti.
Mentre veniva condotto al rogo
Tristano sparì gettandosi da una rupe e Isotta, presa dai lebbrosi fu poi
salvata da Governale e Tristano che si erano ritrovati.
La vita nella foresta (del
Morrese) ,che avevano scelto come rifugio, era piuttosto dura; si erano dovuti
costruire un rifugio e archi e frecce per la caccia. Nel frattempo i quattro
traditori convinsero re Marco che l’esistenza di Tristano non era una garanzia
per il suo trono. Così gli armigeri dei cavalieri cominciarono a battere la
foresta. Un giorno sir Denoalen, saputo dove si trovava Tristano volle andarci
lui stesso per ucciderlo. Quando sopraggiunse il cavaliere coi suoi cani, il
fedele di Tristano balzò fuori dal suo nascondiglio e tagliò di netto la testa
del vile, montò a cavallo e se la portò via.Al ritorno di Governale al rifugio i
tre furono costretti a scappare e vagarono per due giorni e due notti.
Una mattina i due uomini erano
usciti per andare a caccia e un boscaiolo sbucato fuori da un nascondiglio corse
ad avvertire il re della presenza dei due amanti nella foresta per ottenere così
il premio di trenta denari.
Intanto Tristano era ritornato
e stanco si era steso vicino alla sua amata ponendo la propria spada fra loro.
Infatti quando venne il re notò la presenza dell’arma fra i due e non fu capace
di trovare le prove del loro tradimento. Per lasciare loro un segno del suo
passaggio, a Isotta sostituì l’anello che il re stesso gli aveva donato con
quello donato dalla principessa e a Tristano sostituì la propria spada con
quella del cavaliere.
Quando i due amanti si
accorsero dello scambio ripresero a vagare senza una meta precisa per sfuggire
alla morte.
-
Tristano non considerava
giusto il fatto che Isotta dovesse vivere di stenti invece che come una
regina; nel frattempo Isotta chiedeva a Ogrino, un frate eremita, come poter
far sì che il Fiore della cavalleria ,degno di sedere alla tavola rotonda ,
non appassisse. Il vecchio frate trovò la soluzione semplicemente consigliando
alla donna di ritornare dal proprio marito e di chiedere pietà per sé e per
Tristano.
All’appuntamento concordato con
re Marco in un punto del fiume chiamato Guado Avventuroso, Isotta salutò il suo
amato lasciandogli un anello di smeraldo che avrebbe potuto inviarle in
qualsiasi momento e che qualunque fosse stata la richiesta, lei l’avrebbe
eseguita. Re Marco lasciò Tristano con l’ordine di allontanarsi dalla città, ma
egli , appena uscito dalla vista delle sentinelle, rientrò nella foresta.
Sir Andret, sir Aguenelon e sir
Gondoine, fecero pedinare Tristano dal nano Froxin il quale propose loro un modo
sicuro ed infallibile per catturarlo. All’appuntamento combinato fra i due
amanti, Tristano si accorse della presenza di altre persone.Con un abile
stratagemma riuscì a far scoprire sir Guenelon uccidendolo. Andret riuscì a
fuggire; Governale vide uscire il nano Froxin e lo uccise con un bastone.
Tristano partì.Vagava di corte
in corte mettendosi ogni volta al servizio di diversi re con l’unico scopo della
ricerca della morte.Dopo lungo vagabondare Tristano e Governale si ritrovarono
nella Bretagna. Uno spettacolo terribile si presentò loro: morti e segni di
distruzione ovunque per colpa del conte Urnoy di Nantes che pretendeva la mano
della figlia del duca di Hoel.
All’arrivo del cavaliere al
castello, per il duca si accese una speranza di vittoria. Fu motivo di
turbamento per Tristano apprendere che la figlia del duca si chiamava
Isotta,come la sua amata: Isotta, dalle bianche mani per la pelle bianchissima
delle mani.
Isotta era contenta per la presenza di Tristano a Corte e
chiese a suo padre di sposarlo.
La regina ordinò che il nome di
Tristano non fosse più pronunciato davanti a lei.Intanto egli trascorreva le sue
giornate da solo,non adempiva ai suoi doveri coniugali…finché decise,insieme al
suo fido Governale di mettere le loro spade al servizio della causa della guerra
santa contro gli Arabi.Sulla costa della Bretagna nel frattempo sbarcò una
schiera di terribili pirati capeggiati da Bedalis. Tristano e Governale
partirono all’attacco per difendere un villaggio di pescatori. Tristano si
occupò personalmente del capo e dei suoi fratelli. Il vile Bedalis morì e
Tristano riportò una lieve ferita alla spalla.Dopo diversi giorni la ferita si
fece più profonda. Fu palese che il pirata aveva intinto la punta della spada
nel veleno.
Tristano sapeva bene chi fosse
l’unica persona in grado di salvarlo: era Isotta dai biondi capelli; l’unico
dubbio dell’amico Caerdin era se la regina avesse accolto la richiesta d’aiuto.
A tal proposito Tristano gli diede l’anello che Isotta gli aveva dato come pegno
d’amore e aiuto assicurato in qualsiasi circostanza .
Gli accordi furono molto
precisi: al ritorno Caerdin avrebbe dovuto issare una vela bianca se a bordo
della nave vi fosse stata la sua amata, altrimenti una nera.
Isotta dalle bianche mani
disubbidendo alla richiesta del marito aveva udito tutto il dialogo e trasse le
dovute conclusioni sui veri problemi che affliggevano lo sposo.
In accordo coi due la regina
partì l’indomani mattina coi filtri.
Tristano attendeva impaziente
il ritorno dell’amata, ma Isotta dalle bianche mani cercava la vendetta del
tradimento. Più volte Tristano chiese se finalmente fosse giunta la nave con a
bordo Isotta dai biondi capelli e sempre la moglie aveva risposto di no.
Finalmente la nave approdò
sulle coste; alla domanda del cavaliere sul colore della vela, Isotta dalle
bianche mani rispose che era di colore nero.
In quel preciso istante
Tristano morì.
Isotta dai biondi capelli gli
si distese al fianco e dopo una breve preghiera si lasciò andare anche lei.
Tristano è morto
per amore, la bella Isotta per tenera pietà.
La storia si svolge in
Inghilterra e in Bretagna nella seconda metà del 300. Dura circa due anni ed è
narrata in ordine cronologico.
Il narratore è interno e usa un
punto di vista a focalizzazione interna.
Durante la lettura si
incontrano riflessioni dell’autore riguardo alle azioni dei personaggi.
Il protagonista Tristano
viene vissuto come cavaliere per eccellenza, senza macchia e pronto a prodigarsi
per l’amata, la bella Isotta. Possiede tutte le doti che si possono chiedere ad
un uomo dell’epoca: un bell’aspetto e un intonato canto, coraggio e astuzia,
forza e velocità. Egli sfodera tutte queste abilità nel momento in cui gli viene
chiesto di battersi per la sua amata, che desidera in tutti i momenti da quando,
insieme a lei, sorseggia il magico elisir dell’amore. ( Peccato che un così
appassionato ed immortale amore fosse nato dalla fittizia situazione magica che
avrebbe voluto soltanto rendere felice Isotta tra le braccia di re Marco.)
Isotta la bionda è un altro
personaggio principale della storia. Anche lei come Tristano è fedele e
altruista, con un animo forte. Crede sempre che arriverà il momento in cui si
riconcilierà con Tristano, sua unica ragione di vita.
Altri personaggi sono:
re Marco, Caerdin, Isotta dalle bianche mani, Cariados, Brangania e Tristano il
nano.
Libri
|