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Relazione scolastica su:LA BULIMIA:un disturbo alimentare e psicologicoORIGINE E SIGNIFICATO DEL TERMINELa bulimia è un disturbo dell’alimentazione nel quale l’ansia e una
persistente ed eccessiva preoccupazione per il peso e la forma fisica provocano
ricorrenti episodi di fame insaziabile, in cui il paziente consuma in breve
tempo grandi quantità di cibo, alternate a vomito autoindotto, uso di lassativi,
digiuno e, a volte, intenso esercizio fisico. I SOGGETTI E LE CAUSE DI QUESTA MALATTIALa bulimia colpisce specialmente le ragazze (circa settecentomila in Italia)
appartenenti a una stessa categoria: le PERFEZIONISTE. Con questo termine si
raggruppano tutte le persone sempre precise e ordinate con un eccellente impegno
e esito scolastico. Questi soggetti nutrono ambizioni esagerate su se stessi e
sul loro futuro e non amerebbero in nessun modo una vita normale, come quella di
tutti. Queste caratteristiche hanno un’origine e probabilmente si sono formate
attraverso diverse esperienze, prima fra tutte quelle vissute all’interno del
nucleo familiare. Consultando i dati emersi dal libro “MANGIARE: libertà o
schiavitù” di G. Froggio si è scoperto che, appunto, nella famiglia ci sono
cause che possono indurre una ragazza ad avere la bulimia, come: CARATTERISTICHE DELLA BULIMIALo studio scientifico di questa malattia è iniziato nella secondo metà dell’Ottocento, ma ci sono voluti parecchi anni perché la bulimia fosse conosciuta più a fondo e isolata come una sindrome indipendente. Un personaggio che ha permesso lo sviluppo e la conoscenza di questo termine è stato l’inglese Gerard Russel. Egli esaminò trenta soggetti (2 maschi e 28 femmine) che presentavano ripetute crisi bulimiche e scoprì che 14 soggetti avevano un peso vicino alla norma, 14 erano al di sotto del 15% del peso ideale, mentre gli ultimi 2 risultavano ai limiti dell’obesità(con il 20% in più del peso ideale). Lo scienziato inglese concluse che si trovava davanti a una malattia seria che presentava diversi sintomi dall’anoressia, cioè la riduzione volontaria dell’assunzione del cibo, come; il peso corporeo è più elevato e che la vita sessuale è più attiva rispetto ai malati anoressici, ma vi sono purtroppo numerosi episodi depressivi, con alto rischio di suicidio. L’unico sintomo che hanno in comune è il rigetto del cibo. Nella sindrome bulimica il vomito è la caratteristica comportamentale propria del tipo purgativo e segue sempre quelle che noi italiani chiamiamo ABBUFFATE. Secondo alcune informazioni tratte da giornali e riviste per le adolescenti, come “TOP GIRL” e “CIOE’”, tutti gli episodi bulimici si possono dividere in 3 fasi ben definiti tra loro, che sono: 1. STATO EMOTIVO E PSICOLOGICO CHE PRECEDE L’ABBUFFATALe persone bulimiche avvertono un impulso incontrollabile a mangiare che si associa alla paura di non essere più in grado di fermarsi una volta che hanno iniziato e quindi perdono il controllo nel vero senso del termine. Lo stato emotivo che precede l’abbuffata è di depressione, ma, allo stesso tempo vi è una forte ansia. In genere gli stati d’animo che precedono gli episodi bulimici sono “negativi”: tristezza, rabbia, noia e solitudine. 2. L’ABBUFFATALe abbuffate hanno luogo sempre in segreto, quando il paziente è solo. Di solito viene programmata in anticipo, ma, nel momento in cui inizia, assume un carattere estremo, caotico e drammatico. Durante l’episodio bulimico il malato ingurgita una grandissima quantità di cibo, arrivando a introdurre dalle 1000 alle 10000 calorie. L’eccesso alimentare è relativamente breve, varia da una a due ore. I malati non raggiungono mai un senso di sazietà e di distensione. Le abbuffate sono cicliche, possono alternarsi nel corso della settimana fino a raggiungere, nei casi più gravi, la quotidianità. 3. LE CONSEGUENZEAlla conclusione dell’abbuffata, emergono sul malato nuovi sentimenti: senso di colpa, autodisprezzo e disperazione poiché, nonostante le buoni intenzioni, non ce l’ha fatta. Non tutti i bulimici, però, hanno la stessa reazione; nei casi NON PURGATIVI, il malato si alza da tavola e se ne va a dormire, quasi a voler dimenticare ciò che è successo, portandosi dentro un senso di disgusto; nei casi PURGATIVI, il malato reagisce in modo da purificarsi: entra nel bagno e vomita tutto quello che ha ingerito. Entrambi i tipi di reazioni sono comunque preoccupanti. LE TERAPIE E LE CURE CONTRO LA BULIMIAPer risolvere questa malattia, molti centri di accoglienza, verso la fine
degli anni ’80, hanno definito un modello terapeutico che ha dato ottimi
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