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Camillo Golgi

ricerca scolastica
Istologo (1843-1926)Premio Nobel per la medicina
1906
“... La giungla che mi si presentava davanti in quel momento era più
affascinante di una foresta vergine: si trattava del sistema nervoso con i suoi
miliardi di cellule aggregate in popolazionile une differenti dalle altre e
rinserrate nel viluppo apparentemente inestricabile dei circuiti nervosiche
s’intersecano in tutte le direzioni nell’asse cerebro-spinale...”.
Rita Levi Moltalcini Premio Nobel per la Medicina 1986
( da “ Elogio dell’imperfezione” Garzanti)
Il 28 marzo del 1993, l’Università di Pavia commemorava solennemente il 150°
anniversario della nascita di Camillo Golgi, professore di istologia (dal 1875)
e di patologia generale (dal 1881). Oltre ad essere stato Rettore di quella
Università, Camillo Golgi fu senatore del Regno, socio onorario di varie e
prestigiose Associazioni culturali,nazionali ed internazionali e per i suoi
studi sul sistema nervoso fu insignito,insieme all’istologo spagnolo S. Ramon y
Cajal, Santiago(1852-1934) del premio Nobel per la medicina e la fisiologia nel
1906. Nello stesso anno il Presidente dell’Istituto Lombardo di Scienze e
Lettere, prof. Luigi Amelio, apriva il Convegno di commemorazione di Golgi
ricordando che lo stesso era stato socio dell’Istituto dal 1879 al 1897 e che
nel corso di quegli anni aveva dato numerosi contributi scientifici ai
Rendiconti pubblicati da quella Istituzione, tutti di massimo pregio. Il
Presidente Amerio citava, in quell’occasione, la prima e l’ultima delle Note
dell’istologo di Corteno. La prima, relativa all’eziologia delle malattie
mentali in rapporto alla prognosi e alla cura, che Golgi aveva pubblicato
all’età di 26 anni nel 1869; l’ultima avente come oggetto la struttura e la
biologia dei cosiddetti globuli o piastrine del tuorlo pubblicata nel 1923, tre
anni prima della morte. I lavori del periodo 1870-1880, riguardavano
essenzialmente la reazione nera, il metodo d’impregnazione argentea che lo rese
famoso e che fece fare grandi progressi allo studio del sistema nervoso. Altri
contributi che si trovano nei rendiconti dell’Istituto riguardano l’istologia
del rene, studi sull’infezione malarica, sulla neuropatologia della Corea di
Huntington

Da questi dati iniziali emerge l’importanza che gli studi di Camillo Golgi
hanno avuto per il progresso delle scienze biologiche e della medicina.
Camillo Golgi era nato a Còrteno, un piccolo paese in provincia di Brescia
situata in Valcamonica famosa per le sue iscrizioni rupestri (arte camuna). In
onore del suo concittadino più illustre, il comune ha aggiunto, all’antico nome
quello di Golgi. Dopo gli studi liceali, il futuro premio Nobel si iscrisse alla
facoltà di medicina dell’Università di Pavia e conseguì la laurea nel 1865. Per
alcuni anni si dedicò allo studio delle malattie mentali, avendo preso contatti
con la Clinica diretta da Cesare Lombroso, psichiatra e antropologo (Verona
1835- Torino 1909). Nel 1872 si era trasferito, in qualità di medico chirurgo,
nell’Ospizio di Abbiategrasso. Nella cucina del piccolo appartamento che gli era
stato assegnato, Golgi aveva allestito un piccolo ma efficiente laboratorio di
Istologia.. Proprio in quei modesti locali egli mise a punto quella tecnica
particolare delle colorazioni delle cellule nervose che sarà poi indicata come
la reazione nera. La tecnica, come ricorda il prof. Ennio Pannese dell’istituto
di Istologia, Embriologia e Neurocitologia dell’Università di Milano, consisteva
nell’indurimento delle sezioni di tessuto in una soluzione di bicromato di
potassio al 2,5% per un periodo di tempo che variava da 1 a 45 giorni e nella
successiva immersione dei preparati in una soluzione di nitrato di argento
(0,5-1%). Gli stessi venivano poi disidratati e ridotti in sezioni spesse (100
micron ed anche più) e rese trasparenti (diafanizzate) in trementina. Infine
erano deposte su un vetrino e ricoperte di uno strato di resina. Per poterle
osservare da entrambi i lati, Golgi montava le sezioni su un vetrino
coprioggetto che poi era fissato su di un supporto di legno forato al centro.La
visione che si presentò all’istologo di Pavia, era costituita da singoli
neuroni, e dai loro prolungamenti, impregnati di nero risaltanti su un fondo
giallo.
Con tale tecnica s’impregnavano solo pochi neuroni,dall’1%, al 5%, ma tutti in
maniera molto efficace. Da quest’aspetto che come ricorda il prof. Pannese,
potrebbe sembrare una limitazione, deriva la formidabile utilità della reazione
nera. Considerando, infatti, che per seguire il decorso di un lungo assone
occorre preparare sezioni molto spesse, se l’impregnazione riguardasse l’intero
assetto delle fibre presenti, non sarebbe possibile distinguere un neurone dalla
fitta rete in cui esso è compreso. A questo proposito, Santiago Ramòn y Cajal
(1852-1934), definì nel 1909,la reazione nera di Golgi come una dissezione di
alcuni dei tanti neuroni che formano un organo nervoso. Utilizzando il
microscopio elettronico, in tempi più recenti si è potuto comprendere il
meccanismo dell’impregnazione argentica a livello cellulare. Il precipitato si
deposita all’interno della matrice citoplasmatica ma lascia inalterati i
mitocondri ed il nucleo.. Successive osservazioni, del 1972 hanno evidenziato
che la reazione avviene progressivamente. Nelle prime fasi si forma un
reticolato endocellulare di fibrille, ognuna delle quali ha uno spessore di
circa 40nm che presenta dei piccoli granuli densi di 25-60nm. Con il progredire
della reazione, i granuli aumentano di volume e cominciano a rendersi evidenti
anche sulla superficie del neurone.Con il passare del tempo, essi tendono a
formare un’incrostazione continua che ricopre tutto il corpo del neurone e i
suoi prolungamenti. Dall’esame chimico delle incrostazioni è risultato che esse
sono costituite da cromato di argento. Sul motivo per il quale solo alcuni
neuroni assorbono il colore, sono state
formulate numerose ipotesi. Una di queste prevede che la colorazione, ed il
grado d’impregnazione, dipenderebbero dallo stato metabolico del neurone e dalla
particolare funzione che esso esplica nel momento in cui il tessuto è sezionato.
Golgi comunicò la sua scoperta il 2 agosto 1873 sulla Gazzetta Medica
Italiana-Lombarda. Come spesso accade, la notizia passò quasi inosservata
nonostante che nello stesso anno un autore tedesco, Franz Boll (1849-1879)
avesse pubblicato su una rivista di medicina un ampio resoconto del lavoro
dell’istologo italiano. Non ebbero fortuna neanche i lavori dello stesso Golgi,
sul cervelletto, pubblicati nel 1874, o quelli sui bulbi olfattivi del 1875, e
sul midollo spinale del 1881. I primi riconoscimenti arrivarono con la
pubblicazione della Fine anatomia degli organi centrali del sistema nervoso che
fu stampato a Reggio Emilia dalla tipografia Calderini e la cui diffusione fu
affidata all’editore Ulrico Hoepli di Milano.Nel 1880, Golgi aveva presentato
gli stessi lavori al Regio Istituto Lombardo di Scienze e Lettere; quale
tangibile riconoscimento gli era stato assegnato il premio della Fondazione
Fossati. Negli anni 1883 e 1886 egli decise, come ricorda il prof. Pannese, di
dare maggiore diffusione alle sue ricerche pubblicando la sintesi dei suoi studi
sui tessuti nervosi sulle Archives Italiennes de Biologie rivista fondata nel
1882 per assicurare la diffusione all’estero dei lavori italiani più rilevanti.
Come si apprende da una comunicazione di Luigi Belloni, socio dell’Istituto
Lombardo, i lavori di Golgi furono diffusi ed apprezzati solo a partire dal
1885, ben 12 anni dopo l’invenzione delle tecnica della reazione nera. Nel 1887,
il medico ed istologo tedesco Rudolf Albert Koelliker (1817-1905), personalità
autorevole nel suo campo, mostrò alla Società fisico-medica di Wurzburg alcuni
preparati che Golgi gli aveva inviato dall’Italia, ed altri allestiti da lui
stesso utilizzando le istruzioni dell’istologo italiano. Nella relazione che
seguì, Koelliker elogiò in modo incondizionato il lavoro del suo collega
italiano affermando tra l’altro: Fino ad oggi non si conosce nessun procedimento
che mostri con tanta perfezione le cellule nervose degli organi centrali ed
anche gli elementi della nevroglia.
E’ interessante soffermarsi sulle cause del ritardato riconoscimento dei meriti
sperimentali di Golgi. Molto sinteticamente, seguendo l’analisi del prof.
Pannese, si può dire che in quel tempo venivano proposte numerose tecniche
istologiche e quella di Golgi venne considerata, quindi, una delle tante. In
secondo luogo è da considerare una certa incostanza della reazione che non
sempre presentava risultati chiari, se lo sperimentatore non era
sufficientemente esperto; infine il fatto che Golgi non pubblicò i suoi
risultati su riviste di grande diffusione internazionale.

Uno dei risultati più importanti della tecnica di Golgi fu di poter osservare
in modo chiaro e distinto il neurone nella sua interezza. Fu così possibile
stabilire che le cellule nervose avevano forme diverse ed, in rapporto al numero
dei prolungamenti, esse poterono essere divise in multipolari, bipolari, a T,
monopolari, amacrini (provvisti di soli dendridi). Inoltre un risultato
importante fu quello di definire i dendridi come terminazioni libere, al
contrario di quello che sosteneva la maggioranza dei ricercatori del tempo.La
nuova tecnica messa a punto da Golgi, permise di capire che le cellule nervose
non erano immerse in una sostanza amorfa, bensì accompagnata da una serie di
cellule dalle forme e funzioni diverse .Questo aprì la strada ad ulteriori
approfondimenti e permise uno sviluppo vertiginoso della anatomia microscopica.
Dopo qualche decennio di applicazione di questa tecnica fu possibile studiare la
morfologia degli astrociti (cellule della nevroglia,o glia, che è rappresentata
dagli elementi trofici o di sostegno dei neuroni) e i rapporti che essi
contraggono con i vasi sanguigni (Golgi 1885); furono scoperti i canalicoli di
secrezione delle cellule parietali presenti nelle cellule gastriche (Golgi1893);
fu descritta, negli anni 1895 e 1902, da Romeo Fusari (1857-1919) e Emilio
Verrati (1872-1967) una struttura reticolare situata nel sarcoplasma delle fibre
muscolari striate, oggi definita reticolo sarcoplasmatico. Per finire, la
tecnica della reazione nera permise allo stesso Golgi di scoprire quell’apparato
citoplasmatico che prende il nome appunto di apparato del Golgi.
Messo in evidenza per la prima volta nelle cellule nervose, nel 1898, questa
struttura è stata poi, com’è noto, ritrovata in tutte le cellule dei vertebrati.
E’ il caso di ricordare che molte discussioni nacquero sulla reale esistenza di
questa struttura. Secondo alcuni ricercatori essa doveva essere considerata un
artefatto della tecnica di colorazione( si colora anche con il tetrossido
d’osmio). Come ricordava il prof. Alberto Stefanelli, nel suo libro di Istologia
ed Embriologia edito dall’Ateneo di Roma 1962, le numerose osservazioni fatte da
vari autori dimostrarono la reale esistenza di questo complesso sistema di
cisterne e canali, le cui funzioni di secrezione all’interno delle diverse
cellule erano già state confermate dallo stesso Golgi in cellule di mucosa
gastrica. L’avvento della microscopia elettronica ha poi permesso di chiarire la
precisa ultrastruttura di detto apparato.
Nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale, la tecnica della reazione
nera, come ricorda il prof. Pannese, fu quasi del tutto dimenticata. Essa
ritornò in auge dagli anni cinquanta del secolo scorso in concomitanza con
l’introduzione, nello studio della neurocitologia, della microscopia
elettronica.
Una delle prime applicazioni in questo campo fu lo studio dettagliato delle
sinapsi, le strutture nervose che servono da giunzioni tra un neurone ed un
altro e che prevedono la presenza di numerose sostanze neurotrasmettitrici. La
tecnica in questione permise di identificare, per ciascuna sinapsi, a quali tipi
di neuroni apparteneva l’elemento presinaptico e quello postsinaptico,
contribuendo così alla completa comprensione del meccanismo di trasmissione
dello stimolo nervoso. Le applicazioni moderne della tecnica sono ancora
innumerevoli e non necessariamente legate alla microscopia elettronica. Basti
pensare agli studi sull’evoluzione e sull’ontogenesi del sistema nervoso nei
vertebrati e nell’uomo, o alla determinazione quantitativa delle ramificazioni
dell’albero dendridico che è effettuata con l’ausilio del microscopio ottico.
Così il prof. Pannese
conclude il suo intervento a proposito del metodo di colorazione di Golgi: Si
può tranquillamente affermare che la reazione messa a punto da Golgi è ancora
una tecnica pienamente valida e di grande utilità; di pochissime tecniche si può
affermare la stessa cosa.
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