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I dubbi dello scienziato

SVOLGIMENTO TEMI - ESAME DI STATO 2001

Saggio Breve o articolo di giornale

TIPOLOGIA B - AMBITO SCIENTIFICO

DOCUMENTI

"Il supremo passo della ragione sta nel riconoscere che c'è un'infinità di cose che la sorpassano. E' ben debole, se non giunge a riconoscerlo. Se le cose naturali la trascendono, che dire di quelle soprannaturali?".

B. PASCAL, Pensieri, n. 139, trad. it. di P. Serini, Torino 1962


"E tuttavia il ventesimo secolo non si trova a suo agio con la scienza che è il suo risultato più straordinario e da cui esso dipende. Il progresso delle scienze naturali è avvenuto sullo sfondo di un bagliore di sospetti e paure, che di quando in quando si è acceso in vampate di odio e di rifiuto della ragione e di tutti i suoi prodotti. [...] I sospetti e la paura verso la scienza sono stati alimentati da quattro sentimenti: che la scienza è incomprensibile; che le sue conseguenze pratiche e morali sono imprevedibili e forse catastrofiche; che essa sottolinea la debolezza dell'individuo e mina l'autorità. Né infine dobbiamo trascurare il sentimento che, nella misura in cui la scienza interferisce con l'ordine naturale delle cose, essa risulta intrinsecamente pericolosa".

E. HOBSBAWM, Il secolo breve, trad. it. Milano 1995


"Mi ricordo un colloquio che ebbi dopo la guerra con E. Fermi, poco prima che venisse sperimentata la prima bomba all'idrogeno nel Pacifico. Discutemmo di questo progetto, ed io lasciai capire che, considerate le conseguenze biologiche e politiche, si doveva abbandonare un simile esperimento. Fermi replicò: "Eppure è un così bello esperimento". Questo è probabilmente il motivo più profondo che sta alla base dell'interesse per l'applicazione pratica della scienza; lo scienziato ha bisogno di sentirsi confermare da un giudice imparziale, dalla natura stessa, di aver compreso la sua struttura. E vorrebbe verificare direttamente l'effetto dei suoi sforzi".

W. HEISENBERG, La tradizione nella scienza, trad. it. Milano 1982


"La politicizzazione della scienza toccò il suo culmine nella seconda guerra mondiale [...]. Tragicamente la stessa guerra nucleare fu figlia dell'antifascismo. Una normale guerra fra diversi stati nazionali non avrebbe quasi certamente spinto i fisici d'avanguardia, per lo più profughi dai paesi fascisti, a premere sui governi inglese e americano perché costruissero una bomba atomica. E proprio l'orrore di questi scienziati dinanzi al risultato ottenuto, i loro sforzi disperati all'ultimo minuto per impedire ai politici e ai generali di usare effettivamente la bomba, e in seguito i loro sforzi per opporsi alla costruzione della bomba all'idrogeno testimoniano della forza delle passioni politiche".

E. HOBSBAWM, Il secolo breve, trad. it. Milano 1995


"Galileo: Se gli uomini di scienza non reagiscono all'intimidazione dei potenti egoisti e si limitano ad accumulare sapere per sapere, la scienza può rimanere fiaccata per sempre, ed ogni nuova macchina non sarà fonte che di nuovi triboli per l'uomo. [...] Per alcuni anni ebbi la forza di una pubblica autorità; e misi la mia sapienza a disposizione dei potenti perché la usassero, o non la usassero, o ne abusassero, a seconda dei loro fini. Ho tradito la mia professione; e quando un uomo ha fatto ciò che ho fatto io, la sua presenza non può essere tollerata nei ranghi della scienza".

B. BRECHT, Vita di Galileo, Torino 1961


"Ho speso tutta la mia vita per la libertà della scienza e non posso accettare che vengano messi dei chiavistelli al cervello: l'ingegno e la libertà di ricerca è quello che distingue l'Homo Sapiens da tutte le altre specie... Solo in tempi bui la scienza è stata bloccata. Oggi più che mai bisogna affermare il principio che gli scienziati hanno il diritto di partecipare alle decisioni politiche piuttosto che essere vittime di movimenti oscurantisti ed antiscientisti".

R. LEVI MONTALCINI, dal Discorso tenuto il 13 febbraio 2001 nella sala della biblioteca di Montecitorio

 

Svolgimento

LA SCIENZA NON HA LIMITI?  

DESTINAZIONE: PER UN QUOTIDIANO

"Il supremo passo della ragione sta nel riconoscere che c'è un'infinità di cose che la sorpassano. È ben debole se non giunge a riconoscerlo". Con questo bellissimo brano di Blaise Pascal si potrebbe risolvere qualsiasi tipo di dubbio o paura dello scienziato. Solo uno scienziato che pretendesse di essere onnipotente e perfetto potrebbe essere colto da inconsci problemi, nel momento in cui si rendesse conto dell'inadeguatezza delle proprie leggi scientifiche. Le scoperte non sono una proprietà del singolo scienziato, ma un possesso dell'intera umanità, e gli uomini devono essere in grado di utilizzarle nel migliore dei modi, talvolta impedendone l'utilizzo laddove presentasse un danno, e non un vantaggio, per l'umanità.  Per esempio furono "i fisici d'avanguardia...a premere sui governi inglese e americano perché costruissero una bomba atomica" salvo poi accorgersi troppo tardi degli effetti che essa avrebbe avuto sulle popolazioni colpite.  Pertanto non sono d'accordo con Rita Levi Montalcini, quando afferma che "gli scienziati hanno il diritto di partecipare alle decisioni politiche".  Lo scienziato vero, come Pascal o Einstein (che parla dell’ “l’insondabile mistero” in cui si arresta la ricerca scientifica), riconosce i suoi limiti, sa di essere uno strumento per il bene dell'umanità e sa che i suoi sforzi devono essere senz'altro apprezzati e incoraggiati, ma utilizzati ai fini pratici solo quando gli uomini ne hanno verificato il bene per la collettività.

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