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Il gattopardorelazione di narrativa di Gambaro Stefano (classe IV f - a.s. 2000-2001)n AutoreGiuseppe Tomasi di Lampedusa (Palermo 1896 - Roma 1957),di famiglia aristocratica (quella dei principi di Lampedusa, duchi di Palma e Montechiaro) ,prese parte alle due guerre mondiali e compì lunghi viaggi in Europa. Appassionato lettore di libri storici e di romanzi stranieri, soprattutto francesi, si dedicò alla narrativa negli ultimi anni della sua vita. Il suo più famoso successo, "Il Gattopardo", pubblicato dopo la sua morte nel 1958 , costituì un “caso letterario”, sia per la personalità allora misteriosa dell'autore, sia per la sua ironica rappresentazione dei mutamenti storici-sociali del periodo risorgimentale. Altre opere postume, di minore importanza, sono : "Lighea", "Lezioni su Stendhal", "Invito alle lettere francesi del Cinquecento". n TitoloIl Gattopardo. Il titolo si riferisce allo stemma del casato dei Salina, che raffigurava un gatto dalla pelliccia leopardata su fondo blu. n
Anno di Pubblicazione
L’opera venne composta tra il 1955 e il 1956, in pochi mesi. Tomasi lo propose alla casa editrice Mondadori; rifiutato da questa, venne poi ripreso da Giorgio Bassani, che dopo la morte dell’autore, riuscì a farlo pubbblicare nel 1958, dall’editore Feltrinelli. n Edzione consultataLXXIV edizione, novembre 1999, Feltrinelli. n Genere LetterarioL’opera si ascrive a più generi letterari: n è anzitutto un romanzo esistenzialista; si rifà cioè a quella corrente di pensiero diffusasi ampiamente negli anni cinquanta del ‘900 cui è stato posto il nome di Esistenzialismo: tale filosofia è caratterizzata da una sfiducia nell'agire umano e soprattutto nel potere della ragione di fronte a situazioni tanto imprevedibili e inarrestabili. Esito di questo pensiero sono delle opere in cui, come nel Gattopardo, lo scrittore si rivolge a ritrarre, con atteggiamenti pensosi ed elegiaci, la quotidiana e modestia esistenza dell'uomo, sentendolo condannato a vivere "eternamente" nella solitudine e nel casuale succedersi di eventi contro cui l'uomo non può far nulla. n è un romanzo storico per l’importanza centrale assunta dalle vicende storiche al suo interno. In realtà, però, Il Gattopardo può essere defito tale solo in senso molto generale: non presenta infatti la verità dei fatti nel loro ordine cronologico, né possiede il gusto degli intrecci e delle trame. Esso si svolge per momenti che appaiono slegati l'uno dall'altro da vuoti narrativi, il suo autore sembra più incline a isolare ed approfondire singoli attimi delle vicende e della vita dei personaggi. n è un romanzo autobiografico, perchè da esso traspaiono diversi elementi che rimandano direttamente alla vita di Tomasi. Il più evidente è senza dubbio la condizione sociale: Fabrizio, il protagonista del romanzo, è principe, come Tomasi discendeva dai signori di Lampedusa. Nel personaggio, l’autore ritrae il bisnonno Giulio e un po’ anche se stesso: entrambi erano appassionati di astronomia, entrambi passavano giornate intere a caccia. n FabulaLa figura centrale del romanzo è don Fabrizio Salina, un ricco siciliano di antiche origine patrizie, la cui casata, rappresentata da un gattopardo, è sempre stata rispettata dagli abitanti dei propri feudi. Dalla sua famiglia, don Fabrizio è considerato un vero e proprio paterfamilias, cui sono demandati tutti i poteri e le decisioni. Forte della sua autorevolezza, non risparmia nemmeno i suioi cari, che più volte disprezza per la loro piattezza morale. Unica eccezione al suo giudizio è l’amato nipote Tancredi: nella sua prontezza di spirito, vivacità ed esuberanza, il Principe rivede ruggire un giovane Gattopardo, così come lo era stato lui in passato.Tancredi non esita a mostrare ancora una volta la sua irrequietezza ed imprevedibilità, decidendo di arruolarsi nelle truppe garibaldine; ma in un combattimento rimane ferito. Gran parte dell’opera è ambientata a Donnafugata, un feudo dei Salina, dove vi possiedono la residenza estiva. Di questo paese è personaggio eminente don Calogero Sedara, il sindaco, che in breve tempo aveva saputo raccogliere, grazie alla propria arguzia , un patrimonio tanto vasto da sfiorare quello del Principe, e che perciò era rappresentante di quella classe destinata a sostituire il ceto nobiliare, ad assumerne il potere economico e politico, e che appare dunque figura contrapposta, se non antitetica, a quella del principe Fabrizio. Figlia di Calogero Sedara è la bella e prorompente Angelica, di cui ben presto si innamora Tancredi, fino a chiederla in sposa. L’assenso che il principe dà al matrimonio costituisce la resa ai nuovi principi sociali e ideologici da parte di una classe ormai incapace di rinnovarsi: lo testimonia, tra l’altro anche il fatto che il matrimonio è “a dote invertita”: Tancredi è infatti squattrinato per la scellerata gestione del patrimonio del defunto padre ( cognato del Principe ), Angelica invece gode di una più prospera situazione economica . Tutto ciò sarebbe stato impensabile solo fino a qualche anno prima. Quando dal Principe arriverà il piemontese Chevalley per offrirgli la carica di senatore del Regno d’Italia,questi rifiuterà: il motivo del suo diniego è l’impossibilità per lui, uomo di un passato ormai giunto al suo crepuscolo, di credere nel futuro e operare in esso. Padre Pirrone, il sacerdote di casa Salina, è il protagonista di una rilevante digressione, significativa per la rivalutazione del prelato. Nelle prime pagine, l’autore non si risparmia di dipingerlo come un uomo poco fedele ai princìpi cristiani: la sua vita, sciatta e monotona, era consacrata a concedere assoluzioni al Principe per le sue scappattelle notturne. Dopo il suo ritorno al paese natale di San Cono, invece, diventa un piccolo eroe, quando, grazie alla sua astuzia e abilità diplomatica, riesce a sciogliere i nodi di un’intricata lite familiare fra popolani. Poco a poco la vita del Principe si tinge sempre più di nero; una luce in questa sua condizione è offerta da Angelica: la ragazza concede al Principe un ballo, ultimo viaggio in un mondo, quello dei giovani, che gli sta sfuggendo di mano. Con uno scarto cronologico, il romanzo si sposta al 1883 per descrivere la morte del Principe; una morte attesa e invocata, vissuta come liberazione da un’esistenza priva di senso: poco prima di spirare aveva infatti riflettuto sul suo passato, sulla sua vita, e aveva concluso di averne vissuta veramente poca. Le ultime pagine giungono fino al 1910, quando le sorelle Salina, Concetta, Caterina e Carolina, ormai vecchie e sole, assistono alla distruzione delle reliquie custodite nella loro cappella di famiglia, alle quali veniva affidato il senso della continuità con il passato: quest’atto sigla la definitiva cancellazione di un’epoca. n Struttura internaL’opera è divisa in otto parti, aloro volta scomponibili in sottosezioni. Ognuna di queste suddivisioni è stata titolata dallo stesso autore. n TempoIl romanzo è ambientato in uno dei momenti più
significativi della storia del nostro Paese poiché vede la nascita dello stesso
Stato Italiano. Il
narratore racconta a partire dal maggio del 1860: siamo all’indomani dello
sbarco dei Mille a Marsala , avvenuto l’11 maggio di quell’anno. Interrotta
da varie ellissi temporali, l’azione prosegue fino al maggio del 1910,
coprendo così un arco di tempo di cinquant’anni esatti. Siamo negli anni del trapasso fra il regno borbonico
e il regno d’Italia: la decadenza e
il tramonto di una società, delle sue secolari istituzioni e dei suioi ideali,
sono colti emblematicamente nelle vicende della casa Salina, e in particolare
del capofamiglia, il Principe Fabrizio. È dunque molto significativa la scelta
del contesto storico dell’opera, perché permette di sottolineare questa
rottura inevitabile con la tradizone del passato. n
T.S. & T.R.
Le vicende coprono un arco di tempo molto lungo, in
quanto, estendendosi dal 1860 al 1910, occupa un arco di tempo di ben
cinquant’anni. In realtà l’azione non è del tutto continua: frequenti sono
infatti gli scarti temporali, che possono essere facilmente rintracciabili nel
testo in quanto lo stesso autore pone a inizio di ogni parte una precisa
indicazione temporale: tali indicazioni sono una prova evidente della sfasatura
tra la fabula e l’intreccio. Notiamo così che, se nelle prime sei parti la
cronologia è lineare e segue lo scorrere dei mesi, nel settimo capitolo, si ha
un brusco passaggio che ci proietta direttamente nel momento della morte del
Principe; mentre nell’ultima parte, l’ottava, si ha un ancor più marcato
distacco di ben ventisette anni: dal 1883 si passa infatti al 1910. Si potrebbe ritenere che il ritmo narrativo sia
allora abbastanza accelerato, data la condizione di sintesi del testo. Il fatto
è che, all’interno della narrazione , sono frequenti i momenti di riflessione
e, parallelamente, le descrizioni di luoghi, personaggi e situazioni, sono
abbondanti. Pertanto il ritmo dell’azione è piuttosto lento, e scorre
monotonamente quasi come scorreva la vita dei Salina. n LuoghiL’azione è ambientata nella Sicilia di fine
Ottocento, dove i personaggi si spostano dalla vecchia residenza dei Salina,
presso Palermo, alla villa estiva
di Donnafugata, un paese perso nella calda e desolata campagna siciliana. Nella descrizione degli spazi Tomasi si mostra molto
attento ai particolari: ogni luogo è presentato con pochi ma efficacissimi
tocchi, che ne sottolineano ovunque la sfarzosità e l’antico passato
glorioso. Così cornici d’oro e suppellettili d’argento si ritrovvavano per
tutta la casa, arazzi raffinati e mosaici policromi adornavano le grandi sale
della reggia, mentre i grandi antenati dei Salina e gli dei pagani controllavano
dai quadri e dalle pareti ogni mossa all’interno del palazzo. Su tutto estendeva la sua potenza il Gattopardo , lo
stemma della famiglia, che veniva nascosto in ogni stanza: sul soffitto, alle
pareti, sui suppellettili, perfino sull’argenteria. È modo per rievocare lo
sfarzo e la gloria passati, un’occasione per ricordare la necessità di unità
all’interno della famiglia. Negli esterni invece si stenta a ritrovare quella
grandiosità che si può riscontrare negli interni. Il giardino di Palazzo
Salina, ad esempio viene efficacemente presentato come “un giardino per ciechi: la vista costantemente era offesa ma l’odorato
poteva trarre da esso un piacere forte benché non delicato.” Le piante
venivano infatti accostate disordinatamente, senza criterio, così che anche gli
accostamenti di profumi si scontravano gli uni con gli altri. A Donnafugata,
invece, ciò che stonava erano le statue di dee senza naso e il Nettuno scolpito
piuttosto grossolanamente. n Personaggi n Don
Fabrizio Corbera Principe di Salina E' il protagonista del romanzo. L’autore lo introduce nel tessuto narrativo attraverso graduali descrizioni, che ne permettono una presentazione prima fisica e successivamente anche psicologica. L’immagine che se ne ricava è quella di un uomo di grande forza e di dimensioni spropositate, ma non per questo grasso; di circa quarantacinque anni d’età, aveva una pelle bianchissima e i capelli biondi, che tradivano chiare origini tedesche. La sua forza era tremenda: sapeva accartocciare come carta velina le monete da un ducato, mentre le posate necessitavano frequentemente di riparazioni a causa della sua contenuta ira, che gli faceva piegare forchette e cucchiai. Anzi, spesso sono le sue mani a tradirne i pensieri, altrimenti impenetrabili: durante l’incontro con Chevally aveva afferrato una piccola cupola di San Pietro, e poco dopo la croce che stava sulla sommità, venne trovata spezzata. Altro specchio della sua anima sono gli occhi, chiari, ma capaci di rivelare tutto l’orgoglio che è in lui. La sua condizione di paterfamilias induce in lui una certa autorevolezza, accompagnata da una rigidità morale e da un evidente orgoglio personale. È proprio per soddisfare parte di questa fierezza, quasi autostima, che don Fabrizio si applica con tanta costanza agli studi astronomici e matematici: la scoperta di due pianetini, Salina e Svelto, gli fruttano un discreto riconoscimento pubblico e, soprattuto, grandi soddisfazioni private. Ciò che il Principe cerca e che solo lo studio degli astri sembra concedergli, è un rifugio, un’estraniazione dalle occupazioni e preoccupazioni quotidiane, ma anche un’occasione per alzarsi ad una visione rasserenante dell'universo. Nonostante i sette figli, Fabrizio preferisce a loro il nipote Tancredi, nel quale vede rivivere il giovane gattopardo che lui stesso era stato in gioventù. Questa sua chiara predilezione si manifesta non solo nella difesa della reputazione del nipote, nei favori economici concessi, ma anche nella convinzione che il giovane non abbia più alcuna colpa. Ciò che lo caratterizza è la sua abbandonata disillusione, che è allo stesso tempo disincanto e lucida coscienza della situazione di trapasso storico, sociale e anche morale in cui vive. Questo si traduce in un continuo scontento che lo porta ad osservare la rovina del proprio ceto, alla quale assiste senza poter né voler intervenire. Ormai è scettico: scettico che le cose possano cambiare, scettico che si possa fare veramente qualcosa per riparare la situazione. Tra i pensieri che affollano la mente del Principe, la morte è compagna di molte riflessioni; ma don Fabrizio non ha un giudizio negativo su di essa: del resto la vede come un’opportunità per staccarsi dalle noie, dalle angosce e dalle inquietudini della vita, un biglietto per un nuovo mondo più puro e più sereno. Non guarda dunque alla morte come un totale annullamento della persona, né come un passaggio nell'oltretomba cristiano. È invece vissuta come una liberazione da un’esistenza ormai priva di senso, come uno sgretolarsi della personalità legato ad un vago presagio di una vita non terrena: è per questo che spesso, soprattutto nel V capitolo, Fabrizio invoca impaziente l’eterno sonno. Alla fine è accontentato: all'età di 68 anni incontra questa strana creatura bramata da sempre che amorosamente si avvicina a lui. n
Tancredi Falconeri Morto il padre, che dopo aver sposato la sorella di
don Fabrizio aveva provveduto a sperperare per bene quasi tutto il suo
patrimonio; morta anche la madre, Tancredi viene affidato a 14 anni allo zio
perché ne sia il tutore. Simile allo zio nell’aspetto germanico ( occhi
azzurri, quasi grigi), era magro nel volto eaveva una voce leggermente nasale. Il giovane Falconeri è un ragazzo esuberante e
irrequieto, spesso imprevedibile, ma a volte interrotto da improvvise crisi di
serietà; non può certo essere considerato un modello esemplare di valori e
virtù, ma nonostante ciò è pur sempre un bravo ragazzo, intelligente e
astuto. Forse è un po’ troppo facilmente condizionabile da pressioni esterne,
che lo portano a simpatizzare per i liberali e ad arruolarsi tra le file dei
garibaldini. Sa far buon uso della sua intelligenza e dell'arte di accattivarsi
il favore del popolo per meglio dominarlo. I critici azzardano l’ipotesi che il personaggio di
Tancredi Falconeri possa essere stato ispirato da un certo Corrado Valguarnera,
l'unico patrizio palermitano che seguì i Mille. In effetti Tancredi si
distingue subito da tutti gli altri protagonisti che ruotano attorno a Don
Fabrizio, per la sua decisione di schierarsi tra i garibaldini, pur appartenendo
all'aristocrazia palermitana. È solito spiegare questa sua risoluzione con il
fatto di temere di venire imprigionato al primo scoppio di un'insurrezione;
tuttavia il vero motivo è un altro: lui stesso aveva affermato che se
vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi. Ha capito che la
rovina più grande per gli aristocratici non è la conquista dei Savoia, ma la
caduta della monarchia e l'instaurazione della repubblica, che verrebbe
accompagnata da un profondo cambiamento sociale. Per questo motivo decide di
partecipare al movimento rivoluzionario. L’innamoramento con Angelica sembra
trasformare sensibilmente l’animo del ragazzo, che pare mettere “la testa a
posto”. Il profondo amore che lo lega ad Angelica gli riempie cuore e anima e
non gli lascia più spazio per le preoccupazioni della classe sociale a cui
appartiene la sua futura moglie. Il sentimento di forte unione che lo avvicina
al Principe, si può spiegare con le caratteristiche proprie del carattere dei
due uomini: caratteri comuni nell’esuberanza e nell’orgoglio; in più
Tancredi è dotato di quelle qualità che don Fabrizio vorrebbe ritrovare in un
principe ideale: è affettuoso, beffardo intelligente, adattabile. In lui sente
ruggire il cuore di un vero Gattopardo, lui che ormai vecchio, non se la sente
più di attaccare il nemico. n
Don Calogero Sedara Ha sempre le guance mal rasate, accento plebeo, abiti
bislacchi, un persistente olezzo di sudore, ma una rara intelligenza. Infatti
molti problemi che al Principe appaiono insolubili, vengono da lui risolti
prontamente. A Donnafugata è riuscito ad impossessarsi, in breve tempo e con
poco, di molte terre. Ora le sue rendite sono quasi uguali a quelle di Don
Fabrizio. Insieme alla ricchezza però cresce anche la sua influenza politica,
tanto da dargli la certezza di diventare deputato a Torino. n
Angelica Sedara Alta, ben fatta, occhi verdi un po' crudeli, mostra
apertamente il suo compiacimanto per la posizione raggiunta dal padre. Il suo
ingresso alla famiglia dei Salina avviene durante il pranzo ufficiale di
Donnafugata, in sostituzione della madre; ma già al suo arrivo lascia tutti con
il fiato in gola. Sedotti dalla sua bellezza, gli uomini sono incapaci di
notare i non pochi difetti che questa bellezza ha. Tancredi si innamora di lei,
ma Angelica ha troppo orgoglio, troppa ambizione per essere capace di
avvicinarsi veramente al giovane. Tuttavia è innamorata di lui, dei suoi occhi
azzurri, della sua affettuosità scherzosa, di certi toni improvvisamente gravi
della sua voce. Quando finalmente don Fabrizio chiede a don Calogero
la mano della figlia per conto di Tancredi, dopo i primi incontri, le visite
alla Villa Salina divengono sempre più frequenti e permettono ai giovani di
prendere gusto a inseguirsi, perdersi e ritrovarsi tra i vari locali del
palazzo: "Quelli furono i giorni migliori della vita di Tancredi e di
quella di Angelica, vite che dovevano poi essere tanto variegate, tanto
peccaminose sull' inevitabile sfondo di dolore. Ma essi allora non lo sapevano
ed inseguivano un avvenire che stimavano più concreto benchè poi risultasse
formato di fumo e di vento soltanto. Quando furono divenuti vecchi e inutilmente
saggi i loro pensieri ritornavano a quei giorni con rimpianto insistente: erano
stati giorni del desiderio sempre presente perchè sempre vivo, dei letti,
molti, che si erano offerti e che erano stati respinti, dello stimolo sessuale
che appunto perchè inibito si era, un attimo, subblimato in rinunzia, cioè in
vero amore. Quei giorni furono la preparazione a quel matrimonio che, anche
eroticamente, fu mal riuscito". Il ballo a palazzo Ponteleone
offre ad Angelica la possibilità di mettere in pratica gli insegnamenti di
Tancredi sul modo di comportarsi nell'ambiente aristocratico: per la prima volta
la vediamo assumere un contegno adeguato, di orgoglio non più apertamente
ostentato. n Temi
Attraverso l’analisi del romanzo
di Tomasi di Lampedusa emergono diverse tematiche che l’autore ha desiderato
evidenziare.
n in primo luogo un tema molto ricorrente è quello della morte inevitabile per chiunque. Insieme con questo emerge spesso il disfacimento degli individui.
n il
carattere dei siciliani, tutti parecchio presuntuosi, sicuri di sé e molto
tradizionalisti. Non molto disposti a cambiare le cose, perché probabilmente
impauriti da ciò che non conoscono. n il disprezzo che provano i nobili nei confronti dei borghesi (nel romanzo Don Fabrizio e Don Calogero rappresentano le due categorie). n l’ascesa, durante quel periodo, di questa classe borghese contro la perdita di potere di quella nobiliare. La causa di tale fenomeno è la maggiore attività della classe in crescita, più intraprendente, più motivata a ottenere vittorie, nonostante sia forse più volgare dell’altra. Gambaro Stefano libri
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