L'intervista
Introduzione
L'intervista è nata con il giornalismo, ed è quindi nata
per la scrittura. Eppure si è trovata a proprio agio con altri mezzi di
comunicazione, come la radio e la televisione. In particolare con questi mezzi
diventa ancora più facile che il destinatario comune dell'intervistatore e
dell'intervistato sia il pubblico che ascolta. In altri termini i due sembrano
parlare tra di loro, ma in realtà parlano entrambi all'ascoltatore o
spettatore: Ritornando all'intervista fatta per essere scritta, diciamo che un
esempio di intervista che ha uno scopo didattico , di verifica delle conoscenze
acquisite, è l'intervista immaginaria
Leggi per esempio questa intervista immaginaria a Guglielmo
di Ockham:
"Non ricordo bene come sia successo, non so neppure
se fosse finzione o realtà, so solo che così, improvvisamente, sono stata
catapultata in un’altra dimensione…La mia mente è ancora un po’
annebbiata, rammento solo di essermi addormentata, un buffo folletto con un
filtro magico, qualche parola e poi mi sono ritrovata in un vasto giardino,
l’erba soffice coperta ancora dalla rugiada riluceva al sole. A pochi passi da
me c’era un uomo, lo guardai in viso, era serio, intento nelle sue
riflessioni, quasi estraniato dalla realtà circostante. Ebbi quasi paura a
disturbarlo, ma dovevo pur capire che cosa mi stava accadendo, così mi
avvicinai a lui: “Scusi potrei sapere chi è lei e dove mi trovo?”
O:
(guardandomi con occhi increduli) “Cara fanciulla, io sono Guglielmo di Ockham
in persona, e mi stupisco di tale domanda visto che la mia fama è risaputa. Ti
trovi nel giardino della dimora di Ludovico il Bavaro”.
Quelle
parole mi illuminarono, davanti a me c’era uno dei più famosi filosofi della
storia, da me tanto ammirato, così approfittai per porgli alcune domande e
chiarire aspetti, per me difficili, del suo pensiero.
IO:
“Se non sbaglio si è rifugiato qui, in
seguito a un’accusa di eresia, ma quale è in realtà il suo rapporto con la
religione?”
O:
(ebbe un attimo di esitazione) “Io credo nella rivelazione e mi ritengo un
cattolico fervente. La mia unica colpa è stata quella di rompere
quell’armonia tra fede e ragione che il mio predecessore San Tommaso d’Aquino
aveva ricercato”.
IO:
“Lei si riferisce a uno dei problemi cardine della Scolastica e posso
assicurale che questa autonomia delle scienze dalla religione avrà successo nei
prossimi secoli, ma perché in un’epoca come quella medievale, scardinare la
famosa reductio ad unum, e criticare il valore della ragione come ancilla
teologiae?”.
O:
“Ragione come ancilla teologiae? Stupidaggini! Gli articoli di fede non sono
affatto dimostrabili ricorrendo alla filosofia, erra chi la vuole utilizzare a
tale fine.
Essa
si deve occupare della realtà naturale che ci circonda!
IO:
“Lei è quindi contro tutti quei
filosofi che hanno utilizzato la filosofia per chiarire le verità rivelate?”.
O:
“Ritengo che esistono cose che possono essere dimostrate ed altre che invece
possono essere solo credute, alle quali la mente umana deve piegarsi. Non voglio
pormi sullo stesso piano degli antidialettici e sminuire il valore della ratio,
cerco solo di indicare l’ambito di cui si deve occupare: la realtà
sensibile”.
IO:
“Secondo lei, quindi, la realtà sensibile, ha una grande importanza, e come
controbattere allora la possibilità che una conoscenza che si basi sul
contingente sia fallace?”.
O:
(a questa domanda spalancò gli occhi, come se avessi centrato il nocciolo della
questione. Si mise a discorrere come un padre che cerca
di insegnare a leggere al proprio figlio).
“Esistono
solo due tipi di dimostrazioni accettabili che si basano entrambe su
proposizioni immediatamente evidenti. L’evidenza, cara ragazza, è il
fondamento del mio discorso gnoseologico. Ora essa emerge da un ragionamento
scientifico, che procede per astrazione o dalla realtà sensibile, nella quale
si può avere una prova tangibile dell’esistenza o meno di un oggetto?”.
(Così
dicendo colse una rosa rossa).
IO:
(affascinata dal suo atteggiamento paterno) “Credo che la seconda possibilità
sia quella esatta, quindi il fine della conoscenza è il contingente?”.
O:
“Esatto (appariva fiero per la mia risposta). Vedi, solo vedendo e toccando
questa rosa, posso dedurne l’effettiva esistenza. (mi porse la rosa).
IO:
“Ma la realtà sensibile non è tutta particolare?”.
O:
“Sì ”.
IO:
“Ma allora che valore hanno gli universali?. Considerando che per grandi
filosofi, del calibro di Aristotele e Platone, essi sono la meta a cui deve
tendere ogni sapere.”
O:
“Essi non possono essere reali, perché la realtà è particolare”. (rispose
in maniera decisa).
IO:
“Quindi il suo pensiero si avvicina a quello dei nominalisti. Nihil
est praeter individum quindi?”.
O:
“Sì, ma mi ritengo un po’ più intelligente perché non tento invano di
trovare nella realtà un corrispondente dell’universale. Gli universali sono
dei termini, suppositio di una
proposizione. Se utilizziamo un termine che indica un concetto generale, ci
riferiamo sempre q qualcosa di particolare, ma ne abbiamo una conoscenza più
approssimativa.”
IO:
(ecco perché quel soprannome, “il Principe
dei nominalisti” pensai tra me e me). “Questa è quindi una critica
all’impianto metafisico tradizionale?”
O:
“è chiaro che esiste uno scarto notevole tra la mia filosofia e quella dei
miei predecessori, poiché io affermo il primato dell’esperienza, prediligo il
metodo induttivo a quello deduttivo, elimino tutti gli enti superflui nel mio
ragionamento.”
IO:
“Il famoso rasoio di Ockham!. Per concludere pensa che le sue teorie avranno
successo?”.
O:
“Sì se porteranno ad una attenta analisi della realtà che ci circonda e che
nasconde tanti misteri che aspettano di essere scoperti!”.
A
quelle parole riaprii improvvisamente gli occhi e mi ritrovai nella mia stanza,
pronta per andare a scuola e affrontare il compito di filosofia."
Hai notato,scritte tra parentesi, tutte le annotazioni
dell'intervistatore.
L’intervista 'impossibile" riguarda personaggi
storici (ma potrebbero essere anche appartenenti al mito o alla letteratura, per
esempio Ulisse, Re Artù, Don Abbondio) con i quali non si può ovviamente
pensare di avere un incontro diretto. Ma un’intervista immaginaria può avere
come protagonista anche un personaggio di attualità (posso immaginare un
incontro con il presidente degli Stati Uniti, con lo scrittore che ha ricevuto
il Premio Nobel per la letteratura oppure semplicemente con qualcuno che è
stato testimone di un evento). In tutti i casi deve valere il presupposto
fondamentale di ogni intervista e cioè la conoscenza dell'intervistatore
intorno ai fatti di cui si parla. Dunque un argomento di storia, di letteratura o
di attualità, riguardo al quale possediamo un’adeguata informazione, può
essere svolto anche in forma di intervista.
Come
si procede
> Raccogliere le idee intorno all'argomento dato (si può
procedere con la tecnica del brain storming appuntando su un foglio tutto quello
che sembra essere attinente al tema).
> Individuare i punti che si considerano essenziali e
disporli secondo un ordine logico (è la cosiddetta scaletta).
> Scegliere un punto di vista dal quale trattare il tema
assegnato e in base a quello delineare la figura dell'intervistato. Dovendo
trattare un argomento di letteratura (per esempio il Romanticismo) si può
immaginare un'intervista con uno scrittore (per esempio Manzoni) o con un
lettore (per esempio un lettore italiano dell'800) o con chiunque altro possa
riferire un giudizio sul tema in oggetto (per esempio l'editore dei Promessi
sposi o colui che ne ha curato la traduzione in una lingua straniera).
> Scegliere la figura dell'intervistatore che può
coincidere con quella di chi scrive (e rappresentarne quindi il pensiero) o
essere a sua volta un personaggio di fantasia
> Stendere l'intervista immaginaria rispettando le
stesse regole di quella giornalistica (domande brevi, ritmo abbastanza serrato,
annotazioni ambientali e psicologiche per completare il quadro ecc.) e cercando
di fare emergere dall'alternanza delle domande e delle risposte i punti
dell'argomento che si considerano centrali e il proprio giudizio su di essi.
Esempio di Svolgimento di un'intervista su un argomento
filosofico-letterario
Intervista a Galileo
Galilei
(Anno Domini 1633; Galileo Galilei sta
costeggiando l'Arno, a Pisa, per fare ritorno alla sua dimora, dopo il Vespro
serale.
Alto, un po' curvo sotto il peso degli anni,
avanza con passo incerto a causa dell'incombente cecità.
Improvvisamente si ferma, siede su un ceppo e
con lo sguardo pare scrutare il sole ormai fioco all'orizzonte.
Mi avvicino cauta, un po' intimorita da
quest'uomo fiero e risoluto).
IO - Mi
perdoni Messere, vorrebbe ascoltarmi e rispondere a qualche domanda?
GALILEO -
Cosa vuoi sapere? E' parecchio che più nessuno mi rivolge questioni, mi
considerano tutti un nemico, un sovvertitore, non mi permettono neppure di
scrutare il cielo.
IO - Già
il cielo! Che coraggio ha avuto a confutare il sistema Tolemaico con
l'affermazione che la terra ruota intorno al Sole ed i pianeti non sono
contenuti in una calotta cristallina. Come ha avuto l'idea di creare un
telescopio per scrutare le stelle?
GALILEO -
Non è stata un'idea originale, mi sono infatti avvalso di uno strumento
ideato in Olanda, atto a far vedere le cose lontane perfettamente così come
se fossero state vicine; osservando poi gli artigiani occhialai adoperare
vetri a forma di lente per correggere i difetti visivi, ne ho migliorato le
potenzialità, allungando il corpo del tubo e giustapponendo i cristalli.
Sono riuscito così a scrutare il cielo più
profondamente e con deduzioni matematiche, basandomi sulle affermazioni di un
frate polacco, un certo Copernico, ho capito che la terra non poteva essere
immobile al centro dell'universo, ma a svolgere un ruolo di centralità era il
sole, intorno al quale giungevano a ruotare i pianeti e lo stesso globo
terrestre.
Grazie agli studi matematici ho potuto altresì
appurare la mobilità degli astri che circoscrivevano orbite ben determinate.
IO - A
lei spetta dunque il merito incomparabile di essersi servito di tale
apparecchio per la ricerca astronomica, di aver avuto fiducia nella verità di
ciò ch'esso faceva osservare, di avergli dato insomma piena cittadinanza
entro la scienza.
GALILEO -
Si, ma è certo stato più semplice scoprire i quattro satelliti di Giove, le
macchie della luna o le fasi di Venere, che non fare accettare la Mia Verità!
Avevo concepito l'ambizioso programma di farmi
pubblico paladino della nuova teoria copernicana, nell'illusione di riuscire a
rimuovere ogni ostacolo d'ordine filosofico e teologico, aprendo
definitivamente la via al trionfo della scienza nel mondo moderno ma non hanno
creduto all'evidenza dei fatti, hanno avuto timore di ciò che non hanno
saputo comprendere.
Io non ho mai pensato di negare le verità
contenute nelle Sacre Scritture o di peccare di eresia, il mio scopo è sempre
stato quello di alleviare la fatica dell'esistenza umana, chiarendo, sebbene
solo parzialmente, i dubbi che da secoli l'affliggono. Se prima questi erano
colmati dalla fede, ora solo la scienza li può risolvere.
IO - Il
suo è stato, insomma, un ardito piano di politica della cultura?
GALILEO -
Si, e mi sono dedicato con tale entusiasmo d'avere più interesse per esso che
non per qualsiasi scoperta particolare: matematica, fisica o astronomica che
fosse.
Neppure la pestilenza è riuscita a fermare la
mia ricerca e non vi riuscirà l'Inquisizione.
IO - Non
ha forse abiurato pubblicamente le sue teorie?
GALILEO -
Si, ma come ho già spiegato al mio discepolo prediletto Paolo Sarti, meglio
sporcarsi le mani che averle vuote.
Rinnegando le mie teorie ho avuta salva la
vita, una vita che verrà spesa fino all'ultimo respiro perché i posteri
possano avvalersi delle mie nuove scoperte.
IO -
Nuove scoperte?
GALILEO -
Nuove scoperte! Sto lavorando alla stesura de I Discorsi: opera articolata in
quattro giornate, i cui temi spaziano dalla costituzione della materia agli
atomi fisici e agli indivisibili geometrici, dalla condensazione alla
rarefazione, dalla natura dei fluidi alla velocità della luce, dalla
struttura degli animali alla natura, alla funzione delle ossa cave, ed altro
ancora.
IO - Ma
questo è il vero inizio della scienza moderna!
GALILEO -
Grazie, significa che lei crede nel mio lavoro, è la conferma che la mia
decisione è stata quella giusta.
(Mi accomiato dal grande scienziato che merita
un posto di primo piano per la sua caparbietà, il vigore e la chiarezza delle
sue opere scientifiche, con le quali ha gettato le basi delle odierne
concezioni).
Esempio di Svolgimento di un'intervista su un argomento
tecnico-artistico
La riproduzione della immagine (fotografica,
cinematografica, televisiva) ha assunto un ruolo centrale non solo nella
trasmissione di informazioni o negli spettacoli di intrattenimento, ma anche
nella comunicazione artistica. Scegli una forma d’arte contemporanea basata
sulla riproduzione delle immagini e analizzala prendendo in considerazione
l’opera di un singolo artista e mettendone in risalto la poetica, le scelte
espressive, le caratteristiche del pubblico a cui si rivolge.
Intervista al regista Steven Spielberg
(a cura di uno studente appassionato di cinema)
Sono riuscito a intervistare Steven Spielberg in occasione
della sua visita in Italia per il lancio del suo ultimo film, "Salvate il
soldato Ryan' Non è stato facile avvicinarlo occupato com’era fra conferenze
stampa e incontri ufficiali. Ma ho potuto fargli avere la mia richiesta per
mezzo di un mio amico che lavora nel suo albergo e lui ha acconsentito a
ricevermi anche se per pochi minuti, fra un impegno e l’altro, «Perché - ha
detto - i giovani sono la parte del mio pubblico che più mi sta a cuore. È per
loro che giro i miei film. Anche se, per gli incassi, conto anche sull'affluenza dei loro genitori!».
STUDENTE - Signor Spielberg, la ringrazio di avermi
ricevuto. Sono molto emozionato e non so se riuscirò a ricordare tutte le
domande che mi ero riproposto di farle. Sa, io sono un suo fan e ho visto tutti
i suoi film, alcuni anche per tante volte.
SPIELBERG - Qual è quello che ti è piaciuto di più?
STUDENTE - È difficile dirlo. Il primo Indiana Jones? 0
forse il terzo? Ma anche 1941, allarme a Hollywood, con Belushi, me lo sono
rivisto tre volte. E poi Scbindler’s list, avevo 15 anni quando l'ho visto e
credo proprio che abbia segnato la mia vita. Ma lei? Qual è il suo film a cui
è più affezionato?
SPIELBERG - Per certi aspetti anche per me Schindler's list
occupa un posto a parte fra gli altri miei film che amo (sia pure non tutti allo
stesso modo). Quel film che ho fatto cercando di raccontare Auschwitz, l'orrore
più grande di questo nostro secolo e forse dell'intera storia umana,
non è stato solo un film. Voglio dire che mentre lo preparavo e poi lo giravo,
mi rendevo conto che quando si ha a che fare con una materia come quella, non si
può trattarla come fosse un soggetto qualunque. Di fronte a quello che è
successo agli ebrei e agli altri perseguitati in Europa tutti quanti dobbiamo
interrogarci e assumerci le nostre responsabilità. Anche io e te che pure non
eravamo ancora nati. E infatti io a quel film ho continuato a lavorare anche
dopo che lo avevo finito ed era già proiettato nelle sale. Tu sei al corrente
della Fondazione che ho istituito per raccogliere le testimonianze di tutti i
sopravvissuti alla Shoab che sono ancora in vita?
STUDENTE - Sì, ho letto qualcosa. Dev’essere un lavoro
enorme. Ma allora Lei pensa che un film conti soprattutto per il messaggio che
contiene?
SPIELBERG - NO, o almeno non ne sono sicuro. Vedi, la
maggior parte dei miei film non aveva un particolare scopo educativo o morale.
Pensa allo Squalo o alla serie di Indiana Jones o a E T, che è stato il mio
maggiore successo. Certo, in quest'ultimo venivano presentati dei buoni
sentimenti. l'amicizia, la lealtà, la solidarietà. Ma è qualcosa che si può
trovare in migliaia di altri film. Ecco, non è che adesso. per aver fatto film
come Schindler’s list, o quest'ultimo Salvate il soldato Ryan sulla guerra o
quell'altro sui crimini dello schiavismo, Amistad (che, devo ammettere, non è
stato un capolavoro), io voglia rinnegare i film di puro divertimento. Anzi, per
me il cinema è prima di tutto qualcosa davanti a cui ci si mette con un grande
sacchetto di popcorn sulle ginocchia e che ci tiene attaccati alla sedia per due
ore o più. E, per tornare alla tua domanda di prima, forse il film a cui sono
più affezionato è Duel
STUDENTE - Quello del camion assassino che dà la caccia al
rappresentante di commercio sulla sua automobile?
SPIELBERG, - Proprio quello. Avevo 24 anni quando l'ho
fatto e nessuno mi conosceva. Lavoravo per la televisione e con i pochi mezzi
che avevo a disposizione (niente se penso ai miliardi che si spendono oggi) sono
riuscito a mettere insieme una storia di suspense che si reggeva sulla lotta fra
l'uomo e la macchina. Ti ricordi? Come hai detto giustamente tu, era il camion
l'assassino. Non il suo autista, che non compare mai se non per una breve
inquadratura dei suoi stivali. Poi, sulle macchine che si ribellano, sono usciti
molti altri film. Ma io mi sono sentito un po' il fondatore di un genere.
STUDENTE - Per la verità tre anni prima di Duel c'era già
stata la ribellione di un computer.
SPIELBERG - Vuoi dire Hal di 2001: Odissea nello spazio?
Certo, hai ragione. Ma io non mi sognavo nemmeno di mettere a confronto il mio
Duel con il capolavoro di Kubrick.
STUDENTE - Un confronto con Kubrick viene però in mente
adesso a proposito dei film contro la guerra. Il suo collega inglese ha detto la
sua già molti anni fa con Orizzonti di gloria, in cui è descritta l'assurdità
della guerra di trincea
durante il primo conflitto mondiale. E poi, più recentemente, con Full Metal
Jacket ambientato per metà in un centro di istruzione dei marines e per metà
nel Vietnam. E adesso lei, con Salvate il soldato Ryan che è un'altra forte
denuncia del militarismo e delle sue tragedie.
SPIELBERG - Ne sei proprio sicuro? Sei convinto che il mio
Ryan sia contro la guerra?
STUDENTE - Ma è quello che hanno detto tutti! In Italia
hanno perfino protestato, giustamente, perché il film era vietato ai minori di
14 anni e quindi non lo si poteva far vedere nelle scuole.
SPIELBERG – Su quello sono d’accordo anch’io. Quel
mio film dovrebbe essere proiettato nelle scuole e io avevo proprio in mente gli
studenti come te quando l’ho girato. Ma non perché volevo mandare un
messaggio pacifista. Intendiamoci, a me la guerra fa orrore e credo che questo
si capisca vedendo il film. Ma per quei ragazzi sulle spiagge di Normandia, per
tutti i soldati Ryan che non sono tornati a casa, quell’orrore era qualcosa
con cui bisognava fare i conti. Io ho voluto fare un film che inneggiasse ai
soldati americani che hanno difeso la libertà. È questo che intende il
capitano quando dice a Ryan “Meritatelo”!”. È un comando rivolto a tutti
noi che dobbiamo meritarci quella libertà.
STUDENTE - Sarà come dice
lei. Ma io quei film lo farei vedere per far capire
che la guerra è una cosa brutta
SPIELBERG – Brutta, certo. Ma in certi casi può essere
necessaria. Per fermare il nazismo
lo è stato.
STUDENTE - A me però hanno insegnato a scuola che non sono
stati solo gli americani a lottare contro il nazismo. E ho imparato anche che nelle guerre non c’è qualcuno che
ha sempre ragione e qualcuno sempre torto. Quelli che stavano certamente dalla
parte della ragione quando aiutavano l’Europa a liberarsi dall’oppressione
nazista erano gli stessi che bombardavano gli abitanti di Tokio e che avrebbero
usato per primi (e speriamo per ultimi) la bomba atomica sulla popolazione
civile.
SPIELBERG - Io però ho fatto un film sullo sbarco In
Normandia, mica su Hiroshima e Nagasaki. Ma parliamo di cinema- non dirmi che
non ti è piaciuta la sequenza finale dell'assalto al ponte? E i primi venti
minuti con la cinepresa abbassata verso terra, come uno che cerca di schivare le pallottole?
STUDENTE - Credo che siano brani di grande cinema, che
rimarranno nella storia come la fucilazione sulla scalinata di Odessa.
SPIELBERG - Cosi tu sei fra quelli, non molti ormai, che
hanno visto La corazzata Potemkin. Te lo hanno fatto vedere a scuola?
STUDENTE - No, i professori non ne hanno il coraggio. Hanno
paura che gli studenti si ribellino. O forse credono anche loro, come pensava
Paolo Villaggio in un film famoso fra i miei coetanei, che le opere di
Ejzenstein siano noiose. Così mentre ci insegnano, giustamente, a leggere la
poesia o i testi di narrativa, ci lasciano davanti ai film come dei perfetti
analfabeti. E molti di noi continuano a pensare che il cinema sia solo un posto
dove andare con la ragazza o con gli amici. Peccato, non sanno che cosa si
perdono!
Osservazioni sul testo
Nell'intervista si possono distinguere i seguenti elementi:
> Una caratterizzazione dell'intervistatore (che si
presenta come uno studente, conoscitore di cinema e in particolare dell’opera
di Spielberg) che traspare, oltre che nelle righe introduttive, anche da alcuni
interventi (cfr. il confronto con Kubrick e le riflessioni sulla guerra).
> Una dichiarazione di poetica del regista Spielberg («per
me il cinema è prima di tutto qualcosa... che ci tiene attaccati alla sedia»).
> Quali sono per lui i film più importanti (Schindler’s
list) e quelli a cui è più affezionato (Duel).
> Qual è il senso del film Salvate il soldato Ryan («non...
volevo mandare un
messaggio pacifìsta... ma inneggiare ai soldati americani
che hanno difeso la libertà»).
Esercizi
per la stesura di interviste di argomento storico-letterario
Svolgi in forma di intervista la seguente traccia:
Illustra attraverso quale percorso Manzoni giunge alla
scelta del romanzo, individua le difficoltà affrontate e indica quali
innovazioni ha introdotto in questo genere letterario.
Scaletta delle domande che si potrebbero porre ad
Alessandro Manzoni nel corso di un'immaginaria intervista sul tema indicato
....................................................................................................................................................
1. Perché ha scelto di scrivere un romanzo dopo che aveva
lavorato così a lungo sulla tragedia introducendo in essa delle notevoli
innovazioni? Non è stato soddisfatto dei risultati? Forse questo particolare
genere non soddisfaceva fino in fondo la sua poetica del “vero”, dell'
“utile” e dell’ “'interessante”
2. Lei è considerato il più importante autore del nostro
romanticismo: dobbiamo pensare che la sua decisione di dedicarsi a un certo tipo di narrativa abbia a
che fare con la sua appartenenza a quella corrente letteraria?
3. Certo lei non ha potuto giovarsi di grandi modelli di
romanzo nella tradizione letteraria italiana, ma in giro per l'Europa
circolavano romanzi decisamente importanti. Ce ne sono alcuni che per lei hanno
avuto un particolare significato?
4. Lei era anche un grande appassionato di storia. Come ha
conciliato questo suo interesse con la sua attività di romanziere?
5. E la religione? Ha avuto anch’essa un peso nella sua
scelta?
6. Certo non dev'essere stato facile scrivere un romanzo
che doveva arrivare a tutti gli italiani quando ancora gli italiani neanche
esistevano. Come ha risolto il problema della lingua?
7. Sa che cosa si dice oggi? Che il 1827, l'anno in cui lei
ha pubblicato per la prima volta i Promessi sposi, segna la nascita del romanzo
moderno in Italia. Lei si rendeva conto di essere un pioniere? Quali sono gli
aspetti della sua opera che giudica più innovativi?
Svolgi in forma di intervista la seguente traccia
Che cos’è la poesia e chi è il poeta? Sono queste due
domande a cui tutti i letterati hanno dato una risposta, in modo più o meno
esplicito. Scegli un poeta del
Novecento che abbia risposto a questi interrogativi in modo per te
particolarmente significativo.
Scaletta delle domande che si potrebbero porre a Eugenio
Montale
nel corso di una immaginaria intervista sul tema indicato
...........................................................................................................................................
1. Perché ha intitolato la sua prima raccolta di poesie
Ossi di seppie? C'è qualche relazione con le sue concezioni sul ruolo della
poesia?
2. 1 "poeti laureati " decisamente non le sono
simpatici. Con chi ce rha in particolare? E un certo modo di essere poeta che
non la convince?
3. 1 nostri professori, a scuola, insistevano moltissimo
sulla tecnica dei "correlativo oggettivo". Ci dicevano che in questo
lei si avvicinava al poeta inglese T.S. Eliot. Mi spiega in che cosa consiste?
4. Si dice che la poesia sia in crisi, che sono sempre meno
quelli che la leggono. Secondo lei questo ha qualcosa a che fare con il tipo di
società in cui viviamo?
5. Nelle sue ultime raccolte (da Satura in poi) il tono e
il linguaggio dei suoi versi si fa sempre meno lirico, più colloquiare,
addirittura dimesso. Perché? Forse non crede più nella poesia?
Svolgi in forma di intervista la seguente traccia
Negli ultimi anni si è registrato un crescente flusso
migratorio verso i paesi ricchi dell'Europa, proveniente in modo particolare
dalle regioni povere del bacino del Mediterraneo e dell’Europa dell’Est.
Anche l’Italia è massicciamente interessata da questo fenomeno che pone
problemi nuovi e sollecita soluzioni di natura sociale e culturale.
Scaletta delle domande che si potrebbero porre a un
immigrato extracomunitario
nel corso di un'immaginaria intervista sul tema indicato
................................................................................................................................................................
• Da che paese vieni?
• Perché sei voluto venire via?
• Come sei arrivato fino qua?
• Dove vivi attualmente?
• Come te la sei cavata con la lingua che si parla da
noi?
• Che cosa speri di trovare?
• Hai parenti o amici che vivono già in Italia?
• Pensi di fermarti a lungo? Speri di poterti stabilire
per sempre? • Che tipo di rapporti hai avuto, fin ad ora, con gli italiani?
• E con gli altri immigrati come te?
•Di che cosa senti maggiormente la mancanza?
•Che cosa credi che dovrebbe fare lo Stato italiano per
venire incontro alle esigenze di quelli nelle
tue condizioni?
Compito
di Italiano: Tipologia B: svolgi le seguenti tracce
sotto forma di intervista
1)
Da
Machiavelli a Guicciardini:
da una visione eroica a una
scetticamente amara, dalla “virtù” al “particulare”
2)
Marco Tullio Cicerone: un uomo
politico che non ha saputo, o non ha voluto, cogliere i difetti del
regime oligarchico romano
3)
Per Guglielmo di Ockham, che fu
costretto a difendere le sue tesi anche davanti alla curia avignonese, la
scienza non ha come oggetto l’universale, bensì
l’essere individuale.
(vedi sopra come il compito è stato svolto da una alunna)
libri
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