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Terze prove di Letteratura latina

Tipologia B: Quesiti a risposta aperta

Altre decine di terze prove qui sotto:

1) Seneca praticò diversi generi letterari; indica:

a) almeno due dialoghi filosofici e il loro tema;

b) almeno due tragedie e il loro nucleo narrativo;

c) l’opera satirica che scrisse contro l’imperatore Claudio, dopo la morte di quest’ultimo.

(massimo 4 righe per ciascun quesito)

 

Esempio di risposta

a) De Ira e De brevitate viate. Nel dialogo De ira Seneca combatte questa passione, ispirandosi alla filosofia stoica, ritenendola pericolosa in quanto contraria alla ragione. Nel De brevitate vitae Seneca sostiene che non bisogna lamentarsi della presunta brevità della vita umana, semmai occorre impegnarsi a usare bene il tempo concesso, come sa fare il sapiente.

b) Fedra e Hercules furens. Nella Fedra viene ripreso il tema della tragedia di Euripide Ippolito: la donna si innamora del figliastro e questo amore illegittimo genera lutti e tragedie. Nell’Hercules furens l’eroe saggio viene preso dall’ira, massacra moglie e figli e vorrebbe infine uccidersi.

c) L’opera satirica contro Claudio è la Apokolokyntosis, raro esemplare di satira menippea giuntoci intero. In questa opera Seneca esprime tutto il suo disprezzo per lo scomparso imperatore.

 

2) Quale corrente filosofica ispira le opere senechiane? Quale giudizio dà Seneca dell’epicureismo?

(massimo 3 righe per ciascun quesito)

 

3) La Pharsalia di Lucano ruota attorno a precise vicende politiche romane di un vicino passato:

a) quali guerre costituiscono lo scenario del poema?

b) quali sono i tre uomini politici che dominano la scena?

c) quale dei tre è maggiormente vicino agli ideali del poeta?

(massimo 3 righe per ciascun quesito)

 

4) Il Satyricon di Petronio è un’unicum nella letteratura latina, così povera di opere narrative:

a) l’opera ci è giunta completa?

b) chi è il protagonista, e quali sono le sue caratteristiche sociali e morali?

c) come viene delineata la figura di Trimalcione?

(massimo 3 righe per ciascun quesito)

 

5) La lotta tra paganesimo e cristianesimo ispirò un particolare genere letterario di parte cristiana:

a) che cosa si intende per scritti apologetici e qual è il loro tema fondamentale?

b) chi fu il principale apologista?

c) quali furono le sue opere principali?

(massimo 3 righe per ciascun quesito)

 

6) A quali autori e opere ci riferisce con il termine di “rinascita pagana”? In quale contesto storico si colloca?

(massimo 3 righe per ciascun quesito)

7) Quale scrittore latino, con l’opera Le confessioni (Confessiones) inaugura il genere, destinato a una secolare fortuna, della scrittura autobiografica?

 

8)  Leggi il seguente passo (con traduzione) del poema De rerum natura di Lucrezio.

115

 

 

 

 

120

 

 

 

 

125

 

 

 

 

130

 

 

 

 

135

 

 

 

 

140

Contemplator enim, cum solis lumina cumque

inserti fundunt radii per opaca domorum:

multa minuta modis multis per inane videbis

corpora misceri radiorum lumine in ipso

et velut aeterno certamine proelia pugnas

edere turmatim certantia nec dare pausam,

conciliis et discidiis exercita crebris;

conicere ut possis ex hoc, primordia rerum

quale sit in magno iactari semper inani.

dumtaxat rerum magnarum parva potest res

exemplare dare et vestigia notitiai.

hoc etiam magis haec animum te advertere par est

corpora quae in solis radiis turbare videntur,

quod tales turbae motus quoque materiai

significant clandestinos caecosque subesse.

multa videbis enim plagis ibi percita caecis

commutare viam retroque repulsa reverti

nunc huc nunc illuc in cunctas undique partis.

scilicet hic a principiis est omnibus error.

prima moventur enim per se primordia rerum;

inde ea quae parvo sunt corpora conciliato

et quasi proxima sunt ad viris principiorum,

ictibus illorum caecis impulsa cientur,

ipsaque proporro paulo maiora lacessunt.

sic a principiis ascendit motus et exit

paulatim nostros ad sensus, ut moveantur

illa quoque, in solis quae lumine cernere quimus

nec quibus id faciant plagis apparet aperte.

 

Traduzione

Osserva ogni volta che un raggio di sole s’introduce spandendo il suo fascio di luce nell’oscurità delle nostre dimore: vedrai una moltitudine di corpi minuti mescolarsi in mille maniere nel fascio dei raggi di luce e, come impegnati in una lotta interna, darsi a combattimenti, battaglie, guerreggiare in squadroni, senza prendere tregua, agitati da incontri e da separazioni innumerevoli: ti potrai subito figurare che cos’è l’eterna agitazione dei corpi primi nel vuoto immenso; pure, un piccolo fatto può fornirci un modello dei più grandi e metterci sulla traccia della loro comprensione. Un’altra ragione per osservare con più attenzione questi corpi che vedi agitarsi in disordine nei raggi del sole, è che tali agitazioni ci rivelano i movimenti segreti, invisibili, dissimulati al fondo della materia. Spesso vedrai molti di questi granellini di polvere, sotto l’impulso di urti invisibili, cambiare strada e respinti invertire la marcia, qui, là, dappertutto, in ogni direzione. Questa marcia errabonda proviene tutta dagli atomi. I princìpi sono i primi a muoversi, poi i più piccoli dei corpi composti, ma per la loro forza i più prossimi agli atomi, sotto gli urti invisibili di questi, si muovono mettendosi in marcia; a loro volta ne spostano d’un poco più grandi. Dagli atomi il movimento si eleva giungendo a poco a poco fino a nostri sensi, e finisce per raggiungere quelle particelle che percepiamo nei raggi del sole: ma anche allora gli urti che lo producono re stano per noi invisibili.

Il passo di Lucrezio, descrive una osservazione che, pur fondandosi su condizioni osservative e su principi molto diversi da quelli della fisica moderna, utilizza una impostazione metodologica non molto lontana da quella che ha consentito la soluzione del problema del moto browniano.

8a. Sintetizza l’argomento utilizzato da Lucrezio per dedurre dall’osservazione l’esistenza degli atomi (max 150 parole):

..................................................................................................................................................... 

8b. Quali vocaboli vengono usati da Lucrezio per indicare gli atomi?

9) Epicureismo e stoicismo sono state filosofie molto seguite in Roma tra il primo secolo avanti Cristo e il secondo secolo dopo Cristo. Quali sono le differenze tra le due scuole di pensiero?  (max. 7 righe)

10) Leggi il seguente brano di Plinio il Vecchio

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, II, 1, 3-6

Mundum et hoc quodcumque nomine alio caelum appellare libuit, cuius circumflexu degunt cuncta, numen esse credi par est, aeternum, inmensum, neque genitum neque interiturum umquam. Huius extera indagare nec interest hominum nec capit humanae coniectura mentis. Sacer est, aeternus, inmensus, totus in toto, immo vero ipse totum, infinitus et finito similis, omnium rerum certus et similis incerto, extra intra cuncta conplexus in se idemque rerum naturae opus et rerum ipsa natura.

Furor est mensuram eius animo quosdam agitasse atque prodere ausos, alios rursus occasione hic sumpta aut his data innumerabiles tradidisse mundos, ut totidem rerum naturas credi oporteret, aut, si una omnes incubaret, totidem tamen soles totidemque lunas et cetera etiam in uno et inmensa et innumerabilia sidera, quasi non eaedem quaestiones semper in termino cogitationi sint occursurae desiderio finis alicuius aut, si haec infinitas naturae omnium artifici possit adsignari, non idem illud in uno facilius sit intellegi, tanto praesertim opere. Furor est, profecto furor, egredi ex eo et, tamquam interna eius cuncta plane iam nota sint, ita scrutari extera, quasi vero mensuram ullius rei possit agere qui sui nesciat, aut mens hominis possit videre quae mundus ipse non capiat.

Formam eius in speciem orbis absoluti globatam esse nomen in primis et consensus in eo mortalium orbem appellantium, sed et argumenta rerum docent, non solum quia talis figura omnibus sui partibus vergit in sese ac sibi ipsa toleranda est seque includit et continet nullarum egens compagium nec finem aut initium ullis sui partibus sentiens, nec quia ad motum, quo subinde verti mox adparebit, talis aptissima est, sed oculorum quoque probatione, quod convexus mediusque quacumque cernatur, cum id accidere in alia non possit figura. Hanc ergo formam eius aetemo et inrequieto ambitu, inenarrabili celeritate, viginti quattuor horarum spatio circumagi solis exortus et occasus haut dubium reliquere. An sit inmensus et ideo sensum aurium excedens tantae molis rotatae vertigine adsidua sonitus non equidem facile dixerim, non, Hercule, magis quam circumactorum simul tinnitus siderum suosque volventium orbes an dulcis quidam et incredibili suavitate concentus. Nobis qui intus agimus iuxta diebus noctibusque tacitus labitur mundus.

Traduzione

L’universo e questo complesso che con altro nome è piaciuto chiamare cielo che con la sua volta racchiude la vita del creato, non si sbaglia a ritenerlo una divinità, senza limiti nel tempo e nello spazio, non generato e non destinato a morire. Ricercare ciò che è al di fuori di esso non ha importanza per l’uomo e sfugge alla capacità della mente umana. È un’entità sacra, eterna, immensa, tutta quanta compresa nel tutto: anzi è precisamente «il tutto»; infinita, eppure simile al finito; determinata in tutto, eppure simile all’indeterminato; capace di tenere insieme il tutto, fuori e dentro di essa; creazione della natura e natura creante essa stessa. È una vera e propria pazzia che alcuni abbiano pensato di calcolarne le dimensioni e abbiano avuto l’ardire di renderle pubbliche e che altri, sia che a loro volta da costoro hanno colto l’occasione o che l’hanno loro offerta, abbiano insegnato che esistono innumerevoli universi: al punto che bisognerebbe credere all’esistenza di altrettante nature, oppure, se una le comprendesse tutte, all’esistenza di altrettanti soli e di altrettante lune e di tutti gli altri astri che anche per un solo universo sono cosi immensi e innumerevoli; come se gli stessi problemi non siano alla conclusione destinati a presentarsi sempre alla mente umana, per il bisogno di trovare un limite, ovvero, quand’anche questa mancanza di limite si possa attribuire al creatore dell’universo, non sia più facile comprendere questo stesso concetto considerandolo in una sola entità, specialmente se di tali dimensioni. Pazzia è dunque, vera e propria pazzia, oltrepassare i limiti dell’universo e, come se avessimo piena conoscenza di tutto ciò che è in esso compreso, indagare con altrettanta attenzione ciò che ne è di fuori, quasi chi non conosce la propria potesse calcolare la misura di qualche altro essere creato, o come se la mente umana potesse scorgere quello che l’universo stesso non riesce a contenere in sé. Che la sua forma sia rotonda, a mo’ di sfera perfetta, lo prova anzitutto il nome e il consenso di tutti gli uomini a chiamarlo globo. Inoltre ce ne fanno edotti delle prove di fatto, non solo perché questa figura geometrica gravita su se stessa in tutte le sue parti e deve sostenersi e in sé risulta chiusa e compatta, senza aver bisogno d’alcuna connessione e senza presentare in nessuna delle sue parti alcun indizio donde cominci e dove abbia termine; e non perché un corpo di tal fatta è particolarmente idoneo al moto, con cui, come vedremo presto, continuamente ruota, ma anche perché ce lo prova la vista stessa, dal momento che l’universo, dovunque lo si contempli, appare convesso e come visto dal centro: particolarità questa che non è dato di riscontrare in nessun’altra figura geometrica. Il nascere e il tramontar del sole ci hanno dato la certezza che questo corpo celeste sferico compie nel tempo di ventiquattro ore una rivoluzione che è eterna e senza soste, a una velocità incredibile. Se poi abbia una intensità non misurabile e sia per questo che sfugga all’udito il suono prodotto da una tale mole in rotazione continua, non sono in grado di affermarlo con sicurezza: e neppure, per Ercole, se sia altrettanto inafferrabile l’acuto suono stridente degli astri nel loro giro orbitale, o se sia un dolce concerto di indicibile soavità. Per noi che ci viviamo all’interno l’universo scorre silenzioso dì e notte. (trad. Claudio Moreschini)  

Questionario

10a.   I testi di Plinio sono preziosi per i dati offerti

Vero                     Falso   

Perché? (max. 50 parole)

..................................................................................................................................................... 

 

10b.   L’uso delle fonti è rigoroso

Vero                    Falso   

Perché?

..................................................................................................................................................... 

 

10c.   A differenza delle opere di storia, la Naturalis Historia non è “opus oratorium maxime”

Vero                    Falso   

Perché?

..................................................................................................................................................... 

 

10d.   Definisci  il cosmo con i vocaboli usati da Plinio:

..................................................................................................................................................... 

 

10e.   La definizione pliniana è compatibile con la moderna concezione del cosmo nei seguenti aspetti:

..................................................................................................................................................... 

 

10f.   Non è accettabile nei seguenti aspetti:

..................................................................................................................................................... 

 

10g.   Quali condizionamenti culturali o religiosi agiscono sullo “scienziato” Plinio?

..................................................................................................................................................... 

 

10h.   Plinio dice che è impossibile cercare di andare oltre i limiti dell'universo. Riferendoti al testo, puoi spiegare perché?

..................................................................................................................................................... 

 

10i.   Quali evidenze mostrano qual è la forma dell'universo, secondo Plinio?

.....................................................................................................................................................   

 

11) Nel brano seguente Plinio il Giovane narra la morte di Plinio il Vecchio.

Gaio Plinio invia i suoi saluti al caro Tacito.

(1) Mi chiedi che io ti esponga la morte di mio zio, per poterla tramandare con una maggiore obiettività al posteri.[...]

(4) Era a Miseno e teneva direttamente il comando della flotta. Il 24 agosto, verso l’una del pomeriggio, mia madre lo informa che spuntava una nube fuori dell’ordinario sia per grandezza che per aspetto. 

(5) Egli dopo aver preso un bagno di sole e poi un altro nell’acqua fredda, aveva fatto uno spuntino stando nella sua brandina da lavoro e attendeva allo studio; si fa portare i sandali e sale in una località che offriva le migliori condizioni per contemplare quel prodigio. Si elevava una nube, ma chi guardava da lontano non riusciva a precisare da quale montagna (si seppe poi in seguito che era il Vesuvio): nessun’altra pianta meglio del pino ne potrebbe ripro­durre la figura e la forma. 

(6) Infatti slanciatasi in su come se si sorreggesse su di un altissimo tronco, si allargava poi in quelli che si potrebbero chiamare dei rami; credo che il motivo risiedesse nel fatto che, innalzata dal turbine subito dopo l’esplosione e poi privata del suo appoggio quando quello andò esaurendosi, o anche vinta dal suo stesso peso, si dissolveva allargandosi: talora era bianchissima, talora sporca e macchiata, a seconda che trascinasse con sé terra o cenere.

(7) Nella sua profonda passione per la scienza, stimò che si trattasse di un fenomeno molto importante e meritevole di essere studiato più da vicino. Ordina che gli si prepari una liburna e mi offre la possibilità di andare con lui se lo desiderassi. Gli risposi che preferivo attendere ai miei studi e, per caso, proprio lui mi aveva assegnato un lavoro da svolgere per iscritto.

(8) Mentre usciva di casa, gli viene consegnata una lettera da parte di Rettina, moglie di Casco, la quale, terrorizzata dal pericolo incombente (infatti la sua villa era posta lungo la spiaggia della zona minacciata e l’unica via di scampo era rappresentata dalle navi), lo pregava che la strappasse da quel frangente così spaventoso.

(9) Egli allora cambia progetto e ciò che aveva incominciato per un interesse scientifico lo affronta per l’impulso della sua eroica coscienza. Fa uscire in mare delle quadriremi e vi sale egli stesso, per venire in soccorso non solo a Rettina ma a molta gente poiché quel litorale, in grazia della sua bellezza, era fittamente abitato.

(10) Si affretta colà donde gli altri fuggono e punta la rotta e i timone proprio nel cuore del pericolo, così immune dalla paura da dettare e da annotare tutte le evoluzioni e tutte le configurazioni di quel cataclisma, come riusciva a coglierle successivamente con lo sguardo.

(11) Ormai, quanto più si avvicinavano, la cenere cadeva sulle navi sempre più calda e più densa, vi cadevano ormai anche pomici e pietre nere, corrose e spezzate dal fuoco, ormai si era creato un bassofondo improvviso e una frana della montagna impediva di accostarsi al litorale. Dopo una breve esitazione se dovesse ripiegare all’indietro, al pilota che gli suggeriva quest’alternativa tosto replicò: «La fortuna aiuta i prodi; dirigiti sulla dimora di Pomponiano».

(12) Questi si trovava a Stabia, dalla parte opposta del golfo (giacché il mare si inoltra nella dolce insenatura formata dalle coste arcuate a semicerchio); colà quantunque il pericolo non fosse ancora vicino, siccome però lo si poteva scorgere bene e ci si rendeva conto che, nel suo espandersi, era ormai imminente, Pomponiano aveva trasportato su delle navi le sue masserizie, determinato a fuggire non appena si fosse calmato il vento contrario. Per mio zio invece questo era allora pienamente favorevole, così che vi giunge, lo abbraccia tutto spaventato com’era, lo conforta, gli fa animo e, per smorzare la sua paura con la propria serenità, si fa calare nel bagno: terminata la pulizia, prende posto a tavola e consuma la sua cena con un fare gioviale o, cosa che presuppone una grandezza non inferiore, recitando la parte dell’uomo gioviale.

(13) Nel frattempo dal Vesuvio risplendevano in parecchi luoghi delle larghissime strisce di fuoco e degli incendi che emettevano alte vampate, i cui bagliori e la cui luce erano messi in risalto dal buio della notte. Egli, per sedare lo sgomento, insisteva nel dire che si trattava di fuochi lasciati accesi dai contadini nell’affanno di mettersi in salvo e di ville abbandonate che bruciavano nella campagna. Poi si prese un po’ di riposo e riposò di un sonno certamente genuino. Infatti il suo respiro, che, a causa della sua corpulenza, era piuttosto profondo e rumoroso, veniva percepito da coloro che andavano avanti e indietro dinanzi alla sua soglia.

(14) Senonché il cortile da cui si accedeva alla sua stanza, riempiendosi di cenere mista a pomici, aveva ormai innalzato tanto il suo livello che, se mio zio avesse ulteriormente indugiato nella sua camera, non avrebbe più avuto la possibilità di uscirne. Svegliato, viene fuori e si ricongiunge al gruppo di Pomponiano e di tutti gli altri, i quali erano rimasti desti fino a quel momento.

(15) Insieme esaminano se sia preferibile starsene al coperto o andare alla ventura allo scoperto. Infatti, sotto l’azione di frequenti ed enormi scosse, i caseggiati traballavano e, come se fossero stati sbarbicati dalle loro fondamenta, lasciavano l’impressione di sbandare ora da una parte ora dall’altra e poi di ritornare in sesto.

(16) D’altronde all’aperto cielo c’era da temere la caduta di pomici, anche se erano leggere e corrose; tuttavia il confronto tra i due pericoli indusse a scegliere quest’ultimo. In mio zio una ragione predominò sull’altra, nei suoi compagni una paura s’impose sull’altra. Si pongono in testa dei cuscini e li fissano con dei capi di biancheria; questa era la loro difesa contro tutto ciò che cadeva dall’alto.

(17) Altrove era già giorno, là invece era una notte più nera e più fitta di qualsiasi notte, quantunque fosse mitigata da numerose fiaccole e da luci di varia provenienza. Si trovò conveniente di recarsi sulla spiaggia e osservare da vicino se fosse già possibile tentare il viaggio per mare; ma esso perdurava ancora sconvolto e intransita­bile.

(18) Colà, sdraiato su di un panno steso per terra, chiese a due riprese dell’acqua fresca e ne bevve. Poi delle fiamme e un odore di zolfo che preannunciava le fiamme spingono gli altri in fuga e lo ridestano.

(19) Sorreggendosi su due semplici schiavi riuscì a rimettersi in piedi, ma subito stramazzò: da quanto io posso arguire, l’atmosfera troppo pregna di ceneri gli soffocò la respirazione e gli otturò la gola, che era per costituzione malaticcia, gonfia e spesso infiammata.

(20) Quando riapparve la luce del sole (era il terzo giorno da quello che aveva visto per ultimo) il suo cadavere fu trovato intatto, illeso e rivestito degli stessi abiti che aveva indossati: la maniera con cui il suo corpo si presentava faceva più pensare a uno che dormisse che non a un morto.

(Plinio il Giovane, Lettere, 6, 16; trad. F. Trisoglio)

Questionario

(le domande prevedono risposte di circa quattro righe)

11a. Chi era Plinio il Vecchio?

..................................................................................................................................................... 

 

11b. A quale genere letterario appartiene il testo di Plinio il Giovane?

..................................................................................................................................................... 

 

11c. Quali caratteristiche di Plinio il Vecchio segnalate nel testo ti sembrano adeguate a definire un ricercatore scientifico?

..................................................................................................................................................... 

 

11d. Quali testimonianze possiamo vedere ancora oggi dell’eruzione descritta in queste righe?

..................................................................................................................................................... 

 

11e. Quale nostro poeta dell’Ottocento e in quale testo si ispirò proprio a tali testimonianze per meditare su tutta la vita umana?

..................................................................................................................................................... 

 

11f. La descrizione pliniana può essere considerata accurata e precisa anche da un vulcanologo contemporaneo? Perché?

..................................................................................................................................................... 

 

12) Terza prova interdisciplinare a partire da un brano di Sant'Agostino sul concetto di "tempo"

 

13)  Confronto tra l’umanità primitiva e la società attuale:

da Lucrezio, "De Rerum Natura", V, parti di 988-1010:

    Nec nimio tum plus quam nunc mortalia saecla/….

    (…)

    vergebant, nunc dant aliis sollertius ipsi.)

a)      Esponi il contenuto del brano proposto.

b)      Illustra la concezione lucreziana di progresso scientifico e tecnologico

c)      Individua le antitesi più significative attraverso le quali il poeta mette a confronto passato e presente.

14) Attraverso quale scrittore ci sono pervenute notizie su Petronio?

15) Quali opere di Seneca sono più legate al gusto dell’epoca?

16) Qual è l’atteggiamento politico di Lucano nella Pharsalia?

17) Ambiguità e fasi alterne nei rapporti tra Cicerone e Cesare

18) Cos’è l’Institutio oratoria?

19) Cosa spinge Tacito alla composizione della Germania?

20) Cos’è il Panegirico di Traiano?

21) A quali fonti attinge Apuleuio nelle Metamorfosi?

22) Cosa cerca di dimostrare Lucrezio con l’episodio del sacrificio di Ifigenia?

23)  Come Seneca suggerisce di trattare gli schiavi?

24)  Chi sono i "lapsi" e come la Chiesa deve comportarsi con loro secondo Cipriano?

25)  Esponi come Lucrezio tratta il genere umano 10 (10R max)

26)  Perché alcuni critici moderni definiscono Lucano l’anti-Virgilio? (10R max)

27) “Huc accedit uti quidque in sua corpora rursum

     dissolvat natura neque ad nilum interemat res

     Nam si quid mortale <e> cunctis partibus esset,

     ex oculis res quaeque repente erepta periret”. (De rerum natura, I, 215-218)

Analizza , traduci e contestualizza  il brano riportato (max 8 righe)

 

28) “Denique res omnis eadem vis causaque vulgo

     conficeret, nisi materies aeterna teneret,

     inter se nexus minus aut magis indupedita”.(De rerum natura, I 238-240)

Intercetta il periodo ipotetico contenuto nel brano e specificane il tipo, quindi traduci  il brano riportato. (max 8 righe)

29) Quale tesi sostiene Lucrezio nel proemio del II libro del De rerum natura? Con quali    argomentazioni sostiene questa tesi? (max 8 righe)

30) Presenta l’opera Epistulae ad Lucilium di Seneca definendone anche l’intento programmatico.

31) Illustra contenuto e tecniche espositive dell’epistula ad Lucilium II

32) Quali aspetti della società del tempo di Nerone sono presenti nel Satyricon di Petronio? (max. 8 righe)

33) Quali concetti pedagogici Quintiliano sostiene nella celebre opera “Institutio Oratoria”? (max. 7 righe)

34) La crisi dell’oratoria nel primo secolo dopo Cristo è giudicata da Quintiliano e da Tacito in modo diverso. In che cosa consiste tale differenza di giudizio?  (max. 7 righe)

35) Nel proemio del “De Rerum Natura” di Lucrezio quale significato assume la figura di Venere? (max. 6  righe)

36) La filosofia stoica ha avuto nella cultura latina un grande esponente: Seneca. Nelle “Lettere morali a Lucilio” quali temi dello stoicismo sono presenti?  (max. 7 righe)

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