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Ultime lettere di Jacopo Ortis
di Ugo Foscolo
Analisi del testo di Alice Fusè
TIPOLOGIA
TESTUALE: romanzo
epistolare a carattere biografico (genere molto in voga nella seconda metà del
Settecento), composto dalle lettere che il Foscolo immagina scritte da un
giovane suicida negli ultimi tempi della sua vita, a un amico, Lorenzo Alderani.
Questi le pubblica, aggiungendo alcuni collegamenti narrativi e descrive, alla
fine, la tragica morte del protagonista.
E’ allo
stesso tempo anche un romanzo autobiografico per il fatto che Jacopo, il
protagonista, riproduce spesso l’essenza e il carattere del Foscolo: infatti è
ardente, appassionato, facile all’ira e impulsivo; ma è anche tenero, attento,
sensibile e capace di compassione. Inoltre vi confluiscono i suoi amori
infelici, le sue esperienze politiche, in primo luogo quella di Campoformio,
tanto più grave perché segnò il crollo di quegli ideali che dopo il tramonto
della fede religiosa erano divenuti per il poeta unica ragione di
vita.
Altri
capolavori dello stesso genere sono “La Nouvelle Héloise” di Jean Jacques
Rousseau e “I dolori del giovane Werther” di J. Wolfang Goethe; fu soprattutto a
quest' ultimo che si ispirò Ugo Foscolo (gli infelici protagonisti dei due
romanzi, quello tedesco e quello italiano, si suicidano entrambi), che però
volle sottolineare anche le differenze delle due opere, di cui la più
sostanziale è il motivo politico e patriottico, che nel Werther non
esiste.
MODELLI:
Nella
struttura formale dell’Ortis si può notare come il Foscolo sia stato
notevolmente influenzato dal romanzo I dolori del giovane Werther (1774) di
Goethe; infatti ad imitazione del Werther, l’Ortis presenta un unico
destinatario, del quale non sono inserite le lettere di risposta , che è insieme
l’amico, il confidente e il riscontro prudente del protagonista: il romanzo si
riduce così ad un diario del protagonista che riproduce solo le riflessioni e
gli stati d’animo del poeta. Lorenzo, come Guglielmo nel Werther, pubblicherà le
lettere dell’amico aggiungendo, di sua mano, quanto è necessario al lettore per
comprenderne la storia. Nella seconda edizione il poeta mette in risalto il tema
politico, trascurato in quello precedente, che diventa così quello dominante. La
trama dei due romanzi è molto simile. Sia Jacopo che Werther incarnano il tipo
dell’eroe sentimentale, generoso, infelice, a disagio nella realtà quotidiana e
nel contatto con gli altri, rispetto ai quali però si distingue per nobiltà
d’animo. Il loro destino è così segnato dalla solitudine, dalla sconfitta e
dalla sventura. La loro breve vicenda umana è dominata dalla riflessione
pessimistica sulla realtà in cui vivono; il loro cuore è in continua lite con la
ragione e solo la natura sembra corrispondere ai loro stati d’animo.
Si nota
anche un notevole influsso del pensiero di Vittorio Alfieri: Jacopo incarna
l’uomo libero di Alfieri che protesta contro qualsiasi forma di tirannide per
l’ideale di libertà; ma mentre l’eroe alfierano rimane nella sua astratta
solitudine, l’individuo di Foscolo cerca di attuare i suoi ideali nell’incontro
concreto con la società.
Nel
romanzo sono presenti inoltre numerose citazioni da autori quali Dante, la
Bibbia, Plutarco, Petrarca e Sterne: Petrarca ad esempio accompagna i momenti in
cui l’amore e la contemplazione della natura hanno il sopravvento nell’animo
dell’Ortis, mentre Plutarco accompagna i momenti di solitudine e di meditazione.
LA
STORIA DELLA PUBBLICAZIONE DEL ROMANZO:
Sin
dal 1796 il Foscolo aveva tracciato l'idea di un romanzo epistolare (Laura,
lettere), un misto di realtà e finzione letteraria: l'amore infelice per una
ragazza veneziana e l'emozione indimenticata per la sorte di un giovane morto
suicida, Girolamo Ortis, studente dell'Università di Padova, dove il Foscolo
ascoltava le lezioni del Cesarotti è la prima idea del romanzo sentimentale, di
gusto settecentesco, in cui la catastrofe finale doveva avvenire per rinuncia
elegiaca alla donna amata. Ma gli eventi storici, nei quali rimase coinvolto in
prima persona, Campoformio e la patria venduta e la fine della libertà e
l'esilio, insieme alla prima cocente delusione amorosa, daranno una veste nuova
alla prima idea già nel 1798. Proprio alla fine del 1798 l'editore Jacopo
Marsigli di Bologna, dove il Foscolo si era stabilito, comincia la pubblicazione
del romanzo, un insieme di lettere che Jacopo Ortis aveva inviato all'amico
Lorenzo F.; ma l'arrivo degli austro-russi e la fuga di Foscolo ne interrompe la
stampa alla lettera XLV (l'addio di Jacopo a Teresa). Nella prima parte è
contenuta la "storia di Laura" che riprende la storia della sua passione
violenta e infelice per Teresa Pikler moglie di Vincenzo Monti. Il romanzo viene
quindi a trovarsi improvvisamente senza una conclusione. L'editore affida allora
al letterato bolognese Angelo Sassoli, che la completa con addirittura venti
nuove lettere insieme ad Alcune memorie appartenute alla storia di Teresa. La
parte scritta dal Sassoli, pur ispirandosi ai temi foscoliani e pur imitando lo
stile del Foscolo, è comunque molto diversa dalla prima parte originale, anche
se qualche critico ha tentato di attribuirne sostanzialmente la paternità al
Foscolo, magari con un autore, il Sassoli appunto, che avrebbe ricucito insieme
le lettere foscoliane. Marsigli, quindi, pubblica l'opera con il titolo “Vera
storia di due amanti infelici” ossia Ultime lettere di Jacopo Ortis e vi
aggiunge un Avviso al lettore e alcune Annotazioni destinate al nuovo pubblico
che avrebbe comprato il libro. Il titolo e le annotazioni cercano di dare
risalto al filone romanzesco dell'opera anche per ottenere più facilmente il
visto della censura degli austriaci giunti a Bologna dopo il trattato di
Campoformio. Ma la vittoria di Napoleone a Marengo, il rientro dei democratici a
Bologna e il conseguente ritiro degli Austriaci che abbandonano definitivamente
la Romagna, spingono l'editore Marsigli a ripristinare la prima veste editoriale
soprattutto per guadagnarsi i favori dei nuovi governanti. Foscolo sconfessa
comunque l'operazione del Marsigli, e a Milano nel 1799 presso l'editore
Mainardi, si appresta una nuova edizione del romanzo, che si ferma sempre alla
lettera XLV; ma per uno screzio con l'editore le copie vanno al macero: si
salvano soltanto due copie, tra cui quella che era stata inviata a Goethe. Nel
novembre 1800 Foscolo, dopo dopo un anno e mezzo di avventurosa vita militare,
arriva a Firenze, e qui conosce la bella e giovanissima Isabella Roncioni di cui
si innamora fino al delirio rivivendo il primo grande amore venezia e la cocente
disillusione della fine. Torna a Milano e pone mano al "suo romanzo" proprio
mentre, passata la passione fiorentina, vive un'altra travolgente passione
amorosa, quella per la contessa Antonietta Fagnani-Arese. Anzi, proprio questa
nuova edizione favorì l'amore fra i due. La prima edizione completa vede la luce
nell'ottobre 1802, presso la stamperia il "Genio Tipografico" e presenta alcune
sostanziali modifiche rispetto al testo precedente: Lorenzo F. diventa Lorenzo
A. (solo dal 1817 si chiamerà Lorenzo Alderani); il numero delle lettere passa
da 45 a 67; il tempo della storia si dilata: nel primo dura dal 3 settembre 1797
alla fine di maggio del 1798, ora va dall'11 ottobre 1797 al 25 marzo 1799. Le
modifiche riguardano comunque aspetti sostanziali dell'opera, come il tema del
suicidio, la valenza della passione politica e la valenza della passione amorosa
che acquistano una più logica collocazione. lo stesso personaggio di Odoardo, il
promesso sposo di Teresa se prima suscitava sentimenti di stima e perfino di
simpatia in Ortis, ora diventa un giovane arido dedito agli affari, che "sarà
anche un bravo giovine, ma la sua faccia non dice nulla", fino a destare qualche
sentimento di ostilità. Le innovazioni, infine, riguardano profondamente anche
lo stile, ora spesso conciso e talvolta figurativo, nel senso che porta subito
il lettore a "vedere" la scena con i propri occhi. L'edizione definitiva del
romanzo appartiene al 1816 ed avviene a Zurigo (anche se la stampa reca la falsa
indicazione Londra 1814); in questa viene aggiunta la lettera datata 17 marzo,
viene ritoccata la forma ed inserita una Notizia bibliografica "preziosa sul
piano critico, inattendibile su quello informativo e documentario
(Segre-Martignon). L'ultima edizione esce nel 1817 a Londra, con qualche lieve
modifica rispetto alla precedente.
TEMATICHE:
Il
romanzo si svolge innanzitutto su due tematiche fondamentali che si intrecciano:
la passione politica e la passione amorosa. La passione
politica,
che, col suo fallimento, mette in evidenza da un lato i rapporti negativi con il
potere e dall'altro il desiderio di un'Italia che avrebbe potuto essere
unificata proprio alla luce delle idee diffuse dalla Rivoluzione francese e
dagli entusiasmi suscitati dalle imprese di Napoleone; il fallimento è
controbilanciato dall'amor di patria, dall'elogio della virtù individuale e
dalla meditazione sulla storia e sulla passata grandezza di Roma e
dell'Italia. La passione
amorosa,
che col suo fallimento mette in evidenza i rapporti negativi dell'individuo con
gli usi, i costumi e le consuetudini che vogliono ancora la donna oggetto del
padre o del marito e priva di quella volontà autonoma che la
contraddistinguerebbe come persona umana: la forza non è ancora nel sentimento
(o non lo sarà se non sporadicamente), ma nel potere soprattutto economico. La
forza delle idee illuministiche non è stata in grado di liberare l'individuo dal
controllo dei potenti su chi è sottomesso perché nulla possiede. Ma anche in
questo caso, come per la passione politica, il romanzo e i due personaggi Teresa
e Jacopo, insieme alla madre della ragazza, rappresentano un atto di fede nel
sentimento e nel rinnegamento dell'egoismo. Il fallimento della passione amorosa
è controbilanciato proprio dalla valorizzazione del sentimento e dalla
ribellione a un certo senso del fatalismo che durante il romanticismo assegnerà
alla donna un altissimo ruolo, valorizzando il suo essere madre e punto
fondamentale di unione del focolare domestico. Il fallimento delle due
passioni porta inevitabilmente al suicidio, provocato dal dolore intensamente
provato e protratto fino al limite della rottura finale, ma questo elemento
negativo è controbilanciato dalla speranza di un mondo in cui coloro che si
amano possano riunirsi per sempre.
Quindi ricapitolando le
tematiche possono essere così elencate:
Il suicidio: non si tratta di un
suicidio improvviso, bensì di un suicidio lungamente meditato e accuratamente
preparato (l’ultima visita a Teresa, l’abbraccio finale alla madre, la lettera a
Lorenzo con quella da consegnare a Teresa, l’ultima passeggiata....),
inevitabile conclusione di una vita ormai vista come dolore e impotenza. La
critica lo ha definito in diversi modi: non è negazione della vita, ma è,
alfierianamente, affermazione e bisogno di libertà, denuncia di oppressione e
protesta contro la società e il destino; come un segno di immaturità psicologica
da parte del protagonista; come espressione di fuga da parte del letterato di
fronte alle nuove condizioni storiche. In fondo la soluzione tragica, annunciata
fin dal titolo dell’opera (Ultime lettere), finisce con l’apparire come
inevitabile, innescata dal circolo vizioso di un agire che nel romanzo si
rivolge costantemente su di sé, senza vie d’uscita.
Amore per la patria e patriottismo:
Jacopo esprime il dolore per le sventure della patria, il cui sacrificio
è ormai compiuto, sicché ai patrioti non rimane altro che piangere per le loro
sciagure e per la vergogna di non aver saputo difendere l’indipendenza della
patria. Risponde risentito al consiglio dell’amico di sottrarsi alle
persecuzioni con la fuga; egli non lo farà mai, perché, per sottrarsi agli
Austriaci dovrebbe consegnarsi ai Francesi, a coloro cioè che avevano tradito e
venduto la sua patria. Jacopo sa di essere nella lista di proscrizione ,
ma per ora, su consiglio della madre si trova in un vecchio podere sui colli
Euganei, dove non intende fuggire, perché nella sua solitudine trova almeno il
conforto di poter vedere di lontano Venezia. Egli si duole delle persecuzioni
subite dai patrioti, non tanto ad opera degli Austriaci, quanto ad opera degli
stessi italiani, e non se ne meraviglia perché purtroppo - egli dice - noi
stessi Italiani ci laviamo le mani nel sangue degli Italiani, cioè
combattiamo sempre tra di noi invece di essere unti contro gli stranieri. La
libertà della patria è sentita come la ragione stessa della vita.
Bellezza rasserenatrice (Teresa):
Jacopo pensa che la contemplazione della bellezza rasserena ed addormenta negli
uomini tutti i dolori, ma poi ha il presentimento che per il suo animo
travagliato anche tale contemplazione può essere fatalmente fonte di nuovo
dolore, perché si sente come predestinato ad avere perpetuamente l’animo agitato
dalle passioni.
L’amore: sentito come il momento
più esaltante della vita umana. L’inno all’amore è offerto a Jacopo
dall’ebbrezza provata nell’aver baciato Teresa. Anche se è convinto che il suo
amore è senza speranza perché Teresa è fidanzata ad Odoardo, Jacopo si sofferma
a descrivere liricamente la metamorfosi del suo animo derivata dalla dolcezza di
quel bacio. Dopo quel bacio egli è cambiato: i suoi pensieri sono diventati più
nobili, tutto gli appare più soave, la natura si abbellisce al suo sguardo.
Perfino dagli uomini non fugge più. L’amore è la madre delle arti belle, perché
ispira la sacra poesia negli animi generosi, che tramandano alle future
generazioni i loro canti di incitamento a compiere nobili imprese; accende
inoltre nel cuore degli uomini la Pietà, ossia la tenerezza degli affetti. Senza
l’amore la terra diventerebbe ingrata.
NARRATORE: essendo
un romanzo epistolare, il narratore coincide con il protagonista del romanzo –
Jacopo - che scrive all’amico Lorenzo le proprie vicende e
emozioni. In un certo senso, però, anche Lorenzo svolge la funzione di
narratore. Ci sono dunque due
personaggi, Jacopo e Lorenzo, che hanno il duplice ruolo di personaggio narrante
e personaggio narrato. La storia di Jacopo Ortis che, deluso nelle sue attese
politiche e innamorato senza speranza di una fanciulla destinata ad andare in
sposa ad un altro, si uccide, è raccontata da due narratori che si differenziano
per la diversa destinazione della pagina ( per Jacopo il destinatario è Lorenzo;
per Lorenzo sono i lettori del libro), per il tempo della scrittura
(contemporaneo agli eventi narrati per Jacopo; posteriore per Lorenzo), per il
diverso temperamento dei personaggi (irruente e passionale il protagonista,
pacato e saggio Lorenzo) e per il livello della scrittura (Jacopo può
utilizzare ardite strutture sintattiche, sperimentalismi stilistici e il
fiorentino; nella prosa di Lorenzo è di rigore la paratassi il lessico aulico e
la precisione di una cronaca distaccata).
AUTORE:
Niccolò
Ugo Foscolo nacque a Zante (Zacinto), isola greca dello Ionio, il 6 febbraio del
1778, dal padre Andrea -medico di bordo della marina veneziana- e la madre
Diamantina Spathis, è una donna. Si
trasferì a Venezia nel 1792 dove conobbe alcuni dei letterati più famosi
dell'epoca, scrisse poesie, si interessò di politica e condusse una vita
sentimentale molto vivace. La sua vocazione rivoluzionaria è evidente nel dramma
Tieste
(1797), che gli diede una certa notorietà e nell'ode
A
Bonaparte liberatore.
Dopo il trattato di Campoformio, con il quale Napoleone cedette Venezia
all'Austria, profondamente deluso, lasciò la città e si ritirò a Milano. Fu
proprio la caduta delle speranze in un rinnovamento politico da parte di
Napoleone a ispirargli
Le
ultime lettere di Jacopo Ortis
(la prima edizione completa è del 1802, quella definitiva del 1817), il primo
grande romanzo italiano. Si tratta di un romanzo epistolare dove il protagonista
Lorenzo Alderani pubblica le lettere che l'amico Jacopo, morto suicida giovane,
gli aveva inviato: lo scopo è non lasciare cadere nel nulla un esempio di
grandezza tragica ed eroica. Il gesto di Jacopo si spiega sia con la delusione
politica provata per la perdita di Venezia ("Il sacrificio della patria nostra è
consumato" è il celebre inizio del libro), sia con la disperazione per il fatto
che la donna amata, Teresa, sposi per convenienza familiare un altro uomo,
Odoardo. Soprattutto per questo motivo sentimentale l'Ortis mostra alcune
analogie con un altro celebre romanzo epistolare dell'epoca, I dolori del giovane Werther (1774) di
Goethe. Il romanzo ebbe un grande successo soprattutto in epoca risorgimentale,
presso i giovani patrioti italiani. A Milano Foscolo frequentò scrittori come
Giuseppe Parini e Vincenzo Monti, ritenuto allora il maggiore poeta in Italia.
Partecipò come luogotenente della Guardia nazionale di Bologna alle battaglie
della Trebbia e di Novi; a Cento venne ferito a una gamba. La sua vita continuò
a essere movimentata: gli spostamenti anche all'estero furono frequenti, gli
amori appassionati (Isabella Roncioni, Antonietta Fagnani Arese) si succedevano.
Nel frattempo Foscolo continuava a scrivere: nel 1803 pubblicò il meglio della
sua produzione poetica, dodici sonetti (fra i quali
Alla
sera
e
A
Zacinto)
e due odi (All'amica
risanata,
composta per la Fagnani Arese), in seguito meritatamente famosi. Se le odi
corrispondono in modo abbastanza evidente al gusto neoclassico, i sonetti
raggiungono un'eleganza stilizzata non semplicemente riducibile alla componente
classicistica che pur li caratterizza in modo evidente. Il capolavoro poetico di
Foscolo è però il carme
Dei
sepolcri
(1807). Si tratta di una lunga poesia di 295 versi sciolti dedicata al tema
della morte e della commemorazione degli scomparsi, inteso come fatto di civiltà
ma è anche un inno ai grandi valori dell'uomo (la libertà, l'amore per la
patria, il culto per l'arte e soprattutto per la poesia, il rispetto del
passato, il primato del genio scientifico) cantato attraverso numerosissime
figure antiche e moderne (da Omero a Vittorio Alfieri, da Dante a Machiavelli,
da Isaac Newton a Horatio Nelson) e tramite la difesa della sepoltura come
monumento che racchiude in sé passato e futuro. L'argomento era legato a un
fatto occasionale: con l'editto di Saint-Cloud, infatti, per ragioni di igiene,
ma anche in base a motivazioni ideologiche, Napoleone aveva imposto la sepoltura
dei cadaveri fuori dalle mura della città, sotto lapidi che non permettessero
l'identificazione dei defunti. Un fatto che diede avvio a parecchie discussioni:
con i Sepolcri Foscolo rispondeva
a Pindemonte, che aveva una visione più tradizionalmete religiosa della
morte.
La
carriera poetica di Foscolo si concluse con un'opera incompiuta,
Le
Grazie,
un canto dedicato alla bellezza degli antichi miti e dei loro protagonisti,
tramite per celebrare la grandezza della poesia. Si tratta di tre inni dedicati
ad Antonio Canova, massimo scultore neoclassico. La produzione letteraria di
Foscolo comprende però anche opere di altro genere, a partire dalla traduzione
molto importante di un testo destinato a fare epoca, il Viaggio sentimentale di Laurence Sterne
(1813), accompagnato da un autoritratto ironico intitolato
Notizia
intorno a Didimo Chierico.
Si tratta di una figura disegnata come l'opposto di Jacopo Ortis: se Jacopo è
passionale, emotivo, incapace di tenersi a freno, al contrario Didimo è
misurato, calmo, ironico e riflessivo. Nel 1808 Foscolo aveva ottenuto la
cattedra di eloquenza a Pavia (la prolusione
Dell'origine
e dell'ufficio della letteratura
è del 1809), soppressa poco tempo dopo. Nonostante ciò, la sua attività di
critico letterario fu di grande importanza: studiò Dante, Boccaccio e la poesia
narrativa, ma anche i contemporanei. Quando gli austriaci tornarono a Milano,
nel 1814, rifiutando le offerte politicamente interessate che gli vennero fatte,
Foscolo partì in esilio volontario per la Svizzera (1815) e quindi per
l'Inghilterra (1816). Qui visse in condizioni economiche spesso precarie,
nonostante gli aiuti della figlia naturale Floriana che viveva con lui. Morì
vicino a Londra, ma nel 1871 le sue ceneri furono trasportate a Firenze, in
Santa Croce.
PERSONAGGI:
I
personaggi principali del romanzo sono:
Jacopo
Ortis,
il protagonista. Rappresenta
la crisi delle speranze rivoluzionarie e di un'idea di libertà e di patria
vissuta in modo istintivo e fondata su una fiducia fondamentale che all'atto
pratico si rivela inconsistente e negativa. Egli è l'eroe romantico che lotta
inutilmente contro convenzioni ormai inattuali. Sul piano della passione
politica non rappresenta tanto la crisi delle idee rivoluzionarie, come
qualcuno ha prospettato, quando un atto di fede in un'idea straordinaria che potrà essere
realizzata non con la fiducia in un personaggio come Napoleone o altri, ma con
la fede nelle proprie forze e la volontà di una nazione di raggiungere il
risultato finale. Il suicidio di Jacopo appare come un atto di denuncia contro
gli usi e le consuetudini dell'epoca e di protesta politica, ed è motivato non
soltanto dalla fine dell'infelice amore per Teresa ma anche dal tradimento
perpetrato da Napoleone Bonaparte che vende Venezia all'Austria col trattato
di Campoformio, ratificato il 17 ottobre, contro le speranze di molti nobili
idealisti del tempo, che aspiravano a un’Italia unita. Jacopo nel romanzo
appare in una luce solitaria e spesso violenta, specie nell'ultima parte, dove
ogni suo gesto appare netto e preciso come scolpito, così come il Foscolo
nella vita quotidiana risulta solitario perché nessun legame solido e duraturo
gli è permesso, vivendo "ramingo di gente in gente”.
Teresa,la
donna di cui Jacopo è innamorato: in origine ricorda la Teresa Pikler, moglie
del Monti, ma già nell'edizione del 1802 ricorda la Isabella Roncioni,
conosciuta sul finire del 1800 a Firenze, che come Teresa appunto era stata
promessa a un marito che non amava (il marchese fiorentino Pietro Bartolomei)
e reincontrata nell'aprile del 1813, ormai sposata e corteggiata dal barone
Strozzi. Teresa rappresenta l'amore, la dolcezza, il senso dell'infinito sul
piano del sentimento, ma anche l'oggetto, come abbiamo visto, del padre prima
(che se ne serve come scambio per ottenere per sé una sostanziale tranquillità
anche sul piano poliziesco, e del marito poi: i matrimoni sono un contratto
sociale, come aveva ben scritto il Rousseau, e la vittima di questo contratto,
la parte debole è proprio la donna, così legata al focolare domestico e al
decoro della casa, da non avere per sé assolutamente nessun momento: la sua
vita deve essere dedicata interamente alla casa, ai figli e al marito... e
alla preghiera, come dirà Carducci circa settantanni dopo. All'uomo la vita
pubblica, alla donna la vita privata. Ma la sofferenza di Teresa di fronte
alla mancata realizzazione dell'amore per Jacopo, il dolore muto vissuto fra
il padre e il marito che pure per Jacopo provavano qualche simpatia e che il
qualche modo si sentono responsabili della sua morte, come sistema se non
proprio come individui, è chiaramente manifesto e non viene mai messo in
discussione nemmeno da coloro che sono preposti alla sua vigilanza: il padre e
il marito. In lei non c'è odio o avversione, ma una sottomissione alla volontà
del padre e la coscienza che nel suo intimo può vivere il suo amore per
Jacopo, soffrire delle pene che soffre Jacopo, sentire la mancanza di Jacopo
assente e non lamentarsi, ma rivelare i suoi sentimenti appena lo vede da
lontano avvicinarsi perché sa che lui è lí per lei, col suo amore senza
pretese. In Teresa non c'è esasperazione dei sentimenti, ma mitezza: soffre
per la lontananza della madre ma non farebbe mai come la madre perché non è
una ribelle. In questo anticipa la funzione della donna nella società
romantica: colei che protegge il focolare domestico dalle forze disgregatrici
che provengono dall'esterno.
Lorenzo
Alderani: sicuramente omaggio a Laurence
Sterne, sappiamo che è stato fedele amico di Jacopo e continua ad esserlo anche
dopo la sua morte. Sconvolto dalla morte dell’amico e debitore delle promesse
fatte a questo, decide di omaggiarlo con una raccolta delle sue lettere ed è
quindi l’editore del libro. Il suo carattere lo si desume dalle lettere del
protagonista e dalla scrittura che compare nella seconda parte del libro:
sincero, leale, un po’ pedante, fedele e puntuale, rappresenta l’amicizia. E’ un
personaggio solido e razionale come un settecentista, e contemporaneamente
romantico, per la suggestione dei comportamenti dell’amico. Di Jacopo non
comprende fino in fondo le inquietudini e gli interrogativi, le scelte e i
comportamenti.
Il signor T***:
è il padre di Teresa, è la causa della caduta
dell’illusione amorosa e rappresenta l’antagonista. Nella sfera dell’illusione
amorosa , rappresenta il correlativo di Napoleone in quella politica: entrambi
positivi in apparenza (“ Io n’aveva inteso parlare come d’uomo di colto ingegno
e di soma onestà […]. Ha tratto cortese, fisionomia liberale e parla col cuore”)
, non tardano a far cadere la maschera e a rivelarsi tiranni. Come i patrioti
che si sono ribellati ai decreti del dittatore francese sono costretti
all’esilio e alla dolorosa lontananza dalla patria, così la madre di Teresa,
ribellatasi alla volontà del marito, è costretta ad una forzata lontananza
dalla famiglia : è a Padova, come in esilio. In fondo, però, anche il signor T**
è una vittima: più che degli eventi, delle sue debolezze.
Odoardo:
dalle movenze meccaniche e precise, l’uomo a cui
Teresa è destinata in sposa, neppure per un istante riesce a suscitare simpatia
al lettore. Incapace di sentire, di amare, di comprendere, rappresenta il
correlativo negativo di Jacopo; e mette così in risalto il triste destino di
Teresa, fanciulla d’indole appassionata, “nata per amare ed essere amata”.
Isabellina: l’altra figlia del
signor T***, “Bionda e ricciuta, occhi azzurri, guance pari alle rose, fresca,
candida, paffutella, pare una Grazia di quattr’anni”, legata a Jacopo da un
affetto vivo e spontaneo. E’ l’emblema dell’innocenza che Teresa perde nel
momento in cui si innamora del protagonista.
Personaggi storici
I personaggi storicamente esistiti si collocano
tutti nell’antinomia tiranno/ oppositore del tiranno. Se il primo assume un solo
nome, Napoleone, il secondo ne assume diversi, e tutti sono letterati, a
sottolineare l’importanza che essi possono assumere in un contesto
rivoluzionari.
Giuseppe Parini: è introdotto da
Jacopo nella lettera del 27 ottobre con le parole “ serba la sua generosa
fierezza, ma parmi sgomentato dai tempi e dalla vecchiaia” e si trasfigura nella
lettera del 4 dicembre, dove incarna l’anti-tiranno, il letterato integro che
non ha mai ceduto alle seduzioni del potere.
Napoleone: la figura del tiranno è
presente nel romanzo solo per allusioni. Foscolo si sofferma a lungo su di lui,
senza nominarlo esplicitamente, nella lettera del 17 marzo e il giudizio sul
“Giovine Eroe nato di sangue italiano” non conosce attenuanti: di animo basso e
crudele ha compiuto la sua azione più spregevole vendendo quello che, per
sangue, era il suo popolo. E oltretutto l’ha fatto dopo aver illuso tutti i
patrioti italiani che la sua venuta nella nostra penisola avrebbe significato la
libertà. Tiranno della peggior specie, nell’ambito del giudizio morale è
collocabile agli antipodi rispetto al Parini.
Vittorio Alfieri: viene
esplicitamente citato nella lettera del 27 agosto. “L’unico italiano ch’egli
desiderava conoscere”, e che non riuscì ad incontrare, è la figura di cui Jacopo
replica il comportamento nell’ultimo periodo della sua esistenza, quando si
isola dal mondo, rifiutando qualunque contatto con nuove persone.
Aurelio de’ Giorni Bertola: è un
personaggio politico presente nel biglietto del 5 marzo da Rimini. E’ caro a
Jacopo più come spirito rivoluzionario e antifrancese che come letterato.
LUOGHI:
I colli Euganei dove
Jacopo si rifugia per evitare le persecuzioni;
Padova che mette in
evidenza la corruzione dei comportamenti, l’infiacchirsi delle passioni, lo
stravolgimento dei valori autentici che dovrebbero muovere l’uomo, in antitesi
con una vita più sana ad autentica ancora possibile in campagna.
Con il giudizio emerso
sull’università padovana si sottolinea la condizione stantia della cultura
ufficiale, incapace di fornire idee e contenuti alla giovane generazione che
Foscolo rappresenta;
Per liberarsi dal tormento,
lascia i colli Euganei e viaggia per alcune città, Bologna, Firenze, Siena,
Milano, ecc.
Firenze, nella chiesa di
S. Croce, venera le tombe di Galileo, di Michelangelo e di Machiavelli;
Milano dove incontra il
Parini e parla con lui tristemente delle sorti della patria;
una località al confine con
la Francia, (nella valle del Roja, presso Ventimiglia) dove medita sulle
alterne vicende dei popoli, che gli appaiono rette da un fato cieco e
imperscrutabile.
Ravenna città in cui passa prima di
tornare in Veneto, dove si suicida.
Troviamo anche dei luoghi
interni: la casa di Jacopo, quella di Teresa.
Particolarmente importante è il
rapporto che si instaura tra l’autore e la natura circostante, una natura che
seguendo uno spirito profondamente romantico si trova sempre in accordo con le
passioni del protagonista, i temporali che sconvolgono la natura sono il
riflesso degli sconvolgimenti passionali dell’Ortis, d’altra parte solo in
alcuni casi la contemplazione della pace della natura dei Colli Euganei riesce a
infondere tranquillità al protagonista.
Infatti, il
paesaggio assume un posto importante nel romanzo, dove viene visto come
proiezione dei sentimenti che agitano l'anima dei personaggi, tenendo presente
che per quanto riguarda Teresa il paesaggio ha una funzione secondaria. Per
Jacopo il paesaggio è essenzialmente esterno ed è lussureggiante, verde,
luminoso o fosco o tempestoso a seconda dei sentimenti che prova in quel
momento; spesso vediamo il personaggio passeggiare solitario, esprimendo quasi
un senso di dominio sulla natura, nella quale può ritrovare e sfogare il suo
senso di libertà, di rifiuto di qualsiasi atto di sottomissione a un altro uomo
o alla società. Per Teresa invece non possiamo parlare di paesaggio vero e
proprio quanto di spazio chiuso: una stanza o la casa del padre. Lo spazio è
caratterizzato dalla perpetua immobilità: una stanza è addobbata sempre allo
stesso modo, ha sempre gli stessi mobili, nel corso degli anni è illuminata
sempre allo stesso modo dal sole o dal lume delle candele. È in questo spazio
che la figura della donna assume una caratteristica fondamentale della sua
esistenza: quella di essere un elemento equilibratore di tutte le passioni che
agita i frequentatori o gli abitanti della casa: nella dolcezza della casa
possiamo ritrovare la dolcezza della donna e la mitezza delle passioni che non
scoppiano mai violente. Spazio e paesaggio caratterizzano rispettivamente la
funzione femminile e la funzione maschile nella società del
tempo.
TEMPO:
La
vicenda si svolge intorno al 1797, quando Napoleone con il trattato di
Campoformio cede il Veneto all'Austria.
RIASSUNTO:
Il
racconto narra di un giovane ufficiale italiano dell'esercito napoleonico,
Jacopo Ortis il quale assiste al tragico naufragio dei suoi ideali di patria, di
libertà, di giustizia, dei suoi sogni d'amore. Dopo che Venezia è stata venduta
da Napoleone gli austriaci, Jacopo Ortis costretto all'isolamento dà sfogo,
nelle lettere all'amico Lorenzo, a tutto il suo dolore angoscioso e all'odio nei
confronti dello straniero. Si rifugia in un paesello sui colli Euganei dove
conosce Teresa e se ne innamora, ma il padre di lei l'ha già promessa sposa a
Odoardo, ragazzo di famiglia ricca. Dapprima Jacopo e Teresa si frequentano lo
stesso ma successivamente Jacopo non sopportando più una situazione del genere
va girando per le diverse città d'Italia. Si trasferisce prima a Firenze, dove
visita i sepolcri dei grandi di Santa Croce, successivamente si incontra a
Milano con Parini, con il quale avrà diverse discussioni in ambito politico. In
seguito si trasferisce per qualche tempo nella valle del Roja dove medita e fa
riflessioni politiche sulla propria patria. Da qui si rimette in viaggio e si
ferma a Ravenna dove visita la tomba di Dante. Esausto dei lunghi viaggi Jacopo
decide di rientrare in Veneto dove rivede Teresa, la sua amata, ormai sposa. È
qui che scaturisce nel giovane Jacopo la decisione, già più volte meditata, di
suicidarsi. Corre allora a Venezia a salutare per l'ultima volta la madre e
quindi decide di suicidarsi. La scena del suicidio è tra le più crude di tutto
il racconto: Jacopo dopo essersi trafitto nella parte sinistra del petto con un
pugnale, si lascerà morire in un dolore che durerà tutta la
notte.
Le
lettere raccontano le vicende, le ansie, le riflessioni di Jacopo, la storia
mette in evidenza il dramma interiore, che assiste al crollo dei suoi ideali di
patria, libertà, amore e giunge ad una disperazione radicale e quindi al tragico
epilogo. Rifugiatosi sui Colli Euganei, dopo che Napoleone, col trattato di
Campoformio, ha ceduto Venezia all’Austria, Jacopo, esule senza patria, conosce
qui Teresa , se ne innamora e ne è ricambiato. Ma il padre di lei l’ha già
destinata in sposa al ricco Odoardo; Jacopo è consapevole che il suo amore è un
sogno senza speranza perché un animo generoso non può, secondo lui, vivere sotto
la tirannide (su questo concetto si allinea al pensiero di Alfieri). Tuttavia è
costretto ad abbandonarsi alla passione amorosa perché contemporaneamente vede
cadere gli ideali che davano senso alla sua vita.
La
seconda parte del romanzo contiene le lettere scritte durante le peregrinazioni
del protagonista, che lo portano in numerose città d’Italia. A Firenze, nella
chiesa di S. Croce, venera le tombe di Galileo, di Michelangelo e di
Machiavelli; a Milano incontra il Parini e parla con lui tristemente delle sorti
della patria; più tardi in una località al confine con la Francia, medita sulle
alterne vicende dei popoli, che gli appaiono rette da un fato cieco e
imperscrutabile. Ritorna, infine, sui Colli Euganei, dove ritrova Teresa ormai
sposa, e qui si uccide.
L’Ortis
appare un’opera assai discontinua. Spesso infatti il poeta si lascia trasportare
dai sentimenti , da fraseggi che rivelano una personalità ancora un po’
giovane.
E' la
storia dei due ultimi anni di vita (1797 - 1799) del giovane Jacopo, che ha una
corrispondenza epistolare con un fedele amico, Lorenzo Alderani (il poeta e
drammaturgo G.B.Niccolini), al quale confida l'angoscia per la delusione d'amore
e per la sorte toccata alla sua terra, venduta da Napoleone,
all'Austria. Jacopo, affranto, lascia Venezia, perché è nelle liste di
proscrizione e si rifugia nei luoghi d'origine della sua famiglia, nei Colli
Euganei, dove scrive e vive in solitudine, interrotta di tanto in tanto, dai
rapporti con la gente del posto, a cui legge le " Vite "di Plutarco e
assaporando la bellezza della natura circostante."Il sacrificio della patria
nostra è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per
piangere le nostre sciagure e la nostra infamia." Il tormento interiore è
lenito, quando conosce Teresa, una "fanciulla celeste", di buona famiglia,
promessa in sposa a Odoardo, uomo buono ma freddo e privo di slanci, che lei non
ama. Jacopo frequenta la casa di Teresa ma l'unione tra i due giovani non può
concretizzarsi anche perché lei non vuole disubbidire al padre. In una delle
loro passeggiate, visitano la tomba del Petrarca ad Arquà. Per non turbare
ulteriormente la donna amata, Jacopo lascia i Colli Euganei, va a Padova ove non
trova pace al suo tormento e ritorna da Teresa, vicino alla quale ha brevi
attimi di felicità, come quella del primo bacio. Giunge poi a Milano, dove
incontra Parini, il vecchio saggio che gli parla con pacatezza e che cerca di
fargli capire come è dura la strada scelta, la quale, se non sarà accompagnata
dalla moderazione, potrà produrre effetti negativi e contrari agli scopi
proposti .La virtù dell'uomo coraggioso è tale pure perché saggiamente viene
messa da parte, aspettando tempi migliori, se ve ne
saranno.
Preso
dal suo furore esistenziale, Jacopo continua la sua fuga da se stesso e dal
mondo, a Ventimiglia, a Nizza, poi pensa di andare in Francia ma, pentito, torna
indietro; passa per Alessandria, per Rimini. Apprende la notizia del matrimonio
di Teresa e si fa strada in lui l'idea di togliersi la vita. A Ravenna visita la
tomba di Dante. Ritorna sui Colli Euganei, si chiude nello studio, esaminando
tutte le sue carte, che in parte distrugge. Si allontana di nuovo e va dalla
madre, per un ultimo abbraccio, poi torna sui suoi passi e prima di morire,
scrive due lettere, una a Lorenzo e una a Teresa. Infine mette in atto il suo lungamente
meditato progetto e si uccide. Sarà Lorenzo a trovare il corpo insanguinato di
Jacopo, al collo del quale scoprirà l'immagine della donna amata.
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