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Una vita violentadi Pierpaolo PasoliniGambaro Stefano - Maggiore Analia
Classe IV F
Autore
Sin dall'età di sette anni inizia la vocazione letteraria di Pier Paolo, con le poesie infantili scritte a Sacile, dove frequenta le scuole elementari. Gli studi proseguono per il poeta a Reggio Emilia, dove si iscrive al ginnasio per poi trasferirsi al "Liceo Galvani" di Bologna e quindi, nella stessa citta', iscriversi alla Facoltà di Lettere dell'ateneo bolognese, dove si laurea con una tesi su Pascoli. Risale al 1942 la prima raccolta di poesie, pubblicata a sue spese, "Poesie a Casarsa" in dialetto friulano; l'opera viene subito recensita positivamente da Gianfranco Contini sul Corriere di Lugano. Nel 1945 muore appena diciannovenne il fratello Guido, partigiano nella brigata "Osoppo", ucciso dai partigiani jugoslavi, in una delle pagine più controverse della Resistenza. E' un evento che segna profondamente il poeta, che nelle sue opere più volte rievocherà con dolore il trauma per la prematura scomparsa del fratello. Tra il'45 ed il '49, Pasolini insegna nelle scuole medie di Valvasone, un paese vicino a Casarsa. Questi sono anche gli anni delle poesie, raccolte nel 1958 ne "L'Usignolo della Chiesa Cattolica" che segnano la svolta politica in senso marxista del giovane scrittore. Negli anni '50 si trasferisce con la madre a Roma, dove trascorre anni duri, abitando in borgata fino ad ottenere un impiego come insegnate a Ciampino e a lavorare a qualche sceneggiatura cinematografica che gli permette di prendere casa con la famiglia in via Fonteiana, nel quartiere di Monteverde. E' del 1954 la raccolta di poesie friulane "La meglio gioventù" e nel 1955 inizia la collaborazione alla rivista "Officina", da cui poi verranno le opere "Passione e ideologia" del '60 e "La religione del mio tempo" del '61. Nel 1955 esce il primo
romanzo, grande successo letterario, "Ragazzi
di Vita", per il quale Pasolini subisce un assurdo processo per
"oscenità", accusa dalla quale verrà assolto. Stessa sorte ( anche
se questa volta la
E' del 1957 una delle più belle e significative opere poetiche di Pasolini, "Le ceneri di Gramsci", che gli vale il Premio Viareggio; è l'inizio di una nuova poesia di impegno civile, con l'utilizzo di una metrica desueta e cantilenante, al tempo stesso rottura e citazione. Dal 1961 inizia l'esperienza cinematografica pasoliniana con "Accatone" concludendosi con "Salò o le 120 giornate di Sodoma" del 1975, passando attraverso (solo per citarne alcuni) i bellissimi "Il Vangelo secondo Matteo" (1964), "Uccellacci e uccellini" (1966) e "Il Decameron" (1971). Non va tralasciato che l'impegno del Pasolini intellettuale è comunque a tutto campo, dalle liriche di "Poesia in forma di rosa" (1964) e " Trasumanar e organizzar" (1971), alla prosa de "Il sogno di una cosa" (1962), "Alì dagli occhi azzurri" (1964) e "Teorema"(1968), alle collaborazioni con la rivista "Nuovi Argomenti" e con il quotidiano "Il Corriere della Sera", fino ad arrivare alla saggistica di "Empirismo eretico"(1972) e degli stupendi "Scritti corsari" (1975), senza dimenticare i lavori teatrali e di critica letteraria. E' l'alba del 2 novembre 1975 quando il corpo di Pier Paolo Pasolini viene ritrovato martirizzato e senza vita in un largo sterrato all'Idroscalo di Ostia, nei pressi di un campetto sportivo non lontano dal mare. Le autorità stabiliranno che si tratta di un omicidio per il quale viene arrestato l'allora minorenne Pino Pelosi, ma tutto lascia presupporre il concorso con altri individui, anche se le indagini non verranno mai proseguite. Tutto come in uno di quei tanti "buchi neri" della storia della nostra Repubblica che lo stesso Pasolini aveva più volte, nel corso della sua vita, sottolineato con forza. TitoloUna Vita Violenta. Il titolo venne scelto da Pasolini con l’intento di sottolineare la caratteristica dominante della vita di Tommaso, un ragazzo della Roma degli anni Cinquanta: per lui, come per gli altri componenti della sua combriccola di delinquenti, la violenza è all’ordine del giorno; e non può che essere altrimenti, date le difficili condizioni di vita che chiaramente emergono nel romanzo. Anno di PubblicazioneIl romanzo apparve al pubblico nel 1959. Edizione consultataX edizione, aprile 1999, Garzanti-Gli Elefanti Genere LetterarioL’opera si ascrive a più generi letterari:
Narratore
Nel pieno rispetto dello stile verista, Pasolini lascia che siano i personaggi a parlare, senza intervenire con commenti o giudizi espliciti, ma sempre celandosi dietro ai personaggi. Ne risulta perciò una narrazione a focalizzazione interna multipla, in quanto l’azione viene filtrata dagli stessi personaggi, e in particolare da Tommaso. FabulaAmbientato fra il
sottoproletariato romano degli anni Cinquanta il romanzo delinea un vasto
affresco realistico in cui emerge la vicenda esemplare di Tommaso Puzzilli, un
"ragazzo di vita" che arriva attraverso le sue esperienze ad acquisire
consapevolezza umana e politica. Struttura internaL’opera è divisa in due parti, a loro vo0lta suddivise in cinque capitoli ciascuna. Il romanzo è inoltre corredato da un’Avvertenza e da un Glossarietto, in cui vengono spiegati i principali termini tratti dal dialetto romano e utilizzati nel testo. TempoLa narrazione è ambientata nella Roma degli anni Cinquanta, in una realtà sociale formatasi dopo le distruzioni imposte alla città dai bombardamenti subiti durante la seconda guerra mondiale e alimentata anche dalle grandi ondate migratorie dell’immediato dopoguerra. La scelta di questa collocazione temporale non è del resto casuale. Primo perchè è proprio in quel periodo, siamo nel 1950, che Pasolini si trasferì a Roma con la madre; risale a questi anni il contatto dell’autore con l’ambiente di borgata, un ambiente difficile, che Pasolini arrivò a conoscere molto bene: gli risultò quindi inevitabile ambientare Una vita violenta, come già prima Ragazzi di vita, nello stesso periodo e luogo in cui toccò a lui vivere in un ambiente simile. Secondo perchè proprio gli anni Cinquanta furono tra i più difficili per l’Italia, appena uscita dalla guerra e non ancora completamente rimessa; gli effetti disastrosi della sconfitta bellica si possono ancora scorgere tra le pagine del romanzo, i cui protagonisti vivono in un villaggetto di baracche in mezzo all’immondizia, e vedono la concessione di un alloggio in una palazzina popolare come una manna dal cielo. Tempo storia e tempo raccontoLe vicende coprono un arco di tempo pari a circa
sette anni: all’inizio del romanzo, infatti, Tommaso afferma di non avere
ancora tredici anni compiuti, mentre negli ultimi capitoli, durante l’incontro
con un prete, confessa di doverne compiere venti a novembre. L’azione non
procede però i maniera del tutto lineare: frequenti sono infatti gli scarti
temporali, soprattutto in corrispondenza dei cambi di capitoli e tra le due
parti in cui è diviso il romanzo. In particolare si osserva che l’azione
subisce una forte accelerazione cronologica nelle prime parti, con un
conseguente progressivo rallentamento: nei primi capitoli infatti, le vicende
narrate si collocano negli anni della prima adolescenza di Tommaso, che ha
appena tredici anni. Successivamente invece
si hanno dei bruschi salti temporali, non sempre ben specificati, che ci
proiettano attorno ai diciotto-vent’anni del protagonista. È bene evidenziare
che nel romanzo sono presenti molte ellissi, come il periodo trascorso in
carcere, ben due anni, di cui non viene mai detto nulla. La narrazione delle
varie vicende ha inoltre un carattere frammentario, in quanto non viene sempre
condotta in maniera continua, ma spezzettata in tanti piccoli episodi di vita.
Deriva dunque un’evidente sfasatura della fabula e dell’intreccio,
un’alterazione profonda dell’ordine in cui vengono presentati gli eventi. Il ritmo narrativo scorre invece abbastanza lineare:
non si hanno lunghe scene descrittive o riflessive che appesantiscono la
narrazione. Si ha invece una discreta abbondanza di dialoghi e, nei casi di
sequenze descrittive, la narrazione procede abbastanza veloce, senza intoppi. LuoghiIl romanzo è ambientato nella periferia di Roma e in
particolare nella piccolo paese di Pietralata, sulle rive dell’Aniene. Nella
prima parte del romanzo le vicende hanno come sfondo la “Piccola Shangai”,
il villaggetto di baracche dove vivevano Tommasino e i suoi amici.
Successivamente l’azione si allarga fino a comprendere alcuni quartieri
periferici romani. Negli ultimi capitoli l’azione viene condivisa tra il nuovo
caseggiato popolare delle INA-case, nuova abitazione della famiglia di Tommaso,
e l’ospedale Forlanini dove il protagonista viene più volte ricoverato a
causa della sua tubercolosi. Nella descrizione degli spazi, Pasolini non mostra un’attenzione eccessiva: spesso i luoghi sono del tutto impersonali, vuoti, la loro presenza è quasi “assente”: mancano infatti descrizioni dettagliate della cornice in cui avvengono le sequenze narrative. Pochi sono i particolari spaziali presenti nel romanzo, e la loro presenza è eventualmente dovuta a un’utilità pratica: ad esempio, la vecchia baracca dove viveva Tommaso sottolineava la povertà e la difficile vita a cui la sua famiglia, come molte altre altre, era soggetta a vivere. Il nuovo allogiamento all’INA-case, invece mette in risalto il lusso, la ricchezza del nuovo mondo che si stava venendo a costruire. Probabilmente la scelta dell’autore di non dare una descrizione spaziale definita è da spiegarsi con la volontà di fare di Una vita violenta un racconto esemplare, indicativo di uno stile di vita e di un periodo storico che va al di là delle definizioni e dei limiti spaziali: il romanzo può così adattartsi perfettamente ad ogni altra esperienza simile, perchè i ragazzzi di vita non sono solo quelli che aveva conosciuto Pasolini. Personaggi
Tommaso Puzzilli
Tommaso è il personaggio principale del romanzo, che Pasolini introduce nel tessuto narrativo con una descrizione iniziale diretta. Tuttavia l’autore preferisce non presentasre il personaggio tramite un ritratto preciso: preferisce lasciare al lettore il compito di crearsi un’immagine del protagonista. Anche in questo caso si esprime l’intento dell’autore di fare di Tommaso un individuo-tipo, la figura del ragazzo di vita, del ragazzo che non sa ottenere dalla vita ciò di cui ha bisogno se non con l’aiuto della violenza, se non sfruttando la delinquenza. Quando finalmente capirà cosa vuol dire vivere, quando sarà deciso a mettere la testa a posto, a cercare un lavoro, a fidanzarsi con Irene, sarà troppo tardi: la violenza e la difficile vita degli anni trascorsi in gioventù gli hanno ormai segnato l’esistenza e si esprimono con la violenza della tubercolosi, che gli fa sputare quello stesso sangue che aveva sprecato per restare al mondo. Pasolini fa di Tommaso un ragazzo generico, violento e delinquente come tanti altri; lo lascia volutamenmte privo di una caratterizzazione, perlomeno fisica, definita, così che in lui rivive tutta una generazione, quella appunto dei ragazzi di vita con cui lo stesso autore aveva convissuto per anni. Ma Tommaso, col passare delle pagine, subisce anche una maturazione interiore, segue un itinerario psicologico che lo porta a familiarizzare con il mondo, a comprendere che la vita non dev’essere fatta solo di violenza e delinquenza. Probabilmente questo messaggio era destinato a quegli “amici” di Tommaso che Pasolini aveva strettamente conosciuto: con questo testo, e in particolare con la maturazione del protagonista, avrebbe potuto voler insegnare loro delle regole di vita diverse a quelle cui erano soliti, delle parole diverse da violenza e delinquenza. Perchè se è vero che uno dei temi conduttori del libro è proprio la violenza, è anche vero che alla fine Tommaso non ne farà più uso, e preferirà colmare il vuoto interiore con un atto di eroismo. Ciò che però il protagonista non riesce a eliminare completamente è, a mio avviso, una certa superficialità e semplicità con cui affronta la vita. Per lui la violenza è sempre stato un divertimento, la delinquenza un modo facile per guadagnare qualche spicciolo, il rapporto con Irene una soddisfazione personale, più che emotiva; e soprattuto ha sempre guardato alla vita con una leggerezza disarmante, l’ha sempre creduta un gioco in cui non conta né vincere né perdere: basta solo stare al mondo. Ma questa filosofia di vita si dimostrerà presto sbagliata: quando gli verrà diagnosticata la tubercolosi, Tommaso non darà alcuna importanza alla malattia, continuerà per la sua strada. Sarà un errore: la malattia non lo lascerà liù e lo porterà via con sè.
Irene
La fidanzata di Tommaso, a cui il ragazzo è molto più attaccato per le sue doti fisiche piuttosto che per il suo spessore psicologico. La ragazza invece si dimostra molto affezionata a lui, tanto da obbedirgli in più di una situazione. Non per questo però cede facilmente alle provocazioni del fidenzato: cerca di rispettare i suoi valori e principi, concedendo e concedendosi solo nella misura che ritiene più opportuna.
Lello, il Zimmìo, Ugo, il Cagone, il Budda, Carletto,
il Zucabbo, il Matto...
Tutti compagni della brigata di piccoli delinquenti di cui faceva parte anche Tommaso.
Torquato, Maria,
Tito e Toto
Rispettivamente il padre, la madre, ei due fratelli minori di Tommaso; a loro si aggiunge un afratello maggiore, di cui però non sappiamo nulla. Per Tommaso però la famiglia non ha molta importanza: lo dimostra lo scarso ruolo che riveste nel romanzo. Questo perchè la vera famiglia sono per il protagonista gli amici, i compagni di brigata, con cui trascorre tutto il suo tempo.
Lingua
Curiosa è la scelta linguistica di Pasolini, che conduce tutta la narrazione con il dialetto romanesco, tanto che quasi tutte le battute di dialogo sono costituite da una fedele e spesso cruda trascrizione del gergo delle borgate. Temi
Attraverso l’analisi del romanzo Una
vita violenta emergono diverse tematiche che l’autore ha desiderato
evidenziare.
n
il tema principale, motivo conduttore di tutto il libro, è quello della
violenza, spesso associata alla delinquenza.
n
importante
è anche il divario tra ricchi e poveri, tra i “figli di papà” e i
delinquenti costretti ad usare la violenza per avere di che vivere.
n
una
certa superficialità, rintracciabile soprattutto nella leggerezza con cui viene
affrontata la vita, vista più come un gioco che come una battaglia da vincere. Gambaro Stefano
Navigando in Internet, alla ricerca di qualcosa di
interessante da scrivere proprio in questo paragrafo della mia relazione, la mia
attenzione è stata colpita da un breve stralcio di un’intervista a Pier Paolo
Pasolini, pubblicata ne “Le belle
bandiere” (Editori Riuniti, Roma 1996). Il brano racconta di come sia nato
il progetto di “Una vita violenta”: "La trama di Una vita violenta mi si è fulmineamente delineata una sera del '53 o '54, quando stavo finendo di scrivere Ragazzi di vita. C'è un punto della Tiburtina, all'altezza di Pietralata, e poco prima di Tiburtino III e Ponte Mammolo (dove allora abitavo), che si chiama il "Forte". Vi si vedono una caserma, un bar, una fabbrica, un deposito di pullman, delle baracche, e, dietro, un'altura, un montarozzo spelacchiato e infernale, il "Monte del Pecoraro" (che ho tante volte descritto nei miei libri, e che ridescriverò nel primo Canto del mio nuovo romanzo, un Inferno, appunto, che si chiama La mortaccia).
Infatti nell’avvertenza alla fine del romanzo, Pasolini scrive:
I riferimenti a singole persone, fatti e luoghi
reali qui descritti sono frutto di invenzione:
tuttavia vorrei che fosse ben chiaro al lettore che quanto ha letto in questo
romanzo e, nella sostanza, accaduto realmente e continua realmente a accadere. Ringrazio i «ragazzi di vita» che, direttamente o indirettamente, mi
hanno aiutato a scrivere questo libro, e in particolare, con vera gratitudine,
Sergio Cittì. Libri
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