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Il giorno della civettaLeonardo SciasciaRelazione di Francesco Dolci
RELAZIONE
DI NARRATIVA DOLCI Francesco - anno scolastico 2000/2001 IDENTIFICA
IL TESTO
TITOLO
: “Il
giorno della civetta”
GENERE
LETTERARIO: Giallo
AUTORE:
Leonardo
Sciascia
BIOGRAFIA
Leonardo Sciascia nasce a Recalmuto,
nell’entroterra agrigentino, l’8 gennaio 1921, primo di tre fratelli. La
madre viene da una famiglia di
artigiani, il padre è impiegato in una delle miniere di zolfo della zona.
A
sei anni inizia a frequentare la scuola. Da subito affiora la sua forte passione
per la storia, unita all’amore per la letteratura. A partire dagli otto anni
si dedica intensamente alla lettura di tutti i libri che gli è possibile
reperire a Racalmuto.
Nel 1935 l’autore si trasferisce a
Caltanissetta con la famiglia e si iscrive all’Istituto Magistrale "IX
Maggio". Nel 1941 supera l’esame per diventare maestro elementare. Nel
1944 sposa Maria Andronico dalla quale Sciascia avrà
due figlie. Nel 1949 inizia ad insegnare nella scuola elementare nel suo
paese.
E’ del 1952 la pubblicazione di
“Favole della dittatura”, ventisette testi brevi di prosa assai studiata.
Sempre nel 1952, esce la raccolta di poesie “La Sicilia, il suo cuore”.
Sciascia vince nel 1953 il premio Pirandello per un suo importante intervento
critico sull’autore di Girgenti (Pirandello e il pirandellismo).
Dal 1954 si trova alla direzione di
«Galleria» e de «I quaderni di Galleria», riviste dedicate alla letteratura.
Nel ‘58 interrompe l’attività di insegnamento per lavorare in un ufficio
del Patronato scolastico. Nel 1956 è pubblicato il primo libro di rilievo “Le
parrocchie di Ragalpetra”, a cui seguono nell’autunno del ’58 i tre
racconti della raccolta “Gli zii di Sicilia: La zia d’America”, “Il
quarantotto” e “La morte di Stalin”. Del 1961 è invece “Il giorno della
civetta”, il romanzo sulla mafia che porterà a Sciascia la maggior parte
della sua celebrità: e proprio l’impegno civile e la denuncia sociale dei
mali di Sicilia saranno uno dei tratti più pertinenti per la definizione della
fisionomia dello scrittore ed intellettuale Leonardo Sciascia.
Oltre a “Il consiglio
d’Egitto” (1963), gli anni Sessanta vedranno nascere alcuni dei romanzi più
sentiti dallo stesso autore, dedicati proprio alle ricerche storiche sulla
cultura siciliana: “A ciascuno il suo” (1966)
e “Morte dell’Inquisitore” (1967. Nello stesso anno esce
un’”Antologia di narratori di Sicilia”, curata da Sciascia insieme con
Salvatore Guglielmino.
Il 1970 è l’anno del
pensionamento e della pubblicazione de “La corda pazza”, una raccolta di
saggi su “cose siciliane” nella quale l’autore chiarisce la propria idea
di "sicilitudine". Il 1971 è l’anno de “Il contesto”, libro
destinato a destare una serie di polemiche politiche. Tuttavia si fa sempre più
forte la propensione ad includere la denuncia sociale nella narrazione di
episodi veri di cronaca nera: gli “Atti relativi alla morte di Raymond Roussel”
(1971),” I pugnalatori” (1976) e “L’affaire Moro” (1978) ne sono un
esempio.
Nel 1974, nel clima del referendum
sul divorzio e della sconfitta politica dei cattolici, nasce” Todo modo”, un
libro che parla "di cattolici che fanno politica"
Dopo diversi anni di attività
politica, lo scrittore è segnato dalla malattia che lo costringe a frequenti
trasferimenti a Milano per curarsi. Carichi di dolenti inflessioni
autobiografiche sono i brevi racconti gialli “Porte aperte” (1987), “Il
cavaliere e la morte” (1988) e “Una storia semplice” (in libreria il
giorno stesso della sua morte), in cui si scorgono tracce di una ricerca
narrativa all'altezza della difficile e confusa situazione italiana di quegli
anni. Sciascia muore a Palermo il 20 novembre 1989.
CONTESTUALIZZARE
Rapportare
il testo all’autore:
Il
racconto sembra essere la confluenza di tre grandi passioni dell’autore:
l’impegno civile di parlare di un problema della Sicilia (la mafia), la
predilezione per il giallo e la voglia di farsi capire da un vasto pubblico.
Gli ambienti sono quelli dei poveri villaggi di artigiani, di contadini e di operai, “governati” dalla mafia, ai quali lo scrittore era particolarmente legato. Diverse volte, infatti, Sciascia comunica l’amore nei confronti della sua regione.
Collocare
il testo nell’epoca in cui è stato composto
“Il
giorno della civetta” è stato pubblicato nel 1961, quando la mafia veniva
difficilmente combattuta a causa dell’appoggio che essa godeva da parte di
diversi politici e dall’omertà degli abitanti dei paesi nei quali essa agiva.
Addirittura alcuni negavano l’esistenza di questa forma di terrorismo,
sostenendo che si trattasse di massoneria o addirittura di microcriminalità. La mafia, nata intorno al 1820, assunse la fisionomia di organizzazione parassitaria e criminale a partire dal 1860. Una vera e propria rete di piccoli centri di potere (le cosche), mediante le minacce, i ricatti, la violenza organizzata, mise sotto controllo le campagne della Sicilia centrale e occidentale, realizzando ampi profitti. L'attività delle cosche si estese poi dalle campagne alle città, investendo altri settori economici e anche quello politico e amministrativo. Nel secondo dopoguerra la mafia è dilagata nelle città, nei settori dei mercati ortofrutticoli e dell'edilizia espandendosi anche all’estero.
Inserire il testo nell’ambito dei movimenti culturali dell’epoca.“Il giorno della civetta” è stato per l’epoca in cui è stato scritto una rivoluzione perché mai nessuno aveva scritto un libro indirizzato alle grandi masse che trattasse il problema della mafia. Su questo argomento esistevano allora solamente pochi scritti: una commedia di un autore siciliano e diversi studi.
CONFRONTARE CON ALTRI TESTI DELLO
STESSO AUTORE E DI ALTRI AUTORI.
“Il giorno
della civetta” contiene molti argomenti che compaiono in altri testi di
Leonardo Sciascia, in particolare i problemi della sua regione, la Sicilia. Egli
ritiene che questo luogo offra la rappresentazione di tanti problemi di tante
contraddizioni non solo italiani, ma anche europei, “al punto di poter fare
della Sicilia una metafora del mondo odierno”.
Fino ad ora non
ho letto altri libri che trattano argomenti che possono essere confrontati con
quelli de “Il giorno della civetta”.
Nonostante ciò mi risulta spontaneo associare questo racconto a
diversi film, che hanno ambientazioni e trame molto simili a quelle del libro di
Scoscia. Per quanto riguarda il lessico, invece, mi risulta immediato il confronto con “Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern, in quanto ambedue i testi sono ricchi di influssi dialettali, frasi semplici e numerosi soprannomi.
RIASSUNTO
Individua le sequenze
Individua la struttura
PERSONAGGI
Stabilisci
se il personaggio è credibile
Il personaggio, il capitano Bellodi, può essere considerato credibile perché è verosimile. E’ un “uomo”, come afferma Don Mariano Arena, perché è sicuro di sé e si impegna per risolvere il caso.
Stabilisci
come viene presentato il personaggio
Il personaggio viene presentato dall’autore poche pagine dopo l’inizio della vicenda. L’unica brevissima descrizione si legge in questo punto quando vengono scritti tre o quattro aggettivi riguardanti l’aspetto fisico. Emerge principalmente l’aspetto interiore, che va scoperto interpretando i monologhi, i pensieri e i dialoghi.
Analizza
la caratterizzazione
Non
avvengono particolari cambiamenti nell’aspetto fisico o in quello interiore
anche se, in modica quantità è presente il fenomeno della caratterizzazione.
Per quanto riguarda la
tecnica utilizzata, si possono rintracciare due modalità: quella diretta
e quella indiretta. La prima viene utilizzata solo nelle ultime pagine
del libro, quando viene fatto notare che il capitano Bellodi è dimagrito , la
seconda per il carattere, il cui cambiamento deve essere estrapolato dalle
vicende. Per quanto riguarda invece la tipologia, il capitano subisce
un’evoluzione di tipo psicologico e fisico. Analizza
il rapporto personaggio-autore
Il legame tra il personaggio e
l’autore è abbastanza stretto perché tutti e due sono impegnati nella lotta
contro il flagello della mafia.
Individua
il ruolo dei personaggi
Il Capitano Bellodi
(personaggio
principale) è il protagonista della vicenda. E’ un giovane alto e di
colorito chiaro. E’ determinato, intuitivo, coraggioso ad affrontare un
inchiesta contro la mafia. Don Mariano Arena lo definisce un “uomo”, perché
tratta dignitosamente gli investigati, senza insultarli o senza mancar loro di
rispetto.
Don Mariano Arena (personaggio
principale) è un anziano capo-mafia che svolge la funzione di antagonista.
Potrebbe apparire a prima vista un galantuomo, una persona rispettabile, ma è
il mandante dell’omicidio del Colasberna. Gode dell’appoggio della maggior
parte della popolazione locale ed la sua vera arma è l’omertà.
Diego Marchica
(personaggio secondario), è un oppositore. Viene riconosciuto
come l’esecutore materiale del delitto del Colasberna. E’ soprannominato
Zecchinetta ed è stato diverse volte in carcere.
Il Pizzuco (personaggio
secondario) svolge la funzione di oppositore. E’ un capomafia
anch’egli un mandante dell’omicidio di Colasberna, ma non lo vuole
ammettere.
Calogero Dibella, soprannominato
Parinieddu (personaggio
secondario) è uno dei pochi aiutanti
che compaiono nel racconto. Pur avendo paura della punizione che la mafia gli
potrebbe infliggere, è un confidente delle Forze Armate. Trova la morte una
sera, vicino a casa sua, probabilmente per mano del Pizzuco. Prima di morire,
però aveva scritto i nomi dei due capimafia su un foglietto, permettendo a
Bellodi di giungere ai responsabili del delitto. Il panellaro (comparsa), è il tipico cittadino che ha paura della mafia. Si comporta in modo vile ed è diventato uno schiavo della mafia. La caratteristica fondamentale di questo è l’omertà, che protegge la criminalità e ostacola le indagini. Come l’autista, il bigliettaio e i passeggeri dell’autobus svolge la funzione di oppositore.
TEMPO
Individua
l’epoca storica
Non
sono presenti elementi che permettano di capire l’epoca storica, ma intuisco
che la vicenda si svolga attorno agli inizi degli anni Sessanta (all'epoca della
stesura e della pubblicazione del romanzo).
Individua
la durata della storia
La
prima parte della storia, durante la quale si svolgono le indagini, ha una
durata di poco più di una settimana, ma aggiungendo il periodo di licenza
concesso al Capitano Bellodi, non ancora concluso, si arriva ad un periodo di
circa un mese.
La durata narrativa ha una
lunghezza minore rispetto a quella reale anche se nelle sequenze di dialoghi,
Sciascia utilizza brevi descrizioni sommarie per non rallentare il ritmo della
narrazione, dando vita al fenomeno della scena. In misura minore sono
sfruttate le tecniche dell’analisi –usata durante le rare riflessioni
del protagonista- e del sommario- utilizzato per riassumere periodi come
la licenza concessa a Bellodi.
Individua
l’ordine cronologico
In
linea di massima il racconto può essere considerato lineare, anche se
compaiono diverse altre tecniche. Frequenti sono ad esempio i flash-back,
utilizzati per ricostruire gli avvenimenti durante gli interrogatori. Compare
anche la prolessi, in particolare quando viene anticipata la notizia
della morte del Parinieddu.
Individua
la distanza narrativa
Nel
testo non compaiono elementi che permettano di individuare la distanza
narrativa.
SPAZIO
Lo
spazio è reale e consiste in diversi paesini del Palermitano, dei quali non viene
citato il nome. Brevissimi episodi si svolgono all’interno di una ricca casa
di un noto personaggio chiamato “eccellenza” e anche all’interno del
Parlamento. Le ultime pagine del libro, invece, hanno come ambiente le strade di
Parma. Qui sembra aver luogo il fenomeno
della proiezione. Infatti lo
stato d’animo del protagonista viene rispecchiato nella particolare luce che
illumina le case di questa città.
NARRATORE
E
PUNTO DI VISTA
Il
narratore, che coincide con l’autore Leonardo Sciascia, può essere
classificato come esterno occulto. Infatti descrive e rappresenta
situazioni alle quali non ha partecipato utilizzando la terza persona singolare.
Per
quanto riguarda il punto di vista, esso oscilla tra la focalizzazione zero
e focalizzazione esterna. Infatti il narratore conosce i
diversi punti di vista dei personaggi, senza però “predire” il futuro e
senza esprimere riflessioni. TECNICHE
PER RIFERIRE PAROLE E PENSIERI DEI PERSONAGGI
Per riferire i discorsi
dei personaggi viene utilizzato il discorso diretto libero, durante il
quale il narratore riferisce tra virgolette le loro parole o,
in misura minore, il discorso indiretto.
Per
quanto riguarda i pensieri, essi vengono comunicati principalmente in forma
indiretta; molto raro è invece il monologo interiore. Questo ultimo
esprime i pensieri di Bellodi quando compie riflessioni di un certo spessore.
LINGUA
E STILE
Il lessico adoperato è
molto semplice e scarno, ma è l’ideale per questo genere di racconto. E’
molto forte l’influsso del dialetto siciliano, adoperato durante i
dialoghi.
Si nota il contrasto
tra la parlata dei diversi personaggi: si va dal rozzo e quasi
incomprensibile linguaggio dei contadini al linguaggio più raffinato di Bellodi
o di Don Mariano Arena.
INTERPRETARE
Quanto è
originale il testo?
Per l’epoca il testo è stata una vera rivoluzione perché mai nessuno prima di Sciascia aveva trattato in questo modo il problema della mafia. L’originalità sta nella semplicità del lessico, che permette all’autore di rivolgersi ad un ampio pubblico.
Quanto è
attuale?
Il racconto di Sciascia è purtroppo
ancora molto attuale in quanto il flagello della mafia non è stato ancora
sconfitto. Infatti il terrorismo continua a mietere vittime in Italia, e anche
in tutto il resto del mondo. Un esempio recente è il terrorismo palestinese,
che in nome della “ghiad”, la guerra santa, continua ad uccidere, senza che
il governo lo riesca a fermare.
Quali
tematiche affronta? In che modo?
“Il giorno della civetta” affronta tematiche molto importanti come la mafia e l’omertà, uno dei gravi problemi che colpiscono molte regioni come la Sicilia. Questi aspetti si sviluppano attraverso presentando i fatti così come avvengono. A prima vista potrebbero sembrare irreali, ma aprendo i giornali si scopre che nulla è inventato. Libri
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