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Analisi del testo

“Nerone: duemila anni di calunnie”

di Massimo Fini

NOTIZIE SULL’AUTORE 

Massimo Fini è nato a Cremeno (Como) nel 1944. Con Aldo Canale ed Ernesto Galli della loggia è stato fra gli animatori del mensile di cultura “Pagina”.

Massimo Fini è un giornalista tra i più noti, non solo per le capacità professionali ma anche per l’atteggiamento anticonformista che lo rende quantomeno mai banale. Ha ormai nel suo carniere intellettuale diversi libri, scritti con due riconoscibili fonti di ispirazione: la biografia storica con Nerone, duemila anni di calunnie (1993) e Catilina. Ritratto di un uomo in rivolta (1996); la saggistica con La ragione aveva torto? (1985), Elogio della guerra (1989) e Il conformista (1990).

 

PRINCIPALE TESI DEL TESTO

Nessun personaggio storico, ad eccezione forse di Adolf Hitler, ha mai goduto di così cattiva stampa come Nerone. Egli fu, invece, secondo Massimo Fini, un grandissimo uomo di Stato: amante della musica, della poesia, della recitazione, della scienza e della tecnica, si fece promotore delle più ardite esplorazioni e durante i suoi quattordici anni di regno l’impero conobbe un periodo di pace, di prosperità, di dinamismo economico e culturale quale non ebbe mai prima. Ma fu certamente anche un megalomane, un visionario, uno psicolabile, schiacciato da una madre autoritaria, che non tardò a sposare l’imperatore Claudio per fargli succedere il figlio; ella fu una donna che gli caricò sulle spalle a soli diciassette anni l’enorme peso dell’impero, mentre lui avrebbe forse preferito dedicarsi alle arti predilette. Ma ugualmente fu un monarca assoluto che usò il proprio potere in senso democratico, governando per il popolo contro le oligarchie che lo opprimevano e lo sfruttavano.

  

RIASSUNTO

Lucio Domizio Enobarbo, il futuro Nerone,  nasce ad Anzio da Agrippina Minore e Gneo Domizio Enobarbo il 15 dicembre del 37 d.C..

Lucio perde il padre a tre anni. La madre viene esiliata perché coinvolta in una congiura contro Calligola. Morto quest’ultimo nel 41 d.C., Agrippina viene richiamata dal nuovo imperatore Claudio, il quale la sposa e adotta Lucio, che verrà d’ora in poi chiamato Nerone. La madre ne affida l’istruzione a Seneca, il più prestigioso intellettuale dell’epoca.

Nel 54 Agrippina avvelena Claudio e il 13 ottobre il diciassettenne Nerone viene proclamato imperatore.

Nei primi anni di regno il giovane è fortemente influenzato dalla madre, da Seneca e dal prefetto del pretorio Afranio Burro.

Nerone decide di adottare una linea filosenatoria, nonostante affidi molte cariche ai liberti greci.

 Il suo obiettivo in campo economico è quello di sviluppare il commercio e incentivare le classi più attive della società, così nel 58 propone una riforma tributaria, che prevede l’abolizione di tutte le tasse indirette. Il progetto viene però bocciato dal senato e Nerone deve ripiegare su provvedimenti meno incisivi.

  In campo militare, nonostante la sua linea pacifista, consegue buoni successi contro i Parti, riuscendo ad imporre il protettorato sull’Armenia.

Nel  59 d.C.,  fa uccidere la madre a causa della sua eccessiva intransigenza e poco dopo chiede le dimissioni di Seneca, anch’egli ritenuto troppo invadente.

Dopo la morte di Afranio resta quindi circondato solo da pochi cortigiani fidati e inizia a prendere la posizione di monarca assoluto, seguendo il modello orientale. Da questo momento ha inizio la rivoluzione culturale voluta da Nerone, tesa ad ellenizzare i costumi dei Romani. Questo processo incontra l’opposizione del Senato, provocando una rottura con esso. La situazione peggiora dal 64 in poi a causa delle esibizioni dell’imperatore come citaredo, ritenute scandalose dagli aristocratici. Perso l’ appoggio del Senato, l’imperatore cerca il sostegno della plebe, che ama da sempre e con una riforma finanziaria favorisce i ceti più modesti.

In questo periodo scoppia l’incendio di Roma del quale viene accusato Nerone pure se probabilmente non ne è il responsabile. Questo avvenimento fa perdere all’imperatore buona parte della popolarità.

In seguito alla distruzione fa ricostruire la città con uno schema molto funzionale.

Dal 65 Nerone è vittima di molte congiure e la sua situazione continua a peggiorare.

La sua rovina è definitiva quando, durante un viaggio in Grecia, concede la libertà alla provincia. Contemporaneamente a Roma si crea un malcontento generale causato principalmente dalla scarsità di approvvigionamenti di grano e Nerone è costretto a rientrare in patria. Nel 68 scoppia una rivolta in Gallia che si espande fino a Roma.

 Nerone, abbandonato da tutti, si suicida il 9 giugno.

Lucio Domizio è stato uno dei personaggi storici più odiati di tutti i tempi, tanto che fu descritto come l’incarnazione del diavolo. Questa cattiva reputazione è dovuta al fatto che le informazioni suo conto ci sono pervenute principalmente da autori che gli erano avversi. La storiografia più moderna ha appurato invece che molti misfatti attribuiti all’imperatore sono da imputare ad altre cause.

A Nerone vanno riconosciuti molti meriti anche se durante il suo impero non sono mancati gravi atti di crudeltà. Alla fine il saggio di Massimo Fini rivela i suoi limiti proprio in quello che è anche il suo merito: è troppo passionale e polemico per pretendere di darci un'immagine oggettiva di Nerone

  

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