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Il fondamentalismo religioso

di Lucia Balista, insegnante di scuole superiori

Il  fondamentalismo religioso, prima di diventare un movimento religioso di vasto respiro, si è espresso originariamente come una corrente teologica, interna alla religione protestante americana. Il termine viene usato per la prima volta  nel 1909 da due esponenti della chiesa battista americana per indicare il ritorno ai “fondamenti della fede” di fronte al pericolo dell’apertura al mondo moderno delle chiese protestanti. I punti essenziali di questa visione erano l’affermazione della infallibilità del testo sacro e, di conseguenza, della necessità per il credente di ispirarsi alla autentica voce di Dio contenuta nella Bibbia, ritenendo che solo affidandosi all’autorità rivelata da essa ci si potesse garantire la salvezza dell’anima. Da questo nucleo discendeva una conseguenza di un certo rilievo: una forte opposizione a tutte quelle correnti religiose e teologiche vive nel mondo protestante liberali che miravano a modernizzare la dottrina ed i modelli culturali di riferimento. Agli inizi del Novecento, pertanto, il mondo protestante americano si divideva  sempre più in due campi ben delimitati: quello “liberale” e quello conservatore.

Il fondamentalismo possiede un altro carattere distintivo: il senso di esclusività cioé il bisogno di opporsi a qualcuno o a qualcosa avvertiti come minacce all’integrità della propria fede. Da qui l’idea che gli altri siano nell’errore. Non è un caso che il fondamentalismo in alcuni casi si sia sposato alle tendenze etno-nazionaliste più dure, di difesa di una identità nazionale, identificata anche in chiave religiosa, ritenuta in pericolo.

Cosi come gli omologhi movimenti cristiani, tuttora esistenti, anche all’interno dell'Islamismo e dell’Ebraismo sono nate correnti che considerano le Scritture la sola fonte dell'autenticità religiosa e della legittimità politica. Mentre la fine del XIX secolo ha visto una reazione religiosa rispondere alla crisi prodotta dal trionfo della modernità, la fine del XX secolo vede sorgere una reazione simile in risposta, questa volta, alla crisi della modernità. In tutto il mondo si sono manifestati fenomeni di rinascita della religiosità in risposta alla crisi del razionalismo: i movimenti carismatici dell'Europa occidentale e del Nord America, il dissenso religioso delle popolazioni dell'Europa orientale sotto i regimi comunisti, il riemergere dell'Ebraismo ultra-ortodosso negli Stati Uniti, la rinascita dell'Induismo e dello Scintoismo, le sette neo-buddiste in Giappone, sono solo alcuni dei molti esempi di questa tendenza globale.

L'Islamismo perciò non è un fenomeno unico ed isolato, né in senso storico né in senso culturale; tuttavia esso ha delle caratteristiche specifiche che lo distinguono da altri fenomeni simili. Il più importante di questi caratteri distintivi è la forza della sua influenza sui fenomeni politici, carattere che deriva dalla combinazione della specificità delle condizioni nelle quali il mondo arabo-islamico ha avuto accesso alla modernità con la crisi di legittimità politica.  L'ideologia islamista si fonda su due pilastri:

1.      Il primo pilastro è la convinzione che la legge islamica, la Shari'a, costituisca un sistema organico ed onnicomprensivo per la regolazione, secondo la volontà di Dio, di tutti gli aspetti, individuali, sociali e religiosi, della vita umana.

2.      Il secondo pilastro dell'ideologia islamista è la convinzione che una società di buoni musulmani può essere realizzata solo se è islamica anche l'organizzazione politica di questa società, cioè lo Stato.

Dal punto di vista ideologico la caratteristica innovativa dell'Islamismo, rispetto alle innumerevoli interpretazioni del rapporto tra religione e politica elaborate nei secoli dai pensatori musulmani, è proprio il ruolo attribuito allo Stato quale elemento centrale dell'organizzazione politica della comunità musulmana (umma): gli islamisti attribuiscono allo Stato non autenticamente islamico la causa prima delle deviazioni della comunità, come pure attribuiscono allo Stato islamico autentico la capacità di redimerla. Questa centralità attribuita al ruolo dello Stato è indicativa della modernità dell'ideologia islamista poiché, in effetti, nel pensiero politico musulmano classico, lo Stato svolge solo un ruolo marginale e strumentale: il ruolo regolatore delle relazioni interne ed esterne alla umma è svolto dalla legge islamica, e, al potere politico è affidato solo il compito di assicurare le condizioni generali che permettano l'applicazione della legge islamica.

I 2 tipi di fondamentalismo musulmano oggi sono:

  1. i Fratelli Musulmani in Egitto
  2. lo Sciismo in Iran.

Il fondamentalismo sunnita dei Fratelli Musulmani è caratterizzato dalla visione dello Stato visto come una Repubblica presidenziale; l’Islam viene inteso come l’unica ideologia politica e assiste alla necessità di esportare il modello di Stato islamico nel mondo intero. Lo slogan principale del movimento dei Fratelli Musulmani è sempre stato: “Il Corano è la nostra Costituzione”. Dietro di esso si celano vari elementi ideologici. Nell’ordine: la nostalgia per la società ideale di Medina; la convinzione di essere investiti di una missione sacra di re-islamizzazione della società contemporanea post-coloniale; il desiderio che lo Stato debba rispecchiare l’unità della comunità dei credenti, dunque, il progetto di uno stato islamico integrale.

Il fondamentalista sciita in Iran, invece, ha avuto come leader Khomeini (Ruhullah al-Musavi al Khomeyni, 1902-1989), uno dei maggiori leader del fondamentalismo sciita contemporaneo che con convinzione ha cercato di realizzare il primo Stato islamico integrale in tempi moderni. Nel tracciare il programma del “governo islamico” Khomeini, dopo averne giustificato la legittimità appoggiandosi su argomentazioni teologiche e sulla tradizione sciita, pone al primo posto tra gli obiettivi da perseguire “la diffusione della causa sciita”. Nella situazione storica iraniana l’islam è stato uno strumento formidabile di aggregazione collettiva, un linguaggio dell’opposizione politica contro il regime dello shâh. Dunque il nuovo Stato, la repubblica iraniana, nasce sul fondamento di una fede.  Khomeini e il suo gruppo hanno vinto perché sono riusciti a creare una rete di resistenza nazionale e di contropotere dal basso attorno alle principali istituzioni religiose (scuole, moschee, università) in una fase politica nella quale lo stato dei Pahlavi controllava tutte le sfere della società. I gruppi sociali che più attivamente si mossero per rovesciare il regime furono gli uomini del bazar, i lavoratori dei pozzi petroliferi, gli impiegati delle banche e dei ministeri pubblici. Dunque un blocco sociale di opposizione prevalentemente urbano che probabilmente non aveva particolari e profonde convinzioni di tipo religioso. Musulmani sì, ma senza un coinvolgimento personale nella religione.

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