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Gaio Valerio Catullo

Una storia d’amore: Catullo e Lesbia

di Nicola Diomaiuto

La letteratura amorosa a Roma: genesi e diffusione

La poesia d'amore nasce relativamente tardi nella letteratura latina: si afferma solo nel II sec. a.C., quando i Romani, concluse vittoriosamente le guerre in Oriente e in Grecia, allentano le preoccupazioni per l'interesse dello stato, trovando il tempo per dedicarsi anche ai moti interni dell'animo, alla vicenda intima della vita, all'espressione dei sentimenti. I tempi nuovi permettono di coltivare, oltre ai modi della scrittura adatti alla riflessione sul bene comune (come la storiografia, l'oratoria, il teatro, la satira, il poema epico e la tragedia), generi nuovi da dedicare, appunto, all'effusione dei sentimenti o alla ricerca dell'io. Intorno a tali tematiche, si raccolgono già gl'intellettuali del circolo letterario di Lutazio Càtulo (ca. 150-87 a.C.), che dà vita ad una produzione di sapore individualistico, particolarmente elaborata nello stile. I poeti appartenenti a tale corrente sviluppano argomenti e forme della poesia ellenistica, rifacendosi soprattutto a Callimaco, come appare specificamente evidente da alcuni brevi componimenti di Valerio Edituo e dello stesso Càtulo. Il circolo nato intorno a quest'ultimo, non a caso detto "preneoteorico", ha dunque il merito di anticipare e preparare l’importante circolo dei "poeti novi" ("neoteroi"), scrittori colti, consapevolmente indirizzati a riprodurre nei metri e nei temi i grandi modelli della poesia alessandrina e dei lirici greci. Ma toccherà, invero, a Catullo il compito d'istituire un vero e proprio "topos" della poesia d'amore, legando la lirica latina al mondo dei sensi e della passione, e quindi avviando il filone della "malattia amorosa" e della "servitù d'amore". Catullo è noto, e merita di esserlo, per i suoi versi appassionati. Versi di varia ispirazione, composti per denigrare conoscenti, invitare amici a cena, ricordare il fratello scomparso prematuramente. Ma soprattutto per celebrare la sua passione per una matrona più vecchia di lui di dieci anni, Clodia che egli chiamò sempre con lo pseudonimo di Lesbia.

Una delle storie d’amore più tormentate nella storia della letteratura latina

La signora in questione era colta, bellissima e spregiudicata: dimenticata della tradizione pudica imposta dal mos maiorum, pur essendo sposata, intrattiene una relazione per nulla platonica con il nostro Catullo. Tuttavia, non paga di un solo amante, intreccia flirt con molti altri giovani. Inevitabilmente dunque la storia d’amore fra i due, durata presumibilmente cinque anni, è un susseguirsi di litigi, ripicche, dispetti nell’ambito dei quali Lesbia assume una posizione di predominanza assoluta. Di qui in poi la vicenda è quella di un innamorato deluso e disperato che, fra alterne vicende, prova sentimenti contrastanti e si nutre di false speranze.
La nobildonna doveva avere un bel caratterino e agli occhi dei suoi contemporanei rappresentava l’antitesi del modello di virtù femminile: Cicerone la attacca duramente nell’ famosa orazione scritta in difesa di Celio Rufo dipingendola come donna nota a tutti e dedita ad amorazzi, orge, adulteri, banchetti e gozzoviglie. Sappiamo che dimostrava infatti sprezzo delle convenzioni, partecipava attivamente alla vita politica spalleggiando il fratello Clodio nel tentativo di un colpo di stato e che fu addirittura sospettata di avere avvelenato il marito, Quinto Metello Celere.
Che cosa poteva provare nei confronti di una donna del genere Catullo, poeta giovane e scanzonato, anticonformista? E’ possibile leggere i componimenti d’amore dedicati a Lesbia da Catullo come il racconto della relazione che vissero. I Carmina (questo il termine latino che significa “poesie” e che intitola la raccolta) testimoniano infatti il coinvolgimento dell’autore in un’ampia gamma di sentimenti e sensazioni che risentono degli umori del momento.

I versi sono talvolta dolcissimi, come quelli in cui, probabilmente ai tempi del suo innamoramento, l’autore paragona ad un dio l’uomo fortunato (forse il marito) che siede con disinvoltura accanto a Lesbia; a lui invece basta un sorriso di lei per sentire che le membra gli si sciolgono percorse da una fiamma sottile e la lingua si paralizza.

Affettuosi e commoventi quando confessa di amare la sua donna non come il volgo ama l’amante ma come il padre i figli e i generi.
Disincantati quando riferisce l’intenzione di Lesbia di non voler fare l’amore con nessun altro: Catullo è ben consapevole che ciò che una donna dice all’amante appassionato va scritto nel vento o nell’acqua corrente.

Accorati quando confessa di essere impazzito d’amore e di non riuscire più a volerle bene, nemmeno se lei diventasse la donna più irreprensibile del mondo, né di poter smettere di amarla, nemmeno se si comportasse peggio. Rabbiosi e offensivi quando si ferma a constatare che la sola donna che abbia mai amato elargisce prestazioni sessuali a tutti i concittadini.

Osceni nel momento in cui, allontanandosi definitivamente da Lesbia, le augura ironicamente di vivere felice e di godersi tutti i suoi trecento amanti a cui si avvinghia senza amarne nessuno ma fiaccando le reni a tutti!!! La storia d’amore di Catullo è però tormentata dai continui litigi per i troppi tradimenti di Lesbia, già sposata peraltro, che senza riserve si concede volentieri alle braccia di più uomini.

La gelosia è un sentimento non estraneo a Catullo, e che spesso lo guida a scrivere odi ingiuriose o sofferenti nei confronti dell’amata. Catullo si paragona a Saffo, in quanto sente di essere vittima di questo amore, che così come gli porta gioia, riesce a farlo deprimere in maniera così profonda. Spera in un patto (foedus) che fa con l’amata, un patto fondato su un impegno fondamentale e duraturo di affetto e fedeltà reciproci, che viene però infranto, come i sogni e le illusioni del poeta.

Confronto tra Catullo e Saffo

L’ambiente di Saffo è molto diverso: essa è educatrice del tiaso di Lesbo, al quale giungono ragazze aristocratiche non solo dall’isola, ma anche dalla Ionia., per soggiornarvi brevemente ed essere educate alla vita di coppia prima del loro matrimonio. Purtroppo Saffo non riesce a mantenere un rapporto di solo affetto con le sue protette. Infatti s’innamora perdutamente di molte di esse, finendo per rimanere sempre delusa, o perché non ricambiata, o a causa dell’abbandono di queste del Tiaso per raggiungere i rispettivi mariti. Da qui le sue odi all’amore così dolce e così amaro, le odi piene di invidie e di gelosie, quelle dedicate ad Afrodite … In tutte le sue opere risalta una grande tristezza, e rassegnazione verso amori che non saranno mai possibili, ancor più se omosessuali. Saffo lo sa, ma lei stessa afferma di non poter fare a meno di amare, e quindi di soffrire. Qui vi è una differenza sostanziale con Catullo; il poeta infatti spera sempre di poter raggiungere la felicità di un amore ricambiato appieno, e insegue sempre il suo obiettivo. In ogni caso non può affermare di non aver goduto almeno per un istante dell’amore di Lesbia. Saffo invece rincorre perennemente un amore già perso, ed è consapevole di farlo; è forse proprio la rassegnazione che la condurrà al suicidio.

Su un punto invece Catullo e Saffo sono senza dubbio simili; le loro poesie portano una ventata di novità al clima poetico dei loro tempi. Con la poetica di Saffo vi è il completo abbandono della poesia epica, che fa posto alla poesia lirica. Per Saffo l’amore non è più eroico, mitico o didattico. Non rappresenta più la perfezione assoluta di tutti gli amori; è un amore “semplice”, intimo e personale, grande nella sua piccolezza, ma comunque mai pomposo o formale. I canoni classici vengono tralasciati, con conseguente abbandono del linguaggio tipico della poesia omerica per fare posto ad un discorso più libero e leggero, non infarcito con espedienti atti a rendere più grandi e fastosi gli eroici gesti. Omologa è l’opera compiuta da Catullo e dai poeti novi ( o neòteroi), che con la loro lirica soggettiva mettono in mostra tutti i loro sentimenti più intimi e nascosti, combattendo vivacemente la tradizionale cultura letteraria romana, che, traendo origine da quella greca, ed essendo basata sulle opere virgiliane e di poeti arcaici, appare vetusta già ad alcuni letterati di quel tempo che differiscono dal pensiero comune. Questi neòteroi si trovarono spesso osteggiati da persone come Cicerone, i quali credono che solo attraverso le antiche tradizioni, e quindi anche le arcaiche opere epiche romane, si possa rispettare la vera tradizione letteraria romana. Infine somiglianze tra Catullo e Saffo si possono trovare nelle loro poesie; spesso infatti Catullo prende spunto dalle poesie di Saffo, traendo dai suoi versi dei frammenti che dopo riadatta liberamente nelle sue opere. Catullo si rivolge all’amore, come al più nobile dei sentimenti, ostenta un rispetto quasi “rigoroso”; delineando una liricità delicata e armoniosa. Tutto appare perfetto, lungi da contaminazioni formali e trivialità giornaliere. Catullo: un sognatore di altri tempi.

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