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La letteratura amorosa in epoca medioevale

Genesi  e diffusione. Dante e Montale

di Nicola Diomaiuto

In epoca medievale la letteratura si occupa ampiamente dell’amore. La prima vera scuola poetica della letteratura europea si sviluppa nel Sud della Francia, in Provenza, alla fine del secolo XII. Qui, nella cerchia del principe Guglielmo IX d’Aquitania si diffondono gli ideali di vita cavalleresca e cortese che sono al centro della poesia dei trovatori. Si esalta il joi (la gioia data da una vita fatta di eleganza, cortesia, generosità, bellezza,amore per la musica e per la poesia); si celebra il sentimento più alto e nobile dell’uomo: l’amore che i trovatori chiamano fin’amor. I trovatori cantano un amore idealizzato, spirituale,puro. L’uomo si proclama servo e vassallo della donna amata, a cui si attribuiscono perfette doti spirituali e morali. L’amore ha il potere di elevare lo spirito dell’uomo fino all’ideale della “cortesia”, un insieme di rettitudine morale e spirito cavalleresco. La concezione dell’amore è recepita dl cosiddetto dolce stil novo, un movimento poetico diffusosi in Italia tra il XIII E XIV secolo. Questo movimento, di cui faceva parte anche Dante Alighieri, insiste sulla “gentilezza”, la qualità morale che chi ama deve necessariamente possedere. L’amore proviene dalla donna; sta però al cuor “gentile” dell’uomo, cioè al suo animo sensibile e raffinato, accoglierlo in modo da elevarsi al di sopra della volgarità della vita quotidiana. Attraverso l’amore, che è un sentimento naturale ma non per questo concesso a tutti, l’uomo raggiunge la salvezza dell’anima: la donna è quindi un angelo che guida l’amante verso Dio.

La donna angelo, intesa come figura ideale, di conforto all’uomo nelle sofferenze della vita, ricorre anche nella letteratura contemporanea.

Clizia: visiting angel. Confronto tra gli occhi di Clizia e quelli di Mosca

L’amore tema centrale della produzione letteraria anglosassone nel medioevo.
Citiamo, come esempio significativo Eugenio Montale (1896 - 1981), nella cui opera poetica è ricorrente la figura femminile, considerata come visiting angel presenza angelica, consolatrice nella sofferenze del male di vivere, messaggera di salvezza, filo della memoria a cui il poeta si aggrappa per non sprofondare nel nulla. Nelle occasioni, Clizia,(trasfigurazione letteraria di una donna realmente esistita, la fascinosa Irma Brandeis, un’ebrea americana conosciuta e frequentata a Firenze tra il 1933 e il 1938), la donna angelo nella sua autenticità, si contrappone all’inautenticità che caratterizza la nuova dimensione di massa e l’età della dittatura fascista. Montale ne delinea, in particolare, lo sguardo, soffermandosi su i suoi occhi di ghiaccio simbolo della sua chiaroveggenza intellettuale. Contrapponendoli a quelli di Mosca, che sono offuscati.  Tuttavia Mosca guida egualmente il poeta perché provvista di una saggezza a lui ignota e del tutto diversa da quella di Clizia: essa infatti non è data da un privilegio culturale come quello di Clizia, ma dalla forza degli istinti e da una capacità innata,e, si direbbe fisica di orientamento. Mosca sapeva che la realtà non coincide con quella visibile quale viene percepita da chi vive in preda alle scadenze temporali e agli impegni pratici. Il senso profondo della vita coincide con la percezione e con l’accettazione della nullità dell’esistenza e dunque non ha niente a che fare con il senso moderno del tempo. Clizia ha gli attributi contrastati del fuoco e del gelo e incarna i valori umanistici della cultura minacciati dalla barbarie fasciste. Nel momento in cui scoppia la seconda guerra mondiale, Clizia rende privilegiata con la sua presenza la condizione del poeta rispetto agli altri uomini, giocando con lui a scacchi. Il gioco degli scacchi diventa così l’allegoria di una possibilità di interpretare gli eventi storici, di controllarli standone in qualche modo al di fuori, o ai margini.

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