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Il cacciatore di aquiloni

Khaled Hosseini

Titolo del libro:

“Il cacciatore di aquiloni”

Autore:

Khaled Hosseini

Casa Editrice:

Piemme

Anno di pubblicazione:

gennaio 2006 (XI edizione)

Stile narrativo e ambientazione del libro:

La storia si svolge in Afghanistan dove i due bambini sono nati, ma successivamente si sposterà in America a San Francisco dove Amir si trasferisce con il padre Baba. Il narratore della storia è lo stesso Amir. Sono presenti ad ogni modo sia discorsi diretti sia discorsi diretti liberi. Sono presenti anche molti termini in lingua araba che caratterizzano la narrazione, ma il linguaggio ad ogni modo è chiaro e semplice. La narrazione non segue il tempo che scorre, perché spesso il protagonista ci narra i suoi ricordi ed emozioni sia passati che presenti. Durante la corsa degli eventi vi sono molti cenni storici e anche riferimenti alla situazione politica del passato e di oggi dell’Afghanistan (degli ultimi 30 anni), si va infatti dalla caduta della monarchia, all’invasione russa, ed infine al regime talebano.

Trama:

Amir vive con il padre Baba in una lussuosa e maestosa villa insieme ai servitori Alì e il figlio Hassan. La madre di Amir è morta mettendolo alla luce, cosa che Baba non ha mai perdonato effettivamente al figlio. I due bambini sono amici anche se molto diversi tra loro, Amir è sunnita mentre Hassan è sciita, passano però assieme un’infanzia felice tra un combattimento con gli aquiloni e la lettura di storie avventurose. Ma l'amicizia tra i due ragazzini si spezza quando una cosa terribile accade ad Hassan per colpa di Amir. Succede che dopo un torneo di aquiloni, in un vicolo buio di Kabul, Hassan viene assalito e stuprato da una banda di ragazzini con a capo Assef, un bambino che perseguitava spesso i due bambini. Amir assiste impotente alla scena decidendo di non intervenire in aiuto dell’amico per paura e vigliaccheria, nonostante Hassan lo avesse difeso da sempre. Scappa, e con la sua fuga decide che tipo di persona sarebbe diventato. L'atteggiamento di Amir nei confronti dell'amico cambierà per sempre. E successivamente, come se non bastasse arrivano a Kabul i Russi, e i due amici si separano per sempre. Amir e Baba fuggono in America, mentre Alì e Hassan scapperanno da Kabul successivamente, ma restando comunque in Afghanistan.
Amir nella sua nuova vita a San Francisco realizzerà finalmente il suo sogno di diventare scrittore, e si sposerà. Conduce quindi una buona vita, ma un giorno riceve una telefonata dall'Afghanistan dall’amico Rahim Khan, che gli chiede di andarlo a trovare. Così Amir lascia l’America per tornare in Afghanistan, dove lo aspettano le ferite del suo passato che tanto lo hanno segnato. A Kabul affronterà una nuova dura realtà. La città è cambiata, sui marciapiedi ci sono molti cadaveri, la guerra ha lasciato le sue tracce, e Rahim Khan lo mette a conoscenza di alcuni fatti e verità nascoste. Gli parla della vita di Hassan, che a suo tempo si era sposato e avuto un figlio Sohrab, che rimase orfano dopo l’assassinio dei genitori; lo mette anche al corrente che Hassan era sua fratello perché il padre Baba era andato a letto con la moglie del servo. Rahim chiede così ad Amir di andare a Kabul a cercare Sohrab per portarlo via dall’Afghanistan. Con una guida locale, va all’orfanotrofio, per cercare il bambino, che purtroppo non si trova più lì, perché è stato portato via dai talebani qualche settimana prima. Così Amir è costretto ad andare dai telebani, venendo a scoprire che il loro capo è Assef, e combattere contro di lui per salvare il bambino. Ma sarà solo grazie all’aiuto di Sohrab se Amir si salverà, ed insieme scapperanno lontani. Inizialmente sembra molto difficile portare Sohrab in America e per questo il bambino tenta il suicidio. Si salverà e torneranno entrambi in America. Tutto questo non basterà al bambino per cancellare un passato segnato dalle violenze e dalle paure.

Personaggi:

Amir: è il protagonista del romanzo, la voce narrante del libro. E’ fragile sia fisicamente che psicologicamente, si fa spesso difendere dal suo amico Hassan. Egli è figlio di un importante uomo d'affari, è istruito ed appassionato lettore. Non ama molto gli sport a differenza del padre che giocava a calcio. Nella sua infanzia cerca di conquistare la fiducia del padre, che non gli mostrava molto affetto, e che vorrebbe il proprio figlio più sicuro e coraggioso. E’ comunque un bravo scrittore a cui piace anche molto leggere i racconti al suo amico. Un giorno a causa del suo poco coraggio non difende Hassan dalla violenza di altri ragazzi. Questo evento cambierà per sempre la sua vita. Scapperà in seguito in California con il padre, terminerà gli studi e si sposerà con Soraya, figlia di un ex generale Afgano. Diventerà un bravo scrittore, anche se loro due sfortunatamente non riusciranno ad avere figli. Amir verrà poi cercato telefonicamente da un vecchio amico di famiglia, che lo rimetterà davanti al tuo passato. Si dimostrerà finalmente coraggioso e particolarmente tenace nell’affrontare Assef (colui che aveva picchiato Hassan).

Hassan: è il coprotagonista di questo romanzo. E’ il figlio del servo del padre di Amir. Nella storia si scoprirà essere fratellastro hazara di Amir. Egli è un ragazzino semplice, analfabeta, povero, molto abile a far volare gli aquiloni e sempre pronto a difendere e aiutare Amir. I due vivono l’infanzia insieme legati da una bella amicizia. I due vivono le giornata giocando tra gare di aquiloni, e Hassan si fa raccontare da Amir le storie. Nella storia viene descritto come un bambino dal viso perfettamente tondo, come quello di una bambola cinese di porcellana, gli occhi a mandorla di un colore che cambia a seconda della luce. Aveva però anche un difetto: il labbro spezzato. Baba, però, gli farà come di compleanno l’intervento per sistemarlo. Un giorno la loro amicizia cesserà e le due famiglie si divideranno per sempre. Mentre Amir va in America, Hassan rimane in Afghanistan e ben presto ha un figlio, Sohrab. Lui e la moglie verranno uccisi in strada dai talebani e Amir andrà successivamente a cercare il bambino per portarlo via dall’Afghanistan.

Baba: è uno dei commercianti più ricchi di Kabul. Oltre a essere padre di Amir si scoprirà durante il finale essere anche padre di Hassan; durante la sua vita egli non lo confessò mai. E’ un uomo severo e saldo, di corporatura possente, molto orgoglioso e sicuro di se stesso. Ama il calcio e gli sport. Passa le sue giornate a conversare e fumare con il vecchio amico Rahim Khan. Sembra ch’egli non abbia mai totalmente perdonato il figlio per l’uccisione della madre mentre lo metteva al mondo. Morirà poi in America a causa di un cancro ai polmoni che aveva trascurato.

Alì: è il padre adottivo di Hassan. Vive nella casa di Baba con il figlio a cui presta servizio, egli infatti è un servo. E’ un hazara con tratti mongolici molto caratteristici di queste persone. Purtroppo è zoppo e con una paralisi ai muscoli della mascella che gli impedisce di sorridere. Ma come dice Amir nel libro “si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima”.

Rahim Khan è il migliore amico e socio di Baba. L’unico che insieme ad Hassan apprezzava i racconti scritti da Amir. Sarà proprio lui a chiamare Amir in America per farlo tornare a Kabul, dopo quasi venticinque anni trascorsi a San Francisco, e chiudere per sempre i conti con il suo passato anche venendo a conoscere verità amare nascoste.

Assef è il bambino dagli occhi azzurri che tormenta Amir ed Hassan durante la loro infanzia. Ha un animo cattivo e perfido. Prendeva spesso in giro Hassan per le sue origini hazara e un giorno lo picchia mentre lui recupera l’aquilone sconfitto di Amir. Ha idee razziste fin da piccolo, e come Hitler aveva fatto in passato, pensa sia giusto compiere “pulizie etniche”. Questo bambino lo ritroveremo grande alla fine del libro, scoprendolo capo dei talebani, mentre tiene nascosto il figlio di Hassan.

Sohrab: è il figlio di Hassan e di Farzana. Rimane orfano da piccolo, quando i suoi genitori vengono assassinati davanti alla casa dai militari per un dubbio sull’appartenenza della casa in cui vivono. Finisce così in un orfanotrofio di Kabul. Verrà poi preso dai talebani e portato a casa di Assef, dove sarà maltrattato e molestato. Quando Amir torna in Afghanistan viene messo al corrente dell’esistenza del bambino e cercherà così di portarlo in salvo in America. Mentre Amir viene picchiato selvaggiamente da Assef, Sohrab con la sua infallibile fionda molto coraggiosamente salva Amir accecando Assef. Inizialmente egli sembra contento di stare con Amir e accetta di andare con lui in America, ma in seguito tenta di suicidarsi nella vasca da bagno perché sopraggiungono delle complicazioni per l’adozione. Il povero Sohrab è tormentato e segnato dal suo passato di disgrazie, di crudeltà, di morte e di orrore. Riuscirà per fortuna ad andare in America ma si rinchiuderà in se stesso per anni, smettendo di parlare. Soltanto alla fine del libro, quando Amir comprerà l’aquilone, sul suo viso si aprirà un leggero sorriso.

Commenti personali:

Questo libro mi è piaciuto molto. Inizialmente non pensavo mi colpisse molto questa storia, invece andando avanti nella lettura mi sono ricreduta e mi sono fatta coinvolgere da questo bellissimo romanzo.
In questo libro entusiasmante si viene a conoscenza di terribili verità. Sicuramente lo scrittore voleva colpire l’animo del lettore portandolo a conoscenza di personaggi vicini alla realtà di oggi come Baba, un padre che non sembra mai apprezzare abbastanza il figlio. Con Hassan ci mostra la figura del povero e semplice ragazzo che crede nell’amicizia, mostra molta ammirazione e fiducia in Amir a cui è molto legato e che non esita a difendere in ogni occasione, dimostrando così sempre forza, generosità e coraggio. Mentre Amir si ritiene debole, non disposto a dividere l'amore di suo padre con nessuno; ed è anche la gelosia che rovinerà questa amicizia, rendendo Amir egoista e meschino, e successivamente un vigliacco perché tradisce l’amico nel momento del bisogno. E’ molto bello il racconto della caccia degli aquiloni, che però porterà sfortunatamente alla svolta del racconto.
Molto incisive nella storia sono l’intersezione tra l’amicizia, l'amore e la violenza che ci fanno capire che nella vita si può incontrare di tutto e che solo le persone vere sono in grado di rimanerci accanto.
Forse l’intento dello scrittore, è anche quello di mettere al corrente del lettore come si vive in Afghanistan, riuscendo così a intrecciare due tematiche importanti: da un lato la storia di un’amicizia tra due bambini diversi, dall’altro la tragica situazione di un paese ormai distrutto e pieno di morte. Questa lettura mi ha permesso di capire meglio la storia di un paese con una cultura lontana dalla nostra e del significato di vivere e vedere una guerra con i propri occhi. Il viaggio che Amir imbocca verso la sua patria, è innanzitutto un viaggio in se stesso, per cerca finalmente di rimarginare quella ferita passata che tanto lo ha segnato nell’infanzia. Mi ha, inoltre, colpito il finale, dove Amir cerca di far trovare un po’ di felicità a Sohrab che soffre molto per le vicende passate; egli riscopre la voglia di giocare e divertirsi con gli aquilone come quando era bambino a Kabul, strapperà così un sorriso al bambino. E’ molto commovente come viene descritta questa parte finale, ho finito il libro con le lacrime agli occhi, anche se forse mi aspettavo un finale un po’ più positivo.

di Elena

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