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Il palazzo di Atlante

parafrasi dal canto XII dell' Orlando Furioso

Orlando giunge nel palazzo incantato di Atlante, incontra Ferraù, Sacripante, Brandimarte, Gradasso; Ruggiero, seguendo il gigante, giunge al palazzo, approntato per lui da Atlante; Angelica giunge anche lei, vista da Orlando e Ferraù fugge; Orlando, Ferraù e Sacripante inseguono Angelica; Orlando e Ferraù si battono per l'elmo; Sacripante continua la ricerca; Angelica perde l'elmo che Orlando ha posato; Orlando e Ferraù credono che l'elmo sia stato rubato da Sacripante; Angelica posa l'elmo per bagnarsi in un fiume; Ferraù vede l'elmo e lo prende; Angelica arriva in un bosco dove trova un giovinetto ferito; Orlando sconfigge dei saraceni, trova una vecchia, Gabrina, ed Isabella in una grotta.

L'ha cercata per la Francia Per l’Italia e per Lamagna,

Per la  nuova  e vecchia Castiglia, e poi passare in Libia per il mare della Spagna (Mediterraneo):

mentre sta pensando sente all’orecchio una voce, sembra qualcuno che piange:

si spinge innanzi; e si vede sopra un gran destriero un cavaliere cavalcare, porta in braccio, davanti sul cavallo tenendola con la forza una per forza una mestissima donzella.

Piange e si agita, e fa sentire il di gran dolore; la donzella chiama in soccorso il valoroso principe d'Anglante (Orlando);
che appena mira la giovane bella, gli sembra colei che ha cercato per l’intera Francia.

Non è sicuro che fosse lei, ma gli pareva fosse la gentile Angelica che egli ama molto.
Egli vede portarsi via addolorata e triste la propria donna e Dea, spinto dall’ira e da furore violento, chiama con voce orrenda il Cavaliere; lo richiama e lo minaccia, cacciando a tutta comando Brigliadoro (il cavallo di Orlando).

Quel vile non si ferma né gli risponde, tutto concentrato sulla magnifica preda, sul prezioso bottino;

e scappa tra quelle fronde, così veloce che il vento sarebbe lento a seguirlo.

L’uno fugge e l’altro gli dà la caccia; e le selve profonde si odono risuonare do forti grida.

Uscirono correndo in un gran prato; e quello aveva nel mezzo un grande e ricco ostello.

Il Palazzo altiero era edificato di vari marmi; corse dentro la porta lavorata in oro, con la donzella in braccio al cavaliere.
Dopo non molto giunse Brigliadoro,  che porta Orlando altezzoso e fiero.

Orlando, com’è lui, gira gli occhi; non mira più il guerriero e la donzella.

Veloce come un fulmine passa nelle zone più interne dove ci sono le stanze abitate:

corre di qua, corre di là, non tralascia una camera.

Ha cercato invano i segreti di ogni stanza bassa e si appoggia sulla scala;

e non ci mette meno tempo e attenzione a cercare di sopra di quanto ci abbia messo a cercare di sotto

I letti sono ornati di oro e di seta: niente c’è sulle pareti e sui muri; ci sono quelli per terra e quelli sui muri.

Egli va su e giù e torna indietro, non per questo può no pensare a Angelica o a quel ladro che le ha portato via da lui quel bel viso.

E mentre si  muoveva invano, era pieno di lavoro e di pensieri, trovò Ferraù, Brandimarte e il re Gradasso, re Sacripante ed altri cavalieri, che andavano dall’altro al basso, e si rammaricavano del malvagio signore invisibile di quel palazzo.

Tutti lo vanno cercando (Atlante), tutti gli danno colpa di furto, tanto che alcuni lo fanno arrabbiare:

del destriero che gli ha tolto, è in affanno, si arrabbia perché ha perduto la donna, altri lo accusano di altro: e così stanno in quella gabbia; e ci sono molti presi da questo inganno, che sono rimasti rinchiusi delle settimane intere e dei mesi.

Orlando dopo aver girato quattro volte Il palazzo, ha trovato tutto molto strano, pensa fra sé: - Qui dimostrerei, di gettare inutilmente il tempo e la fatica: e potendo il ladro trattare con costei un'altra uscita, perché non deve essere molto lontano. - Con questo pensiero uscì nel prato, in quel punto si vedeva tutto il palazzo.

Mentre è circondato da questo palazzo, tiene il viso chino, per vedere se appare un’orma, da destra o da sinistra; si sente chiamare da una finestra: leva gli occhi; e gli pare di sentire un parlata divina, che mira il viso, quel viso che lo ha reso tanto diverso da quello che era.

Gli sembra di sentire la voce di Angelica, che supplica e piange, r che dice: - Aiuto, aiuto!

Dunque, la donzella sarà rapita da Questo ladro?

Piuttosto mi abbandonarmi a un destino Così infelice, uccidimi con le Tue stesse mani.

Queste parole fanno tornare di nuovo Orlando Per ogni stanza, con sofferenza e molta fatica, ma attenuata da molta speranza. A un certo punto si ferma, e ascolta una voce, quella di Angelica; egli è nella parte opposta dove arriva la voce, si sente una voce che echeggia aiuto; ma non sa dove trovarla.

Ma tornando da Ruggiero che avevo lasciato inseguendomi, nel sentiero ombroso e fosco, il gigante e la donna proseguivano, in un gran prato era uscito del bosco; arrivò dove Orlando, Il gigante passa dentro la porta: Ruggiero gli è al seguito e non smette di inseguirlo.

Non vede più il gigante e la donna, e invano gira gli occhi di qua e di là:

Poi dopo aver rivisto le camere quattro e cinque volte, su e giù sale, pur essendo di nuovo andati non si lascia nemmeno le sottoscale.

Chiamò anche lui e lo fece ritornare ancora nel palazzo.  

Una voce simile che assomiglia A quella di Angelica, a Orlando sembra la donna di Dordona che lo teneva

Se qualcuno avesse ragionato con Gradasso o con qualche altro di quelli che andavano vagando nel palazzo avrebbe capito che a ciascuno pare di vedere nella stessa cosa ciò che più brama e desidera.

di Elena

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