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UGO FOSCOLO

Schema concettuale di Elisabetta

Nacque nel 1778 a Zante, da padre veneziano, Andrea e da madre greca, Diamantina Spathis. Studiò in Dalmazia e si trasferì successivamente a Venezia, città viva, caratteristica per il carnevale, per il teatro, in cui potevano recitare le donne e per i libri senza cnsura.

Foscolo a Venezia si rivelò come personaggio di rilievo, colto, affascinante e irrequieto.

Fu affascinato dagli ideali di Napoleone e per lui scrisse A Bonaparte liberatore, ma dopo il trattato di Campoformio si ricredette.

Ottenne la cattedra a Pavia, ma si esiliò a Londra, dove fece costruire il Degammo Cottage, che lo ridusse sul lastrico. Morì nel 1827.

 

-          opere:

il romanzo autobiografico, Le ultime lettere di Iacopo Ortis[1], I sonetti, I sepolcri[2], Le Grazie

 

Famoso è il sonetto Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo, dedicato alla morte del fratello Giovanni, suicida per i debiti di gioco. Foscolo esprime il suo dolore per questa morte prematura, per l’esilio e per non poter consolare la madre.

 

Altrettanto A Zacinto, in cui l’autore celebra la sua isola natale. Il poeta è lontano dalla patria e teme di non poterla più rivedere. Il paesaggio marino rievoca il mondo classico e mitologico, ma a differenza di Ulisse, Foscolo esprime il suo dolore di esule senza ritorno. Il sonetto diventa una sintetica biografia dell’autore: la materna terra ne indica la nascita, l’esilio richiama la dolorosa esistenza, la sepoltura il momento della fine.


 

[1] Delusioni politiche e amorose

[2] I legami tra i vivi e i morti nato dall’editto di Sanclu, in cui c’erano fossi comuni e lapidi generiche.

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