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Miracoli silenziosi

compito in classe di Giorgia Foti 3a B

Ci sono miracoli che non trovano spazio nella cronaca nera, nè in quella rosa; non fanno audience; non se ne occupa nè la Toffanin nè la D’Urso; non interessano a nessuno, nemmeno sottovalutate televisioni private, nè riviste da qualche centesimo. Ma come dare loro torto?! I miracoli di cui parlo io non sono cose a cui un telespettatore sensato potrebbe mai interessarsi, nè potrebbero mai catturare l’attenzione di un lettore attento e interessato; chi li preferirebbe avendo a disposizione una vastissima gamma di disastri, violenze, assassinii, catastrofi... Quelle eccezioni di cui parlo io sono rarissime, conviene parlare di 99 disastri piuttosto dell’isolatro caso fortunato... lo so! Scusatemi, ma io oggi per una volta voglio prestare la mia insignificante voce a queste inezie.

La fiaba che voglio raccontare non ha come protagonisti principi e principesse ma persone che nella loro normalità non sono per niente comuni. A casa  Rossi niente è comune ma è tutto in comune,  si spiattella la serenità in faccia alla crisi e alle statistiche. La tavola oggi, come sempre, è apparecchiata per nove... non mi sono sbagliata ( 2 i nonni, 4 famiglia Russo, 3 famiglia Giuffrida)... ci sono tutti, come ogni giorno a quest’ora. Il pranzo che in America i figli consumano a scuola, i genitori al lavoro e i nonni soli in casa,nella famiglia Murabito viene consumato insieme, tutti seduti attorno al tavolo della casa dei nonni. Non c’è nemmeno il sandwich, ma ci si può consolare con una parmigiana fumante, e con la carne che il nonno ha arrostito la mattina. Mi dispiace deludere ancora una volta le vostre aspettative ma non c’è nemmeno la brioche del mulino che,ci dicono,vorremmo... la rimpiazza la cotognata che la zia ha preparato il pomeriggio precedente, ci si accontenta. Piano piano il lungo tavolo si riempie. I primi ad arrivare sono i nonni, Tureddu e Rosina . La nonna ha 79 anni, soffre da quando ne aveva quaranta o poco più. Due ulcere, due fratture ai femori, il diabete, il  colesterolo e chi più ne ha più ne aggiunga. Non sono state poche le volte in cui medici di indiscutibile reputazione hanno previsto che non  sarebbe sopravvissuta molto a lungo, eppure eccola qui. Quel che resta dei capelli, un tempo corvini e setosi, contorna il viso paffuto e rugoso; la bocca piccola e sottile è sempre scossa dal fremito che l’età le ha condannato addosso, eppure Rosina non esita mai a raccontare storie ai suoi nipoti, a consolarli, difenderli, amarli; in quegli occhi che non sapranno mai più vedere il sole,la luce del vero amore non si è mai spenta. Tureddu la aiuta a sedersi. È premuroso, preciso, anche nei gesti più insignificanti, nelle parole più sorde, si capisce fin troppo chiaramente che lui non darebbe la vita per la donna che nonostante tutto ha sempre amato e per i figli che ha sempre apprezzato più di quanto dimostrasse. Il condizionale non basta. Tureddu non darebbe con le parole, non darebbe in un’eventualità non realizzata: lui DA' OGNI GIORNO TUTTO SE’ STESSO PER LORO. Ha passato gli anni migliori della sua vita a costruire la propria dignità, che nessuno ha mia disconosciuto, a costruire un buon presente e un degno futuro per i suoi quattro figli, che ora stanno ricambiando i suoi sacrifici.. La schiena si è ormai aggobbita, sotto il peso di tanti anni di lavoro, i capelli sono ormai tutti bianchi, il viso vecchio, le gambe stanche, ma non ha smesso mai di lottare. Anche gli occhi sono stanchi,  ma non così tanto da non saper guardare avanti, anche quando ci sono le nuvole,  a coprire un sole che però non si è mai spento. Arriva poi Laura, la nipote. È arrabbiata: per l’ennesima volta, Gianna, l’altra nipote, non capisce le buone maniere e lei non intende costringersi un minuto di più a sopportare quella convivenza forzata. Vuole bene ai nonni, ma la sua età ha bisogno di libertà, di indipendenza... non di 8 persone che le dicono cosa come quando e perché deve fare. Maria e Martina, le figlie arrivano trafelate. È già da 6 ore che sono sveglie, o meglio, che lavorano. Gestiscono un piccolo negozio di vestiti dietro l’anglo. C’è la crisi, ma vogliono ostinarsi a farla ricadere sulle loro spalle, solo sulle loro spalle. Sono mamme, figlie, mogli, forse si sono scordate come si è egoisti. Sì. Senza forse e  senza ma, loro restituiscono il cento per uno dei non indifferenti sacrifici che i genitori hanno fatto per loro. Sono ormai esauste  anche loro, ma non intendono mollare, proprio adesso. Solo chi ha l’onore di assistervi può capire lo spettacolo che si preannuncia. Le grida di Gianna e della piccola Lucia , prima elementare e tanta voglia di crescere; il nonno che ha da un po’ esaurito le scorte di pazienza, da un bel po’; la nonna non le esaurirà mai. Grida, litigi, risate. Famiglia. Perché in fondo tutto è concesso: le urla, i litigi, le offese, che non si cancelleranno, le violazioni di una privacy che non esiste, il trascurare tutto il resto se qualcuno ha bisogno di te. Ok, ci sono i lati negativi, vi assicuro che sono tanti. Però, beh.. ehm... quelli positivi sono di più: l’affetto incondizionato, il perdono, l’interesse, l’altruismo... ma nessuno esprime fino in fondo l’atmosfera che c’è in famiglia Rossi , come disse Laura un giorno “ Se a volte l’astio può essere tanto da spingerti ad uscire e a richiudere la porta dietro di te, l’affetto sarà così tanto che ti farà ritornare, sicuro di  trovare la porta spalancata”.

Anche questa è la società italiana, quella parte che però sta dietro le quinte, che lavora, ama, soffre, senza fare notizia. Come formichine in inverno, come eroi senza gloria, come stelle senza buio: non si vedono nel falso bagliore di valori sempre più degradanti e degradabili. Come disse un piccolo principino la cui astronave si era rotta: “ L’essenziale è invisibile agli occhi”.

Giorgia Foti 3a B

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