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Learning objects di Geometria descrittiva

testo di: Elio Fragassi

            Io l’ho chiamata, nel corso della mia esperienza d’insegnante, “didattica per parti”.

            Questa metodologia è costituita da omogenei e definiti segmenti di apprendimento che possono essere continuamente ripresi, integrati, arricchiti con nuove parti, manipolati in relazione alle esigenze descrittive, alle capacità individuali, alle risposte delle classi, all’inclinazione dei singoli allievi, alle aspirazioni ed alle personalità dei singoli studenti.

            Questa è stata, ed è,  la metodologia d’insegnamento che ho attuato coinvolgendo gli studenti delle varie classi e delle diverse scuole da molti anni accumulando esperienze significative.

            Da qualche tempo mi sono accorto che, sempre più spesso, si discute di un oggetto sconosciuto che con una locuzione inglese si chiama “learning object”. La curiosità mi ha stimolato ad approfondire la conoscenza di questo “oggetto” che viene definito in modo sintetico come “una risorsa didattica “modulare” erogabile a distanza, utilizzabile su più piattaforme ed in diversi formati con la possibilità, una volta archiviato l’oggetto di apprendimento, di riusarlo all’infinito, con enorme risparmio di tempo e di denaro. Organizzando opportunamente sequenze di vari L.O. si giunge ad un percorso formativo “personalizzato”. Il L.O. deve essere costruito per aiutare chi apprende a raggiungere specifici obiettivi didattici”. ([1])

Altri autori “si riferiscono spesso ai L. O. con una metafora, forse un poco fuorviante, che li accomuna a moduli simili ai blocchetti del lego che contengono una piccola unità di apprendimento su di un argomento specifico: questa unità oltre al materiale didattico dovrebbe contenere anche una parte dedicata alla valutazione dell’apprendimento completa di esercizi e di simulazioni. La metafora del “Lego” quindi tenderebbe a considerare ciascun Learning Object in modo del tutto indipendente dal contesto di creazione e di utilizzo . . .”([2])

Nel sito ufficiale dell’INDIRE la locuzione italiana di Oggetti Didattici viene cosi caratterizzata: ”Un Oggetto Didattico è un blocco di apprendimento autonomo, coerente, unitario e riusabile che risponde a un singolo determinato obiettivo di apprendimento/insegnamento.

Un Oggetto Didattico è come una molecola.

Una metafora aiuterà a capire meglio. Un Oggetto Didattico viene spesso paragonato a una molecola. Così come questa è composta da atomi (fatti di elettroni, protoni, quark, eccetera), ogni singolo Oggetto è costituito da varie parti (foto, testo, suono, grafica). L'insegnante è, quindi, il chimico che conosce le formule e la materia, ossia le tecniche e i metodi d'insegnamento ed è esperto della propria disciplina. In sostanza è in grado di utilizzare uno o più Oggetti, scomporli e crearne di nuovi. Combinando insieme Oggetti diversi si possono realizzare percorsi di apprendimento diversi. Un docente può creare un iter di apprendimento/insegnamento legando Oggetti nell'ordine che soddisfa specifici obiettivi didattici e che meglio si adatta agli stili cognitivi e di apprendimento degli specifici allievi cui si rivolge. Gli Oggetti Didattici, per la loro natura modulare, semistrutturata e flessibile sono di enorme supporto alla didattica individualizzata e possono quindi essere utilizzati così come sono oppure scomposti e i singoli elementi utilizzati per costruirne di nuovi.” ([3])

            Indagando queste ed altre definizioni mi sono accorto che la mia didattica, relativamente alle “Discipline geometriche” ed alla “Geometria descrittiva” materie presenti nei piani di studio sia dei Licei Artistici che degli Istituti d’Arte, può essere ricondotta a questo metodo d’insegnamento. Infatti, partendo dall’assunto che anche per queste discipline grafiche l’insegnante odierno è, anzitutto, un docente della società dell’immagine e della comunicazione egli deve, necessariamente, concepire il disegno non come un processo principalmente grafico ma come l’esplicitazione, la trasposizione in forma iconica di un messaggio, di una frase, di un concetto di un pensiero espresso e descritto con il linguaggio degli elementi della geometria che si compongono nello spazio piano e/o tridimensionale seguendo precise e definite leggi ed operazioni che costituiscono la “grammatica” e la “sintassi” della comunicazione descrittiva attuata mediante la “didattica per parti” per definire, al termine del processo dinamico del lavoro di rappresentazione, un messaggio grafico chiaro quale inequivocabile e rigorosa simulazione del pensiero creativo.

            “L'ambiente in cui  viviamo, sia esso naturale che artificiale è costituito da elementi e forme fisiche che hanno consistenza bidimensionale e/o tridimensionale. Tutti gli elementi che costituiscono l'ambiente, pur essendo diversi da luogo a luogo, possono essere ricondotti a forme geometriche elementari sia solide che piane. Per questo motivo l'ambiente che ci circonda può essere descritto, graficamente, per mezzo di figure geometriche semplici  e/o complesse, comunque scomponibili, sempre, negli elementi fondamentali” ([4]). Questa è l’introduzione del primo volume cartaceo –riversato ed adattato anche in forma digitale, di cui alcuni esempi all’indirizzo web www.webalice.it/eliofragassi - di “Geometria descrittiva dinamica”, ed è in questo lavoro di scomposizione, paragonabile a seconda della scala sia all’immagine dei mattoncini Lego (a cui molti autori fanno riferimento), sia a quella dell’atomo (che sembra più consona), il concetto fondamentale dell’aspetto dinamico del metodo didattico che da anni utilizzo ed  ho chiamato “didattica per parti”. Per molteplici caratteristiche esso mi pare assimilabile a quanto oggi viene definito, con questa locuzione inglese, “learning object”.

            Infatti,  approfondendo la conoscenza dei L. O.  ho costatato che “Una di queste aree di ricerca, basata sulla nozione fondamentale di modularità, ovvero di scomposizione dei processi e, soprattutto, dei contenuti di apprendimento in unità riusabili e ricomponibili è quella che ha portato all’affermazione del concetto di Learning Object (LO) o “oggetti di apprendimento”, un modello nel quale la composizione modulare dovrebbe consentire il facile riutilizzo dei componenti elementari in contesti diversi, sia dal punto di vista educativo che tecnologico”([5]).

Questa scomposizione per l’individuazione dei contenuti fondamentali chiarisce il significato del sottotitolo: “Indagine insiemistica sulla doppia proiezione ortogonale di Monge” della mia ricerca didattica. Come prima operazione si analizza e definiscono, dal punto di vista insiemistico, gli elementi primitivi della geometria che possiamo elencare come di seguito: punto, linea generica, linea retta, semiretta, segmento, superficie generica, superficie piana, semipiano. Detti elementi  formano il contenuto dei L. O. primari delle discipline geometriche paragonabili alle lettere dell’alfabeto, nel caso della scrittura, o alle note nel caso dell’espressione musicale. Altri L. O. costituiscono moduli  relativi alla rappresentazione dei singoli elementi geometrici, alla loro manipolazione concettuale e grafica per la definizione di figure piane e forme solide, altri L. O. indagano le leggi che governano le combinazioni degli elementi e la composizione dell’immagine; altri ancora le operazioni geometriche, ecc. in modo tale da individuare sia i “mattoncini” sia le connessioni per mettere lo studente in grado di trasformare il pensiero in immagine grafica e quindi capace di codificare e decodificare la comunicazione iconica.

            Tra le proprietà descrittive di questi “oggetti”, secondo quanto specificato nell’articolo “Learning Object: Standard e confronto di piattaforme e metodologie operative” possiamo senz’altro includere la “condivisione” e la “riusabilità”. Queste due caratteristiche sono presenti nel metodo didattico applicato come può essere costatato accedendo nel sito personale, sopra indicato, al link “Testi delle esercitazioni grafiche e relativi elaborati” o collegandosi alle “Esercitazioni domestiche” sia tramite i “Piani di lavoro annuali”, sia cliccando sui collegamenti delle diverse classi presenti sul “Sommario”.

            Tanto vale anche per quanto attiene le altre caratteristiche ed in particolare per “la modularità [che] è la base di partenza dell’intero “movimento” dei L. O. Gli oggetti di apprendimento non sono interi corsi monolitici, con un inizio ed una fine e senza possibilità di scomposizione, ma piuttosto unità di contenuti più piccole, utilizzabili in diversi contesti. Il singolo L. O. deve tuttavia costituire un’entità autonoma, nel senso che possa essere utilizzata autonomamente o, in termini pedagogici, dotata di un obiettivo didattico ben identificato” ([6]).

            Mentre tutto intorno a noi cambia è necessario che cambi anche il modo di insegnare ed è proprio in questo modo diverso di acquisire le conoscenze ed i saperi mediante un processo di analisi, di scomposizione e ricomposizione continua delle conoscenze (nel caso della disciplina in trattazione la graficizzazione è, infatti, il dato ultimo visibile di un processo fondamentalmente mentale di manipolazione di conoscenze diverse), più che nel semplice apprendimento (proposizione o riproduzione grafica), quasi nozionistico, di fatti, accadimenti, avvenimenti, che si inseriscono i learning object in quanto con questa metodologia si attualizza il rapporto docente-discente in un lavoro didattico di condivisione in cui “la verifica va fatta sul processo, mentre il prodotto è da considerare nient’altro che una conseguenza del processo. Il processo è l’elemento didatticamente rilevante” ([7]) in quanto pone lo studente al centro del dialogo educativo e formativo.

            In questa diversa visione dell’insegnamento (ed in particolare di quella grafico-descrittiva per quanto mi compete) si innestano i problemi connessi all’e-learning e ai learning object. Infatti, come scrive Eliana Flores “. . . la conoscenza è il nuovo business. Parallelamente si assiste ad un paradosso: da un lato le competenze del “vecchio” docente sono state segmentate e diffuse su più attori del processo didattico, dall’altro sovente è proprio il docente, il formatore, il tutor e così via, che assomma una serie di mansioni, soprattutto quando decide di produrre un learning object, atteggiandosi a grafico, tipografo, commentatore, sceneggiatore, tecnologo, autore,. . .([8])

            Siccome tutte queste mansioni possono essere espletate mediante un unico mezzo: il computer e le sue appendici, si presenta un nuovo problema perché, ancora oggi, in molte situazioni è valida l’affermazione di Artur C. Clark secondo la quale “qualsiasi tecnologia abbastanza avanzata è indistinguibile dalla magia” ([9]) e per questo, spesso, sia lo strumento sia gli operatori che i risultati sono guardati con sospetto. Infatti se apprezziamo, nei termini sbagliati, il prodotto della macchina computer commettiamo un gravissimo errore che ci porterà ad essere succubi della macchina stessa perché essa, pare, riesca a fare cose meravigliose ed inimmaginabili mediante la cosiddetta “convergenza digitale” ove parole, pensieri, immagini, suoni, colori, staticità, dinamismo, realtà e fantasia trovano spazio espressivo trasformando la figura tradizionale dell’insegnante in una figura più complessa nella quale “il docente della società della conoscenza e della comunicazione è un telelavoratore” ([10]). Relativamente alla “convergenza digitale”, sempre nello stesso articolo di E. Flores, più avanti, si afferma: “. . . coniando un nuovo significato al termine “convergenza” [si] anticipa ciò che è e sarà la peculiarità di questa terza era: il miracolo non saranno le nuove tecnologie e nuove forme di comunicazioni, bensì gli effetti che queste, nella convergenza con i servizi commerciali, industriali, artigianali procureranno” ([11]) ed io aggiungo nel campo della scuola e di tutte le sue funzioni educative e formative.

            Per concludere vorrei riportare alcune considerazioni tratte dall’articolo “Learning Object: parola agli insegnanti” di Antonio Sofia “L’insegnante, però, non può essere l’unico soggetto coinvolto dalle nuove modalità didattiche: l’approccio degli studenti deve essere considerato centrale perché trovino efficacia. Le connessioni, i rapporti tra docenti e alunni nella mediazione dell’oggetto didattico, creano uno spazio di apprendimento, un ambiente dove i contributi di entrambi gli attori sono stimolati e valorizzati”([12]). Lo stesso articolo più oltre recita “Un’innovazione, se conserva nella sua strategia una componente di rischio, intesa positivamente come possibilità di modificarsi nel suo sviluppo, deve prendere in considerazione le proposte e riflessioni di chi l’abbia sperimentata. Un’ipotesi scientifica, infatti, non si ritiene vera finché non è dimostrata in laboratorio. Il laboratorio dei learning object è la scuola stessa”, e conclude “La scuola, con le potenzialità delle nuove tecnologie e dei learning object, non può cambiare solo nelle formule didattiche: qualsiasi progettazione deve essere accolta con propensione continua alla ricerca” ([13]).

            Quest’ultimo concetto mi ha guidato a sviluppare negli anni la ricerca didattica che tratta, in particolare, in modo nuovo e diverso l'insegnamento della "Geometria descrittiva dinamica" intesa come "Indagine insiemistica sulla doppia proiezione ortogonale di Monge" le cui esperienze più significative possono essere osservate collegandosi al sito personale al seguente indirizzo: www.webalice.it/eliofragassi.

 

Elenco di alcuni articoli e siti di riferimento per sviluppare approfondimenti del tema.

AA.VV.  voce “Learning object” del sito ufficiale INDIRE,

all’ URL: http://www.indire.it/

Aceto Claudio: Che cosa sono i learning objects?,

all’ URL: http://www.aidainformazioni.it/pub/baldazzi32004.html

Casulli Laura: L’oggetto didattico, questo sconosciuto,

all’ URL: http://www.comunedasa.it/elearning/learning_object.pdf 

Il DivertiPC- L’informatica a scuola,  

all’ URL: www.ildivertipc.rai.it

E-learning: teorie,modelli e sviluppi del mercato a livello internazionale e nazionale,

all’ URL: www.studiotaf.it/

Macrì Marina, L’importanza degli standard,

all’URL: www.vnunet.it/computerresellernews/detalle.asp?ids=/Articoli/Dossier//20020625024/6

Rossano Simona., Piattaforme per l'e-learning: queste sconosciute,

all’ URL: www.blucomfort.com/internetime/tutto/pag_articolo.php?articolo_ID=cas_22


 

[1] Antonella  Fatai: Learning object questo sconosciuto in : www.docenti.org

[2] Corrado Petrucco: Learning Objects: un innovativo supporto all’e-learning?, IS – Informatica & Scuola,Rivista trimestrale di Didattica e & Nuove tecnologie, Anno X, n° 3 , Novembre 2002

[3] Silvia  Panzavolta: Learning object, oggetti didattici per l’e-learning in: www.bdp.it

 

[4] Elio Fragassi: Geometria descrittiva dinamica, vol. 1, Casa editrice Amaltea, Raiano 2004.

[5] Fini  A.: Learning Objects: Standard e confronto di piattaforme e metodologie educative, Tesi di laurea in "Formatore Multimediale", Facoltà di Scienze della Formazione, Università degli studi di Firenze, 2003, reperibile on line all’indirizzo: http://www.sinap.it/anto/tesi_fini.pdf.

[6] Fini, A.: op. cit

[7] IRSAE-CEDE-BDP: IRIDE, La gestione delle informazioni in ambiente educativo – Editrice  IRRSAE Lazio – Roma 1996.

[8] Eliana Flores: Learning objects: Learning Opportunities? Problemi e prospettive giuridiche, in:   

   www.edscuola.it

[9] Ron White: Il computer come è fatto e come funziona, Mondatori informatica,  Milano 2001

[10] Eliana Flores: op. cit.

[11] Eliana Flores: op. cit.

[12] Antonio  Sofia: Learning object: parola agli insegnanti, in: www.bdp.it

[13] Antonio  Sofia: op. cit

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