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Scuola: valore di un ritorno al passato

“Questo è un piccolo passo per un uomo ma un grande passo . . .” per ridare credibilità e dignità al pianeta scuola.

Scusate la citazione ardita di quando Neil Armstrong poggiò il piede sulla luna, ma penso, come insegnante, che le scelte di questi giorni tendenti a ridisegnare e ridefinire i bordi di un quadro completamente sconnesso quale quello della scuola vadano nella direzione giusta verso la riscoperta di una scuola vera che sia, anzitutto, palestra di vita.

Io sono alla soglia della pensione ed ho vissuto (quasi sempre subito), quindi, in prima persona tutti i cambiamenti che si sono succeduti nel tempo, sotto ogni colore ed ogni stagione, cambiamenti che hanno portato la scuola italiana ad occupare quelle posizioni, nelle varie graduatorie internazionali, che noi tutti conosciamo.

Ebbene si; questi sono i risultati: regredire verso le posizioni di fondo.

Da anni sostengo che questi cambiamenti continui hanno ridotto la scuola italiana in un cumulo di macerie culturali, formative, critiche, creative, conoscitive, enfatizzando, con il sostegno dei “pedagopolitici”, una mistificazione di valori che ha confuso il “diritto allo studio” con il “diritto al diploma” tanto che il “pezzo di carta” si è talmente svalutato che non averlo equivale ad una volontà di rifiuto piuttosto che a qualcosa da desiderare e conquistare, magari con fatica e sacrificio.

Mi dispiace contraddire tanti pensatori illuminati della luce del futuro, che non sono mai stati in prima linea dietro una cattedra, ma spesso, come in questo caso, ritornare al passato è un segno di ragionevolezza e di onestà intellettuale perché vuol significare  riconoscimento di errori e quando la politica riconosce ed ammette errori significa che è viva e veste gli abiti della quotidianità dei cittadini altrimenti muore, uccisa dall’arroganza della pretesa presunta verità.

La scuola italiana mi ricorda, in questo momento, alcune scene di “Prova d’orchestra” di Fellini; quando dopo una pausa il direttore tornando in sala si rende conto che gli orchestrali sono in piena rivolta e ognuno fa ciò che vuole in un clima di piena e completa anarchia. All’improvviso, però, una enorme sfera grigia d’acciaio prima lesiona e poi sfonda il muro mentre detriti, calcinacci e la polvere delle macerie riempie la sala coprendo strumenti ed orchestrali. Dissolta la polvere ogni orchestrale, lacero, sporco ed impaurito, torna al suo posto e ripuliti spartiti e strumenti l’orchestra riprende le prove e i musicisti accettano di buon grado le indicazioni del direttore che prima era stato duramente contestato tanto da affermare “Quando dirigo mi sento ormai ridicolo. Un morto, un fantasma . . . ora tra me e gli orchestrali c’è solo diffidenza, disistima, disprezzo . . .”, clima identico a quello che ormai si respira quotidianamente nelle nostre aule.

Mi auguro che con questi provvedimenti si contengano le lesioni, più o meno profonde, che hanno interessato l’istituzione in questi ultimi decenni e si eviti il crollo della scuola che, a detta di tutti, rappresenta un fondamentale organismo dello Stato che deve armonizzare, come in un’orchestra, le varie componenti e i differenti strumenti di una società ormai allargata e globalizzata.

Mi auguro che a questo primo passo ne seguano altri che restituiscano dignità alla professione docente e ad ogni altra componente della scuola con un ruolo chiaro e preciso contro ogni forma di demagogia.

La scuola, come mi ripeteva un vecchio preside all’inizio della mia carriera, è la nostra miniera da cui estrarre intelligenze con il nostro fare da minatori, o un pozzo da cui far zampillare cultura operando ricerche e perforazioni mirate tra gli allievi della classe.

Mi auguro che la scuola torni ad essere miniera o pozzo della nostra Italia.

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Elio Fragassi

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