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Un giorno questo dolore ti sarà utile

Incontro con Roberto Faenza e il suo film

di Gianni Ghiselli - 28 febbraio 2012

Sono andato alla biblioteca Renzi della cineteca di Bologna per sentire Roberto Faenza che presentava il film Un giorno questo dolore ti sarà utile. Era presente il direttore Gianluca Farinelli e la vedova di Renzo Renzi, eponimo della biblioteca. La sala era piena.  Con il regista c’era Peter Cameron, l’autore del romanzo pubblicato in Italia da Adelphi, e la produttrice indipendente Elda Ferri

Faenza ha detto che ammira chi è privo di furbizia poiché tale carenza  costituisce qualche cosa di bello e di strano in un mondo dominato dall’astuzia. Del romanzo, il regista ha amato l’ironia e la leggerezza. La vicenda dell’adolescente James lo ha riportato al suo primo lungometraggio: Escalation dove c’era un ragazzo ribelle.

Il nuovo film è ambientato a New York una città cinematografica. Faenza ha ricordato il suo maggior maestro, Billy Wilder, non senza menzionare Kubrick. C’è nel cinema italiano, ha detto, la vocazione a raccontare altri mondi. Come ha fatto Kafka scrivendo America dove pure non è mai andato.

L’attore non famoso, come il ragazzo del film, Tony Regbo, è sempre meno sofisticato e più autentico della star, pomposa o perfezionista. Il libro è stato accostato a Il giovane Holden, ma ha poco da spartire con il romanzo di Salinger.

Il giovane James, protagonista del film,  cerca casa su Internet. Lo fanno anche Faenza e Cameron per provare a immaginare come starebbero nelle dimore in offerta. James cerca casa poiché si trova a disagio nella propria, con una madre e una sorella poco equilibrate. A New York i tre quarti dello stipendio se ne va nell’affitto o nel mutuo. Fuori città invece gli alloggi costano molto meno. Faenza ha utilizzato il romanzo poiché non ha una vita sua tanto interessante da essere raccontata. Quando legge un libro che gli piace, questo diventa suo. Prima se ne appropria, lo indossa mentalmente, poi lo universalizza.  Il libro è ri-fatto dal regista. In America la preparazione è molto scrupolosa: vengono provinate perfino le comparse. In questo film sono state decisive le donne: produttrice, attrice, collaboratrici. Il romanzo è caratterizzato dalla  leggerezza: il protagonista si oppone al mondo greve degli adulti. Cameron ha detto che scrive mettendosi nei panni del lettore che deve essere interessato a quello che legge. Gli piace l’humor: nello scrivere- ha aggiunto- ho più tempo di pensare alla battuta che nella vita reale. La tecnologia è presente perché fa parte della nostra realtà.

Quindi ha ripreso a parlare Faenza. Ha smentito che  il lavoro del regista sia cosa gradevole, anzi è un impegno sempre gravoso, a volte assillante. Tutti gli chiedono qualche cosa. Gli attori che vengono dall’Actor’s Studio sono i più opprimenti. Faenza ha perso i capelli per Harvey Keitel, definito  il vero fondamentalista che vuole identificarsi integralmente con il personaggio. Gli hanno obiettato che un’attrice che reciti la parte di una prostituta non può essere obbligata a battere per raggiungere la massima verosimiglianza. 

Ma torniamo al film in questione

Venti o trent’anni fa un ragazzo avrebbe percepito la famiglia con disprezzo, invece James non odia i suoi parenti, anzi li comprende ed è protettivo. Le difficoltà infatti possono produrre comprensione.

Rispetto a quando eravamo ragazzi noi, si sono ribaltati i ruoli. Faenza vede adulti malconci, come Berlusconi che gli fa pena, poiché non ha amici. Il padre di James è appunto un donnaiolo mezzo vecchio e mezzo rifatto dal lifting. Si fa tagliare la faccia per piacere a donne che potrebbero essere sue figlie o nipoti.  

James capisce che nei rapporti umani c’è bisogno di delicatezza.

Cameron ha aggiunto che ama il cinema e pure lo odia. Il cinema è un mezzo potente, siccome è più facilmente fruibile del libro. Sua madre gioì quando seppe che con dal romanzo traevano uno strumento di visibilità che conta molto di più.

Faenza ha concluso dicendo che la distribuzione era contraria al titolo. Sono intervenuto ricordando che  Un giorno questo dolore ti sarà utile corrisponde a un topos, a un luogo letterario, tra i più diffusi negli autori europei, a partire da Esiodo per arrivare a Cesare Pavese, attraverso Eschilo, Sofocle, Euripide, Polibio, Dostoevskij, Proust e chissà quanti altri. Il regista ha apprezzato l’informazione. Successivamente gli ho inviato il file con le occorrenze citate. Mi ha risposto che gli sono piaciute molto.

Poi sono andato a vedere il film. Una pellicola educativa e gradevole: fa pensare e, senza alcun dogma, dà suggerimenti morali ed estetici.

Il principale è quello indicato dal titolo: attraverso il dolore si impara.

Il secondo corrisponde alla massima educativa di Pindaro, spesso ripetuta da Nietzsche: diventa quello che sei (gevnoio oi\o~ ejssiv) e cerca di accettare, anzi di amare il tuo destino: “Amor fati, das ist meine innerste Natur”, amore del fato: questa è la mia natura più profonda.

Il protagonista, James, è un ragazzo diciassettenne diverso dagli altri, dai suoi coetanei e dai suoi familiari : più sensibile e più intelligente. Questa sua anomalia lo porta a vivere in una solitudine da asceta, confortato soltanto dalla nonna materna e da una psicoterapeuta dalle fattezze orientali. Durante le vicende raccontate dal film, l’adolescente parte da una tentazione al suicidio e arriva progressivamente ad accettare la propria diversità, attraverso la comprensione che non si tratta di una anomalia negativa, di una differenza in peggio, anzi. La battuta finale è: se io non sono normale, gli altri che cosa sono? Il fatto è che in termini umani gli altri sono usuali, mentre il normale, la persona capace di pensieri e sentimenti suoi, in gran parte buoni, è proprio lui. I genitori e la sorella infatti sono dei narcisisti squilibrati, i compagni dei rumorosi e stonati coreuti dall’identità gregaria, seguace di luoghi comuni triviali. Quando muore la nonna che gli parlava e lo ascoltava ascoltata, James legge in un biglietto-testamento spirituale, la frase chiave del libro e del film: la verità che gli apre le porte della giusta valutazione di se stesso e degli altri: “Un giorno questo dolore ti sarà utile”.

Attraverso il dolore infatti si giunge alla compassione degli altri e alla comprensione dei propri difetti e, alla fine, anche dei propri pregi.

Gianni Ghiselli g.ghiselli@tin.it 

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