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Papa Francesco e la vergogna di Lampedusa

La vergogna, il pudore, la gratitudine e gli uomini vuoti

di Giovanni Ghiselli

La vergogna è un sentimento nobile che ci trattiene dal compiere azioni o dire parole disonorevoli. Si dice che la “Civiltà di vergogna” (Culture of shame citando Dodds[1]) rappresenti una fase più antica rispetto alla “Civiltà di colpa”[2].

Dico che entrambe le fasi debbono rimanere, filogeneticamente, dentro di noi. Se non mi vergogno di niente, non mi sento mai in colpa.

Il Papa, Francesco, alla parola “vergogna”, pronunciata non senza “sdegno”, ha aggiunto l’altra parola chiave: “rispetto”.

Aijdwv~, che significa “vergogna”, “pudore” e “rispetto”, è considerato  da Esiodo uno dei pilastri del vivere umano e civile: nelle Opere e giorni il poeta afferma che, nell'ultima fase dell' empia età ferrea, gli uomini nasceranno con le tempie bianche (poliokrovtafoi, v. 181), oltraggeranno i genitori che invecchiano, useranno il diritto del più forte, la giustizia starà nelle mani (divkh d  j ejn cersiv , v. 192) con il prevalere del diritto del più forte, e se ne andranno Cavri" , Gratitudine; Aijdwv"  Pudore e Rispetto;  Nevmesi" , lo Sdegno, la giusta indignazione; quindi  non vi sarà più scampo dal male "kakou' d  j oujk e[ssetai ajlkhv" (v. 201).

 Credo che se non ci vergogneremo tutti di quanto è orrendamente accaduto a Lampedusa, non ci sarà davvero più scampo dal male.

La descrizione dell'età del ferro è ancora attuale: i suoi delitti assomigliano a quelli dell' epoca moderna che "Fichte definisce epoca della colpevolezza, della ‘compiuta peccaminosità’ ovvero della libertà vuota, del feroce conflitto che disgrega ogni ordine, della lotta egocentrica e spietata di tutti contro tutti, dell'anarchia dei particolari sradicati da ogni totalità"[3].

Ora si prega e si chiede il riposo, la pace, l’asilo per i morti: “equidem et vivis concedere vellem[4], io  vorrei  garantirli anche ai vivi. Con decreti nuovi e leggi umane. Con il  diritto di asilo messo al posto del reato di clandestinità.

Bisogna abolire la legge anti-uomo Bossi-Fini sull’emigrazione.  

  Questi due personaggi sono già stati cancellati dalla storia, messi in soffitta o in cantina; adesso è  tempo, lo è da tanto, di abradere, di raschiare via le loro leggi omicide, come ha detto bene il sindaco, o sindaca di Lampedusa, Giusy.e la ministra nera, o, se preferisce, negra, Cécile.

Donne che ammiro. Anche il decreto sicurezza di Maroni va abolito.

Abbiamo versato  lacrime. A parte che quelle di tanti politici sono  lacrime di coccodrillo, in ogni caso nel  pianto agghiacciante non c’è prh`xi~ (Iliade, XXIV, 524) vantaggio alcuno.  come dice Achille parlando con Priamo che piange per Ettore,

 Nessuna  prassi c’è nel solo pianto, nessun aiuto per gli annegati che fanno parte del nostro prossimo  e tanti altri ce ne saranno prossimamente, in tutti i sensi,  se non agiamo subito per trovare rimedi. A partire dalla cancellazione di quelle leggi infami e di quel decreto vergognoso, che suscitano pudor.

 

 

Il pudor nella cultura latina  ha forza anche maggiore dell’ aijdwv"  dei Greci.

"Pudor  è il senso morale per cui si prova scrupolo e ripugnanza davanti a tutto ciò che nega i valori morali e religiosi. E' affine all' aijdwv" dei Greci, ma ha vitalità molto maggiore: la Pudicitia  era una divinità oggetto di un culto importante; al culto della Pudicitia patricia  la plebe aveva affiancato e contrapposto un culto della Pudicitia plebeia "[5].

 Pudicitia  non è solo “castità”, ma anche “senso del pudore”.

Valerio Massimo[6] nel proemio del VI libro invoca la Pudicitia:"virorum pariter ac feminarum praecipuum firmamentum ", solido fondamento nello stesso tempo per donne e uomini. Ella appunto è stata onorata come una dea:"Tu enim prisca religione consecratos Vestae focos incolis, tu Capitolinae Iunonis pulvinaribus incubas[7]", tu infatti abiti i focolari consacrati a Vesta dall'antico culto, tu giaci sui cuscini di Giunone Capitolina.

 

 

 

 

 L’Italia dovrebbe provare un sentimento di gratitudine di gratitudine per i volontari. Il volontariato dei giovani e dei non giovani sbugiarda quanti ci descrivono come un popolo di fannulloni e profittatori. Il fatto è che l’inautenticità di molti personaggi fatti salire sulla ribalta dei media e continuamente illuminati, ricade del tutto a torto sui tantissimi oscuri e onesti lavoratori ignorati dalla televisione per la loro presunta insignificanza.  

La gratitudine è un altro valore forte, imprescindibile da una vita civile e morale. Abbiamo visto sopra, nella citazione tratta da Esiodo, il nesso solido e solidale tra pudore- rispetto- gratitudine

 Senofonte ribadisce questo  legame  nella Ciropedia[8] quando annette al vizio capitale dell'ingratitudine quello dell'impudenza che anzi considera madre di tutte le turpitudini:"e{pesqai de; dokei' mavlista th'/ ajcaristiva/ hJ ajnaiscuntiva: kai; ga;r au}th megivsth dokei' ei\nai ejpi; pavnta ta; aijscra; hJgemwvn"(I, 2, 7), pare che all'ingratitudine di solito si accompagni l'impudenza: questa infatti sembra essere la guida più grande verso tutte le brutture. "E qui ci torna in mente l'importanza data da Platone e da Isocrate all'aidòs , senso di onore e di pudore, per l'educazione dei giovani come per la conservazione di ogni ordine sociale"[9].

Come si vede Senofonte stabilisce un nesso tra cavri" e aijdwv", tra gratitudine e pudore.

Cavri~ comprende una gamma piuttosto vasta di significati che vanno dalla “grazia”, alla “gratitudine”, al “rispetto”

In quest’ultimo senso lo impiega Euripide  nella Medea[10] che rappresenta un mondo in sfacelo morale. Nel primo stasimo, il coro lamenta:" bevbake d j o{rkwn cavri", oujd j e[t j aijdw;"- JEllavdi ta'/ megavla mevnei " (vv. 439-440), se n'è andato il rispetto dei giuramenti né più rimane il pudore nell'Ellade grande.

 

Il tragediografo mette in risalto il significato della cavri~ -gratitudine  nell'Eracle, dove Teseo non ha dimenticato l'aiuto ricevuto dall'amico, il figlio di Alcmena, che lo ha riportato in luce dal regno dei morti (v. 1222) e, disponendosi ad aiutarlo, gli dice:" cavrin de; ghravskousan ejcqaivrw fivlwn" (v. 1223), io odio la gratitudine degli amici che invecchia, e chi vuole godere delle cose belle ma non imbarcarsi con gli amici quando se la passano male.

 

La sinistra non può perdere la propria identità maturata in tanti decenni di storia vissuta sempre in contatto e in sintonia con la parte più sana, laboriosa, democratica, colta del popolo italiano.

 

La questione sociale, acuendosi, potrebbe portare a turbolenze gravi che a loro volta  aprirebbero, probabilmente, la strada a svolte reazionarie. Non sarebbe la prima volta che succede, e non senza tragedie.

Il sistema in crisi è il neoliberismo.

 Krivsi~ vuol dire “giudizio”, e la critica giusta al neoliberismo dice, guardando ai fatti risultanti da trenta e più anni di questo sistema, che il capitalismo sregolato e sfrenato ha contribuito ad accrescere la povertà, e l’infelicità, della grande maggioranza della nostra popolazione

Il dramma del ventennio berlusconiano è finito in maniera farsesca, almeno sul palcoscenico della vita politica: “This is the way the world ends-Not with a bang but a whimper[11]. Il pover’uomo piangeva. E i suoi uomini vuoti,  appoggiavano l’uno sull’altro la testa piena di paglia.

La legge uguale per tutti è una pietra miliare dei governi democratici, da millenni

Nelle Supplici di Euripide, Teseo, che propugna la democrazia, dice all’araldo tebano mandato dall’autocrate Creonte che quando c’è un tiranno non esistono più leggi comuni (novmoi- koinoiv, vv. 430-431). E procede: “gegrammevnwn de; tw'n novmwn o{ t j ajsqenh;~-oJ plouvsiov~ te th;n divkhn i[shn ecei ” (vv. 433-434), quando ci sono le leggi scritte il debole e il ricco hanno gli stessi diritti.

Da noi  leggi buone ci sono[12], a partire da quella fondamentale che è la Costituzione. E’ tempo di porre mani ad esse.

I cosiddetti falchi e le cosiddette colombe dell’uccelliera berlusconiana ricordano  Paflagone e Agoracrito nei Cavalieri di Aristofane. Si vadano a rileggere la commedia i suddetti volatili, o, credo piuttosto, a leggerla per la prima volta. 

La sentenza di condanna di Berlusconi ha dissipato la nebbia dei suoi imbrogli[13], e i suoi scherani non sono stati più capaci di rimestare l’immensa quantità di fango necessaria a nasconderli.

 

 

 

Alla fine della commedia di Aristofane nominata sopra, il demagogo Paflagone  deve andare “a vendere le salsicce davanti alle porte, mescolando carne di cane con carne d’asino”[14]. Il resto non lo dico: mi trattiene il pudore. D’altra parte,  “già ognuno lo sa”[15]

A me stanno a cuore la salute e la cultura. Per curare la salute impiego la terapia preventiva della bicicletta e del footing, per la cultura leggo, scrivo e faccio conferenze con il fine e la volontà di fare conoscere gli autori che mi hanno aiutato a crescere in termini umani. Ebbene, i sindaci che hanno fondi adeguati possono aiutare le tante persone che, come me,  vogliono imparare e vogliono stare bene attraverso una continua ascesi, ossia un costante esercizio ( a[skhsi~) del corpo e dell’anima.

Il centro destra non ha avuto successo e il popolo fa con i suoi capi come fanno le donne con gli uomini. Non perdonano l’insuccesso[16]. Giustamente

La giustizia sociale a parer mio dovrebbe limitare, ridurre al minimo le sperequazioni, dovrebbe eliminare gli svantaggi dalla partenza[17] della corsa a handicap che è la ricerca del lavoro. Bisogna evitare che questa corsa diventi una danza macabra verso l’ abisso orrido, immenso, della disoccupazione che  toglie mezzi per vivere decorosamente, e dignità alle persone.

Non ho ancora deciso per chi voterò alle elezioni. Aspetto di sentire i programmi dei candidati. Chiedo a ciascuno di loro un’espressione assolutamente chiara dei propri intenti programmatici. La confusione non porta mai a niente di buono, anzi facilità gli affari loschi dei farabutti, dei mafiosi e dei Mackie  Messer  di turno.

Abbiamo conseguito una vittoria. Facciamo in modo che  i suoi effetti  ricadano beneficamente  su tutto il popolo italiano




 

 Giovanni Ghiselli

 

Il blog

http://giovannighiselli.blogspot.it/ 

è arrivato a 104918,  250 giorni dopo che è stato aperto.

 

 

 

 


 

[1] Nella Civiltà di vergogna "il bene supremo  non sta nel godimento di una coscienza tranquilla, ma nel possesso della timhv, la pubblica stima " I greci e l'irrazionale   (del 1951), p. 30.

 

[2] “Il senso di colpa che gradatamente si accresceva  è caratteristico di un’epoca posteriore” Dodds, Op. cit., p. 31

[3]C. Magris, L'anello di Clarisse , p. 17.

[4] Eneide XI, 111.

[5]A. La Penna-C. Grassi (a cura di) Virgilio, Le Opere,   p. 373.

[6] Vissuto nella prima metà del I secolo d. C.

[7] Factorum et dictorum memorabilium libri , VI, 1.

[8] In otto libri, composta dopo il 36I.

[9]Jaeger, op. cit., p. 285.

[10] Del 431 a. C.

[11]  E’ questo il modo in cui il mondo finisce/non con uno schianto ma con un piagnisteo.T. S. Eliot, The hollow men (1925) , Gli uomini vuoti

[12] Cfr. Dante, Purgatorio, XVI, 97: Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?

[13] Cfr. Aristofane, Cavalieri, 803.

[14] Cavalieri, 1398-1399.

[15] Cfr. Le nozze di Figaro, IV, 8.

[16] Lo dice  Kostantin, il ragazzo  suicida di Il gabbiano  di Cechov

 

[17] Tucidide  fa pronunciare a Pericle un encomio dei caduti nel primo anno della guerra del Peliponneso, e un elogio di Atene, la scuola dell’Ellade. Vediamo alcune frasi iniziali di questo lógos epitáfios . “In effetti ci avvaliamo di una costituzione che non cerca di emulare le leggi dei vicini, ma siamo noi di esempio a qualcuno piuttosto che imitare gli altri. Di nome, per il fatto di essere amministrata non per pochi ma per la maggioranza, essa è chiamata democrazia: per legge c’è una condizione di uguaglianza per tutti, e uno viene preferito alle cariche pubbliche, secondo la reputazione, per come viene stimato in qualche campo, non per il partito di provenienza più che per il suo valore; né d’altra parte, se uno può fare qualche cosa di buono per la città, non ne è mai stato impedito dall’oscurità della sua posizione sociale” (Storie, II, 37, 1).

In altre parole nessuno era avvantaggiato, né svantaggiato per il partito da cui proveniva, né alcuno veniva inceppato dalla povertà o dalla modesta posizione sociale, se poteva fare qualche cosa di buono per la comunità.

Questo principio sacro, attualmente profanato, si trova altresì nell’articolo 3 della Costituzione italiana.

I nostri padri costituenti, che sicuramente avevano letto Tucidide, stabilirono che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

 

 

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