Il confronto del 1929

Settimo capitolo di "Essere finito ed essere eterno. Per una elevazione al senso dell'essere" di Edith Stein

della prof.ssa Irma Lanucara

CAPITOLO VII – IL CONFRONTO DEL 1929

-         La fenomenologia di Husserl e la filosofia di san Tommaso

-         Edith non parla mai di “filosofia cristiana”, se non nell’opera maggiore. Tale espressione le viene attribuita per le tematiche affrontate

-         La filosofia cristiana per la Stein è “perfectum opus rationis” (“opera perfetta della ragione”) e si intende indagare nei suoi testi tale idea, in particolare il saggio del 1929 e in  Essere finito e essere eterno. Un’idea che, oltre ai suoi studi, prende forma in base alla sua personale esperienza.

-         Secondo la Stein la metafisica è strettamente connessa alla fede (questo lo afferma poco dopo la conversione)

-         Nel 1925 afferma di aver raggiunto un distacco nei riguardi della fenomenologia tale da consentirle di guardare tale filosofia in modo critico

-         Metafisica= filosofia+fede → ciò non contraddice le posizioni tradizionali cattoliche sul rapporto fede-ragione, in quanto ella distingue sempre tra verità razionali e verità che superano i limiti della ragione

-         Pertanto la distinzione da fare non è tra visioni del mondo cattoliche, nelle quali c’entra la fede, e visioni del mondo puramente filosofiche. La filosofia, per sua natura, è “scienza rigorosa” e, in quanto tale, cerca delle verità che siano inconfutabili. Quindi l’alternativa è tra metafisiche in cui tutto ciò che sorpassa la ragione entra nell’ambito della rivelazione e metafisiche in cui tutto ciò che oltrepassa i limiti della ragione rimane sul piano dell’interpretazione personale.

-         Il saggio del 1929 nasce per l’esigenza husserliana di paragonarsi con le grandi filosofie del passato, non è dunque un’esigenza personale della Stein. Si tratta di un confronto tra la filosofia cattolica e la filosofia moderna che non ha lo scopo di conciliarle.

-         Il primo punto comune tra Husserl e Tommaso viene individuato nell’idea di una filosofia come “scienza rigorosa”

-         Punto di distacco  → per Husserl esiste solo la ragione naturale; per Tommaso, invece, ci sono ragione naturale e ragione sovrannaturale, quella cioè che, cosciente dei propri limiti, afferma di dover essere sostenuta dalla fede.

Per Husserl la fede è valida solo nell’ambito della religione, non della filosofia; per Tommaso la fede è metodo di conoscenza e, pertanto, ha dignità filosofica.

Per i moderni, Husserl compreso, è dunque la ragione, ossia la filosofia, ad avere l’ultima parola, cioè a stabilire i propri limiti e quelli della fede.

Per Tommaso, invece, la fede ha un ruolo determinante dal punto di vista gnoseologico, perché è la via più sicura nel cammino verso la verità, capace di dare una certezza maggiore anche rispetto alla ragione. Perciò è la fede a dover fissare i “confini” della ragione e della filosofia.

-         Pertanto per la Stein è possibile costruire una filosofia soltanto a partire dalla fede.

-         Le Quaestiones de veritate → il saggio del 1929 viene scritto quando la Stein è impegnata nella traduzione di quest’opera di Tommaso, fatto questo che le consente di comprendere in modo ancora più approfondito il pensiero del filosofo.

Tommaso qui distingue tra conoscenza naturale e conoscenza soprannaturale, fondando una teoria della conoscenza radicalmente diversa da quella che si svilupperà a partire dal Rinascimento.

-         Si potrebbe credere erroneamente che nell’interpretazione che la Stein fa di Tommaso ci sia una sorta di confusione tra ragione e fede. In realtà non c’è contraddizione tra l’affermare che filosofia e fede siano diverse e l’affermare che la filosofia possa compiersi solo nella fede. Ovviamente tale compimento non equivale ad affermare che la filosofia possa essere sostituita dalla fede.

È necessario inoltre precisare che Edith Stein non parte dal problema della distinzione tra filosofia e teologia, ma dal problema del bisogno di felicità che costituisce ogni uomo e cerca di capire come si possa dare risposta a tale domanda.

In altre parole la domanda è: come la ragione e la fede possono aiutare l’uomo nel suo cammino verso la felicità?

In secondo luogo la Stein tratta la fede come metodo di conoscenza.

Infine bisogna evidenziare che le precedenti affermazioni non hanno come conseguenza il rinnegare l’importanza e la dignità della ragione naturale, che ha comunque un suo ambito conoscitivo.  La riflessione filosofica ha una sua legittima autonomia, ma il sapere costruito sulla base della ragione naturale rimane incompleto senza l’ausilio della fede.