Famiglia e disturbi psicologici

della prof.ssa Irma Lanucara

Sappiamo che le relazioni che un individuo intrattiene, specie quelle con le persone care, sono importanti per la salute. Aver appurato che la salute fisica è legata a una buona vita di relazione ha contribuito in modo decisivo al passaggio dal paradigma biomedico (secondo il quale l’origine della malattia va indagato esclusivamente in fattori biologici) al paradigma biopsicosociale nella sanità (una visione non più limitata al solo ambito biologico). Ma che dire dei disturbi mentali? Quale parte vi hanno le relazioni familiari? Le idee in proposito sono cambiate dalla metà del Novecento a oggi ed è particolarmente istruttivo seguire l’evoluzione che si è avuta all’interno della tradizione della psicologia clinica, della psichiatria e della sociologia della salute.

·        L’APPROCCIO CENTRATO SULLA FAMIGLIA

Tale approccio nasce nell’ambito del movimento antipsichiatrico, sorto tra gli anni ’60 e ’70 del Novecento, con lo scopo di mettere in discussione il modello medico di malattia mentale, insistendo sul peso di fattori sociali. La visione psichiatrica tradizionale tratta le malattie mentali alla stregua di quelle fisiche, come alterazioni che colpiscono l’individuo. L’antipsichiatria ha sostenuto che le malattie mentali in sé non hanno consistenza, ma sono il prodotto del contesto storico-sociale e istituzionale in cui il soggetto sofferente si trova a vivere. L’idea, introdotta dall’approccio centrato sulla famiglia, che le persone possano star male a causa del gruppo sociale in cui sono inserite e che siano i gruppi sociali il vero soggetto della malattia e della salute costituiva un ottimo argomento per demolire il modello medico della psichiatria.

·        GLI ANTECEDENTI DELL’APPROCCIO CENTRATO SULLA FAMIGLIA

Ø      La corrente psicanalitica. L’idea di fondo della concezione psicanalitica è che i disturbi familiari siano di tipo affettivo. Quando la famiglia soffre qualcosa non va a livello di sentimenti, emozioni, legami. Altra convinzione di base è che il disagio affettivo della famiglia faccia sentire i suoi effetti negativi principalmente sui membri che si stanno sviluppando, sui più giovani. C’è poi l’idea, prettamente psicanalitica, che i danni subiti nell’infanzia possano persistere anche quando le persone sono ormai grandi e fuori dall’ambito familiare. Ecco perché, secondo questa concezione, le origini dei disturbi familiari attuali vanno cercate lontano. Ackerman ha sottolineato i danni prodotti quando la famiglia continua apparentemente a funzionare unita, ma sul piano affettivo è in realtà distrutta. Si può avere ad esempio una divisione della coppia per cui, anche se compatti nelle loro strategie di conduzione familiare, marito e moglie sono in sostanza disuniti e non forniscono ai figli modelli d’identificazione rassicuranti. Bowen è noto per aver insistito sui vincoli che impediscono la differenziazione dell’Io, cioè che vietano al singolo di maturare, di rendersi autonomo e indipendente.

Ø      La corrente sistemico-relazionale. È legata al lavoro degli esponenti della scuola di Palo Alto formatasi intorno a Bateson, ma alla quale hanno dato vita Watzlawick, Beavin e Jackson. Un principio della corrente sistemico-relazionale coincide con il fatto che la famiglia va guardata nel suo rapporto con l’ambiente e pertanto i disturbi deriverebbero da un disadattamento all’ambiente. In tali concezioni inoltre l’attenzione non cade sulla sfera affettiva, ma sui modelli interattivi, relazionali e di comunicazione tra i membri della famiglia. Assai nota a tale riguardo è la teoria del doppio legame, proposta dai ricercatori di Palo Alto per spiegare la schizofrenia e la psicosi. Le persone sofferenti di psicosi avrebbero genitori che tengono con loro una comunicazione paradossale, caratterizzata da messaggi e sollecitazioni in contraddizione tra loro.

Ø      La corrente comportamentale. Il principio base è quello dell’apprendimento sociale: a essere disturbati si impara, come si imparano gli altri comportamenti sociali. Pertanto la terapia tenderà a orientare l’apprendimento in famiglia verso comportamenti più desiderabili.

 

·        LA FAMIGLIA INGIUSTAMENTE SOTTO ACCUSA

Dopo essere stato in voga, l’approccio centrato sulla famiglia è stato seriamente messo in discussione. Le critiche hanno evidenziato che non si può misconoscere la natura individuale delle malattie mentali (a volte di natura biologica), che è sbagliato mettere sotto accusa le famiglie e che le prove portate avanti a favore della genesi familiare dei disturbi erano discutibili, perché non fondate scientificamente e quindi non generalizzabili.

·        LA SITUAZIONE ATTUALE

Allo stato attuale si può dire che la famiglia è più spesso teatro che causa delle sofferenze e soprattutto non c’è causalità lineare. Come ha evidenziato l’ecologia dello sviluppo, tra ambienti di vita e psicologia individuale esistono complesse interazioni.