Pensiero e linguaggio

di Lev S. Vygotsky

Relazione sul testo a cura della prof.ssa Irma Lanucara

La riflessione di Vygotsky nell’opera dal titolo Pensiero e linguaggio si incentra sulla relazione esistente tra pensiero e linguaggio e sulla conseguente confutazione della posizione di Piaget, il quale riteneva che il pensiero precedesse l’emergere del linguaggio.

Tale problematica viene sviluppata attraverso la costruzione di una teoria generale delle radici genetiche del pensiero e del linguaggio, arricchita da un’analisi critica delle principali teorie riguardanti l’argomento, e una parte prettamente sperimentale.

Il capitolo preso in esame, Le radici genetiche del pensiero e del linguaggio, è introduttivo alla parte più importante dell’opera, cioè quella costituita dalle indagini sperimentali.

Esso prende le mosse dall’affermazione della reciproca indipendenza dei percorsi evolutivi del pensiero e del linguaggio, sia a livello ontogenetico sia a livello filogenetico, nonostante si creino interconnessioni per certi periodi. Ciò viene dimostrato mediante le ricerche che vari studiosi, tra i quali Köhler, Yerkes, Stern, Koffka, Bühler hanno condotto sulle scimmie e sugli esseri umani.

Dagli studi di Köhler si evince come gli scimpanzè non utilizzino un linguaggio vero e proprio, ma esso certamente funziona in maniera indipendente dall’intelletto. Si esclude comunque che negli scimpanzè ci sia una qualche attività intellettuale, in quanto i gesti e le loro vocalizzazioni indicano desideri e stati soggettivi.

Yerkes invece notò che le scimmie non erano in grado di imitare i suoni del linguaggio umano e per questo non lo possedevano, pur essendo capaci di imitare azioni umane.

È chiaro per Vygotsky come lo sviluppo filogenetico sia caratterizzato da una netta separazione tra pensiero e linguaggio e come pertanto le deduzioni di Yerkes siano non scientificamente provate, in quanto se l’unica difficoltà corrispondesse all’articolazione sonora, allora dovrebbe essere possibile sostituirla con altri mezzi di comunicazione e ammettere una corrispondenza tra pensiero e linguaggio.

Attraverso gli studi di Bühler e Koffka, Vygotsky giunge ad affermare che anche nell’ambito dello sviluppo ontogenetico pensiero e linguaggio hanno radici differenti, anche se ad un certo momento avviene un incontro tra tali percorsi, come sottolinea Stern, che segna l’avvento del linguaggio razionale e del pensiero verbale. Tuttavia alcuni psicologi, come lo stesso Koffka, non concordano pienamente con tale prospettiva, notando come essa non si riscontri universalmente e come l’uso della parola da parte del bambino in un primo momento (dai diciotto mesi ai due anni) non abbia una funzione simbolica. La parola, infatti, sarebbe per il bambino solo una delle caratteristiche dell’oggetto nominato.

Vygotsky sembra concordare con tale ipotesi: il bambino inizialmente usa le parole, ma solo dopo una lenta evoluzione scoprirà la funzione simbolica del linguaggio, consolidata proprio dal suo precedente utilizzo.

Nell’ultima parte del capitolo l’Autore prende in considerazione delle ipotesi relative al linguaggio interiore, proprio per completare la trattazione del rapporto tra pensiero e linguaggio. Vygotsky si riferisce ai discorsi che il bambino fa “dentro di sé” per affrontare un problema e mette in evidenza come il linguaggio abbia anzitutto una funzione sociale e solo successivamente divenga strumento intellettivo tramite il linguaggio interiore. Piaget invece parla di linguaggio egocentrico (ad alta voce) che accompagna l’agire del bambino trasformandosi in pensiero.

Ciò conduce all’affermazione secondo la quale lo sviluppo del pensiero sia determinato dal linguaggio e quindi dall’ambiente socio-culturale nel quale il bambino si muove. E in ciò Vygotsky si differenzia da Piaget: le interazioni sociali hanno per lui un ruolo fondamentale nello sviluppo, mentre lo Piaget gli attribuisce un peso minore.

Il problema del pensiero e del linguaggio e della loro eventuale interrelazione diventa così per Vygotsky un problema storico-sociale, in quanto non si tratta solo di una questione relativa ad un comportamento innato, ma inerisce strettamente anche a processi che riguardano lo sviluppo storico della società umana. Non è una questione limitata alla scienza naturale, ma si estende all’ambito della psicologia sociale.

Ciò che rende interessante l’indagine di Vygotsky risiede proprio nella sua insistenza sul ruolo fondamentale che l’ambiente riveste nel processo evolutivo della persona, fatto questo che ha permesso di compiere un passo avanti decisivo nella definizione di tale complessa problematica.