Freud e la psicoanalisi

di Irma Lanucara

Per psicoanalisi si intende quel vasto movimento di pensiero che ha fatto il suo esordio all'alba del Novecento e ha avuto nel lavoro del medico viennese Sigmund Freud il punto di partenza.

Storicamente fu il metodo ipnotico-suggestivo, appreso seguendo i corsi di Charcot, illustre neuropsichiatra, il primo modo che Freud adottò per riuscire a giungere ai contenuti profondi dell’inconscio. Charcot fu inoltre il fondatore di un nuovo ramo della medicina, la neurologia. Egli considerava l’isteria e l’epilessia come due grandi nevrosi, che condividono il sintomo della convulsione.

Charcot poi si interessò, come già accennato,  al fenomeno dell’ipnosi e ipotizzò che tale fenomeno avesse tre fasi:

-         nella prima si realizza il rilassamento dove è presente il sonno profondo e assenza di attività intellettuali;

-         nella seconda si alternano rigidezza e flaccidità muscolare;

-         nella terza si raggiunge lo stato di sonnambulismo, dove il paziente esegue gli ordini dell’ipnotizzatore.

A questo proposito Freud introdusse il metodo catartico nell’ambito della terapia ipnotica, insieme a Joseph Breuer. Il termine deriva dal greco ed è desunto da Aristotele che lo utilizza nella poetica in riferimento alla tragedia con il significato di “purificazione”. Infatti, a parere di Freud, l’ipnosi deve avere lo scopo di portare il paziente verso uno stato di liberazione, attraverso il quale è possibile giungere alla dimensione inconscia ed emotiva del soggetto. Attualmente l’ipnosi è impiegata scientificamente nella ricerca clinica e in ambito terapeutico (ipnositerapia da non confondere con l’ipnoterapia che riguarda la terapia del sonno).

La psicoanalisi nasce in tale contesto per curare determinati disturbi mentali indagando le dinamiche inconsce dell’individuo. Fino alla fine dell’800, tali disturbi venivano trattati da psichiatri e neurologi o con l’utilizzo dell’ipnosi. Freud, anch’egli utilizzatore dell’ipnosi, ipotizzò che alla base dei disturbi mentali fosse riscontrabile un conflitto tra richieste psichiche contrarie e formulò quindi tre ipotesi:

-         Il conflitto tra principio di piacere e principio di realtà,cioè tra la necessità di soddisfare “il piacere” interno e il necessario confronto con il mondo reale;

-         Il conflitto tra pulsione sessuale e pulsione di autoconservazione;

-         Il conflitto tra pulsione di vita e pulsione di morte.

La psicoanalisi si è posta anche l’obbiettivo di teorizzare lo sviluppo normale, nel senso di non patologico, dell’individuo. Nasce così la metapsicologia, le cui formulazioni ambiscono a descrivere l’apparato psichico.

Freud utilizzò per primo il termine psicoanalisi e nel 1899 pubblicò L’interpretazione dei sogni. Egli intendeva affrontare la cura delle malattie nervose con un metodo diverso rispetto a quello della medicina classica. Questo progetto è apparso subito come una “concezione antropologica generale”, come una “filosofia della persona umana”, alternativa agli indirizzi filosofici contemporanei, come una “specifica corrente psicologica” che considera il disturbo psichico come espressione di una situazione disarmonica e conflittuale della personalità.

La terapia psicoanalitica è uno scambio di parole, la possibilità di “raccontarsi” liberamente, senza alcuna censura. Il terapeuta ascolta con attenzione e interpreta senza mai giudicare. Le parole sono l’unica “medicina” che lo psicoanalista ha a sua disposizione; ogni comunicazione diventa relazione.

Nel setting terapeutico è fondamentale tener presente l’idea che il paziente comunichi solo se esiste un particolare legame emotivo con il medico. Il sogno, secondo Freud, si riferisce da una parte alla vita “cosciente”e quindi “presente”e, dall’altra, ai “fantasmi”, ai pensieri legati alla vita “remota” dell’individuo. Nel sogno Freud distingue due elementi strutturali:

-         Il contenuto manifesto, cioè la “storia visibile” che il paziente ricorda e racconta al terapeuta.

-         Il contenuto latente, cioè la “storia” che il soggetto crede di non conoscere o di non ricordare; il compito dell’analista, appunto, è comprendere non già il contenuto manifesto o quello latente, bensì il processo che si svolge dall’uno all’altro; questo perché il sogno non riproduce direttamente il materiale profondo che si agita nell’individuo che sogna, ma lo rielabora, lo modifica, lo deforma, lo sostituisce con un altro contenuto ricorrendo sia ad un linguaggio fatto di simboli sia a particolari tecniche di trasformazione, quale soprattutto lo spostamento. Nel sogno il sognatore attribuisce un profondo significato emozionale ad elementi, o parti o aspetti che nella vita reale sono del tutto secondari, oppure si serve di una persona estranea come sostituto di una figura parentale e della condensazione, ossia fusione in una sola immagine di elementi che appartengono a persone o a situazioni diverse.

Nel sogno vi è sempre un contenuto latente. Freud dichiara che l’individuo nel sogno vorrebbe esprimere i propri contenuti inconsci, segreti, ma se ne vergogna; allora è costretto ad esprimerli in modo allusivo e simbolico, facendo ricorso a particolari “immagini” allegoriche; in altri termini l’individuo nel sogno sottopone la propria “fantasia” ad una “forza” o “resistenza” denominata censura. Approfondendo la sua analisi sulla censura, Freud scopre che generalmente si manifesta quando l’individuo esprime nel sogno desideri profondi di natura specificamente sessuale e relativi al mondo dell’infanzia. Il sogno si configura da una parte come una regressione ad esperienze remotissime e, dall’altra, come espressione latente di desideri libidici che vengono riconosciuti come immorali o irrazionali.

Il meccanismo della rimozione,le tecniche di trasformazione, il contenuto latente,il contenuto manifesto, la censura, le indagini sulla genesi dei disturbi psichici, convincono Freud a prendere sul serio la realtà dell’inconscio, che si manifesta nella vita quotidiana mediante lapsus, dimenticanze, libere fantasie. Da qui la formulazione della teoria dell’apparato psichico, la cui topica più nota è la seguente:

-         Es (la parte istintuale della psiche)

-         Io (o Ego)

-         Super-Io (o Super-Ego)

L’Es è paragonabile alla “zona oscura e profonda della psiche”, nella quale sono stati rimossi  i desideri e le pulsioni di cui si prova vergogna; è una sorgente di energie organiche e vitali rivolte soltanto al soddisfacimento dei bisogni egoistici; è l’insieme degli impulsi della carica sessuale. L’Es è espressione dell’inconscio amorale regolato unicamente dal principio di piacere; è la parte più segreta della personalità, nella quale si depositano e si stratificano tutte le esperienze della vita che possono essere riportate alla luce della coscienza mediante l’effetto terapeutico della terapia psicoanalitica.
Nell’inconscio agisce la libido, la “sorgente” delle energie fondamentalmente connesse alla pulsione sessuale. Freud lo paragona alla “fame”, intesa come la forza con la quale si manifesta l’istinto di assorbimento del cibo; ma mentre la fame e la sete non sono vissute dal soggetto come desideri di cui vergognarsi, la libido è percepita invece come “peccaminosa”, provoca un profondo senso di disagio e non rispetta alcuna legge morale nè ascolta la voce della ragione.

L’analisi e l’interpretazione dei sogni degli adulti dimostrano come la libido sia operante fin dai primi anni di vita: il bambino non è privo di pulsioni erotiche e la sua carica sessuale si manifesta e si esprime nei gesti più elementari ed istintivi (si pensi all’atto della suzione).

Dapprima la sessualità infantile è indipendente dalla funzione riproduttiva, ma via via tenderà a svilupparsi secondo modalità comportamentali specificamente sessuali e riproduttive; la libido infantile, quindi, serve al bambino soltanto per procurarsi sensazioni piacevoli localizzate in tutto il suo corpo; essa, pertanto, si configura come auto-erotismo finalizzato all’attuazione del principio di piacere.

Il processo di evoluzione e di maturazione della sessualità è caratterizzato da particolari fasi di sviluppo e da vari complessi, come quello di Edipo, attraverso il quale si spiegherebbe la gelosia che il bambino/a prova nei confronti del genitore dello stesso sesso, per culminare poi nella crisi adolescenziale, con l’emozione del principio di innamoramento e con la prima strutturazione dell’identità di genere.

 

L’Io è la “facciata” dell’Es, la parte cosciente della personalità, la consapevolezza di sé; non avendo però una sua specifica struttura ed una sua autonoma forza, si trova in uno stato di sudditanza nei confronti di tre severi padroni: la realtà esterna, l’Es e il Super-Io.

 

Il Super-Io è il complesso delle norme morali, delle regole e delle leggi sociali, la sede della “coscienza” etica.

Il Super-Io, pertanto, agisce nella personalità individuale come una forza che si oppone alle pulsioni dell’Es mediante divieti, comandi, restrizioni, limitazioni, sensi di colpa, rimorsi, ecc., indotti dal  principio di realtà.

Le tre “zone” dell’apparato psichico possono essere paragonate ad un iceberg: la parte visibile rappresenta la coscienza, cioè l’Io; la parte sommersa rappresenta l’inconscio (Es); l’Io e il Super-Io operano sia a livello conscio che a livello inconscio.

Tra le tre zone dell’apparato psichico non esiste alcun equilibrio, perché l’Io è sempre diviso tra le opposte pulsioni dell’Es e le inibizioni imposte dal Super-Io. Se l’individuo non riesce a mediare la propria energia inconscia con le sollecitazioni provenienti dalla sfera del Super-Io, può cadere in uno stato nevrotico, entrando, così, in conflitto con se stesso.

Il compito dell’individuo, secondo Freud, consisterebbe nella ricerca di un equilibrio sempre precario fra i suoi tre esigenti padroni.

 

La terapia psicoanalitica. Quando il rapporto fra le fondamentali componenti dell’apparato psichico dell’individuo è inadeguato; quando determinate forze impediscono alla libido di esprimersi in modo soddisfacente; quando interviene il Super-Io a censurare le pulsioni dell’Es e quando il conflitto tra le pressioni del Super-Io e le pulsioni inconsce sono troppo forti e, quindi, non più sopportabili, allora si manifesta la nevrosi: l’Io cerca di cancellare, da una parte, la causa del suo stato conflittuale, divenuto troppo doloroso, e, dall’altra, reagisce intervenendo sulla propria pulsione libidica mediante il meccanismo della rimozione, dal momento che non può fare valere il principio di realtà ed adeguarsi alle richieste del Super-Io.

Il meccanismo della rimozione consente all’individuo di allontanare dalla propria coscienza tutto ciò che genera in lui un violento conflitto o disturbo; la rimozione non significa “soppressione”della pulsione libidica.

L’espressione visibile del blocco di tale energia è il sintomo che lo psicoanalista considera come la trascrizione in un linguaggio diverso di un fenomeno interiore che avrebbe voluto manifestarsi, ma è stato rimosso mediante l’ostacolo contrappostogli dalla censura interna.

La teoria psicoanalitica tende a rendere l’individuo cosciente di quei conflitti che hanno determinato in lui una situazione nevrotica: posto in uno stato di assoluto rilassamento, il paziente racconta all’analista le proprie fantasie. Quando, però, il ricordo/racconto arriverà alla situazione che ha generato il conflitto e quindi, lo stato nevrotico, il paziente manifesterà una certa resistenza. Tale sintomo fornisce allo psicoterapeuta la chiave interpretativa delle cause effettive del blocco psicologico. A questo punto il compito dell’analista sarà quello di portare il paziente alla coscienza di quanto è accaduto nel suo passato, liberandolo dalla pulsione libidica che ne ha scatenato il disturbo.

Oltre alla libera associazione delle idee e all’interpretazione dei sogni, lo psicoanalista può analizzare anche gli atti mancanti, i lapsus, le ansie, le azioni maldestre, i ritardi, le associazioni immediate, i sogni ad occhi aperti ecc.; cioè tutto ciò che costituisce la psicopatologia della vita quotidiana, perché attraverso questi sentieri egli può riportare il paziente al suo inconscio, cioè a renderlo consapevole di quei blocchi psichici che lo costringono a vivere in uno stato di disagio e di sofferenza.

In ogni trattamento analitico si stabilisce un’intensa relazione affettiva tra il paziente e l’analista; questo rapporto “empatico” venne chiamato da Freud transfert. Senza il transfert non sarebbe possibile alcuna analisi.

Il ricorso al transfert e la sua utilizzazione per scopi terapeutici costituiscono la parte più complessa ed importante della terapia psicoanalitica; lo stesso Freud ne avvertì sempre la straordinaria importanza.

 

Gli sviluppi della psicoanalisi: Adler, Jung, Reich, Lacan

La teoria psicoanalitica trovò presto molti seguaci, che si riunirono nella Società psicoanalitica, fondata nel 1908. Tuttavia abbastanza presto si delinearono contrasti teorici, che segnarono una temporanea crisi della sistemazione freudiana.

Il primo a dichiarare il suo distacco da Freud fu Alfred Adler (1870-1937), che fondò la Rivista internazionale di psicologia individuale e che scrisse Il temperamento nervoso (1912), Prassi e teoria della psicologia individuale (1920) e Conoscenza dell'uomo (1927).  Adler svaluta il ruolo attribuito da Freud agli istinti sessuali, mettendo in luce, invece, quello svolto dai fattori ambientali e sociali. Egli infatti è convinto che la tendenza alla socialità è naturale nell'uomo, e quindi il comportamento nevrotico scaturisce dal fatto che la situazione socio-ambientale mortifica questa tendenza. Cosí si sviluppa, egli dice, il «complesso d'inferiorità».

Piú lunga invece fu l'intesa tra Carl Gustav Jung (1875-1961) e Freud. Autore di La libido, simboli e trasformazioni (1912), L'Io e l'inconscio (1929), Psicologia e religione (1940), Jung si distacca da Freud intorno al 1913, per un dissenso, non certo di poco conto, sulle nozioni di «libido» e di «inconscio». Egli afferma che la «libido» freudiana è fin troppo ricca di determinazioni sessuali; bisogna invece intenderla come un'energia primaria desessualizzata. Ma soprattutto sostiene che l'«inconscio individuale» di cui parla Freud è solo un momento particolare dell'inconscio collettivo. L'inconscio collettivo dunque è un complesso di archetipi, cioè di immagini simboliche comuni a tutta l'umanità; immagini che traducono simbolicamente i momenti significativi della vita d'ogni uomo in ogni tempo, quali nascita, morte, paura, pubertà, maternità. Questi archetipi comuni sono individuabili proprio attraverso l'analisi dei simboli personali.