Rogers e la psicologia umanistica

di Irma Lanucara

La psicologia umanistica è un indirizzo psicologico sorto negli Stati Uniti, secondo il quale non sono le pulsioni istintuali a motivare il soggetto, ma il bisogno di conoscere e di esprimersi. Il termine “psicologia umanistica” fu coniato nel 1962 grazie ad Abraham Maslow, che fondò l’Associazione di Psicologia Umanistica, il cui programma prevedeva di studiare le dinamiche emozionali e le caratteristiche comportamentali al fine di un’esistenza umana e piena e vitale.

 

Il manifesto dell1’Associazione di Psicologia Umanistica prevedeva alcuni punti fondamentali:

-         L’elemento primario della psicoterapia è la persona, studiata nella sua interezza come oggetto e strumento di indagine.

-         È necessario valorizzare l’autorealizzazione, la creatività, le scelte.

-         Valorizzazione della dignità della persona e dello sviluppo del suo potenziale latente (ciò che c’è ma non si è ancora manifestato). Grazie alle iniziative di Maslow e Rogers nacquero nuove correnti psicoterapeutiche (rogersiana, bioenergetica, analisi transazionale). Un’altra innovazione apportata della scuola umanistica è il metodo della terapia di gruppo.

 

Carl Rogers

Carl Rogers nel 1951 pubblicò la Terapia centrata sul cliente, dove illustrò i fondamenti teorico-pratici della sua psicologia. Essendo tutti di pari dignità, valore e responsabilità, Rogers eliminò il concetto di “paziente”, trasformandolo in “cliente”. Non c’è quindi la persona che in maniera del tutto passiva si affida ad un esperto, ma ci sono due persone (terapeuta e cliente) che fanno insieme un percorso di crescita.

Nella prospettiva rogersiana la malattia mentale non sarebbe altro che una distorsione dello sforzo che l’individuo compie per attivare le proprie potenzialità. Il metodo suggerito da Rogers è la terapia non direttiva, che consiste nel tenere sempre conto delle tendenze vitali dell’individuo e nel limitarsi a creare nel paziente le condizioni necessarie a favorirne la crescita, attraverso un rapporto empatico, cioè immedesimandosi nelle emozioni e nei sentimenti provati dall’altro.

In particolare con il termine empatia si intende una comprensione profonda e totale, finalizzata ad una immedesimazione nella personale esperienza dell’altro e a viverla come se fosse la propria.

Lo stesso Rogers indicò gli elementi fondamentali perché si possa creare una relazione empatica:

·        Credere nell’autenticità del modo di essere dell’individuo, riguardo a se stesso e all’ambiente in cui si trova a vivere. È importante cioè permettere a noi stessi di essere realmente ciò che siamo, senza mantenere a tutti i costi una “facciata”.

·        Considerare come estremamente positiva la possibilità di comprendere un’altra persona: l’accettazione di noi stessi presuppone l’accettazione piena e completa dell’altro. Generalmente, osserva Rogers, la nostra prima reazione di fronte all’affermazione di un altro è una valutazione di giudizio anziché uno sforzo di comprensione; se invece noi riusciamo a capire una persona, possiamo essere effettivamente cambiati da quello che abbiamo compreso, oltre che far capire all’altro che non è solo.

·        Convincersi che la valutazione degli altri non serve da guida: i giudizi altrui devono essere ascoltati, ma non possono guidare il nostro comportamento condizionandoci in modo eccessivo.

 

La facilitazione del processo di apprendimento

La teoria fornita dalla psicologia umanistica è stata utilizzata anche in ambito educativo e didattico. A questo proposito l’insegnante ha il compito di facilitare il processo di apprendimento e di crescita della personalità dei discenti, come il terapeuta si propone al cliente.

L’insegnante facilitatore, una volta valutato il clima iniziale all’interno del gruppo classe, accorda la massima fiducia sia all’interno del gruppo sia ai singoli allievi, chiarendone preliminarmente i propositi e facendo affidamento sul loro desiderio e sulla loro motivazione di proseguire quegli scopi che hanno un reale significato.

Un’altra sua importante funzione consiste nell’organizzare e nel mettere a disposizione degli allievi tutti quei sussidi didattici necessari per l’apprendimento, considerando se stesso come un mezzo a disposizione del gruppo-classe e proponendosi, quindi, come un docente partecipe, un membro del gruppo; egli, pertanto, non ha un atteggiamento impositivo, in quanto partecipa pienamente all’attività scolastica, condividendo sentimenti, esperienze, reazioni, ecc..

È necessario segnalare due conseguenze dirette di tale tipo di esperienza: l’autocentrismo del discente e la libertà nell’apprendimento.

È il discente, infatti, ad essere al centro del processo di apprendimento, in quanto quest’ultimo è finalizzato al raggiungimento dell’autorealizzazione e dell’autoaffermazione di ogni singolo alunno, in un clima scolastico caratterizzato da fiducia reciproca e dal dialogo.

La libertà di apprendimento si manifesta come una liberazione della curiosità dello studente che, così facendo, ricerca, non limitandosi alla memorizzazione di nozioni. Così l’apprendimento diventa una conquista personale, non imposta dall’esterno, e assume un significato formativo nell’ambito dell’esperienza individuale

 

Abraham Maslow

La proposta di Maslow si pone come una terza ipotesi più completa rispetto alla psicoanalisi e al comportamentismo. Per Maslow, infatti, la persona è una totalità armonica, non divisibile in vari aspetti (come avviene invece nel comportamentismo e nella psicoanalisi) e finalizzata all’autorealizzazione. La psicologia, in tal senso, deve accompagnare l’uomo in questo cammino verso la propria realizzazione.

Maslow è inoltre importante per aver parlato di una gerarchia di bisogni dell’uomo. La soddisfazione di tali bisogni, secondo Maslow, rappresenterebbe un avvicinamento verso la propria autorealizzazione.

 

Un nuovo concetto di salute psichica

L’idea centrale che coalizza l’operato di scuole e autori, nella grande corrente della psicologia umanistica, è il tentativo di definire un nuovo concetto di “salute”.

L’individuo “sano”, in questa prospettiva sarebbe colui che giunge alla propria “autorealizzazione”,al pieno sviluppo delle proprie potenzialità, che diventa non semplicemente “adattato”.