Lo sviluppo della sociologia

di Irma Lanucara

La sociologia nacque nel Settecento e si sviluppò nel corso dei due secoli successivi. I fenomeni sociali e la crisi di quel periodo storico rappresentavano un terreno fertile per la riflessione e la nascita di nuove idee. Perché la sociologia possa esistere sono necessarie tre precondizioni: libertà di pensiero, consapevolezza dello stato di crisi, convinzione che sia possibile far qualcosa per porre rimedio alla crisi. Queste precondizioni,combinandosi in tre rivoluzioni, industriale, politico-sociale e scientifica, hanno favorito lo sviluppo della sociologia. Essa non può svilupparsi se non c’è libertà di pensiero.

La seconda precondizione è la crisi, in quanto fino a quando la gente non si convince che qualcosa non funziona come dovrebbe, la riflessione sociologica non ha spazio.

Il terzo punto importante è la convinzione di poter fare qualcosa per migliorare le condizioni di vita o modificare le situazioni critiche.

Ad un certo momento della storia occidentale queste tre precondizioni si incontravano con altrettante rivoluzioni. La rivoluzione scientifica iniziò più di un secolo prima con il lavoro di astronomi e matematici quali Keplero, Galileo, Newton. Le loro idee si diffusero in Europa lentamente, ma nel ‘700 esse incominciarono a mettere in crisi il ben radicato sistema convenzionale di credenze.

Una seconda rivoluzione fu quella del pensiero politico e sociale. Molti dei cambiamenti socio-politici accaduti nell’ ‘800 trassero la loro linfa vitale dall’opera di quei filosofi come l’inglese Locke e il francese Voltaire che contestavano l’idea di un ordine sociale voluto da Dio e indicarono le linee di un mondo irreale più giusto a cui quello reale avrebbe dovuto tendere. Allo stesso tempo avvenne lo sviluppo della scienza. Questo campo era già stato preparato da grandi personaggi vissuti nel secolo prima come Pico della Mirandola, Niccolò Machiavelli, Giordano Bruno, Galileo Galilei, Francesco Bacone, che avevano tracciato il profilo di un uomo autonomo, “autodiretto”. Questo nuovo uomo accetta di sottomettersi ad una legge non per obbligo ma per scelta e per realizzare una convivenza civile. La terza rivoluzione, quella industriale, iniziò in Inghilterra per poi diffondersi in tempi diversi negli altri paesi occidentali. Con l’avvento di innovazioni in campo tecnologico e con la comparsa di macchine che amplificavano gli effetti del lavoro umano, vi furono nuove possibilità di lavoro. Ma i cambiamenti legati alle prime fasi del lavoro industriale crearono anche miseria e problemi sociali, che indussero a studiare i fenomeni della povertà,dell’alienazione e del comportamento delle folle. Quest’ultimo fu l’oggetto di studio di Gustave Le Bon, Gabriel Tarde e dell’italiano Scipio Sighele, i quali sostenevano che gli individui in una folla si trasformano e riescono a compiere imprese nel bene e nel male. La povertà che venne prodotta dallo sviluppo disordinato della rivoluzione industriale fu l’oggetto di studio sul finire dell’ ‘800 di alcuni sociologi britannici, che diedero inizio a una tradizione, ancora presente nel loro paese, di studi sociologici sulla povertà. Due punti cruciali per la nascita della sociologia furono la consapevolezza che erano in atto dei grossi cambiamenti e la preoccupazione per i problemi che da questi cambiamenti stavano emergendo. Questo è il punto di partenza per i padri fondatori della sociologia. Karl Marx, Max Weber, Emile Durkheim e George Mead si impegnarono nello studio dei grossi cambiamenti che avvenivano e andarono alla ricerca delle basi dell’ordine sociale. Marx individuò l’ordine sociale nella struttura economica; Durkheim pose l’accento sui bisogni fondamentali della società; Weber si concentrò sui legami che esistono tra determinati comportamenti e determinate credenze e convinzioni; Mead mostrò come i ruoli che gli adulti svolgono nella società vengono appresi durante l’infanzia.

Il primo ad aggiungere la parola sociologia nel vocabolario delle scienze umane fu August Comte. Autore dell’opera Corso di filosofia positiva, aveva in origine pensato al termine “fisica sociale”: secondo esso la nuova scienza doveva essere organizzata come la fisica, descrivere le leggi per l’organizzazione delle società e quelle evolutive. Successivamente scelse una parola che esprimesse il significato etimologico della nuova disciplina: sociologia deriva dal latino “socius” e dal greco “logos”, dunque “discorso sulla società”. Per Comte la società doveva essere considerata come un evento naturale, regolata dalle stesse leggi che regolano i fenomeni fisici e biologici. Egli fece nascere la sociologia come disciplina autonoma.

Emile Durkheim, considerato il padre della sociologia francese, diede un grosso contributo alla sociologia nascente. Nel suo primo saggio su La divisione del lavoro sociale, Durkheim analizzò le trasformazioni che caratterizzavano le società moderne incentrando le sue analisi su due punti fondamentali: da un lato l’idea che la divisione del lavoro e l’individualismo fossero le principali caratteristiche dell’epoca moderna e, dall’altro, che ciò comportasse il rischio dell’anomia, ossia di una sorta di estraniazione o depersonalizzazione dell’individuo. L’anomia evidenzia una sofferenza o disgregazione nelle relazioni tra le persone, dovuta all’indebolimento delle norme che regolano la vita degli individui nella collettività.

Tra i padri fondatori della sociologia fu il tedesco Karl Marx a rompere più nettamente con le idee del passato. Anch’egli, come Comte, era alla ricerca di un modello che potesse spiegare la dinamica dei sistemi sociali moderni,ovvero delle società capitaliste e dedicò la sua opera Il capitale alla formulazione di una teoria di economia politica <<critica>> del capitalismo. Il suo pensiero influenzò profondamente alcune correnti sociologiche e molti autori.

In qualità di filosofo, oltre che di sociologo, Weber si interessò allo studio dello statuto delle scienze sociali prendendo parte al dibattito sul metodo e sostenendo, a differenza di Comte, che le scienze sociali non possono essere assimilate alle scienze della natura. Weber fu anche fautore di un <<ritorno>> dell’attore sociale, cioè dell’individuo che si fa portavoce dell’individualismo metodologico, ossia di quell’approccio che considera gli eventi sociali come il risultato di azioni individuali. La sociologia per Weber è <<scienza dell’azione sociale>>, in quanto la società è il prodotto delle azioni di individui o di gruppi che agiscono in funzione di valori, credenze, rappresentazioni mentali, valutazioni, calcoli.

La domanda centrale, a cui tutti i << padri fondatori>> hanno cercato di fornire una risposta, è: in quale modo la società, composta di soggetti sociali diversi, con bisogni ed esigenze spesso in contrasto tra loro, riesce a darsi un’unità e a garantire una parvenza di ordine? Questo interrogativo costituisce ancora oggi uno dei maggiori centri di interesse dei sociologi. L’analisi di Durkheim diede luogo alla scuola nota come funzionalismo, che guarda alle funzioni che le varie istituzioni sociali assolvono nella società. Gli scritti di Marx diedero vita ad una corrente di sociologia critica che si poneva come obiettivo quello di comprendere l’azione esercitata sulla società dalle classi dominanti. Il lavoro di Weber, infine, non diede origine ad alcuna scuola particolare,ma si diffuse attraverso tutte questi prospetti modificandoli tutti in misura maggiore o minore.