Talcott Parsons

di Irma Lanucara

Talcott Parsons (1902-1979) è stato un sociologo statunitense. Nel corso di un’attività intellettuale estremamente intensa, Parsons ha rilanciato in seno alla sociologia americana l’importanza della riflessione concettuale e metodologica; ha recuperato e ripensato, in modo indubbiamente discutibile, ma anche assai stimolante, la grande tradizione durkheimiana e weberiana. Come molti altri sociologi cercò di combinare “azione sociale” e “struttura” in un’unica teoria non limitata al solo funzionalismo. Pur essendo un riferimento per sociologi contemporanei importanti come Habermas e Luhmann, il suo favore si è gradualmente ridotto nel tempo e il più importante tentativo di far rivivere il pensiero di Parsons, sotto l’etichetta di “neofunzionalismo”, si deve al  sociologo Jeffrey Alexander. Dopo Amherst, Parsons si reca alla London School of Economics, dove subisce l’influenza dei lavori di economisti quale H. Laski e R. H. Tawney, gli antropologi culturali Malinowski e Radcliffe-Brown e i sociologi Ginsberg e Hobhouse. Nel 1925, grazie ad una borsa di studio in Sociologia ed Economia, entra a far parte del Dipartimento di Sociologia e successivamente del Dipartimento di Relazioni  Sociali. In  La struttura dell’ azione sociale, Parsons afferma che l’azione è l’unita elementare di cui si occupa la sociologia.

L’atto richiede i seguenti elementi:

·        l’attore, colui che compie l’atto;

·        un fine verso cui è orientato l’atto;

·        una situazione di partenza da cui si sviluppano nuove linee d’azione e in cui vi sono le condizioni ambientali; un orientamento normativo dell’azione, che porta l’attore a preferire certi mezzi ad altri e certe vie ad altre, tuttavia basandosi sul sistema morale vigente nella sua società.