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La simbologia del racconto in Peter Pan di J. M. Barrie

dalla tesina "Peter Pan" esame di stato 2011

di Angela Maraggia

La simbologia del racconto

Il personaggio di Peter Pan è il risultato della fusione di due figure. Il nome stesso aiuta a individuarle: Pan è là divinità3 e Peter rappresenta alcuni bambini significativi nella di J. M. Barrie

Secondo i greci Pan era figlio di Ermes e della ninfa Penelope, la quale lo rifiutò appena nato a causa del suo aspetto; infatti Pan aveva zampe caprine, corna sulla fronte, una lunga barba ed era peloso in tutto il corpo. Questo rifiuto ritorna nel Peter Pan di Barrie anche se non è causato dalla fattezza del bambino ma dalla sua fuga.

Ermes fece crescere il figlio in Arcadia, in mezzo alla natura, stesso paesaggio in cui vive il Peter di Barrie. Qui si invaghì della ninfa Siringa che non lo ricambiava e che durante un inseguimento, ormai raggiunta da Pan si trasformò, grazie all’aiuto di Gea, in canne palustri. Mentre il fauno la abbracciava, uscì un lamento dalle canne che gli venne quindi l’idea di legarne insieme alcune di diverse lunghezze creando cosi una zampogna che viene suonata anche in “Peter e Wendy”. Il dio Pan si diverte a spaventare i viandanti emettendo voci strane e producendo rumori inaspettati: quindi da qui Barrie può aver preso l’idea che Peter fosse un abile imitatore di voci e facesse il verso del gallo. Infine Pan era il protettore dei pastori ed era egli stesso un pastore, cosi come Peter è la guida dei Bimbi Sperduti4.

Peter rappresenta innanzitutto il fratello di Barrie, David morto a quattordici anni in un incidente di pattinaggio sul ghiaccio e George Lwellyn Davies e i suoi fratelli: Barrie stesso scrisse “Ho creato Peter Pan strofinandovi violentemente insieme, come fanno i selvaggi che producono una fiamma, da due stecchi. Questo è Peter Pan , la scintilla venuta da voi”

Peter Pan è un irresponsabile e prende la decisione di non affrontare la vita perché pensa che non gli piacerà. Barrie ci dice che Peter a poche settimane di vita decide di scappare prima di provare a stare nel mondo in cui è nato. Basta una conversazione tra i genitori che ne delineano il futuro a farlo spaventare e volar via senza accertarsi se valga la pena vivere in un mondo che neanche conosce.

Dopo essere tornato a casa e aver scoperto che la madre ha chiuso la finestra della sua camera e lo ha rimpiazzato con un altro bambino inizia a crescere l’ansia creata dall’abbandono. Bisogna essere giusti con la madre, cosa che Peter non è e riconoscerle che non ha chiuso la finestra appena il figlio se ne è andato. Infatti quando il bambino torna per la prima volta la trova aperta e, forte di questa scoperta, se ne va di nuovo non pensando al dolore che provoca ai genitori. Solo quando tornerà la seconda volta, dopo tanto tempo, la madre avrà chiuso la finestra dimenticandosi di lui.

Non a caso Peter Pan visita la famiglia Darling, in cui ritrova un ambiente che doveva essere simile a quello della sua casa e in cui pensa di poter trovare un nuovo “discepolo”. Il comportamento di Mr. Darling rivela la sua incapacità a rapportarsi in modo adulto con la vita,tanto che i valori che considera prioritari sono solo fittizi e la sua immaturità e colta anche dai figli. I coniugi Darling non hanno un vero dialogo, i loro caratteri sono molto diversi , hanno desideri diversi e il loro legamene non è profondo. Barrie ci informa che Mary Darlyng ha sposato George per il semplice motivo che si è presentato prima degli altri pretendenti.

Peter accorre alla loro finestra sperando di ingrossare le file dei suoi compagni di gioco e di poter trovare una madre in sostituzione della sua. Scappato di casa il bambino che non voleva crescere si trova solo e cerca qualcuno che gli dia conforto e che gli faccia da compagnia. Infatti nonostante Peter dimentichi in continuazione le avventure che vive, ricorda benissimo il rifiuto della madre.

La sua memoria è talmente corta che, mentre accompagna Wendy e i fratelli verso Neverland si dimentica chi siano e una volta giunti a destinazione a volte sparisce per ore e al suo ritorno non sa cosa abbia fatto mentre era via. Un episodio che non dimentica mai è quando taglia la mano a Hook, forse perché rappresenta la vittoria sugli adulti Peter poi per combattere la solitudine si circonda di compagni di gioco e gli unici che trova sono i Bambini Sperduti, bambini caduti dalle carrozzine che non vengono reclamati per una settimana e giungono a Neverland.

Nel libro Barrie non ne parla direttamente ma è chiaro che Wendy, Tinker Bill e Tiger Lily mirano a qualcosa di più dell’amicizia di Peter. Il bambino non riesce a capire assolutamente cosa le tre amiche vogliono, perché tutto quello che lui desidera è una madre e pensa che loro dovrebbero volere solo lui come figlio.

 

Wendy è la perfetta bambina vittoriana la cui massima aspirazione è sposarsi possibilmente con Peter e dedicare ogni minuto del tempo alla famiglia e alla casa. Sa che il suo dovere sarà quello di difendere le scelte del marito anche sé non le condividerà. Per creare questo personaggio Barrie si ispirò innanzitutto alla madre Margaret Ogivy, che ebbe una grossa influenza su di lui , ma anche alla sorella Anne.

Wendy a dieci anni sa già cucinare, cucire e mandare avanti una casa ed è proprio la voglia di mettersi in gioco e di mettere alla prova tutto ciò che ha imparato, che la spinge a seguire Peter. La bambina accetta l’invito solo dopo l’ennesima tentazione a cui non riesce a resistere. Potrà rimboccare le coperte a Peter e ai Bambini Sperduti, insegnarli le buone maniere. Wendy risulta essere una bambina normale , chiusa nel recinto delle regole del buon comportamento. Pur avendo a disposizione un’isola magica, trova come compagno di giochi un cucciolo di lupo. La bambina passa maggior parte del tempo chiusa in una casa sotterranea invece che correre all’aria aperta o fare il bagno spensieratamente in mare. Barrie ci mostra come la cultura vittoriana inganni le madri delle bambine e faccia di loro mamme perfette ma senza fantasia. I bambini hanno più libertà di movimento ma solo perché da grandi dovranno desiderare di andare a vivere lontano da casa per controllare ogni angolo dell’Impero Britannico.

La cattiveria di Peter Pan si dimostra in diverse occasioni nel libro: per il bambino uccidere è una cosa normale e gli capita persino di eliminare cioè “Sfoltire” i suoi compagni di gioco se questi crescono violando una delle leggi della Neverland. La malvagità però peggiore la compie quando i ragazzi Darling decidono di tornare a casa, seguiti dai Bambini Sperduti; Peter sapendo che ad ogni respiro un adulto muore, comincia a respirare più in fretta che può. È infatti convinto che la colpa della partenza improvvisa sia provocata dagli adulti che rovinano tutto.

Dopo una lite accesa per una canzone, Wendy decide di tornare a casa con i suoi fratelli per diventare Adulti. Wendy ritornerà sull’isola solo per le pulizie di primavera ma imparerà a dare il giusto peso a questo luogo ben definito in cui molte cose non possono avvenire, soprattutto legate alla sfera sessuale (volutamente trascurata da Barrie per non turbare i lettori), che è una parte importante quanto quella del gioco. Alla fine decide di rinunciare alle visite sull’isola per mandare la figlia Jane, così che anche lei possa beneficiare degli insegnamenti che Neverland offre: prima di tutto le possibilità di confrontarsi con altre culture come quella dei pellerossa. Jane, infatti, potrà vivere in anticipo le esperienze del mondo degli adulti ma con la supervisione di Peter.

 

Hook è il capitano dei pirati è oscuro tanto nel carattere quanto nell’aspetto. Barrie lo descrive scuro di carnagione e dotato di “black voice”. Il pirata è molto violento e non si fa scrupoli a uccidere perfino i suoi marinai se lo infastidiscono: il suo carattere di ferro e lo abbandona solo quando sente il ticchettio dell’orologio che annuncia il coccodrillo che lo insegue per mangiarlo.

Hook è una persona colta, e tiene molto alle buone maniere. Il capitano è nemico di Peter Pan, lo odia per la sua impertinenza e vuole vendicare la sua mano destra che il bambino ha gettato al coccodrillo e che ora lo insegue per avere il resto. Hook si sente come un leone in gabbia in cui sia entrato un passero. Peter sa che pur essendo un animale più piccolo e più debole avendo la capacità di volare potrà raggiungere la libertà.

Il senso di solitudine del pirata è evidente, si isola dalla ciurma perché troppo diverso da loro e li tiene lontani trattandoli come semplici subalterni. È incattivito nei loro confronti perché vorrebbe far parte di un gruppo. Insieme a loro condivide le scorrerie tipiche dei pirati, che gli servono per distrarsi dalla sua noiosa vita. Nei suoi ultimi anni di vita il capitano rimpiange di non aver avuto figli però pensa che almeno loro lo avrebbero amato e apprezzato.

Nonostante questo, Hook non ha una compagna, l’unica presenza femminile che vorrebbe è quella di Wendy ma la vorrebbe come madre, per sostituire quella che probabilmente non ha mai avuto o che non gli è stata vicino quando era piccolo. Proprio per questo che lo vediamo addirittura piangere quando scopre che Peter ne ha trovata una. Hook invidia Peter e l’odio lo acceca facendogli vedere solo un bambino giocoso e che ora ha perfino una madre.

L’aspetto del pirata è molto curato, a partire dalla capigliatura a boccoli per finire agli abiti. Barrie ci dice che Hook prova disagio se usa lo stesso vestito sia per andare all’arrembaggio di una nave che per prenderne possesso dopo la vittoria. Inoltre è molto seccato del fatto che i Bambini Sperduti lo abbiano visto in preda al panico a causa del coccodrillo.

L’accanimento di Hook nei confronti di Peter Pan porta il pirata a cercare di far compiere al bambino un gesto contrario alle buone maniere ma non ci riesce. Peter non sbaglia, è impeccabile. Il capitano è soddisfatto solo al momento della sua morte quando chiede di essere ucciso da un calcio portentoso: finalmente Peter può compiere un atto non conforme alla “good form” e Hook può morire contento. Hook è la proiezione di Mr. Darling: entrambi sono adulti ma infantili, riescono a ottenere ubbidienza da chi li circonda solo con il terrore e non sapendo guadagnarsi il loro rispetto.

 

L'isola che non c'è

Barrie ambienta il suo racconto su un’isola Neverland5 o anche chiamata l’ Isola Che Non C’è come hanno fatto tanti scrittori prima di lui e altri faranno più tardi. Barrie sceglie il nome dell’isola ispirandosi a un distretto australiano chiamato “Niever, Niever, Land”. Neverland è il prodotto della fantasia di ogni bambino, la mappa dei suoi sogni. Nonostante esistano isole diverse, hanno tutte in comune alcune caratteristiche. Barrie le descrive come luoghi molto colorati, circondati da barriere coralline al di là delle quali sono ancorate barche dall’aspetto piratesco. Sono abitate da selvaggi e da gnomi che fanno i sarti, da un principe con sei fratelli e una vecchia signora con il naso adunco. Oltre a questi personaggi le isole sono affollate da tutte le esperienze che i bambini vivono, come la scuola, i genitori e il loro primo dente da latte estratto da soli.

Ogni bambino ha la sua isola, ma quelle dei fratelli si assomigliano, hanno qualcosa di famigliare; lo stesso succede per le Neverland di casa Darling. Le differenze sono poche e sono dovute ai gusti dei “proprietari”. John ha un’isola con una laguna sorvolata dai fenicotteri, dorme sotto una barca rovesciata sulla spiaggia e non ha amici. Michel ha un fenicottero ed insieme sorvolano la laguna, dorme in una tenda da pellirossa e ha molti amici di notte. Wendy vive in una casa di foglie abilmente cucite e ha come amico un cucciolo di lupo.

L’ Isola Che Non c’è è un’isola piacevole e molto confortevole. Vi sono stipate avventure in tutti gli angoli , così da poterle vivere senza noiose interruzioni. Non mancano pirati pellerossa, sirene, lupi e un terribile coccodrillo. Gli abitanti sono sempre in movimento, i Bambini Sperduti cercano Peter Pan e sono inseguiti dai pirati che, a loro volta, sono inseguiti dai pellerossa. Il movimento è circolare e continuo perché vanno tutti alla stessa velocità e non si incontrano mai, come a significare che i giochi sull’isola sono di durata infinita, ci si diverte sempre, ma in mancanza di Peter non c’è azione.

Il messaggio di Barrie ai suoi lettori è dunque: “l’importanza del conservare una piccola parte infantile di sé, seppur nell’ineluttabilità della crescita”

 

Note

 

3 Ho tratto queste informazioni:

H. Lamer Dizionario di civiltà classica, Il Saggiatore, Milano 1959, pp. 555,556

F. Ramorino, Mitologia classica, Ulrico Hoepli Editore Milano, 1934, pp. 217, 218, 219,220

 

4 F.M. Cataluccio, op.cit.p.23

 

5 Uno dei primi libri ambientati su un’isola è Utopia di Tomas More pubblicata nel 1516, e per citare solo i più importanti ricordo The Tempest (1611-1612) di William Shakespeare, Robinson Crusoe di Daniel Defoe, Treasure Island (1883) di Robert Louis Stevenson, e il più recente Lord of the Files (1954) di William Golding

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