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Duello di Turno ed Enea

tema svolto di Miriam Gaudio

TEMA DI ITALIANO

25/5/2011

TRACCIA: immagina di essere un cronista italico (attento al punto di vista) sul campo di battaglia davanti alle mura di Laurento, pronto a raccontare in diretta lo scontro decisivo per la guerra tra Rutuli e Troiani, il duello tra i loro capitani, Turno ed Enea. Riesci anche ad intervistare il vincitore. Concludi la tua cronaca ed intervista con una riflessione personale, un giudizio, su tutta la vicenda.

AVVERTENZA: la storia è narrata dal punto di vista di Laumanteo, troiano dell’esercito di Enea.

SVOLGIMENTO:

Nell’aria c’è una calma innaturale: sono sul campo di battaglia presso l’italica Laurento e c’è tregua, vedo i due eserciti nemici: da una parte i troiani guidati dall’eroe pio, illustre, valoroso, il figlio della divina Venere, Enea; insieme a lui combattono gli eserciti degli Arcadi mandati dal re greco Evandro, ormai in lutto per la perdita del giovane figlio Pallante a causa di Turno, e le schiere degli etruschi, che aspettavano proprio un comandante straniero per muovere guerra e vendicare le crudeltà del loro re esiliato Mezenzio. A volte mi stupisco del fato: guardate, greci e troiani combattono fianco a fianco fidandosi l’uno dell’altro e gli etruschi hanno le armi in mano dopo tanto tempo di attesa. Dall’altra parte la città di Laurento è difesa dall’esercito dei latini e dai Rùtuli guidati dal terribile Turno e dall’invincibile Camilla, la spietata regina dei volsci alleati, votata alla guerra fin da bambina.

Scusate, non mi sono ancora presentato. Io sono Laumanteo, compagno di Enea fin dall’inizio delle sue avventure, e lo sarò fino alla fine poiché onoro il fato e sono sicuro del suo compimento attraverso Enea, un grande uomo. Provengo dalla stirpe dei Bistridi e combatto nelle prime file come oplita per onorare la mia patria, il fato e gli dei. Oggi sono qui per raccontarvi la storia di una guerra, è destinata a segnare il destino del mondo per generazioni, e il compimento del fato attraverso il duello che deciderà le sorti degli eserciti: combattono infatti gli esponenti maggiori tra di essi, il sanguinario Turno e il glorioso Enea.

Ecco gli accampamenti: stanno onorando i morti con le pire funebri, i tanti caduti a causa di una donna, Lavinia, che è promessa a Turno ma rivendicata dal fato e da Enea…com’è beffarda la sorte, mi sembra di rivivere la rovinosa guerra di Troia combattuta per la bella Elena.

Tutto l’esercito è all’opera: si sta preparando ogni cosa per il grande duello, ormai i lavori sono quasi terminati, ma improvvisamente al centro del campo scoppia una lite. Armi, cadaveri di Troiani. I latini hanno rotto i patti. Corro nella mia tenda e mentre mi armo del mio pesante scudo prego gli dei che mi assistano anche in questa battaglia iniziata per tradimento.

Sono fuori, l’aria mite dell’Italia accarezza quei pochi lembi di pelle del mio volto lasciati scoperti dall’armatura mentre raggiungo le mie file, ma per poco non vengo travolto da una carro impazzito, mi scanso e lo vedo fuggire: è il carro di Turno! Che il cocchiere sia posseduto da pazzia improvvisa? Oppure quel codardo si sta disonorando con la fuga? Eccolo che scappa dalla battaglia.

Altro rumore di carri. Il mio dio protettore mi salva appena in tempo per non essere travolto da un altro carro: vedo le armi divine di Enea che inseguono il Rùtulo con le ruote. Va, o Enea, non farti sfuggire la tua preda codarda! Che il fato si compia!

Ecco i nemici, sono schiacciato tra gli altri opliti e difendo con il mio scudo i miei compagni: alla mia sinistra c’è il fidato Malandro troiano che mi incita alla gloria.

Sangue. Strage. Morti. Poi un ordine improvviso; le armi del dio Vulcano che indicano la città di Laurento, Enea ci spinge all’assedio.

Avrà raggiunto il suo avversario?

Ancora lotta. Armi. Un urlo disumano. Enea è stato ferito! Lo vedo da lontano, nella mischia, con una freccia nel petto. Chi? Chi mai ha potuto fare ciò? Chi ha avuto questo onore e prestigio? Non vedo il colpevole ma scorgo il medico Iapige che si accinge a soccorrere l’eroe. Il fato non gli ha riservato questa morte. O Apollo, dio delle cure mediche, rimargina l’onta scolpita nel petto di Enea e preparalo alla guerra!

Ricado nella furia della battaglia, mentre il peso delle armi diventa sempre più insostenibile e la mia spada sempre più rossa di sangue nemico. Sono sfinito, anche Malandro cede all’assalto avversario: ma un incoraggiamento gridato, un urlo ci spinge alla gloria e ci guarisce dalla fatica come ambrosia divina. La mia voce si unisce ad un coro che sale fino al cielo.

Ed ecco l’uomo pio che ci guida alla vittoria, il nostro vigore ritorna: gli italici sono spacciati. Lontano scorgo Turno, corso di nuovo in battaglia, vigliacco che ora ti vuoi riscattare. L’ha scorto anche Enea ed una fiamma gli si accende negli occhi bramosi; miete morte tra coloro che lo separano da lui durante la sua avanzata inesorabile: la potenza della sorte lo spinge al duello fatale.

Le armi di Vulcano saettano e abbattono nemici come il fulmine di Giove.

Ora Messapo si frappone alla marcia del futuro dio, gli recide il bellissimo e terribile cimiero ma non può portargli via il valore e il coraggio: infatti abbatte ora furioso i nemici, finalmente è al cospetto del re Rùtulo.

Il sole si oscura all’improvviso, l’aria è cieca dalla polvere del campo.

Vibra il mio cuore: questo è il momento decisivo e smettiamo di combattere tutti quanti per lasciare in mano al fato le sorti del duello.

Eccoli, che prima si combattono con gli sguardi poi, senza esitazioni, Enea stringe la presa sulla lancia e si scaglia da lontano contro il nemico, vibra in aria l’arnese divino con una cupa esplosione di suono: colpirà il bersaglio tanto cercato?

La mano della sorte conficca l’arma fatale nello scudo sfondando i suoi sette strati, la corazza e infine sconvolge con la punta affilata la tenera carne della coscia rotula. L’ululato dello sconfitto si mischia con i lamenti dei Rùtuli pieni di sconcerto e prima di cadere nell’oscuro Tartaro ecco il re morente che invoca Enea. Corro verso le prime file per ascoltare Turno implorare di essere risparmiato o di restituito morto al padre e promettere la mano di Lavinia al vincitore che, avendo il cuore tenero ed essendo pio, blocca la mano dall’ucciderlo.

O Enea, quanta pietà per gli sconfitti! Tu concedi troppo ai nemici” ricordati di Pallante caduto e del dolore del povero padre Evandro! Abbi pietà solo per le innocenti anime dei morti!

Non so se Enea, con i suoi poteri divini, mi abbia letto nel pensiero; o forse ha scorto la bella cintura del giovane Pallante sulla spalla del suo assassino che ora diventa vittima; fatto sta che prorompe furioso con queste parole: “ E tu, vestito delle spoglie dei miei, tu pensi di sfuggirmi? Pallante, con questa ferita ti immola Pallante: nel tuo sangue scellerato si vendica lui” (libro XII versi 945-947).

È un gesto improvviso, furioso. Sangue. Il sangue giusto che vendica i morti innocenti ed è il prezzo del fato, un fato a cui ora i nemici sconfitti si devono sottomettere piangendo un uomo vile e che i vincitori da oggi accoglieranno con gioia.

Ecco l’eroe che toglie la lama rossa dal corpo e la alza verso il cielo con una grido che fa tremare la terra e a cui tutti noi ci uniamo, poi la conficca nel terreno, in questo terreno che abbiamo dovuto conquistare con tante fatiche. Il mio cuore leggero mi spinge verso il divino Enea, desideroso di parlargli. Gli sorrido e, con una mano sulla sua spalla vigorosa e immane, gli dico: “ Grazie, o pio, ci hai portati tutti alla salvezza. La mia fiducia in te non è stata vana”.

E lui ribatte: “ Laumanteo, compagno mio, il fato ringrazia te che lo hai aiutato sostenendomi in tutte le nostre fatiche ed avventure. Ora lascia che mi ritiri nella mia tenda per riposare, perché anche gli eroi sentono le fatiche della guerra e il peso del fato sulle spalle; tu festeggia perché questo è un giorno glorioso.”

Detto così si volta ed entra nella tenda. Io rimango qui, sulla terra del campo a pensare. Enea ha vinto. Il destino si è compiuto. Prendo una manciata di polvere e lo stringo tra le dita: questa è la mia nuova casa, la ricompensa dopo tante peregrinazioni, avventure inimmaginabili, agguati, guerre, dopo tanta fatica ad affidarsi ciecamente al fato. Ho lavorato duramente, ho superato ogni ostacolo, ora sono alla fine dei giochi, mi rimane solo di ricevere in premio il mio alloro sul capo.

Ecco mia moglie che corre verso di me, non è mai stata così bella. Mi abbraccia e stringendomi piange la sua gioia di rivedermi, di ricominciare, di aver vinto. Piangi, o Galatea, perché è finita.

O Giove, garante del fato, accogli i ringraziamenti di un piccolo uomo che ha compiuto tutti i suoi doveri! Italia, Laumanteo è qui per te.

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