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Leonardo da Vinci

Uscita didattica al museo della scienza e della tecnica di Milano

Relazione di Miriam Gaudio

Andando al museo della scienza e della tecnica ho scoperto che Leonardo da Vinci merita tutta la fama che ha.

Di lui mi ha stupita come, guardando semplicemente la realtà, prendeva da essa gli elementi necessari per costruire macchine che avrebbero cambiato la vita dell’uomo; per esempio la prima costruzione vista, la macchina da volo, è basata tutta sulla struttura delle ali di un’anatra: misurandole e calcolando il peso dell’uomo che sarebbe salito sulla macchina (circa 68 kg, visto che per farla funzionare ci voleva una certa forza muscolare) e l’apertura delle ali di quest’ultima (12 metri ciascuna) è riuscito a creare il mezzo con cui l’uomo sarebbe stato capace di volare.

Questa macchina, però, è probabile che non abbia mai funzionato perché oltre ad essere costruita con materiali non adatti (legno d’ulivo, tela di lino inamidato, corde e fili di ferro), non avendo ancora scoperto la plastica, c’è anche un altro problema fisico: l’uomo seduto sul sellino del marchingegno non avrebbe mai dovuto smettere di sbattere le ali con forza e regolarità costanti, che è praticamente impossibile.

Un ‘altra cosa che mi è piaciuta di Leonardo è che, dopo aver costruito una macchina, sperimenta che quella funzioni correttamente; infatti il secondo oggetto che abbiamo visto serviva per dimostrare se macchina da volo funzionasse o meno. Rappresentava solo un’ala con attaccata una cassetta di legno che pesava 34 kg: esattamente la metà dei chili che poteva sopportare la macchina, quindi se un’ala di 12 metri sorregge una cassetta di 34 kg, due ali da 24 metri in tutto sorreggeranno un uomo di 68 kg, ma, come detto prima, bisognerebbe continuare a sbattere le ali e alcuni nostri compagni lo hanno dimostrato sbattendo l’ala per un minuto ed uscendo esausti; anche se un fallimento questa macchina non è stata inutile poiché gli studiosi si ispireranno ad essa per costruire il deltaplano.

Il terzo marchingegno visto fu la vite aerea: macchina costruita anch’essa per il volo e grazie al frutto dell’osservazione della realtà e della conservazione e riutilizzazione dell’esperienza personale. Leonardo costruì la vite aerea grazie al ricordo della trottola che da ragazzo gli avevano regalato la quale, attraverso un movimento rotatorio continuo, si librava in aria facendo piccoli saltelli; si basò su questo giocattolo per costruire il secondo tentativo di permettere all’uomo di volare costruendo una “trottola” a misura d’uomo, formata da un’asta di legno verticale che faceva da perno posata su una piattaforma girevole a forma di un cerchio con raggio di 25 metri, da una corda attorcigliata attorno al perno che, tirandola e lasciandola lo faceva girare insieme ad un telo a forma di spirale attaccato all’asta di legno che permetteva la librazione in aria; sfortunatamente anche questo esperimento è andato fallito per lo stesso motivo fisico del primo, e pure questo l’abbiamo dimostrato noi alunni.

Nel laboratorio abbiamo fatto anche un esperimento con le carrucole. Ce n’erano tre: una fissa, che era la più veloce a tirare su ma grazie all’uso di molta forza, una doppia e una tripla con cui ci mettevi più tempo per tirarla su ma nello stesso tempo meno forza.

La quarta macchina vista fu la gru girevole (360°). All’estremità della gru era appeso un peso e, sedendosi sul sedile, si gira una manovella decidendo se usare una corda più spessa impiegando così meno tempo ma più forza oppure una più sottile impiegando più tempo ma meno forza per sollevare un peso al termine delle due corde.

La quinta macchina che ci ha mostrato la guida si chiama coclea e serviva per trasportare l’acqua attraverso un tubo che partiva da un recipiente contenente l’acqua poggiato a terra e poi si arrotolava attorno ad un’asta e la scaricava in un recipiente superiore grazie alla forza che si crea girando una manovella e sfidando quella di gravità. Leonardo aveva appunto osservato che, smettendo di girare la manovella, l’acqua ridiscendeva il tubo e si rimischiava nel recipiente in basso: si accorge che c’è una forza indipendente dall’uomo che lui chiama “forza relativa”, ma che sarà scoperta e dimostrata solo più tardi sotto il nome di “forza di gravità”.

Il ponte autoportante fu la sesta macchina vista dalla nostra classe, la cui caratteristica era che si poteva costruire in breve tempo e senza materiali fuorché il solo legno. Leonardo, essendo architetto e costruttore insieme e studiando le forze di pressione, ha realizzato il ponte perfetto che si regge da solo con la sola scomodità che per costruirlo ci si sarebbe dovuti tuffare nel fiume da oltrepassare.

Fu la sua attitudine allo studio dell’anatomia (per costruire macchine all’uomo doveva conoscerlo), dell’acqua, delle forze, dei materiali e di molti altri campi che mi colpì maggiormente di quest’uomo perché anch’io desidero possedere la cultura e applicarla come faceva lui, e nella galleria al piano superiore del museo, questa passione per lo studio risalta maggiormente.

La Draga, barca formata da 12 ancore che fermandosi fanno gonfiare una rete che ripulisce i fondali marini ma priva di motore; il battipalo, macchina progettata per costruire canali e dotata di una corda che fa sganciare una molletta la quale a sua volta rilascia un legno pesante che scava nel terreno; il ponte di barche, ponte piatto e sostenuto da barche poste orizzontalmente; un altro ponte ricurvo che è dotato di corde e un meccanismo che lo fa alzare e di un perno sul quale rilascia tutto il suo peso; navi da guerra con sperone mobile, dotate di uno sperone sottomarino che danneggia le navi nemiche e di cannoni subacquei che rappresentano una fusione tra lo stile delle barche di Venezia e quelle d’oriente; la misura filo, macchina con un gancio dove viene legato un filo al quale, dalla parte opposta, ha legato un secchio che, riempiendosi di sabbia, misura la resistenza del filo; la scava trincea, dotata di un “forcone” attaccato ad un peso per l’altra estremità che rilasciandolo fa affondare il forcone nel terreno, sono tutti frutti del suo studio sulla realtà.

La macchina che mi ha colpita di più è stata la prima: la macchina da volo perché mi è piaciuto soprattutto il modo in cui è stata progettata, cioè il metodo di osservare le cose che ci circondano. Grazie a questa macchina ho capito che tante delle cose che abbiamo e sappiamo oggi sono dovute alla mente di una persona geniale: Leonardo da Vinci.

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