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Il ruolo dei mezzi di comunicazione negli eventi bellici

dalla Tesina "Le trasformazioni del linguaggio attraverso i mezzi di comunicazione" di Barbara Ruzzo

ITC Melloni - Classe 5 Sirio  - Anno scolastico 2010 – 2011

Gli anni ‘20 e ‘30 sono caratterizzati da una profonda trasformazione culturale connessa con l’emergere dei mezzi di comunicazione di massa che applicavano moderne tecnologie alla formazione dell’opinione pubblica e alla diffusione massificata del messaggio culturale. Radio, cinema, rotocalchi raggiungono masse immense di uomini e si trasformano in potenti mezzi di controllo e di mobilitazione politica.

Il ruolo della guerra

Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa divenne impetuoso a partire dalla Prima Guerra Mondiale: i giornali a larga tiratura, il cinema, l’industria discografica, l’editoria, le nuove compagnie radiofoniche, divennero un settore economico, non solo di crescente influenza sociale, ma anche fonte di ricchezza e di profitti, una vera e propria industria definita come “industria culturale”.
Il suo sviluppo è uno dei tratti distintivi e nuovi del ‘900. La Prima Guerra diede un impulso alle comunicazioni di massa. La tecnologia della raccolta e della trasmissione delle informazioni (radio, tecniche fotografiche e cinema) ebbero una rapida crescita in rapporto alla guerra.
Fu la guerra a permettere alla radio, inventata nel 1897, di sviluppare in pochi anni le sue grandi possibilità e di diventare un mezzo di comunicazione in tutto il mondo già dagli anni ‘20. Inoltre si sviluppò al massimo la propaganda volta a sostenere il morale non solo delle truppe al fronte, ma delle intere società coinvolte e fece penetrare gli ideali patriottici in settori sociali poveri finora rimasti estranei.
Le tecniche della pubblicità, giornalismo, cinema e sport vennero sfruttati ampiamente dagli stati belligeranti che non si fecero scrupolo di utilizzare anche gli aspetti più deteriori di questi mezzi per ottenere la massima efficacia propagandistica. Così il divismo venne messo al servizio della guerra in America dove i divi più in voga come Charlie Chaplin tennero comizi patriottici nelle città e in Italia il leggendario Maciste venne rivestito in film mitologici di panni militari e mandato a combattere contro gli austriaci. Una complessa rete di rapporti collegati a precisi interessi economici univano la radio e l’industria discografica  (RCA negli USA) cinema e giornalismo (potente Time e Life Corporation), giornalismo ed editoria libraria (Mondadori in Italia).

 

La radio

La novità decisiva in questo campo fu la radio. Nata come strumento di comunicazione individuale (da cui il nome di telegrafo senza fili), la radio cominciò ad essere usata come mezzo di comunicazione di massa verso l’inizio degli anni ‘20. Questo uso presuppone che gli utenti siano forniti di apparecchi in grado di trasmettere e ricevere insieme; l’uso come mezzo di massa presuppone invece una rigida divisione dei compiti: tra un’emittente dotata di strumenti di trasmissione potenti e in grado di fornire una certa varietà di programmi, e un pubblico dotato di apparecchi esclusivamente riceventi, in grado cioè di ascoltare ma non di rispondere. Fin dall’inizio l’organizzazione radiofonica prese due vie diverse: negli USA quella della libertà commerciale, per cui in ogni città era possibile all’utente scegliere fra diverse emittenti; in Europa in generale quella del monopolio pubblico, per cui era lo Stato a fornire il servizio dietro pagamento di una sorta di abbonamento. Nonostante il suo utilizzo, la radio fu superata in celebrità dal cinema e dalla TV. Due caratteristiche della radio vanno però ricordate, perché fu il loro sfruttamento a fare della radio, nelle mani di Mussolini, Roosvelt, Hitler, uno dei maggiori strumenti di propaganda. In primo luogo l’immediatezza, la capacità di informare su un evento nel momento stesso in cui questo si svolge. In secondo luogo la possibilità di fare penetrare la voce dell’emittente, e quindi anche dello Stato in quella che era stata fino ad allora l’area più remota dell’influenza del potere centrale, cioè nella sfera domestica: la casa.

 

I rotocalchi

Accanto alla radio, altra grande novità nel campo dell’informazione fu lo sviluppo dei periodici illustrati, in cui brevi testi erano accompagnati da grandi fotografie, cui era affidata l’essenza della comunicazione. Questo non significa che il giornalismo tradizionale venisse emarginato, tutt'altro:  ma le sue funzioni vennero gradualmente ridimensionate. Ai giornali non si chiedeva più tanto di fornire le notizie principali (generalmente conosciute in precedenza tramite la radio) quanto un approfondimento e un commento: da strumento chiave della formazione dell’opinione pubblica la carta stampata diveniva quindi solo uno dei tanti strumenti, il più rilevante per il pubblico più esigente; ma incapace di fare concorrenza nel conquistare le grandi masse, alla più efficace comunicazione della parola parlata (radio) e dell’immagine (cinema e giornali illustrati). Anche se i giornali a larga tiratura continuarono a crescere, nel complesso lo sviluppo dei giornali subì un arresto. Era la fine di un’epoca della storia dell’opinione pubblica.
 Una comunicazione su scala industriale
Il sistema delle comunicazioni di massa dopo la Prima Guerra introdusse nella società dell’industria culturale molte novità.
Di fatto almeno nella fase iniziale, lo sviluppo dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, concorse con le trasformazioni in senso autoritario di molti stati nel restringere gli spazi per il libero arbitrio  nel dividere la società in un largo pubblico passivo e in un ristretto settore di detentori di canali di comunicazione.
Un’altra importante conseguenza delle trasformazioni della comunicazione fu la crescente omogeneizzazione del pubblico. Gli spettatori cinematografici non erano così nettamente distinguibili in termini di stratificazioni sociali come lo erano stati in tutto il mondo prima della guerra: le differenze culturali potevano contare in parte nell’indirizzare certi settori di pubblico verso un prodotto e altri verso un altro; ma altrettanto contavano quelle tra le generazioni e tra i sessi.

 

L’uso propagandistico dei media

Negli stati autoritari l’uso massiccio delle comunicazioni era complementare al rigore della censura su ogni forma di trasmissione di idee o di informazioni: come il mercato delle idee ottocentesche corrispondeva all’economia di concorrenza, così il tentativo degli stati autoritari di ottenere una sorta di monopolio sulle comunicazioni corrispondeva ai suoi sviluppi del capitalismo. In questi paesi mezzi di informazione come la radio e il cinema era il più logico strumento di espressione dello stato a partito unico. Altrove come negli USA o in GB piuttosto che di monopolio si può parlare di una concorrenza ristretta, alla quale il potere politico partecipava da posizione privilegiata come dimostra il sistematico uso propagandistico della radio, in contrasto con il tradizionale concetto liberale della pari libertà di accesso per tutti al mercato delle idee.

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