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La figura materna nella pedagogia pestalozziana

L’educazione è un insieme di processi con i quali la persona sviluppa le sue potenzialità e si inserisce costruttivamente nel suo ambiente sociale. Gli stadi di sviluppo costituiscono fasi di adattamento della persona all’ambiente e questa, per inserirsi costruttivamente nell’ambiente sociale deve compiere processi di adattamento che modificano il suo comportamento in ordine all’istituzione di rapporti soddisfacenti con l’ambiente stesso. Difficoltà congenite o acquisite, dovute soprattutto alla mancanza di cure materne ed alla mancanza di un attaccamento sicuro, impediscono ad alcuni soggetti di inserirsi nella vita sociale; in questo caso l’individuo presenta uno stato di anormalità che si discosta dalla posizione media dei soggetti, o di disadattamento, in quanto la sua condotta non si adatta alle circostanze che l’ambiente presenta o di atipicità in quanto la sua condotta si differenzia da quella generalmente impiegata per inserirsi nell’ambiente.
E’ accertato che la deprivazione materna e la mancanza di accudimento determina nel bambino anche un disadattamento sociale, inserito in una classificazione pedagogica la quale distingue alcune forme di disadattamento oggetto di studio e attenzione (disadattati fisici, mentali e, appunto, sociali, suddivisi, questi ultimi, in caratteriali, che hanno difficoltà ad adattarsi alla vita familiare, e in delinquenti).
Ciascuna forma di disadattamento richiede una metodologia educativa speciale.

La metodologia speciale è una metodologia possibilistica e graduale, in quanto deve saper mirare al grado di perfezione possibile, senza pretendere un qualcosa di irraggiungibile e deve attuarsi con gradualità secondo gli stadi intermedi di elevazione; è una metodologia attivistica ed impegnante, allo scopo di liberare il soggetto dal suo sentimento di inferiorità e isolamento per dargli fiducia nei suoi mezzi di comunicazione: perciò mai scoraggiare, ma stimolare gli aspetti positivi della persona; è, infine, metodologia personalistica ed autoeducativa, capace di stimolare le risorse del soggetto e di portarlo all’autoeducazione e alla trasformazione: bisogna che sia il soggetto stesso a porre ordine nel suo comportamento, a cercare l’equilibrio della sua personalità con un aiuto più insistente da parte dell’educatore rispetto al soggetto normale, ma comunque sempre rispettoso della personalità individuale.
Sotto il profilo metodologico ciò significa per l’educatore, non solo rispettare le esigenze del disadattato, ma cercare i mezzi più idonei per superare il disadattamento tramite attività che vanno dalla sollecitazione del senso creativo, all’attuazione di un clima di socialità e di confidenza. Infatti la metodologia educativa del disadattamento poggia in gran parte sul rapporto personale tra l’educatore e l’educando e sul compito dell’educatore di creare un ambiente affettivo di sostegno del disadattato.
Gli educatori inoltre devono saper reagire positivamente alle situazioni anormali, accettando il disadattato per quello che è: una persona come le altre le cui possibilità sono in qualche modo ostacolate da situazioni pregresse che non sono dipese dalla sua volontà ma che ha, come gli altri, un destino che deve compiersi secondo una propria armonia.

Un pedagogista che ha fortemente posto l’accento sull’attaccamento madre-figlio, inteso come rapporto d’amore e di accudimento, è stato lo svizzero di origini italiane Johann Heinrich Pestalozzi.
Egli è stato uno dei più grandi pedagogisti del Romanticismo e riteneva che lo sviluppo delle facoltà necessarie ad una formazione positiva della personalità umana è naturalmente favorito dalla coltivazione delle tre “divine energie” – cuore, intelletto e arte – in ambito familiare con le cure affettuose della madre; infatti Pestalozzi identifica la madre come la migliore educatrice tanto da dedicarle un libro, “Madre e figlio” , in cui traccia un piano per l’educazione materna, indicando come il maestro debba prendere la madre come modello e la scuola debba conformarsi all’educazione familiare.
J. H. Pestalozzi nacque a Zurigo nel 1746 ed il padre, medico, morì quando lui aveva solo 5 anni. Il Pestalozzi bambino vene cresciuto ed educato con tenerezza ed amore dalla madre e dalla domestica che egli ricorderà sempre con grande affetto come modello di intuizione e saggezza popolare. Frequentate le scuole a Zurigo, aderì alla setta massonica degli Illuminati dopo aver letto l’Emilio di J. J. Rousseau, appena stampato, e del quale se ne entusiasmò.
Il suo grande sogno era quello di risollevare le classi popolari dalle misere condizioni in cui vivevano cercando di istruirle per condurle verso una più dignitosa condizione di vita. Fece la prima esperienza come educatore allorquando, appena sposato, acquistò una tenuta agricola – Neuhof – per adibirla a scuola ospitandovi ragazzi poveri dediti all’accattonaggio. L’idea di Pestalozzi era quella di offrire loro un’istruzione “elementare” – termine da lui coniato – avviandoli nel contempo al lavoro agricolo e alla filatura, sostenendo, economicamente, la scuola stessa.
Questa iniziativa si concluse dopo circa dieci anni a causa della sua cattiva amministrazione che lo portò alla perdita di tutto il suo patrimonio. A questo punto Pestalozzi si isolò per circa un decennio, periodo in cui scrisse “La veglia di un solitario” e “Leonardo e Geltrude” nei quali include il suo pensiero pedagogico. Aderì spiritualmente alla Rivoluzione Francese e successivamente diventò amico del filosofo tedesco Fiche. A seguito dell’invasione delle truppe napoleoniche, il Pestalozzi si mise all’opera per riorganizzare l’educazione popolare e gli venne affidata la direzione dell’orfanotrofio di Stanz che, sebbene fu un’esperienza di breve durata, lasciò un’impronta determinante nel metodo pestalozziano. Egli stesso riferì come riuscisse a riguadagnare gradualmente la fiducia nella vita da parte dei suoi poveri orfani, servendosi soltanto della sua amorevole presenza paterna ricreando attorno ad quell’ambiente familiare che avevano prematuramente perduto.
Chiuso l’orfanotrofio per cause belliche, accettò l’incarico di maestro nelle scuole popolari di Burgdorf. Il suo metodo pedagogico, non sempre condiviso dagli altri maestri, gli creò notevoli problemi all’inizio di tale esperienza, ma in seguito la scuola prosperò tanto da attirare l’attenzione di altri Paesi sull’esperimento. Durante questo periodo Pestalozzi scrisse “Come Geltrude istruisce i suoi figli” e “L’ABC dell’intuizione”. Nel 1805 a Pestalozzi venne affidato dalle locali autorità il castello di Yverdon per crearvi una scuola. Tale istituto durò circa venti anni durante i quali divenne un collegio di fama mondiale portando Pestalozzi ad essere nominato Presidente della Società svizzera dell'educazione, appena nata. Alla luce di alcuni rapporti critici redatti nei confronti della scuola di Yverdon da Padre Girard, un religioso pedagogista direttore della scuola di Friburgo, che portò Pestalozzi ad avere aspre polemiche con i suoi collaboratori, tale istituzione venne chiusa con grosso rammarico del Pestalozzi stesso. Egli si ritirò affidando nuovamente il suo pensiero agli scritti; sono di quel periodo “I miei destini” e, quello che è considerato il suo capolavoro, “Il canto del Cigno”, pubblicato alla fine del 1826.
Johann Heinrich Pestalozzi morì a Zurigo alla fine di febbraio del 1827.

Il pensiero di Pestalozzi

Il suo pensiero è frutto di una approfondita lettura di Kant e di Rousseau. Pestalozzi considera tre stati dell’umanità: stato di natura, che, come dice anche lo stesso Rousseau, non è buono; lo stato sociale che è un misto tra bene e male; lo stato etico che è quello che l’uomo, per essere veramente tale, deve raggiungere. Quindi, per Pestalozzi, l’aspetto educativo più importante è quello morale. Le forze capaci di vincere il male sono la Fede (fiducia nella vita, in Dio, nell’immortalità dell’anima) e l’amore (come vincolo di fratellanza tra gli uomini).

Il metodo di Pestalozzi

Il metodo pestalozziano è dettato dal principio di naturalità dell’educazione in cui l’educatore deve favorire lo sviluppo delle facoltà fisiche, intellettuali e morali naturalmente insite nell’animo umano. Egli promuove nel bambino, con l’intuizione, l’esercizio attivo di tali facoltà avviandolo ad agire con un procedimento che vada dal facile al difficile, dal semplice al complesso, dal concreto all’astratto. Il metodo intuitivo pestalozziano, a differenza di altri precedenti pedagogisti, consiste nel distinguere l’intuizione per gradi: il primo grado è la presenza della cosa alla mente, che porterà attraverso un processo di smaterializzazione della realtà a cogliere gli elementi astratti insegnando ai fanciulli a vedere ogni singolo oggetto staccato dagli altri a cui sembre legato, insegnando loro a intuire la forma dell’oggetto, dando loro i nomi corretti agli oggetti conosciuti. Per Pestalozzi l’insegnamento “elementare” consiste nel rendere i bambini buoni osservatori, capaci di esprimere con un linguaggio appropriato quello che hanno osservato. Per Pestalozzi la preparazione fisica al lavoro era molto importante avendo un’esigenza particolare per l’educazione popolare. Egli si era preoccupato di fornire ai ragazzi le nozioni sui movimenti richiesti dal lavoro agricolo ed industriale, entrambi esercitati in condizioni durissime in quei tempi. Tale preparazione al lavoro Pestalozzi la otteneva attraverso una ginnastica analitica, con giochi di gruppo, passeggiate, nuoto e slitta.
La forza dell’arte veniva attuata attraverso attività elementari come il battere, trascinare, torcere, bilanciare, spingere, portare, che sono alla basa di ogni lavoro. I ragazzi, però, non dovevano essere sottoposti a fatiche eccessive perché il lavoro doveva servire ad elevare lo spirito, giungendo ad un miglioramento della società.

Le critiche a Pestalozzi

Non poche sono state le critiche rivolte a Pestalozzi, a partire dalla non chiara formulazione del metodo intuitivo. Egli sembra non restringere il concetto solo all’aspetto intellettuale, ma lo estende anche ad altre facoltà, come ad esempio quello affettivo in cui si vanno instaurando atteggiamenti più propriamente morali, quali la fiducia e la riconoscenza. Altre critiche raccolte nella relazione di Padre Girare sono quelle dell’eccessivo matematicismo, scarso sviluppo dell’educazione religiosa cristiana, eccessiva prolissità dell’insegnamento ed eccessiva durata del lavoro scolastico giornaliero.

Pestalozzi , pur non avendo il fascino della figura di Rousseau, ha potentemente contribuito alla rivoluzione pedagogico-sociale della sua epoca contribuendo decisamente alla creazione di una scuola elementare moderna ed alla progressiva diminuzione dell’alfabetismo dapprima nei Cantoni svizzeri ed in Prussia e poi in altri Paesi europei.

Nicola Schiavone

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