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Teoria dell' attaccamento di John Bowlby
“Se il fatto che i bambini piccoli non siano mai completamente o troppo a
lungo separati dai loro genitori fosse diventato parte della tradizione, allo
stesso modo in cui il sonno regolare e la spremuta d’arancia sono diventate
consuetudini nell’allevamento dei piccoli, credo che molti casi di sviluppo
nevrotico del carattere sarebbero stati evitati.” (John Bowlby)
Attaccamento
Il comportamento di attaccamento è quella forma di comportamento che si
manifesta in una persona che consegue o mantiene una prossimità nei confronti di
un’altra persona, chiaramente identificata, ritenuta in grado di affrontare il
mondo in modo adeguato.
La teoria dell’attaccamento nasce con un esplicito interesse verso i primi anni
di vita dell’essere umano e, più in generale, dei mammiferi.
Il più grande sostenitore e studioso di questa teoria è stato sicuramente John
Bowlby, considerato uno dei tre o quattro più grandi psicoanalisti del ventesimo
secolo.
Egli sosteneva che “l’attaccamento è parte integrante del comportamento umano
dalla culla alla tomba”.
All’inizio della vita l’essere nutriti equivale all’essere amati, il bisogno
biologico legato all’alimentazione è presente insieme a un altro bisogno,
anch’esso fondamentale, quello di essere amati, nutriti d’amore, di essere
desiderati, voluti, accettati per quello che si è.
Gli effetti nocivi della deprivazione materna, l’importanza del legame tra
genitori e figli, il bisogno di una base sicura e il sentimento di attaccamento,
il rendersi conto che il lutto ha un corso da seguire e che può essere suddiviso
in fasi, tutti questi sono concetti familiari anche a persone molto lontane dal
mondo della psicologia e della psicoterapia. Tali concetti, in tutto o in parte,
possono essere fatti risalire all’opera di John Bowlby. Egli ha avuto un
notevole influsso su un gran numero di discipline specialistiche come la
pediatria, la psicologia dello sviluppo, il servizio sociale, la psichiatria.
All’inizio della vita umana l’essere nutriti equivale all’essere amati, il
bisogno biologico legato all’alimentazione è presente insieme ad un altro
bisogno, anch’esso fondamentale, quello di essere nutriti d’amore, di essere
amati, di essere desiderati, voluti, accettati per quello che si è.
Per Bowlby prendere in braccio il proprio piccolo che piange è la risposta più
adeguata, da parte della madre, ad un segnale di disagio del bambino: esso non
si configura come un rinforzo nè come un comportamento che condiziona il piccolo
rendendolo “viziato” come asseriscono i comportamentisti e i teorici
dell’apprendimento sociale.
Bowlby, psicanalista, aveva il terrore del mondo chiuso della psicoanalisi
post-freudiana e, essendo trattato con freddezza, come altri prima di lui (Jung,
Adler, Ferenczi, Reich), dopo un po’ abbandono la lotta e si distaccò da per
seguire i propri interessi.
Origini
“Le coccole, i giochi, le intimità del poppare attraverso le quali il bambino
impara la piacevolezza del corpo di sua madre, i rituali dell’essere lavati e
vestiti con i quali il bambino impara il valore di se stesso, attraverso
l’orgoglio e la tenerezza della madre verso le sue piccole membra, queste sono
le cose che mancano” (Bowlby)
Bowlby aveva intuito che l’attaccamento riveste un ruolo centrale nelle
relazioni tra gli esseri umani, dalla nascita alla morte.
Insieme a Mary Ainsworth, anch’ella psicanalista e sua collaboratrice, lavorando
all’applicazione di tale teoria ha contribuito a dimostrare come lo sviluppo
armonioso della personalità di un individuo dipenda principalmente da un
adeguato attaccamento alla figura materna o un suo sostituto.
Bowlby ripudia il modello di sviluppo di Freud a “senso unico” nel quale il
bambino avanza dalla fase orale a quella anale ed a quella genitale.
Bowlby contrasta la teoria freudiana secondo la quale il legame madre-bambino si
basa solo sulla necessità di nutrimento del piccolo, infatti ritiene che il
legame che unisce il bambino alla madre non è una conseguenza del
soddisfacimento del bisogno di nutrizione, bensì è un bisogno primario,
geneticamente determinato, la cui funzione è garantire la crescita e la
sopravvivenza biologica e psicologica del bambino.
Egli ritiene che la ricerca della vicinanza sia la manifestazione più esplicita
dell’attaccamento.
Gli esseri umani hanno una predisposizione innata a formare relazioni con le
figure genitoriali primarie.
Queste relazioni si formano durante il primo anno di vita del bambino ed hanno
la funzione di proteggere la persona “attaccata”.
A Bowlby l’idea dell’attaccamento venne “in un lampo”, dopo aver letto i lavori
etologici di Konrad Lorenz e Nikolaas Tinbergen.
Difatti, tale teoria prende spunto dagli studi etologici di Lorenz
sull’imprinting e dagli esperimenti di Harlow con i macachi Rhesus fornendo a
Bowlby il fondamento scientifico che egli riteneva necessario per aggiornare la
teoria psicoanalitica.
Lorenz dimostrava come i piccoli di anatroccolo, privati della figura materna
naturale, seguivano un essere umano o qualsiasi altro oggetto, nei confronti del
quale sviluppavano un forte legame che andava oltre la semplice richiesta di
nutrizione, dato che questo tipo di animale si nutre autonomamente di insetti.
Harlow aveva dimostrato come, in una serie di esperimenti, i piccoli di scimmia
venivano messi a confronto con una “madre fantoccio” fatta di freddo metallo
alla quale era attaccato un biberon e con un’altra “madre fantoccio” senza
biberon, ma coperta di una stoffa morbida, spugnosa e pelosa. Le piccole scimmie
mostrarono una chiara preferenza per la madre “pelosa” passando fino a diciotto
ore al giorno attaccate ad essa (come avrebbero fatto con le loro madri reali)
anche se erano nutrite esclusivamente dalla madre fantoccio “allattante”.
La teoria dell’attaccamento fornisce un valido supporto per lo studio di
fenomeni legati a storie infantili di gravi abusi e trascuratezza, correlate con
lo sviluppo di un ampio spettro di disturbi di personalità, sintomi
dissociativi, disturbi d’ansia, depressione e abuso di sostanze alcoliche e
stupefacenti. In questi ultimi anni la teoria dell’attaccamento ha sviluppato un
notevole interesse verso un approccio che indaghi sui possibili eventi negativi
nell’età evolutiva, il contesto relazionale in cui questi fatti hanno avuto
luogo e gli aspetti psicologici dell’adulto rispetto alle esperienze precoci.
Questo approccio postula che gli effetti a lungo termine di comportamenti
genitoriali inadeguati e, quindi, di esperienze traumatiche all’interno della
famiglia, siano in gran parte mediati dai modelli mentali sviluppati
dall’individuo rispetto alle relazioni di attaccamento.
Ciò permette di acquisire importanti indizi riguardo alle caratteristiche di
personalità e di funzionamento interpersonale.
La ricerca della relazione tra stili di attaccamento e psicopatologia è ancora
agli albori.
Una base sicura
Bowlby osservando il comportamento dei macachi e quello dei bambini nei primi
mesi di vita poté notare come si trovasse alla presenza degli stessi schemi di
comportamento.
In particolare verificò come la madre (e la relazione con lei) fornisce al
bambino una “base sicura” dalla quale egli può allontanarsi per esplorare il
mondo e farvi ritorno, intrattenendo forme di relazione con i membri della
famiglia.
Il concetto di “base sicura” è stato elaborato da Bowlby nel 1969. La persona
fidata, ossia la figura di attaccamento, è quella che “fornisce la sua compagnia
assieme a una base sicura da cui operare”. Lo sviluppo della personalità risente
della possibilità o meno di aver sperimentato una solida “base sicura”, oltre
che della capacità soggettiva di riconoscere se una persona è fidata può o vuole
offrire una base sicura. La personalità sana consente di far affidamento sulla
persona giusta e, allo stesso tempo, di avere fiducia in sé e dare a propria
volta sostegno.
Al momento in cui il bambino avverte qualche minaccia, cessa l’esplorazione per
raggiungere prontamente la madre per poter ricevere conforto e sicurezza.
Il piccolo protesta vivacemente se vi è un tentativo di separarlo dalla madre.
Per Bowlby i legami emotivamente sicuri hanno un valore fondamentale per la
sopravvivenza e per il successo riproduttivo. Egli sottolinea che il conflitto è
una dimensione ordinaria della condizione umana e che la malattia psichica è
data dall’incapacità di affrontare efficacemente i conflitti.
Il termine “base sicura” è da attribuirsi a Mary Ainsworth la quale ideò nei
tardi anni ’60 un valido strumento di indagine, la “Strange Situation”, per
classificare i tre pattern base di relazione in bambini di età prescolare
ricongiuntisi ai genitori dopo un lungo periodo di degenza in un sanatorio.
La Ainsworth distinse un primo gruppo di bambini che manifestava sentimenti
positivi verso la madre, un secondo che manifestava relazioni marcatamente
ambivalenti ed un terzo che intratteneva con la madre relazioni non espressive,
indifferenti o ostili.
Strange situation
Valutazione del legame di attaccamento nei bambini
Attraverso venti minuti di osservazione in cui si trovano in una stanza il
bambino, la mamma ed un estraneo, si possono osservare i diversi comportamenti e
le reazioni emotive del bambino in presenza della madre, al momento della
separazione da questa ed in compagnia di un estraneo.
Da queste osservazioni nacque il famoso sistema di classificazione della Strange
Situation che prevedeva inizialmente tre stili di attaccamento: sicuro, insicuro
ansioso ambivalente e insicuro evitante.
Lo stile di attaccamento che un bambino svilupperà dalla nascita in poi dipende
in grande misura dal modo in cui i genitori, o altre figure parentali, lo
trattano. In base a tale interazione si strutturerà uno dei seguenti stili
attaccamento:
- Stile Sicuro: l’individuo ha fiducia nella disponibilità e nel supporto
della Figura di attaccamento, nel caso si verifichino condizioni avverse o di
pericolo. In tal modo si sente libero di poter esplorare il mondo. Tale stile è
promosso da una figura sensibile ai segnali del bambino, disponibile e pronta a
dargli protezione nel momento in cui il bambino lo richiede.
I tratti che maggiormente caratterizzano questo stile sono: sicurezza
nell’esplorazione del mondo, convinzione di essere amabile, capacità di
sopportare distacchi prolungati, nessun timore di abbandono, fiducia nelle
proprie capacità e in quelle degli altri, Sé positivo e affidabile, Altro
positivo e affidabile. L’emozione predominante è la gioia.
- Stile Insicuro Evitante: questo stile è caratterizzato dalla
convinzione dell’individuo che, alla richiesta d’aiuto, non solo non incontrerà
la disponibilità della Figura di attaccamento, ma addirittura verrà rifiutato da
questa. Così facendo, il bambino costruisce le proprie esperienze facendo
esclusivo affidamento su se stesso, senza l’amore ed il sostegno degli altri,
ricercando l’autosufficienza anche sul piano emotivo, con la possibilità di
arrivare a costruire un falso Sé.
Questo stile è il risultato di una figura che respinge costantemente il figlio
ogni volta che le si avvicina per la ricerca di conforto o protezione.
I tratti che maggiormente caratterizzano questo stile sono: insicurezza
nell’esplorazione del mondo, convinzione di non essere amato, percezione del
distacco come “prevedibile”, tendenza all’evitamento della relazione per
convinzione del rifiuto, apparente esclusiva fiducia in se stessi e nessuna
richiesta di aiuto, Sé positivo e affidabile, Altro negativo e inaffidabile. Le
emozioni predominanti sono tristezza e dolore.
- Stile Insicuro Ansioso Ambivalente: non vi è nell’individuo la certezza
che la figura di attaccamento sia disponibile a rispondere ad una richiesta
d’aiuto. Per questo motivo l’esplorazione del mondo è incerta, esitante,
connotata da ansia ed il bambino è inclina all’angoscia da separazione. Questo
stile è promosso da una Figura che è disponibile in alcune occasioni ma non in
altre e da frequenti separazioni, se non addirittura da minacce di abbandono,
usate come mezzo coercitivo.
I tratti che maggiormente caratterizzano questo stile sono: insicurezza
nell’esplorazione del mondo, convinzione di non essere amabile, incapacità di
sopportare distacchi prolungati, ansia di abbandono, sfiducia nelle proprie
capacità e fiducia nelle capacità degli altri, Sé negativo e inaffidabile (a
causa della sfiducia verso di lui che attribuisce alla figura di attaccamento),
Altro positivo e affidabile. L’emozione predominante è la colpa.
Dalle osservazioni della Strange Situation è emerso che alcuni bambini
manifestavano comportamenti non riconducibili a nessuno dei tre pattern sopra
descritti, rivelando così la necessità di aggiungere un quarto stile di
attaccamento alla classificazione originaria. Main e Salomon hanno proposto la
definizione “disorientato/disorganizzato” per descrivere le diverse gamme di
comportamenti spaventati, strani, disorganizzati e apertamente in conflitto,
precedentemente non individuati, manifestati durante la procedura della Strange
Situation di Mary Ainsworth.
- Stile Disorientato/Disorganizzato: sono considerati
disorientati/disorganizzati gli infanti che, ad esempio, appaiono apprensivi,
piangono e si buttano sul pavimento o portano le mani alla bocca con le spalle
curve in risposta al ritorno dei genitori dopo una breve separazione. Altri
bambini disorganizzati, invece, manifestano comportamenti conflittuali, come
girare in tondo mentre simultaneamente si avvicinano ai genitori. Altri ancora
appaiono disorientati, congelati in tutti i movimenti, mentre assumono
espressioni simili alla trance. Sono anche da considerarsi casi di attaccamento
disorganizzato quelli in cui i bambini si muovono verso la figura di
attaccamento con la testa girata in altra direzione, in modo da evitarne lo
sguardo.
Come anzidetto, tutti i bambini normali si “attaccano” entro i primi 8 mesi di
vita, per portare a compimento tale processo entro il loro secondo anno.
L’indicatore per eccellenza che il legame di attaccamento è stabilito, si
identifica nell’angoscia da separazione. È normale la presenza di attaccamenti
multipli. Tali legami vengono collocati gerarchicamente e gli stessi nel corso
dello sviluppo sono suscettibili di variazioni.
Lo stesso legame genitoriale, col passare del tempo, potrebbe passare in secondo
piano rispetto al legame affettivo sentimentale.
Non è stato stabilito quando avvenga esattamente il passaggio dall’attaccamento
genitoriale a quello tra pari.
Nell’adolescenza l’attaccamento attraversa un periodo di transizione. In questo
periodo l’adolescente sembra spesso impegnato ad un allontanamento intenzionale
dalla relazione con i genitori e familiari. Si cominciano così a stabilire le
relazioni di attaccamento con coetanei (partner sentimentali e amici molto
stretti). La componente sessuale di queste relazioni, che in questa fase
comincia a manifestarsi, aiuta a favorire la componente dell’attaccamento,
fornendo motivazioni stabili, l’esperienza di emozioni intense, intime.
Modelli Operativi Interni
I Modelli Operativi Interni sono rappresentazioni mentali che gli individui,
secondo Bowlby, costruiscono nel corso dell’interazione col proprio ambiente.
Essi hanno la funzione di veicolare la percezione e l’interpretazione degli
eventi da parte dell’individuo, consentendogli di fare previsioni e crearsi
aspettative sugli accadimenti della propria vita relazionale.
I Modelli Operativi Interni consentono all’individuo di valutare e analizzare le
diverse alternative della realtà, scegliersi quella ritenuta migliore, reagire
alle situazioni future prima che queste si presentino, utilizzare la conoscenza
degli avvenimenti passati per affrontare quelli presenti, scegliendo un’azione
ottimale in relazione agli eventi stessi. Quindi permettono al bambino, e poi
all’adulto, di prevedere il comportamento dell’altro guidando le risposte,
soprattutto in situazioni di ansia o di bisogno.
Lo sviluppo dei M.O.I. fa riferimento alla teoria dello sviluppo senso-motorio
di Jean Piaget ed ai relativi processi di assimilazione e di accomodamento.
Gli schemi interiorizzati del bambino, nei primi anni di vita, possono
continuamente essere ridefiniti sulla base dei cambiamenti della realtà esterna
e della relazione con la figura di attaccamento che muta con il mutare del
bambino.
I M.O.I. possono successivamente cambiare quando, ad esempio, un genitore cambia
radicalmente il suo atteggiamento nei confronti del figlio. Questi cambiamenti
dei Modelli Operativi Interni sono intesi sia in senso positivo che in senso
negativo a seconda della variazione comportamentale del genitore.
In conclusione, è proprio attraverso lo studio dei M.O.I. è possibile
individuare un ponte tra la teoria dell’attaccamento e la psicoanalisi, essendo
a Bowlby molto familiare il pensiero di Klein, Winnicott e di Freud.
Adult Attachment
Interview
Valutazione del legame di attaccamento nell’età adulta
Per valutare i Modelli Operativi Interni dell’adulto fu messa a punto da Mary
Main una procedura chiamata Adult Attachment Interview.
Si tratta di un’intervista semi-strutturata condotta secondo le linee di una
valutazione psicoterapica.
Tali interviste vengono registrate e classificate secondo otto diversi
parametri.
A questo punto può essere stabilito a quale dei quattro stili di attaccamento
viene assegnato l’individuo adulto esaminato.
- Stile Sicuro: modello di Sé positivo e dell’Altro positivo. Basso
esitamento, bassa ansia. Alta coerenza, alta fiducia in se stesso, approccio
positivo con gli altri, alta intimità nelle relazioni. Il modello positivo
dell’individuo sicuro lo porta ad avere una grande fiducia in se stesso ed un
grande apprezzamento degli altri, dai quali viene considerato come tipo
positivo.
Le sue relazioni di coppia sono caratterizzate da intimità, rispetto, apertura
emotiva ed i conflitti con il partner si risolvono in maniera costruttiva.
- Stile Preoccupato: è assimilabile allo stile insicuro ansioso
ambivalente (Ainsworth). Modello di Sé negativo e dell’Altro positivo. Il
modello negativo che l’individuo preoccupato ha di sé lo porta ad avere una
bassa autostima tendente alla dipendenza del giudizio degli altri. Invece, il
modello positivo che ha dell’altro lo porta alla continua ricerca di compagni e
di attenzione. Necessita continuamente di intimità nelle relazioni tanto da la
sua insaziabilità nella richiesta di attenzione tende a far allontanare gli
altri. Le sue relazioni sentimentali sono costellate di passione, rabbia,
gelosia e ossessività. Tende ad iniziare i conflitti con il partner rimandando,
però, la rottura del legame.
- Stile Distanziante: è assimilabile allo stile Evitante (Ainsworth).
Modello di Sé positivo, dell’Altro negativo. Il modello positivo dell’individuo
distanziante lo porta ad avere alta fiducia in se stesso senza interessarsi del
giudizio degli altri anche se pensa di essere considerato arrogante, furbo,
critico, serio e riservato. Il modello negativo che ha dell’altro lo porta a
dare l’impressione di non apprezzare molto le altre persone apparento, talvolta,
cinico o eccessivamente critico. Svaluta l’importanza delle relazioni e
sottolinea l’importanza dell’indipendenza, della libertà e dell’affermazione. Le
sue relazioni di coppia sono caratterizzate dalla mancanza dell’intimità,
tendendo a non mostrare affetto nelle relazioni. Preferisce evitare i conflitti
e si sente rapidamente intrappolato o annoiato dalla relazione.
- Stile Timoroso-Evitante: è assimilabile allo stile
disorientato-disorganizzato (Ainsworth). Modello di Sé negativo, dell’Altro
negativo. Il modello negativo che l’individuo timoroso-evitante ha di se stesso
lo porta ad avere bassa autostima e molte incertezze verso se stesso e verso gli
altri. Il modello negativo che ha dell’altro lo porta ad evitare le richieste
d’aiuto, evita i conflitti ed ha difficoltà a fidarsi degli altri. È difficile
trovarlo coinvolto in una relazione sentimentale e quando vi si trova assume un
ruolo passivo. In tali relazioni è dipendente ed insicuro. Tende ad
autocolpevolizzarsi per i problemi di coppia ed ha difficoltà a comunicare
apertamente e a mostrare i sentimenti al partner.
Nicola Schiavone
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