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La fame nel mondo

Tema svolto

Barbaglia Luca
Compiti delle vacanze

Tema:

“Nessun cittadino, nessuna Nazione potrà avere la coscienza tranquilla, finché la metà del mondo avrà fame […]. La generazione attuale sarà giudicata dal successo o dall’insuccesso degli sforzi compiuti in questo senso”.
Riflettete sulla questione proposta, con riferimenti storici […] e alle iniziative intraprese dai paesi avanzati per la soluzione dell’antico problema.

Svolgimento

Dagli studi degli esperti risulta che ancora oggi nel mondo milioni di persone soffrono la fame. Eppure il nostro pianeta può produrre nutrimento per tutta l’umanità. Per aiutare le popolazioni dei paesi poveri, la FAO ha organizzato a Roma nel ’96 una conferenza mondiale. Alla conferenza erano presenti i rappresentanti di tutti i paesi del mondo. I Paesi più poveri hanno chiesto un sostegno da parte dei Paesi più ricchi per creare, tra le popolazioni che soffrono la fame, condizioni di vita sopportabili e mezzi per diventare autonomi, cioè capaci di produrre gli alimenti necessari.
Oggi più di 840 milioni di persone soffrono la fame; di questi, 200 milioni sono bambini; 25 di loro muoiono ogni minuto.
Le delegazioni di 173 paesi, dopo due anni di lavori e trattative hanno preparato studi e proposte per la conferenza di Roma e hanno trovato un’intesa.
Un documento a ribadito il diritto per tutti gli uomini ad avere alimenti sani e nutritivi e ha imposto che entro il 2015 il numero di persone denutrite deve essere dimezzato.
La fame nel mondo è dovuta ad un’insufficiente sviluppo sociale ed economico di un’area o di un Paese. Tale problema è stato identificato, con il Terzo Mondo ovvero con i Paesi dell’America latina, dell’Africa e dell’Asia centro-meridionale. Vi sono alcuni parametri ritenuti idonei a “misurare” il grado di sottosviluppo: basso reddito pro-capite; crescita demografica accelerata;carenze alimentari e sanitarie; forte disoccupazione; inconsistenza del settore industriale; assenza di iniziative economiche efficaci.
Dopo la decolonizzazione negli anni ’60, si poneva il problema di classificare quei Paesi che entrando nella sfera dell’influenza comunista, avrebbero visto venir meno le motivazioni di sfruttamento capitalistico attribuite al sottosviluppo del pensiero marxista, senza tuttavia compiere significativi progressi in campo economico e sociale. Alla fine degli anni ’80, la caduta dei regimi comunisti metteva allo scoperto condizioni di sottosviluppo inimmaginabili nel cuore stesso dell’Europa Orientale. Si diversifica ulteriormente, così, la tipologia geografica delle aree sottosviluppate , dovendovisi includere, le regioni dei Paesi avanzati ( per esempio il Mezzogiorno Italiano).
Altrettanto aperto è il dibattito relativo agli interventi da attuare per ridurre il sottosviluppo: dal controllo delle nascite, alla valorizzazione delle potenzialità agricole e minerarie, ai tentativi di industrializzazione, ai sostegni finanziari, agli aiuti umanitari. I maggiori ostacoli derivano dalla resistenza culturale delle aree sottosviluppate a recepire interventi esterni spesso contrastanti con dettami religiosi, e dalla scarsa efficienza dei governi locali, raramente in grado di controllare la diffusione degli interventi stessi sul territorio. Nel settore agricolo, fondamentale importanza hanno le opere di regolazione idraulica.
Lo sfruttamento delle risorse minerarie, ha certamente migliorato le condizioni di bilancio per molti Paesi sottosviluppati, all’interno dei quali tuttavia la distribuzione della nuova ricchezza è avvenuta generalmente in maniera ingiusta.
Ulteriore aspetto del sottosviluppo è, infine, l’urbanesimo: caratterizzato dalla crescita di una sola o pochissime città del singolo Paese, esso concentra masse di immigrati rurali attratti dal miraggio di un salario. Per combattere il sottosviluppo oltre alle teorie economiche si considerano i problemi socio-culturali, ma tuttavia si stenta a rimuovere le barriere tra Nord e Sud.

Luca Barbaglia

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