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La fame nel mondo

tema svolto di Daniel Migliozzi

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Tema:

“Nessun cittadino, nessuna Nazione potrà avere la coscienza tranquilla, finché la metà del mondo avrà fame […]. La generazione attuale sarà giudicata dal successo o dall’insuccesso degli sforzi compiuti in questo senso”.
Riflettete sulla questione proposta, con riferimenti storici […] e alle iniziative intraprese dai paesi avanzati per la soluzione dell’antico problema.

Svolgimento

“Nessun cittadino, nessuna nazione potrà avere la coscienza tranquilla, finché la metà del mondo avrà fame, finché in due terzi dei paesi del mondo la produzione alimentare sarà insufficiente. La generazione attuale sarà giudicata dal successo o dall’insuccesso degli sforzi compiuti in questo senso” .(Dal “Discorso” di J. Kennedy al “Congresso nazionale dell’alimentazione”, tenutosi a Washington il 4 maggio 1963).

Riflettete sulla questione proposta, con riferimenti storici alle cause del drammatico fenomeno della fame nel mondo e alle iniziative intraprese dai paesi avanzati per la soluzione dell’antico problema.

Durante tutto l’arco della storia, vari popoli hanno dovuto fare i conti con il problema della fame…e, anche allora, vi era una parte della popolazione benestante e un’altra parte (ben più consistente) che viveva in miseria e trovava difficoltà persino nel procurarsi il minimo per la propria sopravvivenza.

Oggi questa situazione è messa in risalto dal fatto che il divario fra popolazione ricca e popolazione povera è quasi abissale; basti pensare che quasi l’80% delle risorse del pianeta è sfruttato da poco meno del 35% dell’intero globo. Vi sono infatti moltissimi paesi non ancora abbastanza ricchi per riuscire a sfamare l’intera popolazione.

A creare questo stato di cose concorrono vari fattori: scarsità di proventi dello stato, che non può finanziare opere che potrebbero migliorare la situazione; oppressione delle regioni arretrate da parte dei paesi più progrediti; perfino la mentalità della popolazione stessa può influire sul mancato apporto di nutrimento.

La scarsa presenza, o addirittura la totale mancanza, di industria e di imprenditoria, può causare l’impoverimento dello stato e aumentare la disoccupazione, questo porta alla diminuzione delle entrate del paese, che non può quindi operare un miglioramento. La condizione attuale porta anche ad un abbassamento del livello culturale delle popolazioni povere, infatti sarebbe logico pensare che in un paese in cui non si riesce ad alimentare l’intera popolazione, le famiglie tendano a procreare meno; contrariamente a questo, nella maggior parte dei paesi del terzo mondo, uno dei problemi che contribuiscono a peggiorare la situazione è proprio l’aumento della popolazione. Questo fatto è legato al bisogno delle famiglie povere, da sempre abituate alla raccolta degli alimenti provenienti dall’agricoltura e dall’allevamento, di produrre forza-lavoro. Un esempio di quanto detto è l’India, o altri paesi dell’Asia sud-orientale, in cui le famiglie povere, per procurarsi da vivere tramite le coltivazioni, generano più figli proprio come forza-lavoro, e lo stato, nonostante abbia entrate a sufficienza, non riesce a garantire sufficiente nutrizione all’intera popolazione, che continua ad aumentare. Molte regioni del terzo mondo soffrono anche dell’oppressione di aziende multinazionali che sfruttano le risorse del luogo approfittando della povertà dello stato e non sostengono gli abitanti dalla miseria che esse stesse provocano. Persino i paesi più progrediti si fanno creditori verso questi stati, con il pretesto di aiutarli ad evolversi, per ottenere interessi economici dai propri prestiti. È così che i debiti di quei paesi aumenta, e per saldarli non possono intraprendere un genere di economia che li porterebbe verso il progresso.

Tutto questo contribuisce a creare un circolo vizioso che non si interrompe mai, o almeno finchè qualche stato evoluto (e non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto sotto l’aspetto culturale) non inizia a fare la propria parte in questo contesto. In verità, una propria parte nel fenomeno l’hanno già svolta: infatti, pensandoci bene, questo contesto lo hanno creato loro. Possiamo facilmente accorgerci che le origini di questo problema (o almeno alcune loro cause prime) siano da ricercare nell’occidente stesso: primo fra tutti il colonialismo esasperato come quello degli iberici in sud-america, degli inglesi nell’Asia sud-orientale, dei francesi in africa…e dopo l’ascesa economica e politica degli Stati Uniti possiamo ripensare alla tratta degli schiavi provenienti dall’africa o dall’America latina. Pensiamo a quante guerre l’occidente ha esportato in questi paesi: per lo sfruttamento delle risorse o della popolazione, o anche solo per pura conquista.

Per risolvere (o se anche non per risolvere, almeno per migliorare) questa situazione, occorre innanzitutto prendere coscienza delle circostanze attuali. Bisognerebbe interrompere il depauperamento di questi stati e dei loro governi, ma intervenire ad esempio con finanziamenti a favore delle regioni più povere e con una politica più umanitaria, che aiuti quei paesi ad utilizzare al meglio le proprie risorse e creare un sistema politico stabile (poiché anche questo è un problema dei paesi del terzo mondo); ma ciò non basta per compensare i danni provocati dalle aziende multinazionali o dalla mentalità stessa delle persone che vivono negli stati interessati: le imprese dovrebbero cessare questa loro attività di sfruttamento, molto spesso incontrollato, delle ricchezze che appartengono ad una regione che ne ha più bisogno, per dargli la possibilità di riprendersi; mentre i governi dei paesi in cui il problema della nutrizione insufficiente e quello della miseria sono dovuti ad un aumento continuo della popolazione dovrebbero adottare una politica di controllo delle nascite e optare per un progresso anche culturale della popolazione..

Tutto ciò non è solo utile, ma necessario, poiché il problema della fame e della miseria non porta solo alla sofferenza e a condanne di tipo culturale, morale e civile, a lungo andare potrebbe comportare rischi ancora più grandi: molte sono state e sono tuttora le guerre combattute per questo motivo, e molte ancora lo saranno se ogni parte che potrà fare qualcosa per migliorare la situazione non si impegnerà veramente.

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