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Cellule staminali
Saggio breve o
articolo di giornale
Ambito
tecnico-scientifico
Traccia di un
compito in classe
CONSEGNE
Sviluppa l'argomento scelto o in forma di “saggio breve” o di “articolo di
giornale”, utilizzando i documenti e i dati che lo corredano e facendo
riferimento alle tue conoscenze ed esperienze di studio.
Da' un titolo alla tua trattazione.
Se scegli la forma del “saggio breve”, indica la destinazione editoriale
(rivista specialistica, relazione scolastica, rassegna di argomento culturale,
altro).
Se scegli la forma dell' "articolo di giornale", indica il tipo di giornale sul
quale ipotizzi la pubblicazione (quotidiano, rivista divulgativa, giornale
scolastico, altro).
Per attualizzare l'argomento, puoi riferirti a circostanze immaginarie o reali
(mostre, anniversari, convegni o eventi di rilievo). Non superare le quattro o
cinque colonne di metà di foglio protocollo.
Argomento: Cellule staminali adulte o embrionali
Documenti:
1) Cellule staminali dal liquido amniotico?
Sembra proprio l'uovo di Colombo. Tutti sapevamo che nel liquido amniotico ci
sono molte cellule dello stesso tipo di quelle dell' embrione e l'analisi
genetica eseguita ormai quasi di routine dopo l'amniocentesi utilizza proprio
queste cellule per verificare l'assetto cromosomico e genetico del nascituro.
Sapevamo anche che molte di queste devono essere relativamente immature, vale a
dire assai poco differenziate. Quello che mancava era la verifica che fra queste
cellule immature ce ne fossero alcune con tutte le caratteristiche delle
staminali embrionali, cioè genuinamente totipotenti. Sembra che questo sia stato
adesso verificato e che le suddette cellule siano in grado di dar luogo a
cellule e tessuti di tutti i tipi, come si addice alla cellula staminale ideale.
Certo non sono molte. Si parla dell'1% delle cellule immature, ma nessuno ha mai
pensato che si potessero trovare da qualche parte manciate di cellule staminali
embrionali. Occorrerà quindi prelevarle e farle moltiplicare in coltura fino a
ottenerne un numero ragionevole. Senza problemi etici, si direbbe, perché non
sono cellule destinate a dar vita a nessun embrione. Sono piuttosto cellule
sfuggite all'assemblaggio dell'embrione vero e proprio e che si sono
moltiplicate perché il liquido amniotico è un ottimo terreno di coltura, dove
non manca veramente niente. Ammettiamo che tutto questo venga confermato da
studi successivi (è sempre meglio essere prudenti).
Che fare di queste cellule? Molto dipende dal loro numero effettivo e dalle loro
proprietà. Se non sono tanto poche e crescono bene, si potrebbero conservare
separatamente anche solo quelle prelevate da un singolo intervento su una
singola gravidanza. Una volta venuto alla luce e cresciuto, il nascituro in
questione avrebbe allora a disposizione un «gruzzoletto» di cellule staminali
che potrebbero servirgli nel corso della vita, per riparare tessuti o organi
eventualmente danneggiati da malattie o incidenti. Essendo queste geneticamente
identiche alle sue proprie cellule, costui o costei non andrebbe neppure
incontro a problemi di rigetto: i tessuti formati da quelle attecchirebbero
naturalmente in ogni parte del suo corpo. Meglio ancora delle cellule prelevate
dal suo cordone ombelicale, che al momento sono utili solo per malattie del
sangue che insorgano in tenera età. Se sono molto molto poche e non dovessero
crescere tutte con la dovuta rapidità, si potrebbero unire quelle prelevate da
diversi interventi su diverse gravidanze. In questo modo si perderebbe il
vantaggio della specificità genetica individuale, ma si avrebbe comunque a
disposizione una grande quantità di cellule staminali totipotenti pronte
all'uso. Esiste anche una terza alternativa: unire le staminali prelevate da
gravidanze diverse, farle crescere un po' e suddividerle poi sulla base delle
loro caratteristiche genetiche in modo da essere pronti a un impiego multiplo ma
personalizzato. Mi auguro di tutto cuore che questi risultati, ottenuti peraltro
nel corso di un periodo di ricerca abbastanza lungo, vengano confermati, perché
potrebbero risolvere per sempre il problema etico che riguarda la vita
dell'embrione. Si avrebbero così tutti i vantaggi offerti dalla tecnologia delle
cellule staminali senza remore di natura etica e sociale. Mi domando solo come
non ci si sia pensato prima, ma si sa, come dicono a Napoli, «dopo l'estrazione
(dei numeri del lotto), ogni ciuccio diventa dottore».
Edoardo Boncinelli- Corriere della Sera – 8 gennaio
2007
2) Le cellule staminali adulte
Dagli studi delle cellule staminali dell’adulto (ASC - Adult Stem Cells ) nel
trascorso trentennio era emerso chiaramente che in molti tessuti adulti sono
presenti cellule staminali, ma capaci di dare origine solo a cellule proprie di
un dato tessuto. Non si pensava, cioè, alla possibilità di una loro
riprogrammazione. Negli anni più recenti, invece, si scoprirono anche in vari
tessuti umani cellule staminali pluripotenti - nel midollo osseo (HSCs), nel
cervello (NSCs), nel mesenchima (MSCs) di vari organi e nel sangue del cordone
ombelicale (P/CB, placental/Cord blood) - capaci cioè di dare origine a più tipi
di cellule, in maggioranza ematiche, muscolari e nervose. Si è visto come
riconoscerle, come selezionarle, come sostenerle nello sviluppo e come condurle
a formare diversi tipi di cellule mature mediante fattori di crescita e altre
proteine regolatrici. Anzi un notevole cammino è già stato percorso in campo
sperimentale, applicando anche i più avanzati metodi di ingegneria genetica e
biologia molecolare per l’analisi del programma genetico che opera nelle cellule
staminali, e per la transduzione di geni desiderati in cellule staminali o
progenitrici che, impiantate, sono capaci di restituire le funzioni specifiche a
tessuti sofferenti. Basti accennare, sulla base di alcuni lavori citati in nota,
che nell’ uomo le cellule staminali del midollo osseo, da cui si formano tutte
le diverse linee di cellule ematiche, hanno come marcatore di riconoscimento la
molecola CD34; e che, purificate, sono capaci di ricostituire la intera
popolazione ematica in pazienti che ricevono dosi ablative di radiazioni e di
chemioterapia, e questo con velocità proporzionale alla quantità di cellule
usate. Anzi, si hanno già indizi sul come guidare lo sviluppo di cellule
staminali nervose (NSCs) utilizzando diverse proteine - tra cui la neuroregulina
e la proteina 2 osteomorfogena (BMP2, Bone Morphogenetic Protein 2) - che sono
capaci di indirizzare le NSCs a diventare neuroni o glia (cellule neuronali di
sostegno, produttrici di mielina) o anche a muscolo liscio.
La soddisfazione, pur prudente, con cui si concludono molti dei lavori citati, è
un indice delle grandi promesse che le “cellule staminali adulte” riservano per
una terapia efficace di tante patologie. Così, D. J. Watt e G. E. Jones
affermano: “Le cellule staminali muscolari, sia della linea mioblastica
embrionale che adulta, possono diventare cellule di maggior importanza per
tessuti diversi da quello originario, ed essere la chiave di terapie future
persino per malattie diverse da quelle di origine miogena” (p.93); J.A. Nolta e
D.B.Kohn sottolineano: “I progressi nell’uso della transduzione genica nelle
cellule staminali ematopoietiche ha portato a iniziare spe-rimentazioni
cliniche. Le informazioni che se ne otterranno, guideranno futuri sviluppi. In
definitiva, la geneterapia potrà permettere di trattare malattie genetiche e
acquisite senza le complicazioni dei trapianti di cellule allogeniche” (p. 460);
e D.L.Clarke e J. Frisén confermavano: “Questi studi suggeriscono che le cellule
staminali nei differenti tessuti adulti possono essere molto più simili di
quanto finora pensato alle cellule embrionali umane, fino ad averne in alcuni
casi un repertorio molto simile” e “dimostrano che cellule nervose adulte hanno
un’ampia capacità di sviluppo, e sono potenzialmente atte ad essere usate per
produrre una varietà di tipi cellulari per trapianto in malattie diverse”.
Tutti questi progressi ed i risultati già raggiunti nel campo delle cellule
staminali dell’adulto (ASC) lasciano, dunque, intravedere non soltanto la loro
grande plasticità, ma anche la loro ampia possibilità di prestazioni,
verosimilmente non diversa da quella delle cellule staminali embrionali (ES),
dato che la plasticità dipende in gran parte da un controllo genetico, il quale
potrebbe essere riprogrammato. Ovviamente, non è ancora possibile porre a
confronto i risultati terapeutici ottenuti e ottenibili utilizzando le cellule
staminali embrionali e le cellule staminali adulte. Per le seconde sono già in
corso, da parte di varie ditte farmaceutiche, delle sperimentazioni cliniche che
lasciano intravedere buoni successi e aprono serie speranze per un futuro più o
meno prossimo. Per le prime, anche se vari approcci sperimentali danno segnali
positivi, la loro applicazione in campo clinico - proprio per i gravi problemi
etici e legali connessi - richiede una seria riconsiderazione e un grande senso
di responsabilità davanti alla dignità di ogni essere umano.
(dalla “Dichiarazione sulla produzione e sull’ uso
scientifico e terapeutico delle cellule staminali embrionali umane della
Pontificia accademia per la vita – Vaticano - Roma)
3) Staminali nel liquido amniotico
Cari Italians,
il cuscino, le lenzuola dove dormo ormai lo sanno tutti che sono piene di mie
cellule, del mio Dna. Tutti i telefilm polizieschi hanno ampiamente dimostrato
come sia facile disseminare tracce genetiche intorno a noi. Certo si conosceva
anche che il liquido che avvolge il feto è ricco di cellule fetali. Infatti
estraendo una piccola quantità di questo liquido è possibile fare analisi
genetiche dettagliate per stabilire se il feto è portatore di una qualche
anomalia genetica che comporta malattie più o meno gravi e quindi agire di
conseguenza. Quello che è comparso lunedì sui giornali è quindi una sorta di
deduzione: se sul cuscino le cellule sono di adulto, nel liquido amniotico sono
di qualcosa che si sta sviluppando ovvero cellule staminali. La portata di
questa conclusione ha conseguenze estreme.
Infatti in tal modo è possibile avere a disposizione una varietà enorme di
staminali, ottenute senza l’uccisione di nessun embrione e utilizzabili sugli
esseri attualmente viventi, come me e voi. Ma mi spingo oltre nelle ipotesi, in
verità già verificate: così come ormai (soprattutto all’estero) si procede alla
conservazione del sangue del cordone ombelicale, che ha innumerevoli utilizzi
sia per il neonato da cui proviene (in caso di successive malattie anche gravi
del sangue), sia, spesso, per i suoi congiunti, in futuro si conserverà anche il
liquido amniotico con il suo corredo di cellule staminali. Queste potranno
essere utilizzate in seguito dall’individuo da cui provengono senza dare nessun
problema di rigetto, ma potrebbero anche essere donate a umani compatibili per
cercare di riparare organi colpiti da malattie altamente degenerative. A questo
punto mi chiedo cosa si aspetti a dotare anche gli ospedali italiani che si
occupano di nascite, degli strumenti necessari per la crioconservazione del
sangue ombelicale e del liquido amniotico. Sembra che in America siano già
attrezzati per questo. Chiaro che, costi quel che costi, sarebbe il regalo che
io farei a tutti i miei futuri nipoti. In questo caso anche la Chiesa cattolica
non dovrebbe porre obiezioni, perché non viene né distrutto né alterato nessun
embrione.
Cristina Fossati, miosotis@hotmail.it - Corriere
della Sera – 9 gennaio 2007
4)
Medici e ricercatori ritengono che la ricerca sulle cellule staminali
rappresenti una speranza di cura per malattie che colpiscono milioni di persone,
come:
Diabete, Infarto, Fibrosi cistica, Autismo, Sclerosi multipla, Morbo di
Parkinson, Alcune forme di cancro, Osteoporosi, Lesioni del midollo spinale,
Ictus, Sclerosi laterale amiotrofica, Alzheimer:
Secondo il Rapporto stilato dalla commissione di studio nominata nel 2000 dal
ministro Umberto Veronesi e presieduta dal premio Nobel Renato Dulbecco:
“E’ possibile stimare, sebbene in via del tutto preliminare, che... l’utilizzo
di cellule staminali di varia origine possa portare a sviluppare metodiche
cliniche per il trattamento di un numero di pazienti che, comprendendo le
patologie di origine cardiovascolare, si avvicina ai 10 milioni di individui?."
La legge sulla fecondazione assistita vieta l’utilizzo delle cellule staminali
embrionali. Sebbene sia possibile utilizzare per alcune patologie cellule
staminali prelevate da tessuti adulti, la stragrande maggioranza della comunità
scientifica ritiene necessario che la ricerca proceda anche sulle cellule
staminali embrionali. Al momento, infatti, non è possibile stabilire da quale
percorso della ricerca potranno giungere i risultati più promettenti per la cura
delle malattie.
La ricerca potrebbe essere condotta sugli embrioni prodotti in soprannumero dai
centri per la fecondazione assistita, e destinati alla spazzatura. Per avere un
bambino con la fecondazione in vitro, infatti, vengono fecondati più ovociti di
quelli che verranno poi impiantati nell’utero della donna. Gli embrioni prodotti
in soprannumero vengono conservati per alcuni anni e poi, se non impiantati
entro un termine certo, gettati via (secondo alcune stime in Italia sarebbero
circa 30 mila).
La legge vieta anche la clonazione terapeutica. La clonazione terapeutica non ha
nulla a che vedere con la clonazione riproduttiva. La clonazione terapeutica,
infatti, si ottiene trasferendo il nucleo di una cellula adulta (prelevata dalla
pelle) in un cellula uovo da cui è stato sottratto il nucleo. Attraverso una
stimolazione la cellula uovo comincia a produrre cellule staminali embrionali
che verranno prelevate ed utilizzate al solo fine di studiare possibili cure.
Il vantaggio di questa tecnica è che consente di utilizzare cellule
geneticamente identiche a quelle del paziente, eliminando così i rischi di
rigetto.
(dal sito lucacoscioni.it – della Associazione Luca
Concioni)
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