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Guerra

tema svolto

Traccia:

Qual è il tuo pensiero sulla guerra? La giustifichi? In particolar modo cosa pensi sull’intervento dell’Italia in vari paesi in stato di guerra disseminati nel mondo?

Svolgimento:

Penso che nessuno ama la guerra, se non qualche fanatico militarista. La guerra è distruzione, violenza, sopraffazione. Nella guerra le norme basilari dell’umanità vengono distrutte, quindi essa di per sé è sempre da condannare. Enunciato questo principio generale, cui nessuno può venir meno, occorre, a mio parere, fare dei distinguo, cioè giustificare l’intervento militare in alcuni casi ben precisi. Questo non vuol dire che io giustifichi la guerra in quanto tale, che resta per me ingiustificabile, ma vuol dire che in alcuni casi, di fronte alla violenza esercitata da altri, la logica umana considera giusto opporsi. Anzitutto, se qualcuno volesse impossessarsi dell’Italia, sostituire un regime democratico con uno dittatoriale, espandere il proprio territorio ai danni della mia nazione, io mi opporrei. Non c’è bisogno di essere patriottici o nazionalisti per capire che questo intervento militare sarebbe giustificato, come lo è la legittima difesa, quando una persona reagisce, se aggredita. Il problema, invece, si pone se la violenza viene perpetuata non nel territorio della mia nazione, ma da un’altra parte del mondo, magari lontanissima dall’Italia, da parte di qualcuno il cui scopo non può essere quello di nuocere direttamente al mio paese. Di per sé l’intervento, in prima battuta, non troverebbe una giustificazione. Del resto gli stati, fino almeno all’ottocento, si sono sempre comportati così. Ma poniamo, per assurdo, che Hitler avesse elaborato un progetto di distruzione di massa solo per gli ebrei tedeschi. In quel caso sarebbe stato giusto o no prendere le armi contro la nazione tedesca, anche se Hitler non avesse attaccato per primo? In altri termini, anche meno eventuali e più reali, cosa sarebbe successo se gli americani, che non erano attaccati direttamente dalle truppe tedesche, non fossero intervenuti? Ancora, ritornando a fare un esempio tratto dalla sfera personale, se una persona vede che uno sta aggredendo una terza persona, sarebbe giusto andarsene via indifferente, senza soccorrere chi è nel bisogno? Ovviamente no! Questo è il motivo per cui, a prescindere dal caso specifico, che va sempre analizzato in ogni particolare per evitare generalizzazioni assurde, io non solo ritengo giustificato un intervento in una cosiddetta “guerra umanitaria”, ma penso che sia ingiusto non intervenire, dimostrando così indifferenza ed egoismo! Ripeto, occorre evitare generalizzazioni, perché anche le truppe inviate per scopi umanitari potrebbero macchiarsi di crimini crudeli o efferati, ma non mi sembra il caso, questo, delle truppe italiane. Già da parecchi decenni l’esercito italiano si distingue, quando chiamato per missioni di questo genere, per attenzione alla popolazione locale, spirito di collaborazione, ecc…

Non giustificherei, invece, la cosiddetta guerra preventiva, cioè un’azione militare dettata dalla presunzione che qualcuno possa nuocere, ma prima che ci siano le prove di questo danno. Questo, da Cesare in poi, è solo un modo per mascherare altri scopi politici, indubbiamente meno nobili. Oltretutto questa guerra preventiva, che io ritengo non giustificata, potrebbe causare un risentimento, che può sfociare in una spirale di violenza senza fine.

In altri termini, la guerra deve essere l’extrema ratio, cioè l’ultima possibilità, una volta che la via della diplomazia, e quindi della ragione, ha fallito il suo obiettivo

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