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Intercultura

tema svolto

Traccia:

In una scuola milanese il dirigente scolastico, di concerto con i professori del collegio docenti, aveva decretato la formazione di una classe differenziata, con alunni di provenienza araba, con insegnamenti e percorsi individualizzati. Questa proposta non è stata accolta, per incompatibilità con la costituzione. Qual è il tuo parere al proposito?

Svolgimento:

Oggi viviamo in un mondo  percorso in vario modo da molteplici differenze, rese ora più immediatamente visibili rispetto al passato dall’enorme sistema delle comunicazioni. Linguaggi, popoli, usi, culture delle più diverse specie si affacciano su un unico scenario, ora semplicemente distinguendosi, ora contrapponendosi, ora mescolandosi; in ogni caso suscitando domande, proponendo comportamenti innovativi. Il mondo è diventato davvero uno spazio unitario all’interno del quale si muovono realtà completamente differenti. È allora necessario trovare il modo di far correttamente convivere in maniera proficua, anche se non sempre agevole, quella realtà variegata.

La scuola può fare molto per rendere la multietnicità una risorsa per le città e, in genere, per il mondo moderno.

Gli educatori devono dimostrare l’adattabilità dei propri schemi e patrimoni di formazione e professionalità, manifestando flessibilità, apertura e attenzione per i problemi sociologici e pedagogici che l’ingresso di culture, lingue e identità diverse porta con sé.

Questo, però, non può voler dire che nella scuola italiana non si debbano più impartire gli insegnamenti di lingua e di cultura che caratterizzano la nostra civiltà. Bisogna cercare dei punti di contatto, fare dei progetti interculturali, in cui gli scambi arricchiscono gli uni e gli altri. Alla scienza dell’educazione dobbiamo chiedere quindi di superare un certo provincialismo guardando al futuro delle fenomenologie educative, che saranno attraversate dagli spostamenti migratori. In realtà il futuro è già presente, in realtà come Milano, con una percentuale del 30% di alunni che ha un colore della pelle diverso o una lingua materna non italiana.

Occorre anzitutto garantire il diritto alla differenza, poi assumere il non-autoctono come una risorsa, e non come un ostacolo o un diverso da emarginare. Pertanto la soluzione non è quella di creare classi “ghetto” in cui si trovano solo alunni provenienti da una nazione piuttosto che da un’altra. Compito della scuola è che culture diverse convivano senza ignorarsi, come potrebbe invece accadere con percorsi educativi differenziati. L’interazione con lo straniero deve dimostrargli interesse per la sua cultura, per la sua storia, per il suo punto di vista. Dobbiamo quindi rivedere le nostre impostazioni. Quella presenza diversa, come del resto ogni altra “diversità”, ci deve interrogare, costringendoci a verificare le nostre certezze e i nostri punti di vista. I professori devono aggiornarsi, cioè conoscere i mondi da cui provengono questi alunni stranieri, spiegare perché la scuola deve occuparsi di queste diversità e promuovere iniziative di sperimentazione e di interscambio. Occorre alleviare il senso di diversità e la scuola può essere l’ambito privilegiato, mentre nella vita sociale e lavorativa talvolta questo processo avviene con maggiore difficoltà.

L’intercultura non è qualcosa di già prestabilito: è un impegno dinamico, in un ambito in cui non esistono ricette definitive. La cosa importante da capire è che l’immigrato, lo straniero, ha oggi più che mai intenzione di radicarsi in questa sua nuova nazione, vuole vivere in modo definitivo in essa. Non è più un uomo di passaggio in questo paese, ma un cittadino a tutti gli effetti, e la scuola diventa un passaggio fondamentale per creare quella società multietnica cui tutti aspiriamo. Avremo quindi, e già abbiamo, persone di colore diverso, ma che parleranno italiano, e che perpetueranno alcuni valori e ideali tipici della nostra cultura, arricchendoli con il loro patrimonio originario, così come l’apporto degli immigrati ha modificato la cultura statunitense. Alla fine di questo processo non chiameremo più straniero, né immigrato chi ci transita accanto con un altro colore di pelle, e non noteremo neanche più quelle differenze somatiche che ancora, confessiamolo, ci inquietano.

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