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Sistema maggioritario o proporzionale

tema svolto

Traccia:

Come mezzo per l’elezione dei rappresentanti al parlamento preferisci il sistema maggioritario o quello proporzionale?

Svolgimento:

Mi verrebbe subito da rispondere a questa domanda che il problema non si pone più, dal momento che il 18 aprile 1993 il popolo italiano, con un referendum, ha preso chiaramente la strada del maggioritario. In questo modo ha reso più governabile il paese, scongiurando l’instabilità dei governi, tipica della cosiddetta prima repubblica, con i governi che duravano pochissimo. Si pensi per esempio al fatto che il primo governo Andreotti durò solo nove giorni, dal 17 al 26 febbraio 1972! Un’altra importante conseguenza di quel referendum fu l’aprire la strada al bipolarismo. Io sono convinto, infatti, che l’elettore, e anche la logica, vogliano una semplificazione del gioco politico, e che la proliferazione di partiti non porti altro che confusione. Tuttavia, questi anni di realizzazione del sistema maggioritario hanno messo in luce una serie di problematiche su cui sarebbe utile riflettere. Anzitutto, la rigidità del sistema maggioritario impone di fare una scelta, o di qua o di là, a persone che hanno magari, può succedere, più punti in comune con gli avversari politici che non con alcuni dei propri alleati. A questa obiezione rispondo che i distinguo e le dichiarazioni politiche, nel senso più ideale o più pratico del termine, è giusto che siano variegate all’interno di uno schieramento, a condizione di dimostrare lealtà nei confronti della coalizione. Nessuno quindi vieta ad un uomo politico di esternare pareri che sembrano, in alcuni casi, più vicini a quelli dell’altro schieramento che al proprio, a patto che uno sia chiaro nella sua scelta. Il realismo impone una scelta di campo definitiva: poi si può essere aperti al dialogo e al confronto con gli avversari politici, o pronti allo scontro con i propri alleati, ma senza confondere l’elettorato con ribaltoni o crisi istituzionali. Un’altra obiezione, mi pare, sia invece più consistente. In un sistema maggioritario, si dice, i candidati sono scelti in maniera verticistica, e spesso una persona che vota un certo partito viene costretta a votare un candidato che quasi nulla ha a che vedere con il suo modo di pensare. A questa obiezione rispondo che, effettivamente alcuni partiti della seconda repubblica mancano della democrazia interna che invece caratterizzava quelli della prima repubblica. In questo senso rimpiango la maggiore partecipazione della base che si registrava nei primi decenni della storia della nostra repubblica. Forse si  trattava di una partecipazione un po’ ideologica e sanguigna, alla “Don Camillo” per intenderci, ma le riunioni nelle sezioni di partito erano molto più partecipate. Forse, però, non c’entra un sistema o l’altro con questa disaffezione alla politica, e forse questo sentimento ci sarebbe stato anche senza il maggioritario, anzi con il perdurare della prima repubblica si sarebbe inasprito. Riguardo, però, all’essere “costretti” a votare un certo candidato, dico che di problemi, il singolo elettore, non ne deve più avere. Non c’è più, appunto, il diktat del partito, e l’elettore è solo nella cabina. Quindi può esprimere una preferenza anche al candidato dello schieramento opposto al suo, se gli sembra una persona più affidabile, lanciando anche un segnale di critica ai vertici del suo partito, perché hanno scelto un candidato inadeguato. L’elettore può anche non rinnovare la fiducia ad un uomo politico, ad un partito, proprio perché meno legato da schemi ideologici ad un voto prestabilito. Per concludere, mi sembra che il sistema attualmente in vigore in Italia non sia perfetto, ma abbia più pregi che difetti, in quanto il 25% della quota proporzionale garantisce anche alle formazioni più “indipendenti” di essere rappresentate in parlamento, a patto che sappiano raccogliere i consensi di una percentuale sufficiente della popolazione. Sarei anche disposto ad accettare una maggiore quota assegnata con il metodo proporzionale, a condizione, però, che questo non vada a discapito della governabilità del paese.

anno di composizione: 2003

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