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Trapianto di organi

tema svolto

Traccia:

“Il trapianto è l’unica vera cura per tutte quelle gravi ed irreversibili insufficienze della funzione renale, cardiaca, epatica, polmonare e pancreatica Nel caso delle malattie renali la funzione perduta dai reni può in parte essere sostituita con mezzi artificiali (dialisi) e farmacologici, tuttavia questo comporta gravi disagi al paziente, una scarsa qualità di vita ed alti oneri sociali per la sua assistenza. Nel caso di malattie croniche che colpiscono organi quali il cuore, il fegato, i polmoni la perdita progressiva delle loro funzioni è incompatibile con la vita. Ogni anno in Italia dovrebbero essere eseguiti almeno 2.400 trapianti di rene, 600 di cuore e 600 di fegato per far soddisfare le  richieste di nuovi pazienti che necessitano di un trapianto. Purtroppo non tutti questi pazienti riescono a giovarsi in tempo di un trapianto per lo scarso numero di organi disponibili e molti di loro muoiono durante il periodo di attesa.”

Questo brano, tratto dal sito web dell’Università Roma 2 di Tor Vergata ripropone il problema del trapianto di organi. Qual è la tua posizione al riguardo?

Svolgimento:

I termini della questione sono noti a tutti. La scienza chirurgica, a partire dal 1954 (primo trapianto di rene da donatore vivente) e dal 1967 (primo trapianto di cuore ad opera del professor Barnard), ha compiuto passi da gigante. Questo è senz’altro un bene per l’umanità. Chi potrebbe, infatti, considerare svantaggioso poter salvare una vita umana?

Io stesso preferisco che , una volta morto, tutti i miei organi siano donati. Penso che in questo modo una parte di me sia ancora viva e serva ad aiutare una vita umana, piuttosto che lasciarla inutilmente a putrefarsi sotto due metri di terra.

Penso anche che non avrei alcun problema a donare un organo di un mio parente, a meno che, prima di morire, non sia già stato chiaramente dimostrato che non voleva donarne nemmeno uno.

Il primo punto fermo, quindi, è quello della libera scelta della persona, che deve poter decidere se donare o no i propri organi, qualora si presentasse la possibilità, altrimenti ricadremmo in una concezione di “stato etico”, per cui è lo stato a prendere le decisioni e a stabilire qual è il bene dell’individuo e del cittadino.

Esiste, inoltre, un altro genere di considerazioni che mi porta a limitare i casi in cui considerare legittimo un trapianto.

In nome della scienza, infatti, potrebbero essere compiuti atti quanto meno discutibili, anche in questo campo.

Non parlo dei trapianti di cuore con organi provenienti da animali, in quanto la scienza ha dimostrato che il cuore nulla ha a che vedere con la coscienza dell’individuo. Quindi a proposito della polemica su Baby Fae, la bambina cui venne trapiantato un cuore di scimmia, propendo per considerare del tutto legittima questa operazione, perché per me quella bambina non è affatto meno “umana” per il fatto di avere tale organo, come invece qualcun’altro ha pensato.

Guardo, invece, con più preoccupazione, all’ipotesi scientifica di trapianto del cervello.

Un certo studioso, il professor White, è riuscito a conseguire con successo una serie di trapianti di cervello di animali, ma le sue ambizioni non si fermano qui. Secondo White, infatti, è ormai tecnicamente possibile trapiantare " la coscienza umana ". Per fortuna una schiera di studiosi tra cui il premio Nobel Jeau Doussot, sono in netto contrasto con White per il fatto che corpo e cervello sono indiscutibilmente legati assieme per l'elaborazione del comportamento e del pensiero e che qualora si arrivasse realmente a un possibile trapianto cerebrale, qualunque sia la soluzione di simile intervento, ogni uomo di scienza, proprio in quanto uomo prima di essere uno scienziato, dovrebbe porsi alcuni interrogativi.

Per esempio: prevarrebbe l'identità di colui cui è stato trapiantato il cervello, oppure quella del donatore? O si opererebbe, invece, una fusione fra la personalità di uno e il comportamento dell'altro?

Attenzione, quindi, a non voler trapiantare a tutti i costi, altrimenti si correrebbe il rischio di spettacolarizzare anche la medicina. Risulta infatti più eclatante (e procura anche più pubblicità alla clinica) trapiantare un organo con uno nuovo, piuttosto che semplicemente curarlo.

Non vorrei, quindi, che anche per il corpo umano si assistesse a quanto avviene comunemente anche per i televisori, che cioè non si cerca più di riparare il pezzo, ma lo si sostituisce ex novo.

Inoltre: siamo sempre sicuri che la persona cui è sottratto un organo è davvero morta? La cronaca ci ha segnalato infatti casi di persone dichiarate clinicamente decedute, poi tornate in vita.

Cosa dire, poi, delle notizie dell’ ignobile commercio clandestino di organi, per cui uomini disperati che mettono in vendita i propri organi per sopravvivere, o bambini sono rapiti, allevati e venduti a poche decine di milioni per fornire organi da trapiantare?

Arrivo quindi alla conclusione che, come sempre, occorre fare gli opportuni distinguo, senza cadere da una parte nell’eccessiva esaltazione dell’euforia scientifica, che porta a sperimentare e ad innovare senza porsi mai interrogativi su quello che si sta facendo, dall’altra nella drasticità di chi, per ottusità ideologica o per indifferenza, non coglie con favore la possibilità di salvare un’altra vita umana.

Notabene: l'ispirazione per l'elaborazione di questo tema è venuta leggendo il seguente tema La donazione degli organi. Si rimanda al sito www.skuola.net, sul quale era pubblicato quel tema, per altro materiale didattico gratuito e utilissimo per studenti e docenti.

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