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Violenza negli stadi

tema svolto

Traccia:

Ancora recentemente la cronaca ha riportato episodi di teppismo e scontri tra avverse tifoserie per una partita di calcio. Quali sono, secondo te, le motivazioni di atti di questo genere e come è possibile porvi rimedio?

Svolgimento:

Il calcio è uno sport bellissimo. Più e più volte rimango affascinato da un passaggio smarcante o dal modo in cui un giocatore addomestica la palla, serpeggiando tra gli avversari. Certamente sono anche tifoso di una squadra di calcio, mi esalto per i suoi successi e mi dispero per le sue sconfitte. Penso anche che andare allo stadio, partecipare ai cori, che non sempre sono ingiuriosi o volgari, sia un’esperienza bellissima. Lo sapete, per esempio, che i tifosi della mia squadra spesso intonano una bellissima canzone dialettale quando aspettano l’entrata in campo dei giocatori? È proprio perché amo tutto ciò che non riesco a capire le persone che trasformano questa festa dello sport in una rissa senza scopo. Indubbiamente , certe volte, le decisioni arbitrali sono discutibili, ma un conto è sollevare critiche lecite e motivate, un altro è scagliarsi. Alcuni giocatori simulano un fallo, ed anche questo è riprovevole, ma non per questo è giusto scatenare una rissa con le tifoserie contrarie. Io, per esempio, ho tantissimi amici che tifano per l’altra squadra cittadina, ma non per questo ho mai pensato di menarli per la loro fede calcistica avversa alla mia. È lo stesso discorso del sabato sera. Perché per alcuni il sabato sera è solo un’ottima occasione per divertirsi e per altri, invece, significa sballo e perdita del controllo di sé?

Come è possibile arrivare a mettere a repentaglio la vita propria e altrui. Forse le motivazioni per un atteggiamento del genere vanno ricercate al di fuori degli stadi, e forse sono troppe e  troppo complesse per essere generalizzate, senza osservare il caso specifico, a causa delle implicazioni sociologiche e psicologiche: disoccupazione, disagio giovanile, nevrosi, istinto di aggressività represso, idee rivoluzionarie o xenofobe.

Penso, per esempio, agli striscioni razzisti che campeggiavano in alcuni stadi, prima che questo fosse proibito per legge. È evidente che il disagio, la prepotenza che non si sfogano in altri posti, qui, tra migliaia di persone infervorate, può trovare un suo posto.

Cause sociali, invece, potrebbero spiegare come mai Liverpool, che è una città in decadenza, con un’industria in grave crisi e tanta disoccupazione, conta un numero così alto di tifosi esagitati. Ma il fenomeno della violenza negli stadi è presente anche in altri paesi, e non solo in Inghilterra. Scene di inaudita brutalità si sono verificate recentemente anche in nazioni asiatiche o africane, a testimonianza di come non solo il calcio, ma anche l’imbecillità non conosca confini.

Infine, cerchiamo di riflettere. Sì, è vero, se la nostra squadra perde ci rimaniamo male, ma in fin dei conti gli unici a rimetterci di tasca propria sono i giocatori o i proprietari, che magari sono già miliardari. Per fortuna noi non siamo di quelli che scommettono milioni su una partita (né possiamo truccarla per guadagnarci su). Pertanto a noi conviene continuare a goderci di questo sport solo lo spettacolo e la festa, lasciando disperazione e rabbia ad altri.

Notabene: l'ispirazione per l'elaborazione di questo tema è venuta leggendo il seguente tema Il tifo negli stadi. Si rimanda al sito www.skuola.net, sul quale è pubblicato quel tema, per altro materiale didattico gratuito e utilissimo per studenti e docenti.

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