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L'aborto

Saggio breve o articolo di giornale

Ambito socio-economico

CONSEGNE

Sviluppa l'argomento scelto o in forma di “saggio breve” o di “articolo di giornale”, utilizzando i documenti e i dati che lo corredano e facendo riferimento alle tue conoscenze ed esperienze di studio.

Dà un titolo alla tua trattazione.

Se scegli la forma del “saggio breve”, indica la destinazione editoriale (rivista specialistica, ricerca scolastica, rassegna di argomento culturale, altro).

Se scegli la forma dell'articolo di giornale, indica il tipo di giornale sul quale ipotizzi la pubblicazione (quotidiano, rivista divulgativa, giornale scolastico, altro).

Per analizzare l'argomento, puoi riferirti a circostanze immaginarle o reali (mostre, anniversari, convegni o eventi di rilievo).

Non superare le quattro o cinque colonne di metà di foglio protocollo.

 

Aborto

Documenti:

1) Aborto: sì all’inchiesta sulla legge, accuse a Casini IL PARLAMENTO

 

ROMA - Prima si è attirato le polemiche durissime dell’Ulivo, per aver autorizzato la commissione di indagine sulla legge 194. Poi è andato in trasmissione da Fazio, su Raitre, e ha marcato l’ennesimo distinguo rispetto a Berlusconi, derubricando il Cavaliere a semplice «leader», fra altri leader (lui e Fini), del centrodestra, se non altro perché «il nome del premier verrà fuori dopo le elezioni e il candidato prima delle elezioni non si indica: la legge dice che si deve indicare il leader dello schieramento, ed è Berlusconi. Ma l’indicazione del candidato premier sarebbe una violazione delle prerogative del presidente della Repubblica».

 

LA LETTERA - Pier Ferdinando Casini è sotto i riflettori sin dall’ora di pranzo. Con una lettera al presidente della commissione Affari sociali della Camera autorizza l’indagine parlamentare (chiesta dal suo partito, l’Udc) sulla legge sull’aborto. Chiede che sia ristretta nel tempo (31 gennaio 2006), che i parlamentari lavorino anche sotto le feste, che le audizioni siano tante. Non basta, puntuali arrivano le polemiche. Polemiche, quasi tutte di provenienza Unione, che giudicano la sua decisione come un atto di campagna elettorale e mera propaganda. Nella lettera Casini riconosce «l’estrema delicatezza della materia e la sua particolare rilevanza dal punto di vista politico», raccomanda l’acquisizione del «più ampio panorama di posizioni e di opinioni in materia», argomenta il preventivo diniego di proroga con l’inopportunità che l’indagine si prolunghi «nel periodo della campagna elettorale».

 

LE CRITICHE - Il primo attacco arriva dai Radicali: per Daniele Capezzone il presidente della Camera è stato «morso dalla tarantola elettorale, travolge la funzione imparziale cui dovrebbe essere vincolato, mette in piedi una passerella propagandistica sulla pelle delle donne». I Ds non sono più teneri: «Ormai Casini è in piena campagna elettorale e si muove per il suo interesse» afferma subito dopo la responsabile femminile dei Ds Barbara Pollastrini, aggiungendo che «Casini fa finta di non sapere che esiste una relazione annuale al Parlamento sull’applicazione della legge 194 e fa da sponda alle crociate ossessive di Storace». È solo un antipasto delle reazioni. Nonostante sia domenica, sparano contro Casini i Comunisti Italiani («lo spregiudicato Casini si è spogliato di un abito per indossarne un altro», Marco Rizzo), la Rosa nel pugno («è evidente che si vuole cancellare la 194», Ugo Intini), i Verdi («Casini non faccia l'illusionista, questa indagine è propaganda contro le donne», Alfonso Pecoraro Scanio). Nel pomeriggio lo stesso Casini sentirà il bisogno di difendersi, rivendicando la legittimità di una decisione non discrezionale, ma assunta esclusivamente previa «verifica» del regolamento.

dal Corriere della Sera - 5 dicembre 2005

 

2) L'Unione: un assegno per non abortire

 

Duecentocinquanta euro alle donne in gravidanza, a partire dal sesto mese, con un reddito basso. Sì di Storace. No dei Verdi  STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO

 

Livia Turco, Rosi Bindi e Flavia Prodi (Agf)

ROMA - Un assegno mensile di 250 euro per le donne in gravidanza, a partire dal sesto mese, con un reddito familiare non superiore a 40mila euro annui. È la proposta di modifica alla Finanziaria presentata da Ds (Livia Turco) e Margherita (Giuseppe Fioroni, Rosi Bindi) che, nel dettaglio, è rivolta sia alle cittadine italiane che a quelle comunitarie ed extracomunitarie «in possesso di regolare permesso di soggiorno che si trovino nella condizione di disoccupazione, non iscritte alle liste di collocamento, interessate dalle tipologie contrattuali» della legge Biagi.

 

Per le ragazze madri «in presenza di gravi condizioni di disagio sociale ed economico e comunque con un reddito non superiore a 25mila euro annui» l'emendamento prevede «un assegno di 350 euro mensili e a partire dal terzo mese di gravidanza». Sará uno o più decreti emanati dal ministero del Welfare (entro 60 giorni dall'approvazione) di concerto con l'Economia e con la Conferenza delle Regioni e autonomie liocali a fissare le modalitá di riconoscimento dei requisiti e di erogazione dell'assegno.

 

LE REAZIONI - «Se l'opposizione evolve a me non fa che piacere». Il ministro della Salute, Francesco Storace, commenta così la proposta dei Ds-Dl di inserire in Finanziaria un contributo per le donne in stato di gravidanza che prevede un assegno per scongiurare l'aborto. Nettamente contraria Luana Zanella, deputata Verde della commissione Affari Sociali, che dice: «Quella dei Ds e della Margherita mi pare una iniziativa strumentale». Secondo Zanella, «le politiche di sostegno a favore della maternità sono sacrosante e vanno realizzate attraverso finanziamenti agli Enti locali e al Fondo Sociale, entrambi taglieggiati dal governo di destra. L’emendamento in questione, invece, presta il fianco alla demagogia politica di Storace e del rinato fronte anti-aborto: mi pare - conclude - piuttosto un autogol».

dal Corriere della Sera - 01 dicembre 2005

 

3) Cei: aborto, legge 194 inattuata

Documento dei vescovi per la giornata della vita: «Resta grave nel nostro Paese il problema della soppressione di vite innocenti» 

ROMA - Un nuovo messaggio al mondo politico. «La vita umana viene prima di tutte le istituzioni: lo Stato, le maggioranze, le strutture sociali e politiche; precede anche la scienza con le sue acquisizioni». È quanto afferma il messaggio della Cei per la giornata della vita (in programma il 5 febbraio 2006), intitolato «rispettare la vita».

 

Il presidente della Cei cardinale Camillo Ruini (Ansa)

PERSONA UMANA - «La persona realizza se stessa quando riconosce la dignità della vita e le resta fedele, come valore primario rispetto a tutti i beni dell'esistenza, che conserva la sua preziosità anche di fronte ai momenti di dolore e di fatica», scrive il consiglio permanente dei vescovi italiani. «La Vita - ricorda la Cei - precede il creato e l'uomo: l'uomo e con lui ogni realtà vivente è reso partecipe della vita per un gesto di amore libero e gratuito di Dio. Ogni uomo è riflesso del Verbo di Dio. La vita è perciò un bene indisponibile; l'uomo lo riceve, non lo inventa; lo accoglie come dono da custodire e da far crescere, attuando il disegno di Colui che lo ha chiamato alla vita; non può manipolarlo come fosse sua proprietà esclusiva».

NATALITA' - Per la Cei in Italia è trascurato il fattore demografico, ma, «oltre alla mancanza di politiche organiche a sostegno della natalità, resta grave nel nostro Paese il problema della soppressione diretta di vite innocenti tramite l'aborto, dietro al quale spesso ci sono gravi drammi umani ma a cui, a volte, si ricorre con leggerezza» aggiunge il documento del consiglio permanente nel messaggio per la giornata della vita 2006, nel quale è anche segnalato con forza il malessere dei giovani, che vanno aiutati.

TUTELA DELLA MATERNITA' - «Vanno valorizzati quegli aspetti della stessa legge 194 - è scritto nel messaggio - che si pongono sul versante della tutela della maternità e dell'aiuto alle donne che si trovano in difficoltà di fronte ad una gravidanza. Davanti alla piaga dell'aborto tutti siamo chiamati a fare ogni sforzo per aiutare le donne ad accogliere la vita» «Chi non vuole essere libero e felice e non fa tutto il possibile per realizzare questa sua massima aspirazione? Ognuno ha racchiusa nel segreto del suo cuore la propria strada verso la libertà e la felicità. Ma per tutti vale una condizione: il rispetto della vita. Nessuno - affermano i vescovi italiani - potrà conquistare libertà e felicità oltraggiando la vita, sfidandola impunemente, disprezzandola, sopprimendola, scegliendo la via della morte». «Questo vale per tutti - afferma la Cei - ma in modo speciale per i giovani, tra cui non manca chi sembra ricercare la libertà e la felicità con espressioni esasperate o estreme» con l'uso della droga e altre devianze. Un «fattore importante» che incide sulla «vitalità e sul futuro della nostra società, ma tuttora trascurato», è «sicuramente» secondo la Cei «quello demografico: sono molti i coniugi, infatti, che hanno meno figli di quanti ne vorrebbero». Ritornando al rispetto della vita, i vescovi ricordano che questo «comincia dalla tutela della vita di chi è più debole e indifeso. Nessuno può dirsi padrone e signore assoluto della vita propria, a maggior ragione di quella altrui. Rispettare la vita, in questo contesto, significa anche fare tutto il possibile per salvarla».

dal Corriere della Sera - 29 novembre 2005

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