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L'indulto e l'amnistia

Tema svolto

L’indulto e l’amnistia sono dei provvedimenti di clemenza concessi dallo Stato nei confronti di soggetti che sono stati condannati per reati.
La differenza tra l’indulto e l’amnistia sta nel fatto che il primo e causa di estinzione della pena, mentre il secondo oltre la pena estingue anche il reato.
L'indulto è un provvedimento che condona o commuta parte della pena, mentre con l’amnistia lo Stato rinuncia di perseguire determinati reati, per cui condona l’azione delittuosa e i suoi effetti.
Entrambi i provvedimenti sono delle leggi le quali, prima di essere promulgati, devono essere votati dai due terzi di ogni Camera, come prescritto dalla Carta Costituzionale.
Questi provvedimenti dovrebbero essere adottati per opportunità politica e pacificazione sociale, ma ormai è degenerato nella prassi di strumento periodico per lo sfoltimento delle carceri.
Appare giustificato l’applicazione di uno di questi provvedimenti agli inizi degli anni 50, perché si era reduci da una guerra fratricida e la società civile era divisa da idee politiche che a volte degenerava ad un estremismo esasperato, per cui si doveva condonare tutti i reati commessi a scopo politico sia in periodo di guerra che dopo la proclamazione della Repubblica.
La concessione dell’indulto o dell’amnistia, da non confondere con la grazia che ben altra cosa, oggi appaiono proprio inopportuni, perché genera nei confronti dei delinquenti la convinzione dell’impunità, mentre per la società civile un senso di sfiducia nelle istituzioni e di insicurezza. Questo è comprensibile che si diffonda nella gente onesta, perché come visto dall’ultimo provvedimenti di clemenza concesso dallo Stato, 20 mila circa i detenuti scarcerati, i reati di microcriminalità hanno avuto una forte impennata..
Inoltre, tali provvedimenti di condono vanificano gli sforzi, in certi casi anni di lavoro, degli operatori della sicurezza, i quali mettono a rischio la loro incolumità per garantire un minimo di convivenza nel rispetto delle norme.
E’ pur vero che le carceri italiane sono sempre sovraffollate, problema perenne, la politica non deve concedere le scarcerazioni di massa, ma deve cercare di creare nuove strutture affinché i detenuti conducano una vita decente. Al contempo deve prodigarsi per risolvere i problemi, ben noti (disoccupazione, emarginazione sociale ecc…). che conduce parte della società trasgredire le norme.


Ogni classe politica che governa promulga uno dei due provvedimenti di clemenza, guarda caso sempre condivisa dall’opposizione, la scusante è il sovraffollamento delle carceri, invece a parere di chi conosce benissimo le leggi, il provvedimento viene decretato sicuramente per acquisire consensi elettorali, visto che la popolazione carceraria non ha il diritto di voto.
Anche se le motivazioni ideologiche e culturali che diedero a Cesare Beccaria sono opposte a quelle di oggi sul tema della certezza della pena, questo è attuale e concreto, prima troppo rigorosa adesso vi è quasi la totale impunità, dato che con l’ipergarantismo non vi è nulla di certo, ma l’unica cosa concreta è il reato e i sui effetti, mentre le conseguenze giudiziarie per il reo sono relative.
Appare davvero demagogico e offensivo nei confronti della società quando i politici, dopo aver proposto e reso esecutivo un atto di clemenza, dichiarano, conoscendo benissimo il malessere sociale creatosi, che il provvedimento è stato sofferto ma necessario, come se la società italiana sia una classe di dementi.
Infine, per concludere , si ha l’impressione, ormai certezza, che la classe politica di questo bel paese, non ha importanza lo schieramento politico, premia sempre i cittadini disonesti e comportamenti scorretti di qualsiasi tipo, visto che dal 48 a oggi sono stati emessi ben 21 di provvedimenti di clemenza, deprimendo gli onesti ed incoraggiando i disonesti alla trasgressione e la violazione delle norme.

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