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D’Annunzio e Montale

Lorenzo Calloni

Tesina "I MEZZI DI COMUNICAZIONE" Esame di Stato - 2002

 

ITALIANO

D’ANNUNZIO - MONTALE

Gabriele D’Annunzio (1863 – 1938)

Con l’avvento della Prima Guerra Mondiale l’estetismo e il superomismo di D’Annunzio si convertirono in una fiammante oratoria nazionalistica, in esaltazione del coraggio e della lotta, in abile sfruttamento politico militare delle masse. Preceduto da una campagna giornalistica sapientemente orchestrata e finanziato da gruppi industriali, nel maggio del 1915 tenne violenti discorsi interventistici, a partire da quello celebre del 5 maggio nei pressi di Quarto, per l’inaugurazione di un monumento ai Mille di Garibaldi.

Si arruola quindi come volontario e partecipa a imprese belliche rischiose, meritandosi diverse medaglie al valore. Ferito all’occhio destro nel febbraio del ’16, passò una lunga convalescenza a Venezia senza poter fare uso della vista (e così nacque la singolare prosa del Notturno). Nonostante la perdita dell’occhio riprese ancora l’attività militare, impegnandosi in imprese spettacolari che gli dettero la fama di eroe nazionale (celebri la “Beffa di Buccari” e il “Volo” su Vienna nell’agosto del 1918). Alla fine della guerra emergevano in Italia istanze nazionalistiche e reazionarie, vaghe aspirazioni a un cambiamento radicale nella situazione, impulsi verso un nuovo spirito comunitario e collettivo.

E D’Annunzio avvalendosi del prestigio conquistato in guerra e del fascino che esercitava sulle folle divenne protagonista politico nei primi confusi anni del dopoguerra: condusse una violenta battaglia per l’annessione all’Italia dell’Istria e della Dalmazia e guidò l’impresa di Fiume con armate di legionari che occuparono la città nel settembre del 1919, istaurandovi una singolare repubblica da lui presieduta, conclusa dal governo Giolitti con la Pace di Rapallo.

La logica nazionalistica e imperialistica dell’impresa fiumana avvicinava D’Annunzio al nuovo partito fascista. Nei momenti nevralgici della crisi che portò il fascismo al potere, egli si trovò preso tra propositi diversi: aspirava a un nuovo protagonismo personale, ma nutriva riserve e dubbi verso alcuni aspetti del programma fascista e diffidenze verso il personaggio Mussolini. Quindi, tagliato fuori dal corso degli eventi, preferì ritirarsi nella villa presso Gardone sul Lago di Garda.

Tuttavia il linguaggio oratorio e tribunizio del D’Annunzio interventista e fiumano divenne il modello della comunicazione emotiva e diretta che il regime fascista stabilì con le masse.

 

Eugenio Montale (1896 – 1981)

Dopo un periodo di relativo silenzio poetico Montale negli anni sessanta pubblica la raccolta di poesie ”La Satura” (1966) che sembra abbandonare la direzione della poesia precedente. Il titolo sottolinea il miscuglio di temi, stili e linguaggi diversi e il suo carattere aggressivo e critico nei confronti delle società contemporanea. Abbandona lo stile “alto” precedente per adottarne uno “basso” e prosastico, per una comunicazione più diretta che sfiora il linguaggio colloquiale, mentre alla tensione lirica si sostituisce la parodia e l’ironia. La nuova parola di Montale è semplice solo in apparenza: la conversazione è ricca di polemiche e si sovrappone continuamente al linguaggio comune, al linguaggio giornalistico, della cultura e dell’informazione di massa. Infatti il principale obiettivo della poetica della Satura è la denuncia della massificazione che deriva dal linguaggio dei nuovi mezzi di comunicazione, i quali abbassano e sminuiscono il potere evocativo della parola. Questi ultimi oltre che a far perdere la personalità propria di un individuo non permettono più alla parola di rivelare l’essere. In breve la nascente industria della comunicazione costituisce un pericolo per l’arte e in particolare per la poesia, la quale deve mantenere ancora salda la sua funzione morale e civile: cercare la verità oltre le apparenze. Ed è per questo che l’intento ironico dell’autore si traduce in un linguaggio basso, con artifici retorici utilizzati volutamente al contrario: la parola tende a eguagliare il linguaggio povero e superficiale dei mass-media che colpiscono l’uomo. 

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