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I mezzi di comunicazione

di Lorenzo Calloni

Tesina Esame di Stato - 2002

 

STORIA

MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA

 

NASCITA DELLA SOCIETA’ DI MASSA 

Per società di massa si intende quella società nella quale la maggioranza della popolazione partecipa attivamente alla produzione, alla distribuzione e al consumo dei beni, nonché alla vita politica e culturale attraverso l’uso dei mezzi di comunicazione.

Due furono le principali condizioni che portarono alla nascita della società di massa: la presenza dell’apparato industriale e il fenomeno connesso dell’urbanizzazione. 

 

MOVIMENTI POLITICI E CONFLITTI SOCIALI IN EUROPA E NEGLI U.S.A.

L’ultimo ventennio del XIX secolo segna una profonda trasformazione anche nella struttura e nell’organizzazione dei partiti politici. L’allargamento del suffragio elettorale e il nuovo ruolo dello Stato rendono sempre meno adeguati i vecchi partiti “notabili” e fanno emergere i nuovi “partiti di massa”, dotati di una solida macchina organizzativa e incentrati su una classe di politici di professione. Ciò costringe i vecchi partiti a rapide innovazioni, nel tentativo di conquistare una base di consenso elettorale, o al declino. Ma il dato più significativo di questo periodo è la nascita dei grandi partiti politici del movimento operaio. La socialdemocrazia tedesca incarna, per molti versi, il tipo ideale di partito operaio di massa, con la sua solidissima organizzazione, i suoi milioni di iscritti, il controllo sul sindacato e una solida egemonia nella Seconda Internazionale. Ma accanto ad essa si afferma anche il modello anglosassone, caratterizzato dalla precedenza e, per molti versi, dalla preminenza del sindacato sul partito, e dalla centralità della lotta economica rispetto a quella politica. Un caso a parte è quello della Russia dove, dopo un difficile inizio dovuto ad una durissima repressione, il modello di partito rivoluzionario che prevarrà sarà quello di tipo bolscevico, caratterizzato da una rigida organizzazione di “rivoluzionari di professione” mentre nell’Europa meridionale (Spagna, Francia, Italia) prevarrà a lungo l’influenza dell’anarchismo e del sindacalismo rivoluzionario, di movimenti cioè che privilegiano l’azione diretta sull’organizzazione politica. Contemporaneamente si manifestano modificazioni di rilievo anche in campo moderato, con i primi esempi di partecipazione politica dei cattolici che assume, soprattutto nelle campagne, carattere di massa.

Nascono anche i primi movimenti di massa reazionari in corrispondenza con  la trasformazione del vecchio nazionalismo in senso razzista e conservatore, e con la radicalizzazione  a destra di ampie masse di popolazione sradicata e resa insicura dalla rapidità del mutamento sociale. E’ appunto di questo periodo l’emergere dell’antisemitismo come elemento qualificante di movimenti di massa reazionari.

 

I nuovi “media”

A fine Ottocento la comparsa di nuovi mezzi di comunicazione e di forme di spettacolo incise in profondità sulla cultura popolare delle città e delle aree rurali. I nuovi media (come si dice da un termine latino, plurale di medium = mezzo) nacquero non soltanto e non tanto con fini di influenza ideologico-educativa, quanto con fini commerciali: diretti (la vendita di massa) e indiretti (la pubblicità). Tra questi furono importanti i giornali popolari, diretti cioè alle masse proletarie nelle grandi città, che facevano assegnamento sulla estrema semplicità di linguaggio e richiedevano quindi un bassissimo livello di istruzione per essere letti e compresi.

Il fine dichiarato di questi yellow papers “giornali gialli”, come erano chiamati dalla carta scadente su cui erano stampati, era vendere più possibile e quindi realizzare anche i massimi introiti pubblicitari, in quanto naturalmente la pubblicità preferiva i giornali ad alta tiratura per diffondere i suoi messaggi: questo però non impedì di utilizzarli per spregiudicate operazioni politiche.

 

Reazioni alla cultura di massa 

Come reagirono le diverse classi sociali e le varie forze politiche allo sviluppo della cultura di massa? Da parte dei gruppi dirigenti politici e imprenditoriali fu ben accolta la possibilità di utilizzare i media e gli sport spettacolari come veicolo di propaganda nazionalista, di penetrazione di modelli di comportamento borghese tra le classi popolari, di uniformazione accelerata dei costumi e delle mentalità tra masse provenienti dalle aree più diverse. Enti statali e gruppi privati dedicarono notevoli energie alla propaganda patriottica attraverso il cinema, i manifesti murali, lo sport.

Contemporaneamente però la cultura dominante dimostrava in genere verso il cinema, il giornalismo popolare e lo sport un disprezzo radicale. Per il movimento operaio si può notare un’oscillazione analoga: da un lato la diffidenza nei media e negli spettacoli sportivi, strumenti delle classi dominanti per riguadagnare il controllo ideologico delle masse popolari, d’altra parte però ginnastica e sport venivano usati anche dal movimento operaio per i propri fini propagandistici.

 

L’INDUSTRIA CULTURALE E IL RUOLO DELLA GUERRA

Gli anni ‘20 e ‘30 sono caratterizzati da una profonda trasformazione culturale connessa con l’emergere dei mezzi di comunicazione di massa che applicavano moderne tecnologie alla formazione dell’opinione pubblica e alla diffusione massificata del messaggio culturale. Come ampiamente citato ne “Gli strumenti del comunicare” di Mc Luhan, radio, cinema, rotocalchi raggiungono masse immense di uomini e si trasformano in potenti mezzi di controllo e di mobilitazione politica.

 

Il ruolo della guerra

Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa divenne impetuoso a partire dalla Prima Guerra Mondiale: i giornali a larga tiratura, il cinema, l’industria discografica, l’editoria, le nuove compagnie radiofoniche, divennero un settore economico, non solo di crescente influenza sociale, ma anche fonte di ricchezza e di profitti, una vera e propria industria definita come “industria culturale”.

Il suo sviluppo è uno dei tratti distintivi e nuovi del ‘900. La Prima Guerra diede un impulso alle comunicazioni di massa. La tecnologia della raccolta e della trasmissione delle informazioni (radio, tecniche fotografiche e cinema) ebbero una rapida crescita in rapporto alla guerra.

Fu la guerra a permettere alla radio, inventata nel 1897, di sviluppare in pochi anni le sue grandi possibilità e di diventare un mezzo di comunicazione in tutto il mondo già dagli anni ‘20. Inoltre si sviluppò al massimo la propaganda volta a sostenere il morale non solo delle truppe al fronte, ma delle intere società coinvolte e fece penetrare gli ideali patriottici in settori sociali poveri finora rimasti estranei.

Le tecniche della pubblicità, giornalismo, cinema e sport vennero sfruttati ampiamente dagli stati belligeranti che non si fecero scrupolo di utilizzare anche gli aspetti più deteriori di questi mezzi per ottenere la massima efficacia propagandistica. Così il divismo venne messo al servizio della guerra in America dove i divi più in voga come Charlie Chaplin tennero comizi patriottici nelle città e in Italia il leggendario Maciste venne rivestito in film mitologici di panni militari e mandato a combattere contro gli austriaci. Una complessa rete di rapporti collegati a precisi interessi economici univano la radio e l’industria discografica  (RCA negli USA) cinema e giornalismo (potente Time e Life Corporation), giornalismo ed editoria libraria (Mondadori in Italia).

 

La radio

La novità decisiva in questo campo fu la radio. Nata come strumento di comunicazione individuale (da cui il nome di telegrafo senza fili), la radio cominciò ad essere usata come mezzo di comunicazione di massa verso l’inizio degli anni ‘20. Questo uso presuppone che gli utenti siano forniti di apparecchi in grado di trasmettere e ricevere insieme; l’uso come mezzo di massa presuppone invece una rigida divisione dei compiti: tra un’emittente dotata di strumenti di trasmissione potenti e in grado di fornire una certa varietà di programmi, e un pubblico dotato di apparecchi esclusivamente riceventi, in grado cioè di ascoltare ma non di rispondere. Fin dall’inizio l’organizzazione radiofonica prese due vie diverse: negli USA quella della libertà commerciale, per cui in ogni città era possibile all’utente scegliere fra diverse emittenti; in Europa in generale quella del monopolio pubblico, per cui era lo Stato a fornire il servizio dietro pagamento di una sorta di abbonamento. Nonostante il suo utilizzo, la radio fu superata in celebrità dal cinema e dalla TV. Due caratteristiche della radio vanno però ricordate, perché fu il loro sfruttamento a fare della radio, nelle mani di Mussolini, Roosvelt, Hitler, uno dei maggiori strumenti di propaganda. In primo luogo l’immediatezza, la capacità di informare su un evento nel momento stesso in cui questo si svolge. In secondo luogo la possibilità di fare penetrare la voce dell’emittente, e quindi anche dello Stato in quella che era stata fino ad allora l’area più remota dell’influenza del potere centrale, cioè nella sfera domestica: la casa.

 

I rotocalchi

Accanto alla radio, altra grande novità nel campo dell’informazione fu lo sviluppo dei periodici illustrati, in cui brevi testi erano accompagnati da grandi fotografie, cui era affidata l’essenza della comunicazione. Questo non significa che il giornalismo tradizionale venisse emarginato, tutt'altro:  ma le sue funzioni vennero gradualmente ridimensionate. Ai giornali non si chiedeva più tanto di fornire le notizie principali (generalmente conosciute in precedenza tramite la radio) quanto un approfondimento e un commento: da strumento chiave della formazione dell’opinione pubblica la carta stampata diveniva quindi solo uno dei tanti strumenti, il più rilevante per il pubblico più esigente; ma incapace di fare concorrenza nel conquistare le grandi masse, alla più efficace comunicazione della parola parlata (radio) e dell’immagine (cinema e giornali illustrati). Anche se i giornali a larga tiratura continuarono a crescere, nel complesso lo sviluppo dei giornali subì un arresto. Era la fine di un’epoca della storia dell’opinione pubblica.

 

Una comunicazione su scala industriale

Il sistema delle comunicazioni di massa dopo la Prima Guerra introdusse nella società dell’industria culturale molte novità.

Di fatto almeno nella fase iniziale, lo sviluppo dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, concorse con le trasformazioni in senso autoritario di molti stati nel restringere gli spazi per il libero arbitrio  nel dividere la società in un largo pubblico passivo e in un ristretto settore di detentori di canali di comunicazione.

Un’altra importante conseguenza delle trasformazioni della comunicazione fu la crescente omogeneizzazione del pubblico. Gli spettatori cinematografici non erano così nettamente distinguibili in termini di stratificazioni sociali come lo erano stati in tutto il mondo prima della guerra: le differenze culturali potevano contare in parte nell’indirizzare certi settori di pubblico verso un prodotto e altri verso un altro; ma altrettanto contavano quelle tra le generazioni e tra i sessi.

 

L’uso propagandistico dei media

Negli stati autoritari l’uso massiccio delle comunicazioni era complementare al rigore della censura su ogni forma di trasmissione di idee o di informazioni: come il mercato delle idee ottocentesche corrispondeva all’economia di concorrenza, così il tentativo degli stati autoritari di ottenere una sorta di monopolio sulle comunicazioni corrispondeva ai suoi sviluppi del capitalismo. In questi paesi mezzi di informazione come la radio e il cinema era il più logico strumento di espressione dello stato a partito unico. Altrove come negli USA o in GB piuttosto che di monopolio si può parlare di una concorrenza ristretta, alla quale il potere politico partecipava da posizione privilegiata come dimostra il sistematico uso propagandistico della radio, in contrasto con il tradizionale concetto liberale della pari libertà di accesso per tutti al mercato delle idee.

per approfondire:

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2-Miriam Gaudio (676 file)

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4-Vincenzo Andraous (354 file)

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